{"id":81698,"date":"2020-05-22T08:01:38","date_gmt":"2020-05-22T06:01:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81698"},"modified":"2020-05-22T08:01:38","modified_gmt":"2020-05-22T06:01:38","slug":"gli-emigrati-di-ritorno-in-venezuela-al-tempo-del-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/gli-emigrati-di-ritorno-in-venezuela-al-tempo-del-coronavirus\/","title":{"rendered":"Gli emigrati di ritorno in Venezuela al tempo del coronavirus"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Stanno rientrando a piedi come a piedi sono andati via&#8221;: sono gli <strong>emigrati di ritorno<\/strong> in <strong>Venezuela<\/strong> dalla Colombia, dall&#8217;Ecuador, dal Per\u00f9. A parlarne \u00e8 padre <strong>Rafael Montenegro<\/strong>, il nuovo ispettore venezuelano dei Salesiani che, a causa della chiusura dei voli intercontinentali dovuta al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Covid-19<\/strong><\/a>, \u00e8 rimasto bloccato in <strong>Italia<\/strong>, dov&#8217;era giunto per i lavori della congregazione. &#8220;Erano andati via per sfuggire alla povert\u00e0 che dilaga nel Paese, ma la stragrande maggioranza ha trovato occupazioni precarie o pagate in nero, cos\u00ec quando \u00e8 scoppiato il coronavirus sono stati i primi a essere allontanati. Sono stati costretti a tornare indietro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Emergenza nell&#8217;emergenza<br \/>\n<\/strong>Il governo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/il-venezuela-e-in-una-strada-senza-uscita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Maduro<\/strong><\/a> ha chiesto alle <strong>Missioni Don Bosco<\/strong> di mettere a disposizione due loro opere dove sistemarli nel periodo di quarantena: una scuola agricola in localit\u00e0 El Molinete, nella regione di Guajira, al confine con la Colombia e l&#8217;altra a Duaca, nello Stato di Lara, anch&#8217;esso lungo la rotta dei profughi. La prima ha gi\u00e0 ospitato 300 persone, la seconda 200, ma i numeri sono in continuo aumento. &#8220;Lo Stato &#8211; spiega padre Rafael &#8211; si occupa del cibo e dell&#8217;assistenza sanitaria, noi abbiamo messo a disposizione le aule scolastiche, la cucina, il refettorio&#8221;.<\/p>\n<p>Un&#8217;emergenza nell&#8217;emergenza quella dei <strong>minori non accompagnati<\/strong> ai quali trovare una sistemazione. Per loro \u00e8 consentita la permanenza nei centri salesiani oltre la quarantena, nella speranza, nel frattempo, di trovare parenti disponibili ad accoglierli. Un avvocato vicino alle Missioni Don Bosco e che conosce bene la situazione dei bambini e dei ragazzi a rischio, sta seguendo i casi.<\/p>\n<p>Fuggiti dal Venezuela per la povert\u00e0, scappati dalle nuove terre per lo stesso motivo, al rientro i migranti devono fare i conti con una realt\u00e0, quella venezuelana, che continua a scivolare lungo una china di decrescita di cui non si vede la fine. La pandemia sta dando il colpo di grazia? &#8220;In questo momento, dai dati che abbiamo a disposizione &#8211; afferma don Rafael &#8211; il coronavirus \u00e8 una minaccia, ancora sotto controllo da quello che ci dicono. <strong>La gente ha pi\u00f9 paura della criminalit\u00e0 che del contagio<\/strong>. \u00c8\u00a0proprio questo che sta girando sui social, fuori dai canali ufficiali: ci sono pi\u00f9 morti per la violenza che per il coronavirus. Secondo le cifre fornite dalle Ong, dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno <strong>1500 persone<\/strong> sono state uccise da ladri, da bande criminali. In media pi\u00f9 di 100mila ogni anno muoiono cos\u00ec&#8221;.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;opera dei salesiani e la povert\u00e0<br \/>\n<\/strong>Le televisioni, le radio, i giornali danno un&#8217;altra immagine del Venezuela, tendono a edulcorare, a minimizzare. La <strong>censura<\/strong> \u00e8 pesante, ma nessuno pu\u00f2 nascondere l&#8217;evidenza di negozi pieni di nulla, la crescita costante della popolazione indigente.