{"id":81858,"date":"2020-05-26T14:07:27","date_gmt":"2020-05-26T12:07:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81858"},"modified":"2020-05-26T14:08:04","modified_gmt":"2020-05-26T12:08:04","slug":"un-glossario-pop-degli-aiuti-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/un-glossario-pop-degli-aiuti-europei\/","title":{"rendered":"Sure, Mes e non solo: un glossario (pop) degli aiuti europei"},"content":{"rendered":"<p>Aspettando l&#8217;annuncio del <em>Recovery Fund<\/em> integrato in un nuovo bilancio pluriennale dell&#8217;Unione europea, proviamo a vedere quali sono state le misure adottate sinora dalle istituzioni Ue. In complesso, il pacchetto approvato lo scorso 23 aprile dal Consiglio europeo prevede aiuti per <strong>540 miliardi di euro<\/strong>: <strong>100 attraverso<\/strong>\u00a0<strong>Sure, 200 dalla Banca europea degli investimenti (Bei) e 240 dall\u2019ormai famigerato Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (Mes)<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong><em>Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency<\/em> (Sure)<\/strong> \u00e8 sostanzialmente un ammortizzatore sociale europeo volto a integrare misure nazionali come la cassa integrazione. Si tratta di uno strumento limitato tanto nel tempo, quanto nello scopo. Perch\u00e9 si attivi, tutti gli Stati Membri devono stanziare su base volontaria garanzie per una cifra complessiva di 25 miliardi. A fronte di questa, la Commissione potr\u00e0 raccogliere sui mercati prestiti fino a 100 miliardi da girare agli Stati a tassi agevolati.<\/p>\n<p>A differenza del Sure, la <strong>Bei<\/strong>\u00a0<strong>non \u00e8 uno strumento temporaneo<\/strong>, ma anzi si occupa di offrire prestiti alle piccole e medie imprese dal 1957. In maniera simile, invece, chieder\u00e0 contributi aggiuntivi per 25 miliardi a fronte dei quali prestare alle piccole e media imprese fino a 200 miliardi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ultima puntata della saga del Mes<\/strong><br \/>\nInfine, il <strong>Mes<\/strong>. Anche noto come Fondo Salva Stati, in Italia si \u00e8 tanto parlato della &#8220;responsabilit\u00e0&#8221; di chi vi ha dato per primo il via libera. Ma la\u00a0verit\u00e0 \u00e8 che non si tratta di un crimine e nessuno ha le mani sporche di sangue. Il Mes \u00e8 un trattato tra gli Stati europei creato nel 2012 come strumento di salvaguardia nel caso uno Stato si trovi in grossa difficolt\u00e0. Pu\u00f2 intervenire con due linee di credito: la prima, pi\u00f9 snella, porta con s\u00e9 condizioni piuttosto blande; la seconda, pi\u00f9 sostanziosa, altre molto pi\u00f9 stringenti di natura macroeconomica. Il problema \u00e8 che se uno Stato si trova in guai molto seri, come successo alla Grecia, non vi \u00e8 alternativa alla seconda linea e alle sue draconiane clausole.<\/p>\n<p>In ogni caso, ci\u00f2 che \u00e8 successo ad Atene \u00e8 certo riprovevole, ma altres\u00ec passato.<\/p>\n<p>La questione oggi \u00e8 che \u00e8 stata messa a punto una <strong>nuova linea di credito<\/strong>. Straordinaria, come la situazione. Ognuno (chi vuole, non necessariamente tutti) potr\u00e0 richiedere fondi fino ad un massimo del 2% del proprio Pil: per l\u2019Italia si tratta di circa 37 miliardi di prestiti a tassi agevolati.\u00a0 A quali <strong>condizioni<\/strong>? Due, molto semplici. I fondi devono essere utilizzati per coprire i <strong>costi diretti o <em>indiretti<\/em> della gestione sanitaria<\/strong> e prevenzione del virus. Essendo prestiti, vanno restituiti.<\/p>\n<p>Il secondo punto potrebbe sembrare lapalissiano, ma rivela l\u2019elefante nella stanza: la <strong>sostenibilit\u00e0 del debito pubblico italiano<\/strong>.<\/p>\n<p>Sure, Bei e Mes convengono perch\u00e9 permettono di raccogliere fondi a tassi d\u2019interesse migliori di quelli che gli Stati otterrebbero muovendosi individualmente. Ma pur sempre di prestiti, ovvero nuovo debito, si trattano.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, inoltre, \u00e8 stato sospeso il patto di stabilit\u00e0, la camicia di forza virtuosa del 60% debito\/Pil e deficit al 3%, il che significa che tutti i Paesi Ue, inclusa l\u2019Italia, sono ora liberi di indebitarsi, spendere e spandere come preferiscono.