{"id":81844,"date":"2020-05-27T17:00:49","date_gmt":"2020-05-27T15:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81844"},"modified":"2020-05-27T19:07:52","modified_gmt":"2020-05-27T17:07:52","slug":"unoccasione-per-leuropa-mediterranea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/unoccasione-per-leuropa-mediterranea\/","title":{"rendered":"Un&#8217;occasione per l&#8217;Europa mediterranea"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito sul <em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/un-recovery-fund-per-il-rilancio-europeo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Recovery fund<\/strong><\/a><\/em> schiera nello scenario europeo ancora una volta un impianto dicotomico tra <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/il-no-dei-paesi-frugali-alla-proposta-merkel-macron-recovery-fund\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Stati &#8220;frugali&#8221; del Nord<\/a><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e Stati mediterranei<\/strong>. L&#8217;eterna diatriba, affidata alla mediazione del blocco franco-germanico, \u00e8 non solo il <em>quantum<\/em> da conferire nel fondo straordinario a sostegno dei Paesi maggiormente colpiti dal coronavirus, ma anche il <em>quomodo<\/em>, il come si debba svolgere l&#8217;erogazione degli aiuti, se a fondo perduto o a titolo di prestito, seppure con generose dilazioni.<\/p>\n<p>Vedremo come finir\u00e0, anche se possiamo dire da subito che, quando la mediazione viene svolta da chi ha forza per imporla, <strong>un vincitore certo \u00e8 sempre il mediatore<\/strong>. Non c&#8217;\u00e8 dubbio, per\u00f2, che il giro di boa della pandemia rappresenti l&#8217;occasione propizia per un necessaria ripartenza della farraginosa macchina europea, sulla base, possibilmente, di nuove consapevolezze e di nuove prospettive.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Un&#8217;occasione per l&#8217;Europa mediterranea<br \/>\n<\/strong>Un&#8217;occasione, per l&#8217;Europa mediterranea, per esempio. Quando andremo a ricordare la genesi dell&#8217;Europa fuori dalla felice agiografia che si addice agli anniversari &#8220;storici&#8221;, dovremo riconoscere che il primo nucleo delle nuove istituzioni comunitarie, quello rappresentato dalla <strong>Ceca<\/strong>, segn\u00f2 una netta prevalenza del bacino renano, tendenzialmente orientato verso equilibri anseatici, pi\u00f9 compiutamente sviluppati negli anni successivi.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>Italia<\/strong> restava l\u2019unico testimone dell\u2019Europa mediterranea, mentre la <strong>Francia<\/strong>, che conferisce alla geopolitica del Mediterranea solo la Corsica e la Costa Azzurra, pur manifestando da sempre nell&#8217;area disegni egemonici, intrecci\u00f2 fin dal 1952, un rapporto di coprotagonismo competitivo con la Germania della Rft, che ancora rappresenta il <em>fil rou<\/em>ge per capire molte cose dell&#8217;Ue. E, siccome la costruzione del processo d&#8217;integrazione europea \u00e8 legata a scelte eminentemente politiche compiute dai suoi attori in base ai rapporti di forza che si vanno determinando, la storia recente dell&#8217;Ue rispecchia in pieno la storia pi\u00f9 remota delle Comunit\u00e0 europee, con protagonismi invariati perch\u00e9 quegli <strong>equilibri originari non sono cambiati<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il peso dei Paesi mediterranei nella storia<br \/>\n<\/strong>Bisogna attendere gli anni &#8217;80 per registrare un&#8217;apertura all&#8217;apporto degli <strong>europei del Sud<\/strong> con l&#8217;ingresso di <strong>Grecia<\/strong> (&#8217;81), <strong>Spagna<\/strong> e <strong>Portogallo<\/strong> (&#8217;86), presto controbilanciata dal gruppo nordico di Austria, Svezia e Finlandia nel 1995 e dall&#8217;avvio dei negoziati di adesione con i paesi del Patto di Varsavia, freschi di affrancamento dal giogo del comunismo sovietico svaporato come la polvere del muro crollato a Berlino.