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Il rifornimento delle derrate alimentari<\/strong> \u00e8 sempre pi\u00f9 critico per la mancanza di benzina &#8211; osserva padre Rafael &#8211; Noi salesiani, prima del coronavirus, organizzavamo nelle parrocchie le pentole comunitarie. Il momento del cibo era anche momento comunitario, di socializzazione. Non si pu\u00f2 fare adesso, ma nelle 28 localit\u00e0 dove siamo presenti andiamo in strada a offrire piatti gi\u00e0 pronti. Una specie di <em>street food<\/em>. Inoltre diamo anche borse con prodotti alimentari. C&#8217;\u00e8 una grande mobilitazione in questo senso. Partecipano Caritas, Croce Rossa, organizzazioni di volontari. Un gruppo di chef del Venezuela si \u00e8 messo insieme per preparare cibo per 200 persone&#8221;.<\/p>\n<p>Tuttavia, non basta mai tanta \u00e8 la richiesta di aiuto. &#8220;Sono <strong>i poveri<\/strong> i pi\u00f9 esposti, i pi\u00f9 fragili \u2013 rimarca don Rafael &#8211; in particolare in questo momento di emergenza sanitaria. Per loro \u00e8 praticamente impossibile stare a casa, per esempio. Vivono del lavoro del giorno, comprano quel poco che riescono a comprare con il denaro guadagnato in giornata. Lavorano oggi per fare la spesa di oggi, al massimo di domani, non oltre. Anche il <strong>distanziamento sociale \u00e8 una teoria ben difficile da mettere in pratica<\/strong>. I quartieri popolari sono di fatto assembramenti. Le famiglie vivono in appartamenti piccolissimi e sovraffollati&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Misure difficili da rispettare<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 ovvio neppure <strong>rispettare le misure di prevenzione<\/strong> pi\u00f9 elementari, come lavarsi le mani: &#8220;in interi quartieri l&#8217;acqua potabile arriva una volta alla settimana, per non parlare della corrente elettrica che va e viene, a intermittenza, ragione per cui anche fare scuola a distanza \u00e8 estremamente difficoltoso. Pi\u00f9 o meno le lezioni via Internet funzionano per il 15% della popolazione scolastica&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Le scuole sono chiuse, le chiese anche<\/strong> &#8211; continua padre Rafael \u2013 e noi ci adoperiamo come possiamo. Funzioni religiose, raduni di preghiera si servono del web, ma anche degli spazi aperti da cui diffondere la parola del Signore attraverso gli altoparlanti&#8221;. La rete assistenziale mostra solidit\u00e0, forte di anni in cui si sono affinate competenze, specie in campo didattico e di formazione professionale. &#8220;Il Venezuela &#8211; dice don Rafael con rammarico e nostalgia &#8211; \u00e8 un Paese con tante risorse. <strong>Era ricco, ora \u00e8 il pi\u00f9 povero dell&#8217;America Latina<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00c8 a quel Venezuela ricco che i Salesiani guardano formando nuove generazioni preparate a ricostruirlo. Da qui il loro impegno, anche politico, per cambiare la guida del Paese. L&#8217;arcivescovo emerito di Los Teques, monsignor <strong>Ram\u00f2n Ovidio P\u00e9rez<\/strong>, durante la settimana Santa, non poteva essere pi\u00f9 esplicito: &#8220;abbiamo l&#8217;obbligo morale \u2013 ha affermato \u2013 di far s\u00ec che <strong>questo governo vada via<\/strong>. Non \u00e8 un&#8217;opzione politica, non \u00e8 una scelta contro qualcuno: \u00e8 la conseguenza di quanto osserviamo che sta accadendo tra la gente&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Stanno rientrando a piedi come a piedi sono andati via&#8221;: sono gli emigrati di ritorno in Venezuela dalla Colombia, dall&#8217;Ecuador, dal Per\u00f9. 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