{"id":81264,"date":"2020-05-03T12:30:14","date_gmt":"2020-05-03T10:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81264"},"modified":"2020-05-02T19:51:41","modified_gmt":"2020-05-02T17:51:41","slug":"cautela-o-azzardo-negoziare-il-futuro-della-brexit-durante-la-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/cautela-o-azzardo-negoziare-il-futuro-della-brexit-durante-la-pandemia\/","title":{"rendered":"Cautela o azzardo? Negoziare il futuro della Brexit durante la pandemia"},"content":{"rendered":"<p>I due capi negoziatori della <strong>Brexit<\/strong>, <strong>Michel Barnier<\/strong>, per l\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, e <strong>David Frost<\/strong>, per il <strong>Regno Unito<\/strong>, sono tornati sul ring delle trattative. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/lora-della-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dopo l\u2019uscita formale di Londra dall\u2019Unione lo scorso 31 gennaio<\/a>, \u00e8 iniziata la <strong>fase di transizione<\/strong> (o <em>implementation period<\/em>, come preferiscono chiamarlo Oltremanica), finalizzata alla sigla di un accordo commerciale tra le parti che andr\u00e0 a sostituire i meccanismi vigenti del mercato unico e dell\u2019unione doganale. Un tempo strettissimo, undici mesi in tutto, ridottosi ancor di pi\u00f9 in seguito allo scoppio della <strong>pandemia globale<\/strong> generata dalla diffusione del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">coronavirus<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Sarebbe stato un negoziato ostico a prescindere, ma gli stop causati dall\u2019emergenza sanitaria hanno reso la strada verso l\u2019intesa ancor pi\u00f9 tortuosa. Lo stesso Barnier, risultato positivo al virus, ha dovuto annullare la tornata dei negoziati di marzo e analoga sorte \u00e8 toccata al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/bojo-tra-convalescenza-e-ricostruzione-del-regno-unito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">premier Boris Johnson<\/a>, costretto a cedere le redini del governo al suo braccio destro, Dominic Raab. <strong>Tutto ci\u00f2 ha alimentato le pressioni sull\u2019esecutivo britannico affinch\u00e9 richieda entro il termine del 30 giugno un allungamento del periodo di transizione<\/strong>, oppure lo accolga, nel caso in cui sia l\u2019Ue a sollecitarlo. Entrambe possibilit\u00e0 avversate apertamente dal premier.<\/p>\n<p><strong>Il tempo \u00e8 denaro<\/strong><br \/>\nL\u2019ostinazione nell\u2019opporsi all\u2019estensione dei tempi sembra essere motivata sia da ragioni economiche che politiche. Qualora la fase due delle trattative dovesse essere prorogata oltre la scadenza del 31 dicembre, <a href=\"https:\/\/www.epc.eu\/en\/publications\/The-need-for-a-longer-transiti~30cc30\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il Regno Unito si troverebbe a dover partecipare perlomeno a una parte del <strong>prossimo bilancio europeo 2021-2027<\/strong><\/a> (se adottato nei tempi, <em>ndr<\/em>) &#8211; un bilancio <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/unione-europea-il-recovery-fund-tra-speranze-e-incognite\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">inevitabilmente lievitato dopo la pandemia<\/a> &#8211; e a dover sottoscrivere nuovi impegni finanziari. Non solo, sarebbe vincolato alla policy commerciale europea senza poter stipulare accordi con altri Paesi.<\/p>\n<p>\u00c8 probabile quindi che Johnson &#8211; tornato a Downing Street dopo tre settimane di convalescenza &#8211; voglia compiacere la parte pi\u00f9 <em>brexiteer<\/em> dell\u2019elettorato britannico e preferisca cos\u00ec fare muro contro muro con l\u2019Ue. A meno che non confidi davvero nella possibilit\u00e0 di giungere a un\u2019intesa soddisfacente in appena otto mesi. Da quanto \u00e8 emerso, tuttavia, alla ripresa dei colloqui, tenutisi in videoconferenza, le posizioni di Londra e Bruxelles sono quanto mai divergenti, se non addirittura inconciliabili.<\/p>\n<p><strong>Il modello canadese<\/strong><br \/>\nLa difficolt\u00e0 della trattativa non dipende infatti solo dal poco tempo a disposizione e dal gran numero di nodi da sciogliere, ma dal fatto che le due parti si stiano muovendo da premesse opposte. Da un lato, il Regno Unito ambisce a ottenere la massima autonomia e sovranit\u00e0 in termini di regole e standard, minimizzando per\u00f2 le conseguenze negative della Brexit; dall\u2019altro, l\u2019Unione punta a un\u2019intesa profonda, con un allineamento su ambiente, aiuti di Stato, norme sul lavoro, sussidi alle imprese e leggi sulla concorrenza.<\/p>\n<p>Lo scontro \u00e8 nato proprio sul cosiddetto <em>level playing field<\/em>, quel pacchetto di disposizioni, gi\u00e0 previste nella <em>Political Declaration<\/em> allegata all\u2019accordo di divorzio, necessario per evitare una competizione sleale tra gli Stati, sul quale per\u00f2 Frost non ha voluto impegnarsi, ritenendo l\u2019offerta europea ben al di sotto di quanto concordato in fatto di commercio con altri Stati sovrani.<\/p>\n<p>Il modello a cui guarda Londra \u00e8 il <em>Comprehensive Economic Trade Agreement<\/em> (Ceta), stipulato dall\u2019Ue col <strong>Canada<\/strong>, che non include gli aspetti sui quali sta insistendo Barnier, ma prevede comunque delle condizioni di parit\u00e0, come quelle ad esempio sui diritti di propriet\u00e0 intellettuale. Per la firma di un simile accordo Bruxelles ha impiegato ben sette anni. Appare quindi improbabile che si possa raggiungere qualcosa di analogo in tempi ragionevolmente brevi, specie per un esecutivo ostile anche solo a un\u2019estensione dei negoziati di un anno o due, per di pi\u00f9 in circostanze straordinarie come quelle attuali.<\/p>\n<p><strong>Lo scenario del <em>no deal<\/em><\/strong><br \/>\nI prossimi due round negoziali, della durata di una settimana, sono fissati per l\u201911 maggio e il 1\u00b0 giugno. Uno spazio di manovra davvero esiguo per compiere progressi sostanziali, considerato che restano ancora da sbrogliare le questioni legate ai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>diritti di pesca nelle acque britanniche<\/strong><\/a>, tema caro alla europeista <strong>Scozia,<\/strong> e al confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d\u2019Irlanda, rimasto aperto anche durante il lockdown.<\/p>\n<p>Verosimilmente, Johnson dovr\u00e0 fare marcia indietro sul no alla dilazione del periodo di transizione, proprio come ha dovuto fare con la strategia dell\u2019immunit\u00e0 di gregge ipotizzata all\u2019inizio dello scoppio della pandemia. Altrimenti, l\u2019unica strada percorribile rester\u00e0 quella del <em>no deal<\/em>, un\u2019alternativa a dir poco rischiosa in un momento di estrema vulnerabilit\u00e0 del sistema globale, in cui abbandonare le relazioni esistenti per costruirne da zero delle nuove non sembra essere una prospettiva auspicabile per nessuno. Neanche per un giocatore d\u2019azzardo come Boris Johnson.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I due capi negoziatori della Brexit, Michel Barnier, per l\u2019Unione europea, e David Frost, per il Regno Unito, sono tornati sul ring delle trattative. 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