{"id":82865,"date":"2020-10-13T08:46:26","date_gmt":"2020-10-13T06:46:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=82865"},"modified":"2020-10-17T12:02:51","modified_gmt":"2020-10-17T10:02:51","slug":"un-paese-tra-desiderio-e-timore-del-ritorno-alla-normalita-parla-elisabetta-camussi-comitato-esperti-task-force-colao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/un-paese-tra-desiderio-e-timore-del-ritorno-alla-normalita-parla-elisabetta-camussi-comitato-esperti-task-force-colao\/","title":{"rendered":"Un Paese tra desiderio e timore del ritorno alla normalit\u00e0. Parla Elisabetta Camussi, Comitato Esperti Task Force Colao"},"content":{"rendered":"<p>Divario di genere, <span class=\"s3\">smart<\/span> <span class=\"s3\">working<\/span>, didattica a distanza, assenza di futuro, resilienza psicologica. A parlare di come l\u2019Italia ha vissuto la prima fase della pandemia e che cosa \u00e8 necessario garantire nella ripartenza\u00a0\u00e8 la professoressa Elisabetta <strong>Camussi<\/strong>, docente di psicologia sociale all\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca, nominata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, componente del Comitato di esperti in materia economico-sociale per la ripartenza, guidato da Vittorio <strong>Colao<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=41420624&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;autoplay=false&amp;live-autoplay=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-logo=false&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><br \/>\n<strong>Professoressa Camussi, lei \u00e8 entrata a far parte della task force di esperti guidata da Vittorio Colao, come supporto per il governo nelle linee di azione per la fase 2 della pandemia, quella della ricostruzione e della ripartenza. A me ha colpito una sua <a href=\"https:\/\/www.unicef.it\/doc\/9912\/intervista-alla-psicologa-elisabetta-camussi.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">intervista rilasciata per Unicef<\/a>, in cui lei ha affermato che la pandemia ha azzerato un secolo di cambiamenti, per quanto riguarda il ruolo e la figura della donna nella societ\u00e0. Ha anche aggiunto che quanto accaduto con la pandemia non dovr\u00e0 penalizzare ulteriormente le donne. In che modo il governo italiano si sta muovendo per impedire che ci\u00f2 accada? Cosa potrebbe fare?<\/strong><br \/>\n&#8220;Il lavoro, che abbiamo fatto con le colleghe e i colleghi nel Comitato Colao, \u00e8 stato porre attenzione agli individui e alle ricadute che la pandemia e la post-emergenza avrebbero avuto sugli individui stessi. Questa crisi infatti non ha fatto altro che acuire e rendere pi\u00f9 evidenti le disuguaglianze, in primis tra donne e uomini, che erano gi\u00e0 molto presenti nel nostro contesto sociale. Sono questioni alle quali da decenni non si dedica il dovuto spazio. Il mio riferimento al fatto che quanto accaduto rischia di azzerare un secolo di cambiamenti sociali deriva dal ricordare che le donne hanno fatto un grande lavoro di emancipazione, per uscire dallo spazio privato ed entrare nello spazio pubblico. Lo spazio pubblico per la partecipazione femminile \u00e8 stato in primo luogo, nel Novecento, la partecipazione al mondo del lavoro. La <strong>pandemia<\/strong>, nel momento in cui ha rinchiuso tutti noi, uomini e donne, di tutte le et\u00e0, nelle case, chiedendoci contemporaneamente di svolgere lavoro di cura e di occuparci del nostro lavoro \u201ca distanza\u201d, attraverso le diverse forme di <strong><span class=\"s3\">smart<\/span> <span class=\"s3\">working<\/span><\/strong>, ha di fatto eliminato \u2013 senza darci il tempo di organizzarci diversamente &#8211; quella conquista di almeno parziale separazione tra tempo pubblico e tempo privato, che per le donne era stata una conquista ancora