{"id":81633,"date":"2020-05-17T19:05:43","date_gmt":"2020-05-17T17:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81633"},"modified":"2020-05-21T09:41:34","modified_gmt":"2020-05-21T07:41:34","slug":"ostaggi-pagamento-del-riscatto-e-finanziamento-al-terrorismo-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/ostaggi-pagamento-del-riscatto-e-finanziamento-al-terrorismo-internazionale\/","title":{"rendered":"Il dilemma del pagamento dei riscatti e il finanziamento del terrorismo"},"content":{"rendered":"<p>La liberazione di <strong>Silvia Romano<\/strong> continua a far notizia. Qui non interessano le polemiche nate attorno alla sua liberazione, la conversione all&#8217;Islam e i commenti, spesso inopportuni, che l&#8217;evento ha suscitato. Tralasciando le <em>fake news<\/em>, vogliamo solo affrontare la <strong>questione del pagamento dei riscatti<\/strong> per la liberazione degli ostaggi e il <strong>divieto di finanziamento del terrorismo internazionale<\/strong>.<\/p>\n<p>Sul pagamento del riscatto da parte del governo italiano non \u00e8 stata diramata, come ovvio, alcuna notizia ufficiale, ma da indiscrezioni giornalistiche risulta che questo abbia avuto luogo. La prassi del pagamento non \u00e8 nuova e gli Stati occidentali, che sono quelli che soffrono maggiormente del fenomeno della presa di ostaggi, sono divisi. <strong>Regno Unito<\/strong> e <strong>Stati Uniti<\/strong> sono assolutamente contrari, mentre altri (tra cui Francia, Spagna e, a quanto sembra, Italia) ne fanno uso.<\/p>\n<p>La prima questione \u00e8 un <strong>problema morale e di opportunit\u00e0<\/strong>. Il pagamento del riscatto significa, come dicono alcuni, la stipulazione di un patto con il diavolo, rappresentato, in questo caso, dalle milizie terroristiche. \u00c8 il prezzo da pagare per salvare una vita umana: il diritto alla vita deve prevalere su ogni altra considerazione di natura morale. Ma significa anche, sempre secondo numerosi esperti di antiterrorismo, <strong>incentivare la presa di ostaggi<\/strong>, in particolare dei cittadini di Stati \u00a0che si sono mostrati disposti a trattare con i terroristi. L&#8217;incentivo al rapimento viene meno se nessun riscatto venga pagato, come dimostra, a livello nazionale, la legislazione italiana in materia di blocco di beni e di fondi che ha messo praticamente fine ai sequestri della criminalit\u00e0 comune.<\/p>\n<p>Esistono numerose <strong>convenzioni internazionali contro il terrorismo<\/strong>, ma non un trattato di carattere generale, il cui progetto \u00e8 impantanato da anni alle Nazioni Unite. Due sono le convenzioni internazionali rilevanti: la <strong>Convenzione internazionale contro la presa di ostaggi<\/strong> del 1979 e la <strong>Convenzione contro il finanziamento del terrorismo internazionale<\/strong> del 1999, ambedue ratificate dall&#8217;Italia. Tuttavia, la prima riguarda solo l&#8217;obbligo di prevenire e reprimere nel proprio territorio la presa di ostaggi e la seconda, stando all&#8217;interpretazione prevalente e alla prassi di attuazione, non \u00e8 d&#8217;ostacolo al pagamento di un riscatto.<\/p>\n<p>Il <strong>Consiglio di sicurezza<\/strong> ha adottato numerose <strong>risoluzioni<\/strong> in materia di finanziamento del terrorismo internazionale e si \u00e8 occupato anche della questione dei riscatti, non solo nelle risoluzioni, ma anche in taluni studi del comitato antiterrorismo. Le risoluzioni, ad esempio la <a href=\"https:\/\/www.un.org\/press\/en\/2014\/sc11262.doc.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>2133<\/strong><\/a> (2014), mettono in rilievo come il <strong>pagamento dei riscatti sia un incentivo indiretto<\/strong> al terrorismo internazionale. Tuttavia, nella parte dispositiva, non contengono un vero e proprio obbligo in materia, ma piuttosto delle raccomandazioni.<\/p>\n<p>La questione del pagamento dei riscatti dest\u00f2 particolare attenzione nella comunit\u00e0 internazionale di fronte ad avvenimenti atroci, come le decapitazioni dell&#8217;Isis. L&#8217;allora <strong>G8<\/strong> prese posizione in materia cos\u00ec come altri fori informali che portarono all&#8217;adozione di <strong>documenti di &#8220;buone pratiche&#8221;<\/strong>, che gli Stati avrebbero dovuto seguire (Memorandum di Algeri del 2012).