{"id":8320,"date":"2008-05-29T00:00:00","date_gmt":"2008-05-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/uno-tsumani-davvero-poco-silenzioso\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:45","slug":"uno-tsumani-davvero-poco-silenzioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/uno-tsumani-davvero-poco-silenzioso\/","title":{"rendered":"Uno tsumani davvero \u201cpoco\u201d silenzioso"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\"> Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/font><\/i><br \/><i>The silent tsumani<\/i>. Cos\u00ec titolava l\u2019<i>Economist <\/i>dello scorso 17 aprile. Il riferimento, neanche troppo velato, era alla tragedia che il dicembre di due anni fa colp\u00ec le popolazioni del Sud-Est asiatico devastando e uccidendo centinaia di migliaia di persone. Ora l\u2019espressione viene usata in riferimento alle conseguenze che soprattutto nei paesi pi\u00f9 poveri sta causando l\u2019aumento dei prezzi delle materie prime agricole (mais, grano, riso, soia). Uno tsumani silenzioso? Silenzioso lo \u00e8 sicuramente sui media occidentali e come al solito ancora di pi\u00f9 su quelli italiani, che continuano ad essere innamorati pi\u00f9 dei gossip della politica che dei temi di politica internazionale. Non lo \u00e8 di certo per i poveri del pianeta che quotidianamente si vedono negato l\u2019accesso al cibo che ne influenza non solo la loro quotidianit\u00e0, ma anche le prospettive future.<\/p>\n<p>Ma quali sono le cause della crisi, chi ne \u00e8 colpito e cosa \u00e8 possibile fare per porvi rimedio? <\/p>\n<p><b>L\u2019insidia dei biocarburanti<\/b><br \/>Iniziamo con la prima domanda che \u00e8 anche quella a cui \u00e8 probabilmente pi\u00f9 difficile rispondere. Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale (Fmi) individuano come causa principale dell\u2019aumento dei prezzi il caro petrolio e la conseguente scelta di finanziare (soprattutto da parte degli Stati Uniti) la produzione di biocarburanti. L\u2019aspetto pi\u00f9 controverso riguarda soprattutto il finanziamento spettante agli agricoltori per produrre granturco non pi\u00f9 destinato al mercato alimentare, ma a quello energetico: una follia, osserva Simon Johnson, <i>chief economist <\/i>del Fmi, in un suo recente contributo su <i>Finance and Development,<\/i> perch\u00e9 per produrre etanolo si consuma pi\u00f9 energia di quanta se ne produce e perch\u00e9 questo finanziamento crea evidenti distorsioni nel mercato. <\/p>\n<p>In effetti, se in alcuni paesi come il Brasile \u00e8 possibile produrre etanolo a costi molto bassi e con un evidente risparmio di energia non rinnovabile e un basso livello dei emissioni, per esempio utilizzando la canna da zucchero, ci\u00f2 non \u00e8 altrettanto vero per gli Stati Uniti e l\u2019Unione Europea, che per ottenere lo stesso risultato devono far ricorso a sussidi alla produzione e dazi sulle importazioni. Gli Stati Uniti, per esempio, sussidiano con 51 centesimi al gallone la produzione di etanolo e impongono una tariffa di 54 cent al gallone sulle importazioni. L\u2019aumento dei prezzi del petrolio e degli idrocarburi, inoltre, incide anche in quanto input all\u2019agricoltura, sia come elemento utilizzato nella fabbricazione dei fertilizzanti, sia per il costo del carburante vero e proprio.<\/p>\n<p>Ma le cause sono anche altre. L\u2019allargamento della classe media in India e Cina ha inciso profondamente sui cambiamenti delle diete alimentari individuali in questi paesi aumentando notevolmente la domanda di cibo proteico. Se a questo aggiungiamo che soia, mais,  e colza sono parte integrante sia della catena alimentare umana che animale (sotto forma di mangimi), \u00e8 facile concludere che l\u2019interdipendenza dei due mercati alimentari (quello dei mangimi e quello umano) provoca una maggiore pressione sui prezzi e di conseguenza una loro ulteriore variabilit\u00e0. Fenomeni strutturali cui si aggiungono fenomeni congiunturali come gli shock dal lato dell\u2019offerta, il fallimento del raccolto australiano, aggravati dai bassissimi livelli di stocks internazionali e i crescenti investimenti in materie prime agricole, cui si aggiungono speculazioni vere e proprie, da parte di molti fondi pensione (fino al 4-5 per cento del loro portafoglio). Un insieme di effetti incrociati, quelli descritti, che hanno determinato l\u2019eccezionale aumento dei prezzi degli ultimi mesi. <\/p>\n<p><b>I poveri dei poveri<\/b><br \/>Il secondo aspetto da affrontare \u00e8 chi viene colpito principalmente e perch\u00e9? La risposta \u00e8 purtroppo relativamente semplice: a soffrire maggiormente sono i poveri dei poveri. Come \u00e8 noto, e anche intuitivo, la quota di reddito personale destinata all\u2019acquisto di beni alimentari \u00e8 tanto maggiore quanto minore \u00e8 il reddito. Se infatti le famiglie statunitensi e europee spendono in media circa il 16% del loro budget per l\u2019acquisto di cibo, nei paesi poveri la percentuale sale fino al 60% e in molti paesi come la Nigeria la quota arriva fino al 73%. Insomma l\u2019aumento dei prezzi alimentari si fa sentire soprattutto per quelle popolazioni che ai consumi alimentari destinano la maggior parte del loro reddito. Ma questo non \u00e8 tutto. L\u2019aspetto pi\u00f9 devastante del fenomeno \u00e8 appunto che tra i poveri colpisce in modo particolare coloro che se la passano peggio: le persone che dipendono dall&#8217;assistenza umanitaria, gli orfani, coloro che sono colpiti dall&#8217;Hiv\/Aids, i rifugiati e le famiglie povere delle zone urbane. <\/p>\n<p>Terza e ultima questione: \u00e8 possibile invertire la tendenza? Nel brevissimo periodo l\u2019intervento probabilmente pi\u00f9 efficace \u00e8 quello suggerito dal direttore generale della Fao, Jaques Diouf: mettere in atto un enorme piano di trasferimento di sementi, fertilizzanti e mezzi di produzione verso i Paesi in via di sviluppo. Sul medio e lungo periodo sarebbe invece necessario rimuovere i sussidi e gradualmente eliminare il protezionismo dei mercati agricoli europei e statunitensi. Bisogna insomma prendere atto che ha senso produrre bioetanolo solo dove la produzione \u00e8 efficiente come nel caso del Brasile; diversamente bisogna evitare che paesi come gli Stati Uniti dove la produzione di bioetanolo da cereali \u00e8 chiaramente inefficiente creino pericolose distorsioni per il mercato. <br<<br \/>Infine, sarebbe auspicabile che i decisori politici prendessero sempre in considerazione la realt\u00e0 dei singoli paesi analizzando attentamente le determinanti specifiche della crisi nel paese oggetto dell\u2019intervento e modulando le politiche in risposta ad esse e non, come a volte \u00e8 accaduto, ad astratti modelli estranei alla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Su questo argomento vedi anche<br \/><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=834\"><b><u>OECD-FAO Agricultural Outlook 2008-2017<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com The silent tsumani. 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