pi\u00f9 faticosa che per gli uomini. Da qui l&#8217;importanza fondamentale di aver messo nel Piano Colao, in maniera innovativa e strategica,come terzo asse per il rilancio del Paese &#8211; la nostra \u00e8 una proposta da tecnici, su cui spetta alla politica decidere &#8211; la parit\u00e0 di genere e l&#8217;inclusione sociale. Dopo la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/y7-summit-tra-sostenibilita-e-multilateralismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>digitalizzazione<\/strong> e la <strong>green economy<\/strong><\/a>, abbiamo indicato la parit\u00e0 di genere e l&#8217;inclusione sociale come quell\u2019investimento necessario e non rinviabile attraverso il quale non si ripristina semplicemente la \u201cnormalit\u00e0\u201d di prima della pandemia, ma si fa innovazione tecnologica e sociale nello stesso tempo: con la partecipazione di soggetti e sguardi differenti. Si tratta peraltro di priorit\u00e0 da lungo tempo evidenziate a livello di Unione europea\u201d.<\/p>\n<p><strong>Durante il lockdown, molti ragazzi hanno trascorso tanto tempo in casa con i loro genitori, i quali hanno dovuto adottare anche loro modalit\u00e0 di smart working. Ad esempio, i ragazzi hanno svolto gli esami universitari online e le lauree stesse sono state discusse online. Questo \u00e8 un beneficio per i ragazzi? \u00c8 un approccio corretto, giusto per la societ\u00e0 e per il loro futuro?<\/strong><br \/>\n&#8220;Con il <span class=\"s3\">lockdown<\/span> abbiamo assistito al fatto che tutto il mondo fisico, esterno, i luoghi nei quali trascorrevamo, in tempidistinti, le nostre giornate, si \u00e8 improvvisamente rinchiuso nelle nostre case. Sono state messe a contatto persone e componenti del nucleo familiare, che non necessariamente prima trascorrevano il proprio tempo continuativamente e quotidianamente insieme. \u00c8 scomparso lo spazio sociale e pubblico per chi non \u00e8 ancora in et\u00e0 di lavoro, ma di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/litalia-ha-un-problema-culturale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>formazione<\/strong><\/a>.\u00a0E l\u2019aver dovuto adottare, come unica soluzione possibile data l\u2019imprevedibilit\u00e0 degli accadimenti, la didattica a distanza, ha fatto emergere il problema delle disuguaglianze, in termini di risorse materiali e culturali, tra territori e gruppi sociali. La didattica a distanza, lo sappiamo, non \u00e8 stata fruibile su tutto il territorio nazionale allo stesso modo.Sono stati moltissimi i minori ma anche gli studenti pi\u00f9 grandi trovatisi a non avere un dispositivo o una connessione che permettesse loro di fruire adeguatamente di ci\u00f2 che il sistema scolastico nei diversi gradi, universit\u00e0 compresa, ha cercato di mettere a disposizione. Inoltre, pensando ai pi\u00f9 piccoli, alle famiglie pi\u00f9 svantaggiate, alle persone di origine straniera, ci sono stati tanti genitori che, al di l\u00e0 della disponibilit\u00e0 del dispositivo, non erano magari in grado (per mancanza di expertise o per l\u2019assenza causata dal lavoro) di svolgere le procedure necessarie ad accompagnare figlie e figlie nella fruizione della <strong>didattica<\/strong> a distanza. Nonostante tutte le difficolt\u00e0, in questa esperienza abbiamo comunque imparato che alcune parti della didattica o della formazione possono essere utilmente svolte anche a distanza: si tratta per\u00f2 di attivit\u00e0 complementari, che non possono essere considerate il &#8220;core&#8221; dell&#8217;attivit\u00e0 pedagogico-formativa. Potrei fare l&#8217;esempio dei pi\u00f9 &#8220;privilegiati&#8221;, che sono stati gli studenti universitari: privilegiati perch\u00e9 in quota minore nella popolazione studentesca, perch\u00e9 hanno fatto una scelta di formazione adulta e hanno un livello di maturit\u00e0 