{"id":83160,"date":"2020-07-24T06:35:12","date_gmt":"2020-07-24T04:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83160"},"modified":"2020-07-29T00:23:23","modified_gmt":"2020-07-28T22:23:23","slug":"dal-nuovo-bilancio-ue-danni-collaterali-alla-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/dal-nuovo-bilancio-ue-danni-collaterali-alla-difesa\/","title":{"rendered":"Dal nuovo bilancio Ue danni collaterali alla Difesa"},"content":{"rendered":"<p>Al termine di ogni battaglia, anche quando si \u00e8 vinto, comunque si contano le vittime e i danni. Vi sono quelli diretti, ma anche quelli \u201ccollaterali\u201d, sempre involontari e spesso casuali.<\/p>\n<p><strong>L\u2019accordo raggiunto al Consiglio europeo sul Recovery Fund e sul quadro finanziario pluriennale dell\u2019Unione europea 2021-27<\/strong> \u00e8 una battaglia vinta dall\u2019Europa contro i numerosi nemici interni (rigoristi, sovranisti, nazionalisti, isolazionisti) ed esterni (tutte le vecchie e nuove \u201cpotenze\u201d che temono di doversi confrontare con la forza di una vera Unione europea e preferiscono misurarsi con la debolezza dei singoli Stati membri, anche di quelli pi\u00f9 grandi).<\/p>\n<p><strong>Fra i danni \u201ccollaterali\u201d primeggia il settore della difesa<\/strong>: quasi dimezzato l\u2019<strong>European Defence Fund<\/strong> (Edf) ridotto da 13 a 7 miliardi di euro, falcidiati i fondi per la <strong>Military Mobility<\/strong> da 6,5 a 1,5 miliardi e per l\u2019<strong>European Peace Facility<\/strong> ad 10 a 5 miliardi. In totale, quindi, 13,5 miliardi in sette anni: un po\u2019 meno di 2 miliardi all\u2019anno nel settennio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/covid-19-leuropa-della-difesa-non-sia-vittima-del-grande-lockdown\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Le aspettative di quanti ritengono fondamentale il <strong>rilancio dell\u2019Europa della difesa<\/strong><\/a> sono cos\u00ec andate parzialmente deluse. Ma bisogna essere realisti: <strong>un rallentamento non \u00e8 un\u2019inversione di rotta e, quindi, dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019Edf rappresenta, comunque, una grande novit\u00e0: \u00e8 un piano strategico settennale ed \u00e8 il primo vero riconoscimento \u201cufficiale\u201d che <strong>la difesa entra a pieno titolo fra le politiche europee<\/strong>. Ovviamente i pi\u00f9 giovani o i pi\u00f9 smemorati non ricordano che ancora undici anni fa la \u201cdifesa\u201d doveva entrare dalla finestra e quasi di nascosto nelle istituzioni e nel quadro normativo europeo e che, fino al lancio della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/padr-ed-edidp-come-si-muove-la-difesa-italiana-nei-nuovi-progetti-europei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Padr-Preparatory Action for Defence Research<\/a> tre anni fa, i progetti dovevano camuffarsi come \u201cduali\u201d per potersi infilare nei finanziamenti alla ricerca.<\/p>\n<p><strong>Con l\u2019Edf, l\u2019Unione europea diventer\u00e0 un attore e non uno spettatore<\/strong> o, al massimo, comparsa sullo scenario europeo della difesa. Anche perch\u00e9 si tratta di finanziamenti destinati a ricerca e sviluppo, non di investimenti sulla produzione. Anzi, la gran parte sar\u00e0 destinata allo sviluppo e basata sul cofinanziamento: il volume complessivo degli investimenti generati nei prossimi sette anni \u00e8, quindi, stimabile in una trentina di miliardi. Ma il vero valore non \u00e8 nell\u2019entit\u00e0 delle risorse aggiuntive, quanto nella spinta alla cooperazione sulla base non solo delle esigenze e dell\u2019interesse degli Stati partecipanti, ma anche di quelli comuni che il sistema decisionale messo a punto dovrebbe garantire, coinvolgendo l\u2019European Union Military Staff (Eums), l\u2019Agenzia europea della difesa (Eda) e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/difesa-lapproccio-della-commissione-geopolitica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la nuova Direzione Generale Defis (Industria della difesa e Spazio) della Commissione europea<\/a>. Ci sar\u00e0, conseguentemente, una maggiore attenzione e spinta ad individuare cosa serve alla difesa e alla sicurezza europee, prima ancora che agli Stati che in questo settore primeggiano.