{"id":8180,"date":"2008-05-20T00:00:00","date_gmt":"2008-05-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nuovo-governo-fra-paure-e-speranze-degli-italiani\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:45","slug":"il-nuovo-governo-fra-paure-e-speranze-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/il-nuovo-governo-fra-paure-e-speranze-degli-italiani\/","title":{"rendered":"Il nuovo governo fra paure e speranze degli italiani"},"content":{"rendered":"<p>La relazione tra opinione pubblica e politica estera \u00e8 sempre stata oggetto di valutazioni controverse. In Italia, come in altri paesi europei, \u00e8 abbastanza diffusa la convinzione che l\u2019opinione pubblica abbia alla fine scarsa incidenza sulla politica estera. Secondo alcuni, la mancanza di una conoscenza approfondita della realt\u00e0 internazionale, o anche di un vero interesse per le questioni di politica estera, renderebbe l\u2019opinione pubblica cos\u00ec volatile e umorale da farne una risorsa non solo scarsamente significativa, ma anche totalmente inaffidabile. Esiste d\u2019altra parte l\u2019argomento secondo cui l\u2019opinione pubblica starebbe in realt\u00e0 diventando meno ininfluente di un tempo: in particolare, il consenso interno alle missioni di peace-keeping pu\u00f2 essere considerata una delle condizioni per la loro sostenibilit\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>Nel caso italiano, l\u2019opinione pubblica sulle scelte di politica estera ha a lungo riflesso le divisioni partitiche, con posizioni radicalmente diverse: da ultimo, con prese di posizioni opposte rispetto all\u2019intervento in Iraq del 2003. Nel corso degli anni pi\u00f9 recenti, tuttavia, si \u00e8 anche potuta registrare una progressiva evoluzione &#8211; sia a livello partitico che elettorale \u2013 verso un sostanziale consenso rispetto a direttive fondamentali della politica estera nazionale. Se questo vale per gli obiettivi di fondo che l\u2019Italia avrebbe interesse a conseguire, non significa per\u00f2 che esista un uguale consenso sulle strategie e sui mezzi per raggiungere tali obiettivi. Secondo una recente inchiesta \u2013 realizzata per il Ministero degli Affari esteri dal Laps, il Laboratorio analisi politiche e sociali dell\u2019Universit\u00e0 di Siena \u2013 il 58% degli italiani ritiene in ogni caso che la politica estera dell\u2019Italia dovrebbe \u201cessere condotta al di sopra degli schieramenti e dei conflitti partitici\u201d e solo il 29% ritiene che essa debba \u201criflettere gli indirizzi politici ed ideologici dei governi in carica\u201d.<\/p>\n<p><b>La Cina come minaccia economica<\/b><br \/>\nIl governo Berlusconi si trova sul tavolo un\u2019agenda di politica estera ricca di sfide, in una situazione internazionale peraltro diversa da quella nella quale aveva operato precedentemente. Durante la campagna elettorale, ad esempio, il tema dei rapporti tra l\u2019Italia e la Cina ha assunto un\u2019enfasi pi\u00f9 forte che in passato, collegandosi alle sfide economiche internazionali. Ha avuto anche rilievo, ma con toni di segno opposto e in continuit\u00e0 con le scelte del governo precedente, il tema del rapporto con la Russia.<\/p>\n<p>Cosa pensano, al riguardo, gli italiani? Anzitutto, le percezioni dell\u2019opinione pubblica italiana tendono verso una preoccupazione crescente nei riguardi della Cina. Lo strumento del \u201ctermometro dei sentimenti\u201d, che misura la simpatia verso un paese su una scala da 0 a 10, colloca la Cina a 4,9, in fondo alla classifica, davanti solo alla Turchia. La maggioranza degli italiani percepisce la Cina come una minaccia economica, ma non politico-militare. Il 58% degli intervistati definisce infatti la Cina una minaccia ai \u201cnostri posti di lavoro e alla nostra sicurezza economica\u201d (erano il 55% nel <i>Transatlantic Trend Survey <\/i>del giugno 2007) e solo il 27% vede invece nella Cina una opportunit\u00e0 (erano il 30% sempre nel giugno 2007). Che gli italiani siano preoccupati della Cina, emerge anche da un&#8217;altra inchiesta, effettuata da Harris Poll per il <i>Financial Times<\/i> nell\u2019aprile scorso, secondo la quale il 47% degli italiani, a fronte del 35% del pubblico negli altri cinque paesi europei esaminati, ritiene la Cina la maggiore minaccia alla stabilit\u00e0 globale. Pu\u00f2 essere interessante notare che, al contrario, il 54% degli intervistati vede l\u2019India come un\u2019opportunit\u00e0 economica e solo il 22% come una minaccia.<\/p>\n<p>Meno rilevante, come prima accennato, \u00e8 invece la percezione della Cina come minaccia militare, anche se al riguardo va registrata una crescita di incertezza. Sempre secondo l\u2019inchiesta Laps, solo il 37% degli intervistati ritiene che la Cina sia una minaccia militare (erano il 32% nel giugno 2007); il 47% sostiene l\u2019idea opposta (ma erano il 62% nel giugno 2007). Il declino di quelli che non ritengono la Cina una minaccia militare \u00e8 largamente dovuto alla crescita del numero di incerti e ambivalenti, che costituiscono circa il 15% del campione.