superiore che permette loro di fruire pi\u00f9 facilmente anche della tecnologia. Eppure anche per loro c\u2019\u00e8 stata una perdita importante in termini di apprendimento: uno dei significati fondamentali dell\u2019esperienza universitaria non \u00e8 dato unicamentedall&#8217;apprendere contenuti che, in quanto tali, posso essere utilmente trasmessi anche a distanza, ma dall\u2019imparare a porsi delle <span class=\"s3\">buone<\/span> domande. Non intendo le domande <span class=\"s3\">giuste<\/span>, come se ci fosse una lista, ma domande <span class=\"s3\">buone<\/span> perch\u00e9 nascono dall\u2019interazione tra i saperi di chi insegna, studia e ricerca in quegli ambiti, e dagli sguardi e dai punti di vista delle persone che frequentano l&#8217;universit\u00e0 e ne fanno una comunit\u00e0 viva. Peraltro l&#8217;imparare a porsi le domande <span class=\"s3\">giuste<\/span> pu\u00f2 essere praticato in ogni ordine di scuola. In questo senso, se dovessi indicare di cosa sono stati privati principalmente gli studentidurante il lockdown, oltre al rapporto con i coetanei, con l\u2019istituzione scolastica e con i docenti, mediato solo dalla forma a distanza, direi che \u00e8 sicuramente mancata la possibilit\u00e0 di imparare a porsi le domande <span class=\"s3\">giuste<\/span>. Che riguardano non il semplice apprendimento dei contenuti ma la visione, il senso, la progettualit\u00e0. La grande perdita derivata da questa interruzione dell&#8217;anno scolastico in presenza, \u00e8 stata, tra le altre, che sono mancate quelle condizioni per cui i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze delle diverse et\u00e0 fossero capaci di pensare insieme ai docenti ad una progettualit\u00e0 rispetto al futuro, cio\u00e8 al pensare, attraverso i contenuti, se\u2019 stessi nel futuro. Ed \u00e8 questo un aspetto al quale bisogner\u00e0, anche con l\u2019aiuto dell\u2019orientamento, dedicare tantissimo tempo. La condizione di <strong>post-emergenza<\/strong> d\u00e0 gi\u00e0 di per se\u2019 una sensazione di \u201cassenza di futuro\u201d; se a questa assenza di futuro si somma anche la mancanza dell\u2019esperienza scolastica, si crea una condizione sulla quale esplicitamente investire per creare una \u201ccultura del futuro\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ad oggi sembra che la sfiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni e dell&#8217;Ue sia aumentata. Quali sono i fattori psicologici legati alla pandemia possono aver influito su questa percezione?<\/strong><br \/>\n&#8220;Al di l\u00e0 di quelle che sono le posizioni politiche a favore o contro l\u2019<strong>Europa<\/strong>, penso che la pandemia ci abbia posto tutti di noi di fronte ad un grande tema: la possibilit\u00e0 o meno di controllare e prevedere ci\u00f2 che accade e ci\u00f2 che accadr\u00e0; e la necessit\u00e0 di dover gestire le conseguenze anche meno desiderabili degli eventi. Da un lato, una parte della fatica degli italiani e delle italiane nei confronti dell&#8217;Europa forse deriva dal fatto che, talvolta, sentiamo le nostre migliori qualit\u00e0 non comprese o rese adeguatamente visibili. E infattirischiamo spesso di essere percepiti in maniera stereotipata e banalizzante. Le risorse, importantissime, di creativit\u00e0 e resilienza, che le italiane e gli italiani possiedono, ancora una volta si sono mostrate al loro meglio durante l\u2019esperienza pandemica. Se si pensa a quanto siamo stati capaci, a fronte della scarsit\u00e0 di risorse e della loro ineguale distribuzione sul territorio, di rispondere adeguatamente a tutto quanto stava accadendo, e di farlo prima degli altri, si vede come abbiamo dimostrato ancora una volta di essere persone abituate a reagire proattivamente alle emergenze. Siamo, quindi, un popolo di persone che utilizzano le competenze