{"id":81653,"date":"2020-05-17T21:16:15","date_gmt":"2020-05-17T19:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81653"},"modified":"2020-05-22T19:14:04","modified_gmt":"2020-05-22T17:14:04","slug":"larresto-di-felicien-kabuga-una-vittoria-per-la-giustizia-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/larresto-di-felicien-kabuga-una-vittoria-per-la-giustizia-internazionale\/","title":{"rendered":"L&#8217;arresto di F\u00e9licien Kabuga. Una vittoria per la giustizia internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine tutti i nodi vengono al pettine, anche per i mandanti che non amano sporcarsi le mani. <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-africa-52690464\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>F\u00e9licien Kabuga<\/strong><\/a>, tra i fuggitivi pi\u00f9 ricercati al mondo, con <strong>una taglia di 5 milioni di dollari<\/strong> sulla testa, il 16 maggio \u00e8 stato arrestato in Francia 26 anni dopo i crimini commessi in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ruanda-tragedia-follia-etnica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Ruanda<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Nei cento giorni del <strong>massacro di<\/strong> <strong>oltre 800.000 tutsi e hutu moderati<\/strong>, il facoltoso imprenditore hutu svolse un ruolo centrale assicurando logistica, mezzi di trasporto e l&#8217;approvvigionamento di armi da fuoco per i miliziani dell&#8217;<em>Interahamwe<\/em> e machete e mazze chiodate a chiunque raccogliesse le incitazioni all&#8217;odio lanciate dalle frequenze di Radio Mille Collines di cui era l&#8217;onnipotente &#8220;<em>Monsieur le Pr\u00e9sident Directeur-G\u00e9n\u00e9ral<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Nel 1995, un anno dopo il <strong>genocidio<\/strong>, sono stato in missione in Burundi e Ruanda con una delegazione della Commissione europea guidata da <strong>Emma Bonino<\/strong>. Tracce dei massacri erano ovunque. Le chiese sparse tra le mille colline, dove la popolazione aveva invano cercato salvezza, erano ancora stipate di cadaveri. Visitammo la prigione di Kigali, quella dei presunti <em>g\u00e9nocidaires<\/em>. Era come entrare in un girone dantesco, le celle piene al punto di rischiare di morire per soffocamento. L&#8217;aspetto pi\u00f9 impressionante era la giovane et\u00e0 dei detenuti, alcuni poco pi\u00f9 che bambini. All&#8217;entrata della prigione, in bella vista, c&#8217;erano cataste di machete requisiti.<\/p>\n<p>L&#8217;arresto di Kabuga rappresenta dunque una <strong>vittoria per la giustizia internazionale<\/strong>. Il risultato \u00e8 stato raggiunto grazie alla collaborazione tra organi giudiziari e investigativi di mezza Europa: un bel segnale per la cooperazione pan-europea. L&#8217;imputato sar\u00e0 consegnato dalle autorit\u00e0 francesi al <strong>Meccanismo residuale per i tribunali penali internazionali<\/strong> (istituto creato dalle Nazioni Unite per il completamento dei procedimenti avviati dai Tribunali <em>ad hoc<\/em> per il Ruanda e per l&#8217;ex Jugoslavia).<\/p>\n<p>Due crisi coeve, quella dei <strong>Grandi Laghi<\/strong> e quella <strong>balcanica<\/strong> che hanno ricevuto due trattamenti diversi da parte della comunit\u00e0 internazionale: di fronte alla pulizia etnica di Milosevic nel Kosovo ci fu l&#8217;intervento della Nato, mentre quella ai Grandi Laghi fu sostanzialmente accettata come tragica fatalit\u00e0. Le Nazioni Unite rimasero a guardare mentre le grandi potenze, soprattutto Stati Uniti e Francia, coltivavano agende geo-politiche diverse tra loro con il risultato di destabilizzare ulteriormente l&#8217;intera regione dell&#8217;Africa centrale e trasferendo il conflitto nel confinante Congo.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione militare francese denominata &#8220;<strong>Turquoise<\/strong>&#8221; si trasform\u00f2 &#8211; lo ha puntualmente raccontato Massimo Nava nei suoi reportage (<a href=\"https:\/\/www.massimonava.it\/ruanda-lultimo-genocidio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Ruanda, l&#8217;ultimo (?) genocidio&#8221;<\/a>) &#8211; in una forza d&#8217;interposizione che fin\u00ec per favorire, con l&#8217;esercito hutu in rotta, l&#8217;esodo dei carnefici che si mischiavano alle popolazioni di profughi, tra cui molte famiglie di persone trucidate. Cos\u00ec si crearono gli enormi <strong>campi profughi di Bukavu e Goma<\/strong>, delle vere polveriere dove si tramavano rivincite e vendette.<\/p>\n<p>Come ha scritto lo storico <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/imperativo-di-uccidere-genocidio-democidio-ebook-pier-paolo-portinaro\/e\/9788858128596\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pier Paolo Portinaro<\/a>, la regione dei Grandi Laghi \u00e8 diventata un <strong>concentrato di brutalit\u00e0 etniche<\/strong> soprattutto come frutto dell&#8217;eredit\u00e0 coloniale che ha creato un&#8217;impressionante assuefazione alla violenza e uno stato quasi permanente di politiche eliminazioniste. A governare sono state chiamate delle <em>\u00e9lite<\/em>\u00a0che si sono poi arroccate in Stati etnocratici dove l&#8217;<strong>ideologia dell&#8217;identit\u00e0 nazionale<\/strong> \u00e8 spesso sconfinata in razzismo di dominio e poi in razzismo da sterminio.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 successo in Burundi e Ruanda tra il 1993 e il 1994 non \u00e8 stato un fatto isolato ma parte di <strong>ondate genocidarie<\/strong> sempre pi\u00f9 consistenti: negli anni Sessanta oltre 20.000 tutsi furono massacrati dagli hutu in Ruanda, negli anni Settanta nel vicino Burundi ci fu una sanguinosa epurazione di hutu da parte dei tutsi con 80.000 morti. Una catena da interrompere una volta per tutte, con l&#8217;obiettivo di evitare che ci\u00f2 che viene chiamato <strong><em>retributive genocide<\/em><\/strong> diventi un ciclo senza fine.<\/p>\n<p>Ai detrattori dei tribunali internazionali e a chi sparge scetticismo a piene mani sul contributo che questi strumenti possono fornire ai fini di una ricostruzione storica condivisa tendente ad appagare la memoria e favorire la riconciliazione nazionale, <strong>l&#8217;arresto di Kabuga \u00e8 la migliore risposta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>In che misura il genocidio fu pianificato?<\/strong> Essendone stato tra gli architetti, all&#8217;Aja Kabuga potr\u00e0 fare luce su quest&#8217;aspetto. Saperlo \u00e8 importante per le vittime e per i sopravvissuti, ma \u00e8 importante anche per il messaggio che manda al mondo: i crimini di genocidio e i crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 sono imprescrittibili e la fine dell&#8217;impunit\u00e0 \u00e8 essenziale per favorire la convivenza civile, la pace e la sicurezza per tutti.<a href=\"applewebdata:\/\/34F99598-6369-43E2-BC43-9A56D9801D74#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine tutti i nodi vengono al pettine, anche per i mandanti che non amano sporcarsi le mani. F\u00e9licien Kabuga, tra i fuggitivi pi\u00f9 ricercati al mondo, con una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa, il 16 maggio \u00e8 stato arrestato in Francia 26 anni dopo i crimini commessi in Ruanda. 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