{"id":81968,"date":"2020-05-31T07:00:41","date_gmt":"2020-05-31T05:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81968"},"modified":"2020-06-01T09:15:23","modified_gmt":"2020-06-01T07:15:23","slug":"parsimoniosi-o-difensori-dei-vantaggi-ottenuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/parsimoniosi-o-difensori-dei-vantaggi-ottenuti\/","title":{"rendered":"Parsimoniosi o difensori dei vantaggi ottenuti?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia<\/strong> sono stati soprannominati dal <em>Financial Times<\/em> i &#8220;<em>frugal four<\/em>&#8220;, i quattro parsimoniosi. Una definizione che a molti \u00e8 sembrata poco appropriata. Forse per il richiamo a un concetto di austerit\u00e0 che, visti i danni provocati dall&#8217;approccio seguito per affrontare la crisi del 2010-2012, non ha pagato in termini di ripresa e crescita di tutta l&#8217;area euro.<\/p>\n<p><strong>La linea di frugalit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Il gruppo dei quattro Paesi ha cominciato a definirsi cos\u00ec e a muoversi compatto durante le prime discussioni avviate lo scorso anno per definire il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/bilancio-pluriennale-il-vero-ostacolo-sul-futuro-dellue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027<\/strong> <\/a>dell&#8217;Unione europea &#8211; discussioni rese ancora pi\u00f9 complesse dal venir meno del contributo britannico, che far\u00e0 mancare circa 10 miliardi di euro all&#8217;anno. I quattro hanno sostenuto un <strong>approccio molto restrittivo<\/strong> sulle risorse da assegnare al bilancio comune, da contenere intorno all&#8217;1% del prodotto interno lordo dell&#8217;Ue, e si sono schierati a <strong>favore di tagli e riduzioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono poi emersi con una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/il-no-dei-paesi-frugali-alla-proposta-merkel-macron-recovery-fund\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>linea di &#8220;frugalit\u00e0&#8221;<\/strong><\/a> ancora pi\u00f9 ferma nel dibattito che si \u00e8 aperto tra i paesi membri sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/recovery-fund-da-750-mld-il-piano-di-rilancio-della-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Recovery Fund<\/em><\/strong><\/a>, il nuovo strumento finanziario per la ricostruzione destinato ad aiutare l&#8217;economia europea a uscire dalla crisi provocata dal <strong>Covid-19<\/strong>. Quello che pi\u00f9 ha colpito \u00e8 stata la scelta di contrapporsi con un documento comune alla proposta Macron-Merkel di un fondo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/recovery-fund-500-miliardi-per-ricostruire-leuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>500 miliardi di euro<\/strong><\/a>, legato al bilancio dell&#8217;Ue dei prossimi sette anni, per aiuti sotto forma di trasferimenti e non di prestiti alle regioni e ai settori degli Stati membri colpiti pi\u00f9 duramente dalla recessione economica.\u00a0Proponendo invece un fondo di emergenza limitato a due anni, basato su prestiti &#8220;a condizioni favorevoli&#8221; e condizionato a piani di riforme. Una proposta che rischia di aumentare il livello di debito delle economie pi\u00f9 deboli. Hanno chiesto anche di &#8220;<strong>proteggere le spese dalle frodi<\/strong>&#8220;, coinvolgendo procura europea Eppo, Antifrode europeo Olaf e Corte dei Conti europea. Facendo intendere che i Paesi che hanno bisogno di aiuti debbano essere sospettati di frodi e ruberie.<\/p>\n<p><strong>Cosa unisce i quattro<\/strong><br \/>\nA quel punto \u00e8 venuto istintivo chiedersi perch\u00e9 Paesi che vantano buone performance economiche, con sistemi sociali, di welfare, considerati tra i migliori in Europa, Paesi che non richiamano un&#8217;idea di frugalit\u00e0 ma di benessere, abbiano scelto, con una visione a dir poco miope della congiuntura attuale, di giocare la parte dei &#8220;<strong>cattivi<\/strong>&#8221; che lesinano risorse a Paesi in difficolt\u00e0 perch\u00e9 colpiti in modo drammatico dall&#8217;epidemia. E soprattutto si \u00e8 fatta strada la curiosit\u00e0 di capire <strong>cosa unisce<\/strong> davvero Austria, Danimarca, Paesi bassi, Svezia.