creative e di resilienza per poter far fronte all&#8217;imprevisto, senza sottrarsi. Questa dimensione dovrebbe essere pi\u00f9 valorizzata nel rapporto con l&#8217;Europa. Gli italiani e le italiane dovrebbero essere riconosciuti come persone capaci e resilienti, che usano la creativit\u00e0 per trovare buone soluzioni, talvolta soluzioni apparentemente introvabili, nei momenti di difficolt\u00e0. Si pensi alla pronta reazione dell\u2019associazionismo, al lavoro fatto dai medici e dal personale sanitario, dalle persone che lavoravano nei supermercati o nei traporti e consegne, o allo spontaneismo legato ai contesti di quartiere, di caseggiato, di piccoli comuni. Tutto questo andrebbe fortemente valorizzato: se riconosciuto, infatti, permetterebbe di rapportarci con una idea di <span class=\"s3\">alterit\u00e0<\/span> nostra e dei nostri interlocutori europei migliore, rispetto a quella che pi\u00f9 comunemente narrata&#8221;.<\/p>\n<p><strong>I <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/von-der-leyen-su-recovery-fund-accordo-prima-di-agosto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fondi europei<\/a>, quando arriveranno, saranno indirizzati a ridurre la disuguaglianza di genere, che si \u00e8 accentuata durante l&#8217;emergenza della pandemia?<\/strong><br \/>\n&#8220;Le posso rispondere con quello che io vorrei, cio\u00e8 che i fondi europei fossero indirizzati a ridurre tutte le disuguaglianze in questa nazione, anche quelle intergenerazionali, territoriali e sicuramente a ridurre le disuguaglianze e a promuovere fortemente la parit\u00e0 di genere. Non penso semplicemente che la parit\u00e0 tra donne e uomini vada promossa perch\u00e9 anch\u2019io sono una donna, ma perch\u00e9 conosco molto bene, dal punto di vista scientifico, gli effetti, in termini di ricadute positive,dell&#8217;avere raggiunto o meno la parit\u00e0 di genere in una nazione. Se si ragiona in termini europei, i Paesi che hanno l&#8217;<strong>indicatore di felicit\u00e0<\/strong> al massimo livello &#8211; indicatore che considera una dimensione di benessere allargato molto importante &#8211; sono quelli nei quali la parit\u00e0 di genere \u00e8 pi\u00f9 elevata. Da essa, infatti, non deriva una banale inclusione delle donne, perch\u00e9le donne, non essendo una minoranza n\u00e9 storicamente n\u00e9 numericamente, non hanno necessit\u00e0 di essere incluse; deriva invece una molteplicit\u00e0 di sguardi, quindi una potenzialit\u00e0 di riuscire a costruire politiche, azioni e visioni molto pi\u00f9 efficaci nel contemperare la stratificazione che la realt\u00e0 presenta. Mi auguro che, in linea con le politiche europee 2020-2025, ci sia un&#8217;attenzione forte e sistemica ad azioni concrete, come quelle che noi abbiamo inserito nel piano Colao, per la promozione della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/difesa-e-promozione-dei-diritti-fondamentali-delle-donne\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>parit\u00e0 di genere<\/strong><\/a>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>La crisi economica causata dalla pandemia, probabilmente, diminuir\u00e0 il numero di ragazzi che si iscriveranno o che continueranno a frequentare l&#8217;universit\u00e0. Gi\u00e0 nel 2012, lei evidenziava che l&#8217;Europa chiese all&#8217;Italia di adattarsi alle medie degli altri paesi europei, in cui gi\u00e0 il 40% della popolazione era laureata. Ora siamo nel 2020 e la percentuale probabilmente diminuir\u00e0 ancora. Quali saranno le conseguenze di questo aumento di disparit\u00e0, tra i giovani italiani ed europei, sulla societ\u00e0 italiana?