<\/p>\n<p>Nei primi anni duemila, dunque, si and\u00f2 a compiere il disegno di <strong>riunificazione con l&#8217;Europa Centro-Orientale<\/strong> separata da Yalta, ideologicamente impeccabile, e commendevole soprattutto dal punto di vista del mercato tedesco, che ricomponeva l&#8217;antica regione delle citt\u00e0 anseatiche (polacche, belghe, danesi, svedesi, estoni, lettoni, lituane, olandesi). Dall&#8217;area mediterranea giunse in quegli anni l&#8217;adesione di tre piccoli Stati sovrani: <strong>Malta, Cipro <\/strong>e<strong> Slovenia<\/strong>, in tutto oggi una popolazione di 3 milioni e mezzo di abitanti, a fronte dei quasi cento milioni dei paesi dell&#8217;area ex sovietica entrati tra il 2004 e il 2007. Va detto, tuttavia, che neanche la soverchiante marginalit\u00e0 nell&#8217;Europa a egemonia centro-settentrionale \u00e8 mai riuscita a scuotere i mediterranei, che, a partire da Maastricht, hanno scartato ogni ipotesi di svolgere un ruolo autonomo e corale, cercando invece benevolenza e accordi separati con la Francia e la Germania.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, rappresentino oggi una <strong>popolazione pari a quasi un terzo di tutta l&#8217;Ue,<\/strong> e, tuttavia, non &#8220;pesano&#8221; per un terzo nelle istituzioni europee. Ma non \u00e8 soltanto un problema di contabilit\u00e0 demografiche, n\u00e9 della riproposizione di suggestioni culturali mutuate dagli studi di Braduel &#8211; che comunque aiuterebbero a costruire una chiave indispensabile per comprendere il significato dello specifico mediterraneo nella cultura europea. Esistono molte ragioni ancora per costruire un progetto mediterraneo condiviso e una \u00e8 certamente il <strong>rapporto che questa regione ha con l&#8217;Africa e il Medio Oriente<\/strong>.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Un linguaggio comune<\/strong><br \/>\nC&#8217;\u00e8 una rappresentazione pittorica, raffigurata da grandissimi artisti come Tiziano, Tiepolo, Veronese, che racconta di una <strong>giovane principessa fenicia di nome Europa<\/strong>, rapita da uno Zeus innamorato e trasformatosi in toro per portarla via attraverso il Mediterraneo. Per Rimbaud, che diede un finale romantico alla storia, una tempesta improvvisa provoc\u00f2 la caduta di Europa dal dorso del toro e la sua scomparsa nei flutti marini. Il mito omerico racconterebbe, dunque, che l&#8217;origine del nostro continente sorge in Medio Oriente e perisce nel mare Nostrum. Proprio come i migranti che raggiungono oggi le sponde europee partendo dall&#8217;Africa e, molto spesso, scomparendo tra i flutti del mare.<\/p>\n<p>Nel 2019, un anno di <strong>calo netto di flussi migratori<\/strong>, circa 166.000 migranti, provenienti dall&#8217;Africa e dal Medio Oriente, hanno chiesto asilo alle autorit\u00e0 italiane, spagnole e greche. Trovare un <strong>linguaggio comune<\/strong> tra i mediterranei significherebbe anche, per esempio, mettere mano a una riforma del regolamento di Dublino che continua a penalizzare i Paesi di prima accoglienza. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 giunto, dunque, il tempo di comprendere che la <strong>necessaria decostruzione di un&#8217;Europa ingessata<\/strong> da burocratismi, e la sua riprogettazione evolutiva e moderna, non possono prescindere da un ruolo nuovo della regione mediterranea. Ma bisogna che siano i Paesi dell&#8217;area a crederci per primi per articolare una proposta comune che non pu\u00f2 che far bene al futuro dell&#8217;Europa. Perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 tempo di negoziati separati. L&#8217;abbiamo gi\u00e0 visto e abbiamo perso tutti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sul Recovery fund schiera nello scenario europeo ancora una volta un impianto dicotomico tra Stati &#8220;frugali&#8221; del Nord\u00a0 e Stati mediterranei. 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