<\/p>\n<p><b>Italia no global?<\/b><br \/>\nQuesto giudizio sulla Cina \u00e8 in parte collegato ai crescenti timori nei confronti della globalizzazione. Intesa come la capacit\u00e0 di beni, persone, notizie e denaro di muoversi rapidamente nel mondo, la globalizzazione \u00e8 valutata in maniera sostanzialmente negativa dalla maggioranza degli italiani. Il 54% degli intervistati ritiene infatti che questo processo abbia effetti negativi, mentre solo il 29% ritiene che abbia effetti positivi e il 12% n\u00e9 positivi n\u00e9 negativi. Tra coloro che valutano negativamente la globalizzazione, il 68% definisce in modo specifico la Cina una minaccia economica; mentre tra quelli che valutano la globalizzazione positivamente, la percentuale di chi considera la Cina una minaccia scende al 50%. Ma, nel giudizio sulla minaccia economica cinese, appare altrettanto importante, o forse ancora pi\u00f9 importante, l\u2019orientamento politico dell\u2019intervistato. Il 48% degli elettori di centrosinistra percepisce la Cina come un\u2019opportunit\u00e0, contro il 19% degli elettori di centrodestra. Una divisione che rispecchia abbastanza fedelmente i diversi messaggi dei leader \u2013 sul fattore cinese &#8211; dei due schieramenti.<\/p>\n<p>Infine, il giudizio sulla Cina \u00e8 ispirato, per il pubblico italiano, ad una valutazione molto precisa (e tutto sommato accurata) della posizione economica internazionale del nostro paese. Un paese di trasformazione di prodotti maturi, che quindi soffre in modo particolare la concorrenza cinese. Tra coloro che ritengono che la promozione delle esportazioni italiane nel mondo debba essere una priorit\u00e0 della nostra politica estera (ed il 94% pensa che questo obiettivo sia importante), solo un quarto degli intervistati pensa che la crescita economica della Cina sia una opportunit\u00e0, mentre il 62% ritiene che sia una minaccia. Al contrario, tra coloro (pochi) che non ritengono la promozione delle esportazioni una priorit\u00e0, le proporzioni sono esattamente rovesciate.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che la questione del Tibet non pu\u00f2 che avere rafforzato questa latente diffidenza dell\u2019opinione pubblica italiana verso la Cina, eventualmente accrescendo anche la preoccupazione per gli aspetti politici e di sicurezza. Se ne deve concludere che se il governo italiano decidesse di varare una politica favorevole a prese di posizioni negoziali pi\u00f9 dure dell\u2019Ue verso la Cina, avrebbe anche una notevole base di consenso interno.<\/p>\n<p><b>L\u2019amico russo<\/b><br \/>\nAl contrario di quanto accade per la Cina, l\u2019opinione degli italiani verso la Russia \u00e8 complessivamente \u201crilassata.\u201d Solo il 37% degli intervistati percepisce la Russia come una minaccia militare, contro il 57% che non la ritiene tale. In questo caso poi, diversamente da quanto avviene per la Cina, non si rilevano sostanziali differenze tra elettori di centro-destra ed elettori di centro sinistra, n\u00e9 tra coloro che sono preoccupati degli effetti della globalizzazione e coloro che non lo sono. Il che rispecchia la sostanziale continuit\u00e0 di atteggiamenti che vari governi successivi hanno tenuto nei confronti di Mosca.<\/p>\n<p>Infine, la preoccupazione per la Russia non appare collegata alla nostra dipendenza energetica. Sebbene la dipendenza energetica del nostro paese sia percepita come una priorit\u00e0 nazionale dal 96% degli intervistati e la maggioranza (60%) degli italiani siano favorevoli alla riduzione della dipendenza energetica, questi orientamenti non influiscono sulle opinioni verso la Russia. Il che dimostra, probabilmente, quanto l\u2019opinione pubblica trovi ancora difficolt\u00e0 a collegare i vari dossier di politica estera.<\/p>\n<p>Nel caso della politica verso la Russia, le difficolt\u00e0 a mantenere una partnership particolarmente stretta non verrebbero quindi dal versante interno, ma semmai dai vincoli internazionali. In particolare, dalla eventualit\u00e0 che una vittoria elettorale di John McCain, come noto particolarmente freddo verso la Russia attuale, renda difficile conciliare la priorit\u00e0 di un rapporto molto stretto con la Casa Bianca e la priorit\u00e0 di relazioni amichevoli con Mosca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La relazione tra opinione pubblica e politica estera \u00e8 sempre stata oggetto di valutazioni controverse. In Italia, come in altri paesi europei, \u00e8 abbastanza diffusa la convinzione che l\u2019opinione pubblica abbia alla fine scarsa incidenza sulla politica estera. 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