{"id":82353,"date":"2020-06-18T09:57:52","date_gmt":"2020-06-18T07:57:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=82353"},"modified":"2020-06-18T14:38:46","modified_gmt":"2020-06-18T12:38:46","slug":"recovery-fund-compromesso-cercasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/recovery-fund-compromesso-cercasi\/","title":{"rendered":"Recovery Fund: compromesso cercasi"},"content":{"rendered":"<p>Mentre i leader europei si apprestano a un altro <strong>Consiglio europeo virtuale<\/strong>, le speranze per giungere a compromesso sul piatto forte dell&#8217;incontro \u2013 il <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/recovery-fund-da-750-mld-il-piano-di-rilancio-della-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Recovery Fund<\/a><\/strong> \u2013 sembrano affievolirsi. Infatti, si punta gi\u00e0 a un Consiglio da tenere a luglio e questa volta con presenza fisica. La negoziazione \u00e8 cos\u00ec complessa perch\u00e9 riguarda al contempo <strong>sia il nuovo fondo sia il bilancio Ue 2021-2027<\/strong>, su cui il fondo stesso dovr\u00e0 poggiare.<\/p>\n<p><strong>Il cambio di paradigma della Germania<br \/>\n<\/strong>Riaffiorano, quindi, quelle divisioni che avevano gi\u00e0 impedito il raggiungimento di un accordo sul bilancio lo scorso febbraio, appena prima dell\u2019emergenza del Covid-19. Ancora una volta ad assumere le posizioni pi\u00f9 dure sono i<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/parsimoniosi-o-difensori-dei-vantaggi-ottenuti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> &#8220;Paesi frugali&#8221; del Nord<\/strong><\/a>, ma con una importante defezione: quella della <strong>Germania<\/strong>. Nelle settimane scorse la cancelliera Merkel ha infatti spiazzato tutti con un cambio di passo che ha cancellato in un sol colpo <strong>un vero e proprio tab\u00f9 di Berlino<\/strong>: condividere i debiti prima di aver ridotto i rischi.<\/p>\n<p>Certo, questa condivisione riguarda &#8220;solo&#8221; le centinaia di miliardi che verranno prese a prestito dai mercati per rimpinguare il <em>Recovery Fund<\/em> e non i debiti pregressi, ma si tratta comunque di una <strong>presa di posizione coraggiosa e senza precedenti<\/strong> da parte della cancelliera. Tanto pi\u00f9 che insieme al Presidente Macron ha espressamente proposto \u2013 anticipando anche la proposta della Commissione europea \u2013 che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/recovery-fund-500-miliardi-per-ricostruire-leuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>500 miliardi<\/strong><\/a> vengano distribuiti nella forma di contributi a fondo perduto ai Paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi, ancora prima di stabilire precisamente (e a quali condizioni) questi soldi saranno spesi. Un ulteriore <strong>cambio di paradigma per la Germania<\/strong> che denota una ritrovata forza da parte della cancelliera dopo la positiva gestione dell&#8217;emergenza Covid-19 nel proprio Paese.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi un colpo di fortuna che la chiusura dei negoziati e la successiva implementazione del <em>Recovery Fund<\/em> possano avvenire proprio durante il semestre di <strong>presidenza tedesca del Consiglio<\/strong> dell&#8217;Ue. Chi altri se non la Germania potrebbe avere gli argomenti giusti per <strong>convincere i Paesi &#8220;frugali&#8221;<\/strong>\u00a0e spingere tutti verso un compromesso finale?<\/p>\n<p><strong>Le preoccupazioni dei Paesi &#8220;frugali&#8221;<br \/>\n<\/strong>Ma il punto rimane: su quali basi potr\u00e0 reggersi questo compromesso? Per abbozzare una risposta \u00e8 bene richiamare brevemente le principali <strong>richieste e preoccupazioni dei Paesi &#8220;frugali&#8221;<\/strong>. Essenzialmente, questi lamentano che i 750 miliardi proposti dalla Commissione siano troppi e che bisognerebbe dunque <strong>puntare a un ammontare pi\u00f9 basso<\/strong>, che riduca sensibilmente quanto loro potrebbero essere costretti a pagare a favore dei Paesi pi\u00f9 colpiti dal coronavirus. In effetti una riduzione dell\u2019ammontare complessivo potrebbe rientrare nell\u2019accordo finale e una avvisaglia in tal senso la si \u00e8 avuta in occasione dell\u2019ultimo Consiglio dei ministri delle finanze, in cui la Germania sembra essere tornata alla cifra dei <strong>500 miliardi prevista nella dichiarazione<\/strong> franco-tedesca.