{"id":8230,"date":"2008-05-26T00:00:00","date_gmt":"2008-05-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-israele-e-libano-verso-una-ricomposizione-regionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:45","slug":"siria-israele-e-libano-verso-una-ricomposizione-regionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/siria-israele-e-libano-verso-una-ricomposizione-regionale\/","title":{"rendered":"Siria, Israele e Libano: verso una ricomposizione regionale?"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 maggio scorso Israele e Siria hanno reso noto che da circa un anno conducono  colloqui nell\u2019intento di concludere  un trattato di pace. I colloqui si svolgono in Turchia e sono indiretti, cio\u00e8 hanno luogo attraverso un mediatore ufficiale del governo turco che fa la spola fra le due delegazioni, insediate in luoghi separati. Nei mesi scorsi la Siria aveva fatto trapelare qualche  notizia di questi dialoghi,  e la stampa, specialmente in Israele, ne aveva parlato. Tuttavia \u00e8 significativo che ora, di comune accordo, i due paesi ne abbiano dato pubblica conferma. Tutti i precedenti tentativi di risolvere il conflitto tra Siria e Israele fino ad oggi sono falliti. Cosa accadr\u00e0 questa volta?<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 proprio ora <\/b><br \/>Due giorni prima dell\u2019annuncio, l\u2019 analista israeliano <a href= \"http:\/\/www.inss.org.il\/publications.php?cat=21&#038;incat=&#038;read=1814\" target= \"blank\"><b><u> Shmuel Even<\/u><\/b><\/a>, ha elencato le opzioni e i rischi che un accordo con la Siria pone ad Israele, sintetizzando un dibattito che nel paese non \u00e8 mai cessato. Gi\u00e0 da un pezzo le alture del Golan, conquistate da Israele nel 1967 e poi annesse al territorio israeliano, non sono pi\u00f9 l\u2019oggetto centrale del contendere. Israele \u00e8 disposto a dismettere il Golan e riconsegnarlo a Damasco se arriva a credere che questo conduce ad un allentamento dell\u2019alleanza fra la Siria e l\u2019Iran e, quindi, la Siria e il Partito di Dio in Libano. Il ritorno del Golan \u00e8 comparativamente pi\u00f9 importante per la Siria di quanto sia la sua riconsegna per Israele, perch\u00e9 ci\u00f2 riguarda direttamente la legittimazione politica del regime degli Assad. <\/p>\n<p>Tuttavia, per la Siria \u00e8 oggi forse ancora pi\u00f9 importante ristabilire un rapporto normale con gli Stati Uniti, poich\u00e9 \u2013 almeno cos\u00ec si pensa a Damasco \u2013 ci\u00f2 consentirebbe un\u2019intesa sul Libano e, nel pi\u00f9 breve termine, la remissione della minaccia posta dal tribunale Hariri. La Siria, infatti, intende il negoziato indiretto mediato dalla Turchia solo come prologo di un negoziato diretto mediato dagli Stati Uniti. Quella, agli occhi dei siriani, \u00e8 la sede in cui sarebbe possibile e vantaggioso raggiungere un pacchetto di compromessi e garanzie.<\/p>\n<p>Naturalmente tutto ci\u00f2 non \u00e8 scontato e, a quanto se ne sa, il prenegoziato patrocinato dai turchi non ha eliminato ostacoli e incertezze. Perch\u00e9, allora, \u00e8 stato reso noto proprio adesso? Forse perch\u00e9 i recenti cambiamenti nella dinamica regionale lo consigliano alle parti e anche agli Stati Uniti. Ci si riferisce qui all\u2019evoluzione che si \u00e8 avuta in Libano, dove una lettura \u2013 forse ingenua \u2013 del successo ottenuto dal colpo di stato del Partito di Dio a met\u00e0 maggio suggerisce la necessit\u00e0 di fare qualche cosa nella regione per cercare almeno di arrestare l\u2019avanzata inesorabile del \u201cpotere sciita\u201d. La remissivit\u00e0 degli Usa nelle circostanze del sommovimento libanese di met\u00e0 maggio \u00e8 stata ovviamente notata da tutti gli osservatori, sia nel senso della mancanza di un intervento nella questione libanese, che apparentemente \u00e8 stata solo subito, sia nel senso di astensione dalla viva opposizione finora manifestata da Washington nei confronti dei fautori israeliani di una ripresa di contatto con la Siria. Un giornalista di base a Beirut, <a href= \"http:\/\/www.bitterlemons-international.org\/inside.php?id=934\" target= \"blank\"><b><u> Nicholas Blanford, <\/u><\/b><\/a>, ha sottolineato che \u201cpochi in Medio Oriente considereranno una coincidenza che nello stesso giorno sia stato fatto l\u2019accordo di Doha [che consacra la vittoria del Partito di Dio e del suo \u201ccolpo di stato\u201d dandogli potere di veto nei confronti della maggioranza] e sia stato annunciato che Israele e Siria sono impegnati da pi\u00f9 di un anno in colloqui di pace mediati dai turchi\u201d. Dunque, la novit\u00e0 \u2013 che, come abbiamo detto, non sta nei colloqui,\u2013 sta nel fatto che essi siano ora un tassello esplicito nel mosaico conflittuale che oppone Usa e Iran: Washington avrebbe dato via libera ad Israele, accettando la tesi di Olmert e di molti israeliani che un positivo negoziato con la Siria potrebbe essere il punto di sblocco del conflitto diretto e indiretto fra Washington e Teheran e relativi alleati e clienti.