<\/strong><br \/>\n&#8220;E\u2019 molto probabile che diminuir\u00e0 il numero delle immatricolazioni, cio\u00e8 delle persone che in questa fase storica decideranno di iscriversi all&#8217;universit\u00e0. Quest&#8217;anno per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 comprensibile che in tutto il decennio precedente. Infatti, ci possono essere grosse difficolt\u00e0 di tipo economico nelle famiglie che devono sostenere i figli all&#8217;universit\u00e0 (per questo si sta lavorando ad ampliare la fascia di detassazione), difficolt\u00e0 nello spostarsi dai luoghi di residenza verso atenei in altre regioni, o difficolt\u00e0 legate alla capacit\u00e0 di progettare il futuro in una fase critica, ad esempio nelle famiglie che hanno perso la principale fonte di reddito o che hanno subito lutti importanti. In questo evento specifico, rispetto al quale gli atenei hanno risposto attivamente in vario modo, sia riducendo le tasse che potenziando le modalit\u00e0 <span class=\"s3\">online<\/span> (anche attraverso convenzioni con gli operatori telefonici), il rischio \u00e8 che comunque quanto accadr\u00e0 si inserisca in una narrazione negativa. \u00c8 quella a cui facevo riferimento quando mostravo che i dati sull&#8217;Italia ci parlano di una nazione molto arretrata dal punto di vista della formazione universitaria, in termini di numero e non di qualit\u00e0. Vi \u00e8 una narrazione imperante, nell&#8217;ultimo decennio, sulla quasi inutilit\u00e0 della formazione in termini di competenze. \u00c8 come se l&#8217;accesso al mercato del lavoro fosse qualcosa che dipende da una serie di casualit\u00e0 o di legami, rispetto al quale possedere o meno competenze \u00e8 abbastanza equivalente. Questa narrazione \u00e8 negativa per due ordini di motivi. Da un lato, lega la <strong>formazione universitaria<\/strong> al trovare un lavoro. Che la formazione universitaria debba anche servire a trovare un lavoro, mi sembra non discutibile. Per\u00f2, non ha come primo e unico obiettivo trovare un lavoro, bens\u00ec formare competenze di cittadinanza, quindi cittadini e cittadine. Tutti i dati ci dicono che quanto pi\u00f9 \u00e8 alto il livello di studio in media, tanto pi\u00f9 i cittadini e le cittadine sono in grado di compiere scelte consapevoli, magari anche facendo errori, di cui per\u00f2 si rendono conto pi\u00f9 precocemente, e a cui sanno rapidamente rimediare. Spero che il calo delle matricole sia inferiore a quello ipotizzato. Spero, soprattutto, che in Italia si ricominci a parlare della necessit\u00e0 di formarsi, che si accompagnino studenti e studentesse a scelte consapevoli per la costruzione di progettualit\u00e0. Abbiamo sia competenze, che dispositivi che servizi di orientamento pubblici e specializzati, per fare scelte consapevoli. Per consapevoli, non intendo meri processi di abbinamento tra una persona e una presunta casella che la attende nel mondo lavorativo, ma la capacit\u00e0 di ragionare pensandosi in diversi stadi della propria professionalit\u00e0 e formazione, riuscendo ad immaginare come eventuali passioni o sogni possano essere tradotti in progetti realizzabili, a partire dalla considerazione delle risorse interne ed esterne che gli individui possiedono. Questo richiede un <strong>Piano nazionale di orientamento<\/strong>, fatto con le competenze scientifiche di cui disponiamo, e di cui vengano misurati sistematicamente gli impatti. Quindi, ancora una volta, un investimento in particolare sul futuro, visto che stiamo parlando delle giovani generazioni&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Da esperta in psicologia, pu\u00f2 farci una fotografia di qual \u00e8 la situazione degli italiani in questo momento? Quali sono le conseguenze che ci porteremo dietro in futuro?