<\/p>\n<p>Il problema, quindi, non sembra tanto dove trovare i soldi, n\u00e9 trovarli a condizioni favorevoli. Il problema sar\u00e0 il <strong>livello &#8211; si stima 160-180% &#8211; del<\/strong> <strong>debito pubblico italiano<\/strong> <strong>a fine crisi.<\/strong> Incredibilmente, lo spettro della ristrutturazione del debito \u00e8 stato invocato prevalentemente come conseguenza del MES. Che \u00e8 letteralmente l\u2019unica maniera in cui questa <a href=\"https:\/\/pagellapolitica.it\/dichiarazioni\/8595\/si-il-mes-non-puo-prendere-decisioni-senza-il-voto-dellitalia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non pu\u00f2 avvenire<\/a>. \u00c8 la fotografia perfetta della politica italiana, spensieratamente prigioniera dell\u2019agenda populista.<\/p>\n<p><strong>Un fondo misto per finanziare la ripresa<\/strong><br \/>\nLa soluzione potrebbe invece arrivare da Bruxelles, dove le speranze ruotano attorno al <em><strong>Recovery Fund<\/strong><\/em>. Per ora si parla di un fondo tra i 1000 e i 1500 miliardi all&#8217;interno di un riformato\u00a0<strong>bilancio pluriennale 2021-27<\/strong>. Si tratterebbe perci\u00f2 di uno strumento pi\u00f9 strutturale e di lungo periodo, un passo decisivo verso la mutualizzazione dei rischi come norma e non pi\u00f9 eccezione.<\/p>\n<p><strong>Ma sar\u00e0 la qualit\u00e0, molto pi\u00f9 della quantit\u00e0, a far la differenza<\/strong>. Si intravede infatti la possibilit\u00e0 di un fondo misto, costituito sia da prestiti (<em>loans<\/em>), ma anche da <strong>sussidi (<em>grants)<\/em><\/strong>, ovvero iniezioni di liquidit\u00e0 che non inficiano sul debito, a fronte di interessi bassissimi ma per sempre.<\/p>\n<p>La proposta di un 500 miliardi a fondo perduto per finanziare la ripresa fatta da Francia e Germania ha trovato l&#8217;ostilit\u00e0 dei &#8220;soliti noti&#8221; &#8211; Paesi Bassi e Austria, ma anche Svezia e Danimarca -, che sembrano\u00a0irremovibili sulle barricate: di condivisione del rischio e del debito non se ne parla.<\/p>\n<p>Vi sono anche fattori di natura domestica. Soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche negli altri Stati, il governo deve vedersela con la concorrenza delle forze populiste. Ci sembrer\u00e0 strano, ma i \u201cfalchi\u201d che vogliono metterci il \u201ccappio al collo\u201d a casa loro vengono accusati di eccessiva morbidezza nei confronti di \u201c<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/2498740e-b911-3dbf-942d-ecce511a351e\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">chi spende tutto in alcol e donne<\/a>\u201d. <strong>\u00c8 il paradosso sovranista<\/strong>: movimenti identici con interessi opposti.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che non si tratta di solidariet\u00e0, n\u00e9 di piet\u00e0, ma di puro interesse personale. <strong>Una Ue in salute<\/strong>, e quindi la salute di ogni suo membro, <strong>\u00e8 fondamentale<\/strong> per una miriade di motivi non certo attinenti alla sfera morale.<\/p>\n<p>Questa crisi, se non affrontata insieme, rischia di produrre un divario insostenibile tra i vari Paesi. Aumentare le distanze, questa volta, si rivelerebbe terribilmente controproducente.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/category\/news\/cara-ai-ti-scrivo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>\u201cCara AI Ti Scrivo\u201d<\/strong><\/a>\u00a0\u00e8 la rubrica che offre ai pi\u00f9 giovani (studenti, laureandi, neolaureati e stagisti) la possibilit\u00e0 di cimentarsi con analisi e commenti sulla politica internazionale. Mandateci le vostre proposte:\u00a0<a href=\"mailto:affarinternazionali@iai.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">affarinternazionali@iai.it<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aspettando l&#8217;annuncio del Recovery Fund integrato in un nuovo bilancio pluriennale dell&#8217;Unione europea, proviamo a vedere quali sono state le misure adottate sinora dalle istituzioni Ue. 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