<\/p>\n<p>Spetter\u00e0 inoltre alla presidenza tedesca (oltre che alle istituzioni europee) ricordare a <strong>Danimarca, Svezia, Austria e Olanda<\/strong> che il <strong>Recovery Fund non si tradurr\u00e0 automaticamente in un drammatico aumento<\/strong> dei contributi che dovranno versare alle casse di Bruxelles. In effetti, attraverso l&#8217;innalzamento della <em>headroom<\/em> sul bilancio Ue, i governi si impegnano a fornire solo una sorta di garanzia sulla base della quale la Commissione potr\u00e0 emettere dei titoli e reperire sui mercati le risorse necessarie al <em>Recovery Fund<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Nuove entrate e investimenti<br \/>\n<\/strong>Il <strong>ripagamento dei titoli in scadenza<\/strong>, di cui quindi tutti i Paesi europei si fanno garanti, dovrebbe avvenire mediante nuove entrate proposte dalla Commissione europea: <strong>10 miliardi<\/strong> all&#8217;anno attraverso la<strong> riforma dell&#8217;<em>Ets<\/em><\/strong> (i permessi di inquinamento \u2013 a pagamento \u2013 per le grandi imprese), dai <strong>5 ai 14 miliardi<\/strong> all&#8217;anno attraverso una <strong><em>carbon tax<\/em><\/strong> sulle importazioni ad alto contenuto di gas serra, e ancora <strong>10 miliardi<\/strong> all&#8217;anno da una <strong>tassa per le imprese<\/strong> che traggono i maggiori benefici dall\u2019esistenza del mercato unico e <strong>1,3 miliardi<\/strong> da una<strong> <em>digital tax<\/em><\/strong> sui giganti del web (una proposta che sta comunque attirandosi diverse critiche visto che in buona parte si tratterebbe di nuove tasse).<\/p>\n<p>Inoltre, i prestiti che potrebbero essere concessi ai Paesi membri attraverso il Recovery Fund dovrebbero avere secondo la Commissione <strong>caratteristiche simili <\/strong>(scadenza, valore e cedola)<strong> ai titoli emessi dall\u2019Ue<\/strong>. Quindi la Commissione procederebbe a incassare via via i soldi dagli Stati membri per ripagare cos\u00ec i titoli in scadenza.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, le garanzie dei governi europei <strong>si tradurranno in effettivi e consistenti esborsi<\/strong> aggiuntivi solo se le nuove entrate auspicate dalla Commissione non si verificassero (o si realizzassero solo in parte o in un momento successivo) e se qualche Paese beneficiario dei prestiti non volesse\/potesse ripagare alla scadenza i prestiti ricevuti dal Recovery Fund. Chiarire quindi il quadro, le procedure e la tempistica delle nuove entrate sar\u00e0 fondamentale per cercare di arginare i timori dei Paesi \u2018frugali\u2019.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 andrebbe aggiunto un <strong>credibile sistema di verifica della qualit\u00e0 della spesa<\/strong> dei Paesi beneficiari per evitare &#8220;sprech&#8221;\u2019 e investimenti che non incidano strutturalmente sulla loro potenzialit\u00e0 di crescita, anche attraverso <strong>riforme lontane dai &#8220;tagli&#8221; della troika <\/strong>del passato ma che siano invece orientate ad ammodernare le loro economie.<\/p>\n<p>Sugli investimenti la Commissione ha gi\u00e0 indicato la strada maestra prediligendo quelli che permettono una <strong>transizione &#8220;<em>green<\/em>&#8221; e la digitalizzazione<\/strong>, mentre per le riforme \u00e8 probabile che tornino le stesse richieste che ormai da anni la Commissione rivolge ai Paesi del sud dell&#8217;Ue. Per l&#8217;Italia queste includono la <strong>riforma fiscale<\/strong> (nella direzione di una minore imposizione sul lavoro), la <strong>riforma della pubblica amministrazione<\/strong> (inclusa l\u2019istruzione e la formazione) e la <strong>riduzione dei tempi della giustizia penale e civile<\/strong>.<\/p>\n<p>Il timore dei Paesi frugali del Nord \u00e8 che se questo controllo dovesse avvenire con le attuali regole del semestre europeo, i Paesi beneficiari potrebbero disattenderle sapendo che <strong>nessun Paese in effetti ha mai subito una sanzione<\/strong>, anche quando l&#8217;infrazione \u00e8 stata acclarata. Approntare quindi piani di investimento e di riforma credibili e con una chiara tabella di marcia da parte del nostro Paese \u2013 <strong>beneficiario numero uno del <em>Recovery Fund<\/em><\/strong> \u2013 sarebbe funzionale a ridurre la sfiducia che arriva dal Nord e agevolerebbe di molto la difficile ricerca del compromesso a cui \u00e8 chiamata in primis la Germania nell\u2019ambito della sua ormai imminente presidenza di turno.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\"><em>Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/em><\/a><em>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre i leader europei si apprestano a un altro Consiglio europeo virtuale, le speranze per giungere a compromesso sul piatto forte dell&#8217;incontro \u2013 il Recovery Fund \u2013 sembrano affievolirsi. 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