{"id":83264,"date":"2020-07-31T10:09:15","date_gmt":"2020-07-31T08:09:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83264"},"modified":"2020-08-04T15:45:50","modified_gmt":"2020-08-04T13:45:50","slug":"chi-ha-interesse-a-rinfocolare-il-conflitto-tra-armenia-e-azerbaigian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/chi-ha-interesse-a-rinfocolare-il-conflitto-tra-armenia-e-azerbaigian\/","title":{"rendered":"Chi ha interesse a rinfocolare il conflitto tra Armenia e Azerbaigian?"},"content":{"rendered":"<p class=\"s2\">Questa volta il teatro degli scontri non sono le montagne del <strong>Nagorno-Karabach<\/strong>, ma il confine che corre nella <strong>regione di Tavush\/Tovuz<\/strong>, incuneata pi\u00f9 a nord, verso la Georgia. Circa 230 chilometri lungo i quali si snodano piccoli villaggi armeni e azeri, abitati perlopi\u00f9 da contadini, che vivono di raccolti non abbondanti, in una terra remota e bellissima. Ai tempi dell\u2019Unione Sovietica era solo una linea amministrativa, oggi prevale diffidenza, paura, tensione. Le forze di sicurezza di <strong>Azerbaigian\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Armenia\u00a0<\/strong>si confrontano dalle rispettive postazioni, a volte per raggiungere i campi c\u2019\u00e8 bisogno di un lasciapassare. Ma finora l\u00ec non si era sparato.<\/p>\n<p class=\"s2\">Il conflitto tra <strong>Baku<\/strong>\u00a0e <strong>Yerevan<\/strong> riguarda soprattutto il <strong>Nagorno-Karabach<\/strong> ed \u00e8 esploso con il collasso dell\u2019Urss, che ha lasciato la regione, culla della cristianit\u00e0 armena, entro l\u2019Azerbaigian. Da allora, una sanguinosa guerra tra il 1991 e il 1994, esodi massicci di popolazioni, occupazione armena di 7 distretti azeri a protezione degli abitanti dell\u2019area contesa, frequenti episodi di scontri armati con il corredo di vittime civili. Si tratta, in larga sintesi, di <strong>un conflitto tra l\u2019indomita difesa armena della propria identit\u00e0 culturale e il caparbio richiamo azero all\u2019integrit\u00e0 territoriale<\/strong> <strong>senza troppo riguardo ai diritti delle minoranze<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"s2\"><strong>Crescendo di reazioni e contro-reazioni<\/strong><br \/>\nSperanze di una tregua duratura erano state alimentate dall\u2019inedita intesa tra il presidente azero <strong>Ilham Aliyev<\/strong> e il suo omologo armeno <strong>Nikol Pashinyan<\/strong> nell\u2019ottobre 2018, all\u2019indomani dell\u2019arrivo al potere di quest\u2019ultimo sulla spinta di una \u2018<strong>rivoluzione arancione<\/strong>\u2019 promossa dalla giovent\u00f9 armena. L\u2019intesa aveva previsto il cessate-il-fuoco e un canale di comunicazione diretto, un \u2018telefono rosso\u2019 tra comandi militari, per prevenire incidenti o malintesi. Ma nessuno ha alzato il telefono, o ha avuto il tempo di alzarlo, quel 12 luglio, e il crescendo di reazioni e contro-reazioni sta lasciando sul terreno decine di vittime. <strong>Non \u00e8 chiaro se si sia trattato di un banale sconfinamento di pattuglie azere che ha creato allarme negli armeni, o di un\u2019iniziativa calcolata per provocarne la reazione<\/strong>. Ma perch\u00e9 proprio ora che il clima trai due vertici era parso rasserenarsi? <strong>Chi ha interesse a rinfocolare il conflitto?<\/strong> Tre aspetti vengono in rilievo.<\/p>\n<p class=\"s2\">Primo. All\u2019accorato appello di Papa Bergoglio ad entrambi i contendenti per la cessazione delle ostilit\u00e0 e la ripresa dei negoziati, e alla ferma dichiarazione del Segretario generale dell\u2019Onu Ant\u00f3nio Guterres nello stesso senso, \u00e8 seguita una tiepida esortazione ad \u2018astenersi dall\u2019esacerbare il conflitto\u2019 del <strong>Gruppo di Minsk<\/strong>, guidato da Stati Uniti, Francia, Russia, che per conto dell&#8217;Osce quel conflitto ha idealmente la responsabilit\u00e0 di sanarlo da quasi trent\u2019anni. Segno che almeno due membri del Gruppo intendono non impegnarsi troppo, e cio\u00e8 evitare incursioni nelle dinamiche dei veri protagonisti esterni, <strong>Russia<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong>, quest&#8217;ultimo membro della Nato. In questo come in altri casi, n\u00e9 Stati Uniti n\u00e9 europei immaginano di imbarcarsi in un confronto con Ankara.