<\/p>\n<p><b>Tra Washington e Teheran<\/b><br \/>Anche ammesso che l\u2019opposizione degli Usa \u2013 uno degli ostacoli principali alla ripresa del negoziato Siria-Israele \u2013 sia ora attenuata, se non eliminata, come risultato dei cambiamenti in corso nella dinamica regionale, restano nondimeno incertezze e interrogativi. I pi\u00f9 nazionalisti fra i conservatori israeliani, come Dore Gold, ora presidente del Jerusalem Center for Public Affairs,e gi\u00e0 stretto collaboratore di Benjamin Netanyahu, oltre ai noti argomenti militari sul possesso delle alture, avanzano pesanti dubbi sulla possibilit\u00e0 che un trattato di pace allenti le alleanze regionali siriane. Secondo questo settore dell\u2019opinione pubblica israeliana, la Siria resta padrona di cambiare e ricambiare idea: \u201cMentre la concessione del Golan da parte d\u2019Israele sarebbe irreversibile, l\u2019orientamento politico degli stati del Medio Oriente \u00e8 notoriamente variabile\u201d. In altri termini, il quesito che agita un po\u2019 tutti da quando si \u00e8 riparlato di negoziato Siria-Israele \u00e8 se, in cambio della restituzione del Golan, veramente la Siria sia interessata a rivedere la sua posizione regionale. In effetti, quando si parla con i siriani, si capisce con certezza la loro ferma intenzione di continuare a giocare un ruolo regionale maggiore, ma non si capisce bene come s\u2019immaginino l\u2019adattamento di questo ruolo nel contesto del rapporto di pace che desiderano con Israele e del rapporto collaborativo cui aspirano nei confronti degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Lo IAI che, sotto l\u2019ombrello di EuroMeSCo il 16 maggio scorso ha organizzato a Damasco un seminario sui rapporti fra l\u2019Unione europea e la Siria, ha avuto un\u2019opportunit\u00e0 di ascoltare dai  colleghi siriani le loro idee sulla situazione regionale. In particolare, le ha potute ascoltare dalla voce del direttore dello Oriental Center for International Studies-Ocis, Samir Al Taqi, il quale \u00e8 \u2013 secondo una recente informazione di <a href= \" http:\/\/www.haaretz.com\/hasen\/spages\/978778.html\" target= \"blank\"><b><u> Haaretz<\/u><\/b><\/a> \u2013 il rappresentante siriano nei colloqui che Ankara sta mediando da pi\u00f9 di un anno.  Quello che lo IAI ha sentito dire a Damasco coincide con le valutazioni degli analisti israeliani favorevoli ad andare avanti con la Siria. La Siria non prender\u00e0 impegni espliciti sulle sue alleanze regionali attuali, n\u00e9 inaugurer\u00e0 con Israele una pace \u201ccalda\u201d a seguito del trattato. Certamente per\u00f2 prender\u00e0 impegni di sicurezza nei confronti di Israele, se questi saranno garantiti da un\u2019intesa americana circa un suo ruolo politico regionale nei confronti del Libano, della Palestina e dell\u2019Iraq. Questo ruolo, in quanto a fronte di garanzie di sicurezza verso Israele, sar\u00e0 per forze di cose diverso, nei suoi contenuti e obiettivi, da quello, diciamo \u201cpanarabo\u201d, che finora la Siria ha cercato di svolgere, appoggiandosi un po\u2019 equivocamente all\u2019Iran. In esso, gli obiettivi di sviluppo economico sono destinati ad avere un posto di primo piano.<\/p>\n<p><b>Un mosaico regionale diverso<\/b><br \/>Quanto \u00e8 credibile tutto questo? In generale, si deve sottolineare che un trattato di pace con Israele colloca automaticamente la Siria accanto all\u2019Egitto e alla Giordania, in una posizione regionale sostanzialmente e irrevocabilmente diversa da quella attuale. Ci\u00f2 non cambier\u00e0 automaticamente l\u2019allineamento regionale di Damasco, ma non potr\u00e0 che indebolire e mostrare i limiti delle attuali alleanze. Tuttavia, per rispondere in modo sia pur cautamente affermativo ai dubbi sulla credibilit\u00e0 della prospettiva siriana che sembra trasparire dai recenti avvenimenti, si deve riflettere sul fatto che a lungo termine sia l\u2019alleanza con l\u2019Iran sia quella con il Partito di Dio in Libano contengono forti elementi di contraddizione per la sicurezza di un regime secolare, nazionalista e di ristretta legittimazione come quello degli Assad. <\/p>\n<p>La brillante strumentalizzazione dell\u2019alleanza con gli sciiti \u00e8 destinata prima o poi a finire o rovesciarsi, in particolare la stabilizzazione di un Libano a guida sciita \u00e8 tutt\u2019altro che favorevole alla sicurezza della Siria. Perci\u00f2, la Siria si trova ad effettuare l\u2019ennesimo \u201cmovimento correttivo\u201d della sua storia contemporanea, questa volta da un allineamento internazionale ad un altro. Ma questo cambiamento, che pu\u00f2 compiersi nel lungo termine e solo a quel punto portare i suoi frutti, deve passare per una difficile transizione nel breve termine: uno stretto sentiero fra l\u2019abbandono di una posizione autorevole ma costosa e rischiosa e l\u2019edificazione di una posizione altrettanto autorevole in un contesto, per\u00f2, di alleanze e rapporti pi\u00f9 facili e gratificanti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un passo da poco, ma \u00e8 una prospettiva di estremo interesse per la sicurezza dell\u2019Occidente e dell\u2019Italia, che certamente va incoraggiata e sostenuta. \u00c8 auspicabile che il nuovo governo italiano continui ad incoraggiarla e sostenerla mantenendo alta, come avvenuto negli ultimi anni, l\u2019attenzione  verso la Siria e l\u2019intera regione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 maggio scorso Israele e Siria hanno reso noto che da circa un anno conducono colloqui nell\u2019intento di concludere un trattato di pace. 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