{"id":82333,"date":"2020-06-17T15:00:01","date_gmt":"2020-06-17T13:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=82333"},"modified":"2020-06-17T15:37:44","modified_gmt":"2020-06-17T13:37:44","slug":"europa-mediterranea-e-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/europa-mediterranea-e-migranti\/","title":{"rendered":"Europa mediterranea e migranti"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\">\n<p><span style=\"font-size: 16px;\">Il <em>lockdown<\/em> dell&#8217;intero territorio europeo aveva rimosso dal catalogo delle priorit\u00e0 problematiche i <strong>flussi migratori<\/strong>, praticamente rarefatti nei mesi della pandemia. L&#8217;ultimo fotogramma di una sequenza ininterrotta e lunga almeno un decennio risale al mese di gennaio: era la cronaca drammatica dell&#8217;<strong>annegamento di un bambino nel mar Egeo<\/strong>, nella sfortunata migrazione di siriani diretti in Europa per la via interna, con l&#8217;attraversamento della Grecia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\"><strong>Nuova crisi migratoria<\/strong><br \/>\nAdesso che la pandemia sembra allentare la presa sui Paesi dell&#8217;Europa comunitaria, si riapre l&#8217;<strong>esodo<\/strong>, sospinto dalla buona stagione e dal perpetuo ribollire della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/la-quinta-fase-del-conflitto-libico-il-momento-turco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libia<\/strong><\/a> e delle altre aree critiche del medio-Oriente. Il <em>warning<\/em> \u00e8 riferito a <strong>20000 migranti<\/strong> in rotta per le coste italiane, spagnole, greche, maltesi e cipriote: l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/unoccasione-per-leuropa-mediterranea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Europa mediterranea<\/strong><\/a> che, a partire dalle primavere arabe, sopporta a nome del continente il carico di un impatto che ha conosciuto solo solidariet\u00e0 formali dall&#8217;Ue e nessuna concreta ipotesi risolutiva. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\">La <strong>nuova crisi migratoria<\/strong> nell&#8217;area mediterranea \u00e8 l&#8217;esito di molti fattori &#8211; l&#8217;affievolirsi dell&#8217;allarme pandemico forse non rappresenta l&#8217;elemento decisivo. Piuttosto appare evidente il <strong>fallimento delle politiche di &#8220;esternalizzazione dei confini&#8221;<\/strong>\u00a0praticato attraverso la devoluzione a Paesi terzi del compito di sigillare le frontiere, spostate ai limiti dei Paesi di emigrazione. A parte l&#8217;obiezione sull&#8217;uso controverso dei fondi europei &#8211; destinati alla cooperazione ma impiegati per il pattugliamento militare delle frontiere &#8211; questa strategia, adottata in chiave di autotutela elettorale dei governi dei Paesi membri Ue per fronteggiare l&#8217;ondata sovranista, con evidente sottovalutazione dei profili di compatibilit\u00e0 con i diritti umani dei migranti, ha dimostrato di non funzionare. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\">Se non bastasse l&#8217;aggravamento attuale dell&#8217;instabilit\u00e0 strutturale della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/libia-un-anno-di-guerra-e-la-pace-e-piu-lontana-che-mai\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libia<\/strong><\/a>\u00a0(il perdurare dell&#8217;inumana condizione in cui versano i migranti nei suoi centri di detenzione, la finzione di considerare il Paese come &#8220;zona sicura&#8221; alla stregua delle regole che la stessa Ue si \u00e8 data), sarebbe sufficiente a illustrare il fallimento della politica europea di esternalizzazione l&#8217;ingloriosa <strong>fine dell&#8217;accordo del 2016 con la Turchia<\/strong> di <strong>Recep Tayyip Erdogan<\/strong> per bloccare i migranti diretti in Europa dai teatri di crisi in Medio Oriente. Un accordo che, come altri sottoscritti singolarmente da Stati membri, conferisce legittimazioni politiche a regimi che si muovono esplicitamente in una dimensione opposta rispetto ai principi fondativi dell&#8217;Ue ispirati al criterio della democrazia e della tutela dei diritti umani.