{"id":83047,"date":"2020-07-18T10:26:11","date_gmt":"2020-07-18T08:26:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83047"},"modified":"2020-07-21T15:13:30","modified_gmt":"2020-07-21T13:13:30","slug":"in-mali-ce-voglia-di-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/in-mali-ce-voglia-di-futuro\/","title":{"rendered":"In Mali c&#8217;\u00e8 voglia di futuro"},"content":{"rendered":"<p>Le <strong>proteste<\/strong> di venerd\u00ec 17 luglio hanno mostrato un cambio di strategia del <strong>movimento anti-establishment<\/strong> in <strong>Mali.<\/strong> Il movimento d\u2019opposizione politica riunito sotto la sigla <strong>M5-RFP<\/strong>\u00a0(<em>Mouvement du 5 juin \/ Rassemblement des forces patriotiques) <\/em>ha\u00a0abbandonato infatti Piazza dell&#8217;Indipendenza nella capitale <strong>Bamako<\/strong> e le strade delle principali citt\u00e0 maliane per <strong>pregare nelle moschee<\/strong> per la guarigione degli oltre 120 feriti e per gli 11 manifestanti uccisi durante le proteste del fine settimana dal 10 al 12 luglio.<\/p>\n<p>Le proteste di strada erano cominciate oltre un mese fa, il 5 giugno scorso, data che ha dato il nome al <strong>cartello che raccoglie un arcipelago di partiti e altre realt\u00e0 sociali.<\/strong> L\u2019eterogeneo movimento, che vede spiccare tra i leader la figura dell\u2019<strong>imam Mahmoud Dicko<\/strong>, chiede una svolta politica. Le dimissioni del presidente maliano <strong>Ibrahim Boubacar K\u00e9ita<\/strong> (per tutti IBK) sono certamente tra le richieste scandite dai manifestanti, ma tanti vogliono cambiamenti pi\u00f9 profondi, dalle <strong>riforme istituzionali<\/strong> a <strong>politiche pi\u00f9 incisive<\/strong>, dalla scuola alla sicurezza.<\/p>\n<p>Le <strong>elezioni<\/strong> per il rinnovo dell\u2019assemblea nazionale tenutesi il 29 marzo e 19 aprile scorsi rappresentano la causa scatenante che ha scoperchiato il vaso di Pandora del malcontento. Dopo un paio d\u2019anni di rinvii (le ultime elezioni legislative si erano tenute nel 2013), le consultazioni sono state contestate per i risultati rivisti dalla Corte costituzionale in favore del partito di IBK.<\/p>\n<p><strong>Uno spazio socio-politico troppo stretto <\/strong><br \/>\nLe tensioni interne, per\u00f2, non sono nuove. Nell\u2019autunno scorso il governo maliano aveva organizzato un \u201cdialogo inclusivo nazionale\u201d, ma nel Paese era stato visto da molti come privo dei presupposti minimi per essere uno scambio reale. Il professor Ch\u00e9ibane Coulibaly, dal suo ufficio di Bamako, aveva ben sintetizzato i limiti strutturali presenti nell\u2019attuale architettura politica. <strong>Il punto chiave \u00e8 una vera mancanza della separazione dei poteri e dei ruoli<\/strong>. La figura del presidente accentra troppo potere: nomina il primo ministro, pu\u00f2 sciogliere l\u2019Assemblea nazionale, \u00e8 a capo dell\u2019esercito e controlla la Corte costituzionale. A questo si aggiunge confusione sui ruoli dove <strong>i leader religiosi fanno incursione nello spazio politico<\/strong> \u2013 come fa da tempo lo stesso imam Dicko \u2013 e perdono un potenziale ruolo di mediatori, cos\u00ec come altri attori e poteri locali che sono stati indeboliti e svuotati nel tempo e le figure tradizionali hanno sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 a mediare sui conflitti sociali.<\/p>\n<p>A tutto questo si aggiunge un\u2019insofferenza del potere politico verso le opposizioni e che ha pensato, almeno fino a ora, di poter disporre del Paese e delle sue risorse come meglio crede. IBK sta provando ora a gestire la crisi attraverso piccole concessioni, come l\u2019<a href=\"https:\/\/www.journaldumali.com\/2020\/07\/16\/cour-constitutionnelle-lepineuse-reconstitution\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">abrogazione del decreto<\/a> di nomina dei membri rimanenti della contestata Corte costituzionale o le <a href=\"https:\/\/www.karimkeita.ml\/index.php\/2020\/07\/13\/declaration-de-karim-keita-depute-a-lassemblee-nationale-du-mali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dimissioni del figlio Karim Keita<\/a> da presidente della commissione Difesa nazionale, sicurezza e protezione civile dell\u2019Assemblea nazionale (ma non da membro della stessa Assemblea).<\/p>\n<p>\u201cQuando \u00e8 troppo, \u00e8 troppo. Si arriva a un punto che le limitazioni sono eccessive, ci si sente stretti tra problemi d\u2019insicurezza, scuole che non funzionano e mancanza di opportunit\u00e0. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 restare a guardare\u201d spiega un maliano in Italia da molti anni. Questa <strong>stratificazione multiforme di stanchezza e insofferenza per l\u2019establishment<\/strong> del Paese lascia presagire che le concessioni di IBK non saranno sufficienti.