<\/p>\n<p>Negli anni appena trascorsi il fenomeno della presa di ostaggi ha assunto grande rilevanza in occasione della recrudescenza della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/risposta-ue-alla-pirateria-somala\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>pirateria<\/strong><\/a>. Veniva pagato il riscatto per liberare navi ed equipaggio, mentre gli armatori preferivano stipulare delle polizze <em>ad hoc<\/em> per rientrare in possesso della nave. La pirateria \u00e8 stata sconfitta mediante l&#8217;intervento delle navi da guerra, in particolare le flotte di Paesi Nato e dell&#8217;Unione europea, azioni che sono consentite dalla Convenzione internazionale del diritto del mare.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;Ue si \u00e8 dotata di una<strong> strategia antiterrorismo<\/strong>, che associa Paesi non membri quali la Svizzera e la Norvegia, e dispone anche di unit\u00e0 di pronto intervento. A livello politico sono state dislocate missioni Ue, come quella nel <strong>Sahel<\/strong>, che hanno compiti di stabilizzazione in senso pi\u00f9 ampio. Fin dal 2014 il Consiglio Ue aveva solennemente affermato che gli Stati membri non avrebbero pagato alcun riscatto per la liberazione degli ostaggi. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato.<\/p>\n<p>La prima cosa da fare \u00e8 stabilire, a livello internazionale, che il pagamento del riscatto costituisce un illecito. La via da percorrere \u00e8 in teoria semplice: la<b>\u00a0stipulazione di un Protocollo addizionale alla Convenzione sulla presa di ostaggi<\/b>\u00a0del 1979. Politicamente la questione \u00e8 irta di ostacoli, come ogni normativa in materia di terrorismo internazionale. Avevamo gi\u00e0 lanciato tale <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/belle-parole-ma-nessuna-regola-esplicita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">proposta<\/a> nel 2014 su questa rivista, ma nessuno l&#8217;ha raccolta. Forse si potrebbe procedere pi\u00f9 speditamente nell&#8217;ambito del Consiglio d&#8217;Europa.<\/p>\n<p><strong>Il pagamento del riscatto non \u00e8 il solo modo per liberare l&#8217;ostaggio<\/strong>.\u00a0\u00c8\u00a0legittimo il <strong>ricorso alla forza armata<\/strong> da parte dello Stato nazionale, anche senza il consenso dello Stato in cui si trova l&#8217;ostaggio, qualora questi non sia in grado o non voglia liberarlo.<\/p>\n<p>Nel nostro ordinamento esiste uno strumento, le <strong>missioni di intelligence di contrasto<\/strong>, che legittima tali operazioni. Quanto alla possibilit\u00e0 di condurle mediante una forza d&#8217;intervento europea, \u00e8 lecito dubitarne. Distinguo e tergiversazioni sono una costante dell&#8217;Europa a 27 e impedirebbero una rapida azione. Qualora poi tale forza dovesse intervenire per dare la caccia ai terroristi, una volta conclusa la vicenda dell&#8217;ostaggio, i problemi legali sarebbero non indifferenti. Basti pensare che il<em> targeted killing<\/em>, tanto caro alla strategia Usa, non trova entusiasti gli europei.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine un <strong>problema di prevenzione<\/strong> che ha messo in luce la vicenda della cooperante italiana e che sta emergendo in questi giorni: quello della <strong>sicurezza<\/strong>. Anche a prescindere dalla stipulazione di adeguate polizze assicurative, \u00e8 da chiedersi se le Ong\/Onlus, che operano in territori in preda al terrorismo e alle bande armate, debbano provvedere alla sicurezza del proprio personale mediante l&#8217;impiego di guardie armate private (<em>contractors<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La liberazione di Silvia Romano continua a far notizia. Qui non interessano le polemiche nate attorno alla sua liberazione, la conversione all&#8217;Islam e i commenti, spesso inopportuni, che l&#8217;evento ha suscitato. 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