{"id":8220,"date":"2008-05-26T00:00:00","date_gmt":"2008-05-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gruppo-di-riflessione-strategica-unesperienza-da-continuare\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:45","slug":"gruppo-di-riflessione-strategica-unesperienza-da-continuare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/gruppo-di-riflessione-strategica-unesperienza-da-continuare\/","title":{"rendered":"Gruppo di riflessione strategica: un\u2019esperienza da continuare"},"content":{"rendered":"<p>Il Gruppo di Riflessione Strategica insediato al Ministero degli Esteri nell\u2019ottobre del 2007 ha rappresentato un\u2019 innovativa occasione di scambio tra diplomatici di carriera ed analisti provenienti dal mondo delle Universit\u00e0, dei centri di ricerca, della pubblica amministrazione e dell\u2019economia. Al di l\u00e0 delle specifiche proposte contenute nel Rapporto finale, incomplete a causa della precoce caduta del governo Prodi e gi\u00e0 sintetizzate su <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=781\"><b><u>questa rivista<\/u><\/b><\/a>, uno degli aspetti pi\u00f9 importanti di quell\u2019esperienza \u00e8 stato rappresentato dal metodo di lavoro adottato.<\/p>\n<p><b>Una tendenza internazionale<\/b><br \/>\nIl processo messo in atto con la creazione del gruppo di riflessione strategica non nasce dal nulla, ma si colloca all\u2019interno di linee di tendenza che si stanno affermando in Europa e per alcuni aspetti negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>La prima tendenza \u00e8 quella di definire con maggior precisione una lista di priorit\u00e0 ed interessi nazionali sulla base ad una valutazione complessiva delle relazioni internazionali, dei rischi e delle opportunit\u00e0 per il sistema paese. In un\u2019epoca di fluida ridefinizione delle dinamiche internazionali e di slittamento delle fonti di autorit\u00e0 e potere, la definizione di un quadro di riferimento comune diventa un\u2019esigenza sempre pi\u00f9 impellente.<\/p>\n<p>La seconda tendenza \u00e8 quella di concentrare le \u201cpolitiche internazionali\u201d presso il gabinetto del Primo Ministro. A ci\u00f2 contribuisce la grande velocizzazione dei processi decisionali, che produce grandi pressioni sui governi affinch\u00e9 agiscano rapidamente. Cui si aggiungono le esigenze di un mondo dell\u2019informazione che vive ormai 24 ore su 24 e induce a centralizzare ulteriormente gli sforzi della comunicazione ufficiale (incluse le foto opportunity e una certa passione per gli incontri \u201cal vertice\u201d). Ma la crescente centralizzazione della politica estera \u00e8 anche una risposta naturale all\u2019indebolimento delle linee di demarcazione tra le varie aree della politica estera nazionale, come la diplomazia tradizionale ed i rapporti commerciali, o la difesa e le attivit\u00e0 giudiziarie e di polizia.<\/p>\n<p>Infine, la sempre minore incidenza degli Stati nazionali rispetto ai grandi processi internazionali, congiunta alla graduale \u201csovranazionalizzazione\u201d dei processi decisionali, crea nelle amministrazioni nazionali un istinto conservativo che determina una sempre maggiore concentrazione di responsabilit\u00e0 e competenze.<\/p>\n<p>La centralizzazione ha senso, tuttavia, solo se supportata da forti capacit\u00e0 analitiche e dall\u2019abilit\u00e0, nello stesso tempo, di creare un canale di comunicazione con l\u2019opinione pubblica nazionale. \u00c8 in questa prospettiva che i ministeri degli esteri stanno ridefinendo le proprie funzioni in quasi tutti i paesi occidentali. Se la diplomazia vuole rimanere rilevante al di l\u00e0 dei ristretti \u2013 seppur importantissimi \u2013 confini dei negoziati internazionali, alcuni adeguamenti sono necessari. In altri termini, accanto alle pi\u00f9 tradizionali funzioni di negoziatori di accordi con altri paesi, i ministeri degli esteri tendono sempre pi\u00f9 a trasformarsi in produttori di scenari, opzioni, idee. Ovviamente i diplomatici ed i \u201cmediatori di idee\u201d (dalle universita\u2019 ai \u201cthink tank\u201d) continueranno ad avere le loro rispettive funzioni. Ma esse sembrano diventare sempre pi\u00f9 contigue. E questa \u00e8, complessivamente, una buona notizia.