<\/p>\n<p><strong>Lo scacchiere caucasico e le pedine di Mosca e Ankara<\/strong><br \/>\nSecondo. Pi\u00f9 chiare e nettamente divergenti le reazioni dei co-protagonisti esterni: Mosca e Ankara. N\u00e9 poteva attendersi diversamente.\u00a0<strong>Lo scacchiere caucasico \u00e8 di fatto il prolungamento della contesa sotterranea in corso altrove tra i due Paesi<\/strong>, in Siria, Libia, Mediterraneo orientale, Balcani, per rimanere solo nelle vicinanze. Eurasia, per allontanarsene. <strong>Sono i due ex-imperi che si confrontano con ambizioni analoghe, ispirandosi ognuno al proprio passato<\/strong>.<\/p>\n<p>Mosca, in continuit\u00e0 con posizioni che furono sovietiche \u2013 i suoi interventi nel passato si sono sempre ispirati a due principi, protezione dei diritti degli armeni ma integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Azerbaigian &#8211; ha assunto un approccio \u2018equidistante\u2019 segnalando anche la disponibilit\u00e0 a una <strong>mediazione,<\/strong> forte delle strette relazione politiche e di sicurezza con Yerevan entro e fuori la <strong>Csto<\/strong> (Trattato per la Sicurezza Collettiva del 1992), ma anche dei buoni rapporti con Baku consolidati da ultimo mediante forniture militari (che certo non sono piaciute agli armeni). Ma soprattutto in omaggio alla <strong>classica visione russa che l\u2019&#8221;estero vicino&#8221; \u00e8 di sua competenza<\/strong> e che Mosca ha tutte le carte in regola per farvi valere la propria influenza. Per contro, Ankara non ha esitato ad esprimere un appoggio a Baku che \u00e8 parso al limite dell\u2019incoraggiamento allo scontro, fino a ventilare un intervento militare \u201cal fianco delle forze azere\u201d. <strong>Una retorica bellica che apre la strada a un\u2019altra avventura della Turchia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>La partita in gioco \u00e8 rivelante<\/strong><br \/>\nTerzo e non ultimo. A rigore, appare poco probabile uno scontro diretto Mosca-Ankara, se non altro considerando le acrobazie diplomatico-logistiche in corso in Siria, in particolare nella zona di Idlib e dintorni, oltre che il sopracitato interesse russo a mantenere i rapporti con entrambi i contendenti. Ma <strong>non sono da escludere altre forme di confronto secondo lo schema collaudato di guerre per procura, di cui sia Mosca sia Ankara sono diventati grandi esperte.<\/strong> La partita in gioco \u00e8 rilevante. Per la Russia, si tratta di non tollerare l\u2019esclusione da un\u2019area di \u2018tradizionale influenza\u2019, e nemmeno di recedere, se questa fosse l\u2019idea turca, da altre aree quali la Libia o la Siria. Per la Turchia, \u00e8 cruciale preservare il ruolo di snodo strategico di infrastrutture energetiche in direzione Europa (oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan, gasdotto Baku-Erzerum e relativo collegamento con il Tanap e poi con il Tap verso Brindisi), nonch\u00e9 la sicurezza del corridoio stradale e ferroviario Baku-Kars che apre orizzonti verso l\u2019Eurasia.<\/p>\n<p class=\"s2\">Lo scenario complessivo suggerisce che anche in questo caso lo scontro in atto potrebbe tradursi in <strong>un \u2018conflitto congelato\u2019 che congelato non \u00e8<\/strong>. Valga per tutti, lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/ancora-una-tregua-tra-ucraina-e-russia-nel-donbass-ma-quanto-durera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">schema Donbass<\/a>. Il bilancio delle vittime potrebbe rivelarsi pesante nel tempo. A meno che la sperimentata diplomazia di Mosca non riesca a riattivare il recalcitrante Gruppo di Minsk, o meglio i suoi protagonisti occidentali, quantomeno per calmare il gioco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa volta il teatro degli scontri non sono le montagne del Nagorno-Karabach, ma il confine che corre nella regione di Tavush\/Tovuz, incuneata pi\u00f9 a nord, verso la Georgia. 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