<\/strong><br \/>\n&#8220;I dati che abbiamo potuto raccogliere durante il <span class=\"s3\">lockdown<\/span>non sono stati tantissimi, perch\u00e9 c&#8217;erano problematiche relative ai dati sensibili, vista la <strong>legislazione sulla <span class=\"s3\">privacy<\/span><\/strong>. Per\u00f2 alcuni dati raccolti sono inerenti le situazioni di benessere o malessere della popolazione. Sono dati interessanti ed importanti che ci mostrano come ci sia stato l&#8217;acuirsi di criticit\u00e0 gi\u00e0 presenti, in particolare in singoli soggetti che presentavano gi\u00e0 delle fragilit\u00e0 di tipo psichico o psicologico e vivevano relazioni disfunzionale. Vi \u00e8 stato ad esempio un aumento delle dinamiche di violenza, di genere, sui minori o assistita, derivanti dalla forzata condivisione del tempo e dello spazio quotidiano in contesti disfunzionali. Accanto a queste situazioni \u201cacute\u201d, c&#8217;\u00e8 poi la dimensione che investe la popolazione nel suo complesso: un sentimento generale di spaesamento, che forse deriva anche da questa incertezza sulla possibilit\u00e0 o meno di tornare a una presunta precedente normalit\u00e0, e dalla fatica relativa al cambiamento. Noi esseri umani viviamo infatti sempre nel difficile equilibrio tra l&#8217;essere <span class=\"s3\">interessati<\/span> al cambiamento e l&#8217;essere <span class=\"s3\">resistenti<\/span> al cambiamento: ecco la difficolt\u00e0 relativa all&#8217;acquisizione di nuove abitudini e alla costruzione di una nuova normalit\u00e0. L&#8217;elemento fondamentale da sottolineare, noto in tutta la letteratura scientifica precedente,indipendentemente da dati che siamo riusciti a raccogliere in pandemia, \u00e8 che dopo tutti i grandi traumi collettivi, ad esempio quelli derivanti da enormi catastrofi ambientali, c&#8217;\u00e8 un tempo, questo di post-emergenza, nel quale c&#8217;\u00e8 un forte sentimento di incertezza e preoccupazione. Se questo forte e legittimo sentimento viene sostenuto da forme di supporto psicologico esteso, facilmente fruibili dalla popolazione, pu\u00f2 facilmente evolvere, anzich\u00e9 in depressione generalizzata come si rischia di avere, in una dimensione di resilienzaindividuale e collettiva. L&#8217;incertezza degli individui pu\u00f2 essere fatta evolvere verso dimensioni che ne promuovono la forza, sottolineando la capacit\u00e0 del singolo e dei suoi riferiemnti, dal punto di vista strettamente psicologico, di far fronte alle criticit\u00e0, cos\u00ec come accaduto durante la pandemia. L&#8217;elemento sul quale sono molto ferma e, con l&#8217;<strong>Ordine nazionale degli Psicologi<\/strong>, stiamo lavorando molto, \u00e8 mettere il pi\u00f9 possibile a disposizione spazi per la narrazione dei propri bisogni o di quelli delle persone vicine. Si pu\u00f2 infatti ragionare di resilienza all&#8217;interno di un sistema familiare, e cercare di supportare o di intervenire su un singolo componente, di solito quello che si sente pi\u00f9 in difficolt\u00e0, ed insieme ottenere dal supporto al singolo una ricaduta benefica complessiva sull\u2019intero sistema famiglia. Tra le azioni proposte nel Piano Colao c\u2019\u00e8 un percorso di quattro colloqui a fruizione gratuita offerto a persone direttamente o indirettamente impattate dal <strong>Covid-19<\/strong>, quindi ex pazienti Covid-19 o persone che hanno avuto lutti, pazienti, perdite o disastri economici all&#8217;interno del contesto familiare. L&#8217;idea \u00e8 che, promuovendo la resilienza di un singolo individuo, questo vada a beneficio della resilienza complessiva delle relazioni che il singolo intrattiene, siano esse familiari, amicali o sociali&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-82871\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/AI_Camussi2-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/AI_Camussi2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/AI_Camussi2-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/AI_Camussi2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/AI_Camussi2-125x94.jpg 125w, 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