<\/p>\n<p><b>In cerca di coerenza<\/b><br \/>\nQueste tendenze possono convergere per dare maggior coerenza a tutti gli strumenti che possono accrescere l\u2019influenza internazionale di un paese. In questo senso, ad esempio, il governo tedesco ha avviato un\u2019ampia discussione sulla creazione di un ufficio, su modello del National Security Council americano, che avrebbe il compito di assicurare maggiore coerenza e fornire analisi e strategie. I sostenitori della proposta affermano infatti che la coerenza \u00e8 un elemento fondamentale in un paese federale come \u00e8 la Germania. Gran parte della discussione, ovviamente, si concentra sull\u2019attribuzione di maggiori poteri alla Cancelleria, e sul rischio che ci\u00f2 vada a scapito del Ministero degli Esteri.<\/p>\n<p>Pur senza evocare soluzioni universalmente valide, va ricordato che negli Stati Uniti da molti anni \u00e8 in voga la pratica di assumere analisti esterni nel Dipartimento di Stato e nel National Security Council (Nsc), cos\u00ec come in altre agenzie. Questi di solito non sono parlamentari \u2013 come in molti casi accade in Italia per i sottosegretari \u2013 e la maggior parte non \u00e8 direttamente legata ad un partito politico. Un\u2019esperienza di lavoro al Dipartimento di Stato o al Nsc per un esperto non implica mai l\u2019interruzione del proprio rapporto con il \u201cthink tank\u201d o con l\u2019universit\u00e0 di provenienza. Al contrario, \u00e8 esattamente questo \u201cpassaggio\u201d da un mondo all\u2019altro che favorisce reciproca conoscenza e contaminazione. Fatte le dovute proporzioni, una dinamica simile si \u00e8 in certi sensi avviata anche in Italia. Nel Gruppo di Riflessione strategica messo in piedi alla Farnesina, ad esempio, \u00e8 stato evidente come ognuno degli esperti abbia messo a disposizione un vasto network di rapporti internazionali con altri istituti di ricerca, circoli accademici e ambienti imprenditoriali.<\/p>\n<p>Ovviamente, quanto pi\u00f9 la comunit\u00e0 degli esperti interagisce con i circoli ufficiali, tanto pi\u00f9 essa pu\u00f2 agire come canale di comunicazione informale con il mondo esterno. Idee, proposte e preoccupazioni italiane potranno essere meglio conosciute e comprese anche all\u2019estero. Si tratta di un percorso a doppio senso, in cui analisti indipendenti hanno \u2013 parzialmente \u2013 accesso alla sfera decisionale della politica estera (con tutte le sue complessit\u00e0) in quanto offrono un ritorno ai diplomatici. Una spirale virtuosa che certamente merita di essere ulteriormente alimentata.<\/p>\n<p><b>E ora?<\/b><br \/>\nIl <a href=\"http:\/\/www.esteri.it\/mae\/doc\/MD_COMPLETO.doc\" target=\"blank\"><b><u> Rapporto 2020<\/u><\/b><\/a> \u00e8 stato un esercizio bipartisan, si spera dunque possa essere preso a riferimento anche dal nuovo governo. In ogni sistema democratico la politica estera \u00e8 pi\u00f9 o meno direttamente, influenzata anche dall\u2019opinione pubblica. La costruzione di un ampio consenso \u00e8 fondamentale per evitare un pericoloso <i>iato <\/i>tra gli impegni ufficiali e la capacit\u00e0 decisionale e di azione del paese. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero in un contesto di crescenti spinte competitive per l\u2019economia italiana, e di cambiamenti a livello internazionale, con missioni di stabilizzazione all\u2019estero sempre pi\u00f9 impegnative e la prospettiva delle elezioni americane del prossimo novembre. Tutti fattori che determineranno la richiesta di un impegno maggiore, e non minore, da parte dell\u2019Italia e dell\u2019Europa nel suo insieme. Ragionare in chiave strategica non \u00e8 dunque un lusso, ma un imperativo: pu\u00f2 stimolare interessanti idee e proposte, sia basate sul consenso che, eventualmente, sul dissenso. L\u2019esperienza di un gruppo indipendente di analisti ha rappresentato un primo passo nella giusta direzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Gruppo di Riflessione Strategica insediato al Ministero degli Esteri nell\u2019ottobre del 2007 ha rappresentato un\u2019 innovativa occasione di scambio tra diplomatici di carriera ed analisti provenienti dal mondo delle Universit\u00e0, dei centri di ricerca, della pubblica amministrazione e dell\u2019economia. 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