<\/p>\n<p>Questo ridotto finanziamento imporr\u00e0 una forte selezione dei progetti finanziabili, in particolare di quelli maggiori. Un sistema sicuro per non incidere minimamente sul mercato della difesa \u00e8 quello di disperdere le limitate risorse in troppi rivoli. Vale per i singoli Paesi e vale per l\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Sar\u00e0, quindi, <strong>importante decidere cosa finanziare scegliendo criteri trasparenti e verificabili<\/strong>.<\/p>\n<p>In primo luogo, bisogner\u00e0 tenere conto della necessit\u00e0 di garantire <strong>un intervento omogeneo che copra tutte le \u201cdimensioni\u201d in cui operano le Forze Armate<\/strong>: terrestre, navale, aeronautico e spaziale (in pi\u00f9 una \u201cdimensione\u201d trasversale qual \u00e8 quella cibernetica). Bisognerebbe, infatti, far s\u00ec che tutti i settori possano beneficiare di questa spinta europea, sia sul piano economico, industriale, tecnologico, sia sul piano della \u201ceuropeizzazione\u201d del sistema industriale. Gi\u00e0 ora il grado di \u201ceuropeizzazione\u201d dei singoli comparti \u00e8 molto diversificato e l\u2019Edf potrebbe contribuire a raggiungere una maggiore omogeneit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 necessario anche sul piano operativo perch\u00e9 questi progetti dovrebbero favorire una maggiore comunalit\u00e0 degli equipaggiamenti in servizio nelle Forze Armate europee, aumentandone l\u2019efficienza e riducendone i costi di acquisizione e mantenimento.<\/p>\n<p>Con l\u2019Edf dovrebbero essere contemporaneamente individuati e finanziati in primo luogo un progetto \u201cflagship\u201d per ogni settore, auspicando che ognuno possa fare da traino per un rafforzamento delle capacit\u00e0 tecnologiche e industriali europee.<\/p>\n<p>Anche se, per raggiungere un maggiore consenso fra gli Stati membri ed evitare contrasti, e tenere conto delle risorse disponibili, si dovessero scegliere anche progetti non necessariamente strategici, l\u2019effetto potrebbe essere comunque positivo, liberando risorse nazionali da investire su programmi intergovernativi.<\/p>\n<p>Per l\u2019<strong>Italia<\/strong> il primo obiettivo dovrebbe essere, di conseguenza, quello di selezionare i nuovi progetti di interesse nazionale che potrebbero essere promossi in sede europea, tenendo conto delle esigenze delle nostre Forze Armate, delle nostre capacit\u00e0 tecnologiche e industriali, del potenziale tasso di successo.<\/p>\n<p>Attorno a questi progetti dovranno essere tempestivamente avviate tutte le necessarie iniziative volte a consentirne e favorirne la candidatura in sede europea, muovendosi contemporaneamente sul piano politico e militare e su quello industriale. Ma programmando, nello stesso tempo, l\u2019allocazione delle risorse necessarie sul piano finanziario perch\u00e9 alla fine ci sar\u00e0 un conto da pagare e gli altri commensali non lo faranno al posto nostro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al termine di ogni battaglia, anche quando si \u00e8 vinto, comunque si contano le vittime e i danni. Vi sono quelli diretti, ma anche quelli \u201ccollaterali\u201d, sempre involontari e spesso casuali. 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