<\/span><\/p>\n<p><strong>Il documento dei 5 Paesi\u00a0mediterranei<\/strong><br \/>\nIl nuovo allarme su nuovi e ingenti flussi migratori nel Mediterraneo, comunque, \u00e8 reale e certamente non pu\u00f2 ritenersi frutto di eventi eccezionali e destinati a non ripetersi nel tempo. \u00c8 necessaria, dunque, una <strong>presa di posizione urgente<\/strong> da parte delle istituzioni europee, che affronti il tema con risposte strutturali, tornando alle radici del problema che si chiama <strong>riforma del regolamento di Dublino<\/strong>.<\/p>\n<p>Rispetto al passato qualcosa si \u00e8 mosso e ad opera, questa volta, dell&#8217;<strong>Europa mediterranea nel suo insieme<\/strong>, con l&#8217;assunzione di un&#8217;iniziativa corale che fa ben sperare sulla nuova consapevolezza del ruolo della parte meridionale dell&#8217;Unione nella dialettica politica del continente. Non rappresenta una circostanza ricorrente, infatti, la sottoscrizione da parte dei cinque Stati membri dell&#8217;Ue che si affacciano sul Mediterraneo di un <strong>documento<\/strong> che rivendica un <strong>nuovo patto sulla migrazione e l&#8217;asilo<\/strong>.<\/p>\n<p>Invocando l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/etudes\/join\/2011\/453167\/IPOL-LIBE_ET(2011)453167_IT.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">art. 80 del Tfue<\/a> che fa del <em>burden sharing<\/em>, la solidariet\u00e0 che invoca l&#8217;equa ripartizione delle responsabilit\u00e0, uno dei principi cardine dell&#8217;Unione, <strong>Italia, Spagna, Grecia, Cipro <\/strong>e<strong> Malta<\/strong>, i cinque Paesi che sopportano l&#8217;intero carico delle migrazioni via mare in rotta per l&#8217;Europa, hanno chiesto alle istituzioni comunitarie di mettere finalmente mano alla riforma dei regolamenti di Dublino, superando il <strong>criterio della responsabilit\u00e0 esclusiva<\/strong> in capo allo Stato membro di primo ingresso del richiedente asilo al fine di &#8220;garantire una politica migratoria e d&#8217;asilo effettiva ed improntata all&#8217;equa ripartizione degli oneri tra tutti gli Stati membri, in particolare a fronte di flussi migratori di massa o straordinari&#8221;.<\/p>\n<p>Il cuore del documento, articolato in pi\u00f9 punti, \u00e8 la <em>vexata quaestio<\/em> dell&#8217;accoglimento di un meccanismo chiaro, di carattere obbligatorio e automatico, per l&#8217;attribuzione della responsabilit\u00e0 sulle richieste di asilo, &#8220;fondato su una distribuzione pro quota per ogni Stato membro&#8221;. L&#8217;<strong>obbligatoriet\u00e0<\/strong>, <strong>contrapposta alla volontariet\u00e0<\/strong> e la gestione della ripartizione delle quote attraverso un sistema centralizzato a livello europeo, rappresentano l&#8217;elemento di novit\u00e0 rispetto al sistema vigente.<\/p>\n<p>Ma, anche al netto di contenuti che pure hanno rilevanza nell&#8217;indicare soluzioni concrete a un nodo mai sciolto, la sottoscrizione di quel documento ha un&#8217;importanza politica innegabile, perch\u00e9 pone possibili basi per una solidariet\u00e0 tra Stati sovrani dell&#8217;area mediterranea chiamati a completare il disegno di un&#8217;Unione equilibrata, perch\u00e9 non favorirebbe cos\u00ec egemonie di una parte sull&#8217;altra. Perch\u00e9 l&#8217;<strong>Europa o \u00e8 anche mediterranea o non \u00e8<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lockdown dell&#8217;intero territorio europeo aveva rimosso dal catalogo delle priorit\u00e0 problematiche i flussi migratori, praticamente rarefatti nei mesi della pandemia. 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