{"id":830,"date":"2006-04-03T00:00:00","date_gmt":"2006-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sfida-sullenergia-in-europa-ritorno-al-protezionismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:07","slug":"la-sfida-sullenergia-in-europa-ritorno-al-protezionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/la-sfida-sullenergia-in-europa-ritorno-al-protezionismo\/","title":{"rendered":"La sfida sull&#8217;energia in Europa: ritorno al protezionismo?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019aspro confronto che si \u00e8 aperto in Europa sui futuri assetti del comparto energetico, anche se non va letto come la vigilia di un conflitto protezionistico stile anni \u201930, rischia comunque di innescare una contesa che potrebbe indebolire fortemente l\u2019economia europea nel suo complesso e lo stesso processo di integrazione.<\/p>\n<p>Va ricordato innanzi tutto che le grandi concentrazioni e fusioni in corso in Europa fanno parte di una tendenza pi\u00f9 generale, che \u00e8 cominciata negli Stati Uniti qualche anno fa, con l\u2019avvio della fase di ripresa, e si \u00e8 poi estesa anche alle altre aree avanzate. <\/p>\n<p>In Europa l\u2019ondata di concentrazioni ha messo in moto  una prima serie di ristrutturazioni e riconversioni nel comparto bancario e finanziario, per interessare poi altri rilevanti settori dell\u2019industria e dei servizi. Sono processi destinati a continuare e intensificarsi nei prossimi anni. Una larga fetta delle imprese e dei mercati in Europa ne verr\u00e0 investita. In alcuni casi &#8211; come nella produzione e distribuzione di energia \u2013 nasceranno probabilmente nuove strutture e assetti oligopolistici, animati dalla presenza di poche grandi imprese leader europee in grado di misurarsi con gli altri grandi attori dell\u2019economia globale. <\/p>\n<p>Dovremo cos\u00ec abituarci ad assistere a confronti e scontri, anche aspri, in Europa che avranno come protagonisti certo le imprese, ma che potranno vedere anche i singoli sistemi-paese impegnati in ruoli tutt\u2019altro che marginali. <\/p>\n<p>Va aggiunto che queste concentrazioni in tanto saranno in grado di accrescere concorrenza e efficienza sui mercati dell\u2019Europa &#8211; e arrecare cos\u00ec vantaggi ai consumatori in termini di prezzi pi\u00f9 bassi \u2013 in quanto avranno come riferimento principale il mercato europeo nel suo complesso. Ci\u00f2 significa, in altre parole, operazioni prevalentemente transfrontaliere e il superamento della logica dei campioni nazionali. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio su queste auspicate modalit\u00e0 di svolgimento delle ristrutturazioni in atto che le aspre contese esplose in quest\u2019ultimo mese \u2013 quali quelle tra Francia e Italia sull\u2019affare Enel\/ Suez\/Gaz de France e  tra Spagna e Germania sulla contro-Opa lanciata da  Eon su Endesa \u2013 stanno sollevando i maggiori dubbi e timori. <\/p>\n<p>E\u2019 evidente che per raggiungere le finalit\u00e0 positive prima richiamate queste trasformazioni richiedano una forte guida a livello europeo. Sia con l\u2019applicazione di regole comuni &#8211; e comunque compatibili tra i paesi membri &#8211; e sia con la capacit\u00e0 di farle rispettare. Ma \u00e8 proprio questa guida che oggi manca in Europa. Purtroppo. <\/p>\n<p>Negli ultimi anni &#8211; e ancor pi\u00f9 dopo il no alla ratifica del Trattato costituzionale &#8211; i governi europei hanno fatto a gara nell\u2019indebolire i poteri della Commissione e attuare una strisciante ri-nazionalizzazione delle loro economie. Un\u2019opera di smantellamento in cui si \u00e8 particolarmente distinta la Francia, non a caso al centro delle contese pi\u00f9 recenti. Anche se non va dimenticato il  valido supporto che le \u00e8 stato fornito dai governi di altri paesi, e in primo luogo dall\u2019Italia, che si \u00e8 prodigata in questi anni in un\u2019azione di contestazione a tutto campo dell\u2019Unione Europea e dei suoi poteri. La direttiva sull\u2019Opa europea, approvata nel 2003, in forma blanda e largamente favorevole alla salvaguardia delle regole nazionali, \u00e8 una conferma tra le pi\u00f9 evidenti di questa crescente debolezza dell\u2019Unione e della sua Commissione. <\/p>\n<p>Ne consegue che il rischio di processi di ristrutturazione europei guidati prevalentemente da rinnovati \u2018patriottismi\u2019 economici, nel miope intento di favorire i campioni e le economie nazionali, \u00e8 oggi elevato. Ed \u00e8 un pericolo  diffuso perch\u00e9 pu\u00f2 interessare svariati comparti. Tra questi l\u2019energia, in particolare, per una serie di ragioni. <\/p>\n<p>In primo luogo perch\u00e9 il comparto energetico gioca un ruolo strategico in ogni paese, quale input fondamentale della produzione di molti beni e servizi. Poi, perch\u00e9 tutti i paesi europei nutrono preoccupazioni crescenti sulla sicurezza dei loro approvvigionamenti, a causa sia della forte instabilit\u00e0 politica che caratterizza da qualche tempo l\u2019area petrolifera mediorientale sia per l\u2019aperta politicizzazione dell\u2019offerta di  gas operata dalla Russia di Putin. Ancora, il progetto di apertura del mercato elettrico europeo che partir\u00e0 il prossimo anno, costituisce un ulteriore forte incentivo perch\u00e9 i paesi europei cerchino con spregiudicatezza di occupare le posizioni pi\u00f9 favorevoli ai blocchi di partenza. <\/p>\n<p> In definitiva, \u00e8 una partita complessa e rischiosa quella che si sta giocando oggi in Europa. Sarebbe necessario intervenire per contenere &#8211; al pi\u00f9 presto &#8211; il nazionalismo dei comportamenti e il protezionismo delle regole. Il rischio, altrimenti, \u00e8 quello di ritrovarsi in un \u2018gioco a somma zero\u2019, se non addirittura negativo. Nessuno ne trarrebbe vantaggio,  neanche i pi\u00f9 forti tra i paesi europei. Al contrario, i costi finirebbero per essere elevati per tutti, col pericolo di rimettere in discussione anche i vantaggi del consolidamento in atto del mercato comunitario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aspro confronto che si \u00e8 aperto in Europa sui futuri assetti del comparto energetico, anche se non va letto come la vigilia di un conflitto protezionistico stile anni \u201930, rischia comunque di innescare una contesa che potrebbe indebolire fortemente l\u2019economia europea nel suo complesso e lo stesso processo di integrazione. 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