<\/p>\n<p><strong>Europei spiazzati<\/strong><br \/>\nIn questo quadro in forte trasformazione, la <strong>Francia<\/strong> prosegue la guida e l\u2019organizzazione della nuova <a href=\"https:\/\/www.coalition-sahel.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Coalizione per il Sahel<\/strong><\/a>, il raggruppamento di vari sforzi internazionali per contrastare la crescente insicurezza e minaccia terroristica nella regione. L\u2019impressione per\u00f2 \u00e8 che tra gli attori internazionali e le dinamiche socio-politiche interne sia emersa con pi\u00f9 evidenza una frattura.<\/p>\n<p>Certo, a Parigi in Senato si discute di Mali, e le dinamiche interne sono, almeno superficialmente, sulle scrivanie di varie cancellerie e rappresentanze. Ma il contrasto c\u2019\u00e8, ed \u00e8 emerso nella sua drammaticit\u00e0 quando il governo maliano ha inviato le <a href=\"https:\/\/eutmmali.eu\/eutm-mali-and-the-special-anti-terrorist-forces\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">forze speciali antiterroristiche<\/a> (Forsat) a sparare su manifestanti e civili di passaggio. E mentre emergono <a href=\"https:\/\/www.nordsudjournal.com\/mali-quand-boubou-cisse-ordonne-de-mettre-a-la-disposition-des-forces-de-lordre-200-millions-fcfa-pour-des-operations-speciales-a-la-veille-de-la-manifestation\/?amp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dirette responsabilit\u00e0<\/a> del governo per le violenze, l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> non pu\u00f2 che interrogarsi su come Forsat sia tra i beneficiari dei training che la missione Eutm svolge per le forze di sicurezza maliane.<\/p>\n<p>Proprio tra marzo e aprile, Eutm aveva organizzato una formazione di tre settimane per formatori di Forsat su \u201c<a href=\"https:\/\/www.nordsudjournal.com\/mali-quand-boubou-cisse-ordonne-de-mettre-a-la-disposition-des-forces-de-lordre-200-millions-fcfa-pour-des-operations-speciales-a-la-veille-de-la-manifestation\/?amp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">operazioni militari in aree urbane<\/a>\u201d. Questa dolorosa pagina, che segue vari <strong>report sugli <a href=\"https:\/\/www.hrw.org\/news\/2020\/07\/01\/sahel-atrocities-security-forces-are-fueling-recruitment-armed-islamists\">abusi delle forze militari<\/a> maliane, nigerine e burkin\u00e9<\/strong>, mostra ancora una volta come gli interventi internazionali nella regione siano tecnici e privi di una strategia politica, oltre che <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/out-security-deadlock-challenges-and-choices-sahel\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">schiacciati sulla risposta militare<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Mediazione internazionale e attivismo maliano<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 un caso che la repressione violenta ha forzato l\u2019Ue a prendere una posizione pi\u00f9 decisa su un altro elemento allarmante di queste settimane: l\u2019<strong>arresto dei principali leader delle opposizioni<\/strong>. L\u2019azione di Bruxelles, insieme all\u2019<strong>Unione africana<\/strong> e la alla <strong>Comunit\u00e0 economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale<\/strong> (Ecowas), hanno portato alla pronta liberazione dei leader. Una mossa che quindi pu\u00f2 mostrare <strong>il ruolo politico che gli internazionali possono avere in questa fase<\/strong>: supporto alle organizzazioni regionali e pressioni per evitare nuovi abusi e aprire la strada del dialogo e delle riforme.<\/p>\n<p>Ne frattempo, ieri \u00e8 stata lanciata una <a href=\"https:\/\/www.fidh.org\/en\/region\/Africa\/the-four-people-s-pillars-of-the-people-s-coalition-for-the-sahel\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">coalizione<\/a> di organizzazioni della societ\u00e0 civili del Sahel, segno di un forte desiderio di partecipare e di non lasciare solo agli \u201cuffici delle capitali\u201d l\u2019intero processo decisionale. Mentre oggi in Mali molti rimangono a casa per paura delle repressioni \u2013 di donne se ne vedono molto poche coinvolte nelle proteste, ma sono attive online e il <a href=\"http:\/\/www.fes-mali.org\/images\/PP_Fminisme-Final_.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">loro ruolo<\/a> \u00e8 limitato, ma in crescita nel Paese \u2013 lo slancio partecipativo di queste settimane non sembra un fenomeno passeggero e limitabile con ritocchi cosmetici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le proteste di venerd\u00ec 17 luglio hanno mostrato un cambio di strategia del movimento anti-establishment in Mali. 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