<\/p>\n<p>Per capirlo \u00e8 necessaria una <strong>breve ricostruzione storica<\/strong>, da cui si scopre che le questioni finanziarie non sono mai state estranee al processo di integrazione europea. Nel 1979 il premier britannico <strong>Margaret Thatcher<\/strong> apr\u00ec un duro scontro con i partner chiedendo di ridurre lo squilibrio di bilancio del Regno unito, il divario, cio\u00e8 tra quanto Londra versava al bilancio comune e quanto riceveva con le politiche comuni, squilibrio ritenuto eccessivo e riassunto nella famosa frase &#8220;<strong><em>I want my money back<\/em><\/strong>&#8220;. La disputa si trascin\u00f2 per anni bloccando la discussione sugli altri dossier e si chiuse nel 1984 al Consiglio europeo di Fontainebleau con una sostanziale vittoria della <em>Lady<\/em> <em>di ferro<\/em>, che ottenne un rimborso, la restituzione per un importo pari al 66% della differenza tra il contributo del Regno unito al bilancio dell&#8217;Ue e l&#8217;importo ricevuto con i finanziamenti europei.<\/p>\n<p>La <strong>Germania<\/strong>, principale contribuente netto al bilancio, ottenne subito una riduzione della quota che avrebbe dovuto versare in pi\u00f9. Il principio della compensazione strappato dalla Thatcher era definitivo e ritenuto non negoziabile da tutti i leader britannici che si sono succeduti. L&#8217;onere finanziario della compensazione riconosciuta al Regno Unito (<strong><em>rebate<\/em><\/strong>)\u00a0 \u00e8 stato ripartito tra gli altri Stati membri proporzionalmente alla loro quota relativa del Rnl della Cee\/Ue.<\/p>\n<p>Cosa che ha portato negli anni a mettere in piedi un <strong>complicato sistema di <em>rebates<\/em> e concessioni<\/strong> allargate a altri paesi.\u00a0Nel 2002 la Germania, l&#8217;Austria, i Paesi Bassi e la Svezia hanno ottenuto di pagare soltanto il 25% della loro quota normale di finanziamento della correzione per il Regno Unito.\u00a0Per il periodo 2014-2020, con una correzione sulla correzione, \u00e8 stato garantito un ulteriore sconto su quanto pagato in sette anni in proporzione al Rnl : 60 milioni di euro all&#8217;Austria, 130 milioni alla Danimarca, 695 milioni ai Paesi bassi, 185 milioni alla Svezia.<\/p>\n<p><strong>La fine del rebate<br \/>\n<\/strong>Dato che nel 2020 con l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/cautela-o-azzardo-negoziare-il-futuro-della-brexit-durante-la-pandemia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>uscita del Regno unito<\/strong><\/a> si chiude il capitolo <em>rebate<\/em>, la Commissione europea nell&#8217;ottobre 2019 ha proposto di eliminare ogni forma di rimborso e quindi tutte le agevolazioni che hanno portato a un sistema definito &#8220;opaco e ingiusto&#8221;. Il <a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=COM:2019:0456:FIN:IT:PDF\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">documento della Commissione<\/a> denuncia infatti una situazione che vede i Paesi che godono delle correzioni versare una percentuale del loro reddito pi\u00f9 bassa degli altri.<\/p>\n<p>In altre parole, gli Stati pi\u00f9 ricchi pagano meno in percentuale del loro reddito nazionale lordo pro capite. I Paesi bassi, ad esempio, prendendo a riferimento il reddito nazionale lordo, contribuiscono al bilancio con una spesa dello 0,67 %, la quota pi\u00f9 bassa in assoluto. Italia, Francia e Spagna hanno una percentuale tra lo 0,85% e lo 0, 86%.<\/p>\n<p><em>La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/parsimoniosi-o-difensori-dei-vantaggi-ottenuti-parte-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">seconda parte<\/a> dell&#8217;articolo \u00e8 stata pubblicata su AffarInternazionali luned\u00ec 1 giugno 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia sono stati soprannominati dal Financial Times i &#8220;frugal four&#8220;, i quattro parsimoniosi. Una definizione che a molti \u00e8 sembrata poco appropriata. 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