{"id":83348,"date":"2020-09-04T09:26:28","date_gmt":"2020-09-04T07:26:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83348"},"modified":"2020-09-04T09:27:28","modified_gmt":"2020-09-04T07:27:28","slug":"campioni-e-chimere-lunione-europea-e-il-dilemma-euronews","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/campioni-e-chimere-lunione-europea-e-il-dilemma-euronews\/","title":{"rendered":"Campioni e chimere: l&#8217;Unione europea e il dilemma Euronews"},"content":{"rendered":"<p><strong>Thierry Breton<\/strong>, Commissario europeo per il Mercato interno e i servizi,\u00a0ha recentemente ricordato la necessit\u00e0 di <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/italy\/news\/20200610_breton_avvia_i_colloqui_con_gli_stati_membri_sulla_rimozione_ostacoli_nel_mercato_unico_it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>aggiornare la legislazione europea sulla concorrenza<\/strong><\/a> per far s\u00ec che la creazione di nuovi &#8220;campioni industriali europei&#8221; non rimanga soltanto un <em>desiderata<\/em> di lungo corso. Secondo le sue intenzioni, a questo dovrebbe aggiungersi entro la fine del 2020 un rivisto <a href=\"https:\/\/www.euractiv.com\/section\/digital\/news\/commission-mulls-innovative-financial-solutions-to-back-eu-media-sector\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Piano d&#8217;azione sui media<\/strong><\/a>\u00a0per estendere la competitivit\u00e0 e il pluralismo nel settore audiovisivo europeo.<\/p>\n<p><a href=\"applewebdata:\/\/6B6C485F-24BE-49C4-9643-A43D7C5F9EB4#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a>Tuttavia, in attesa di valutare dopo l&#8217;estate i frutti del lavoro di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/francia-thierry-breton-commissario-posta-in-gioco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Breton<\/a> &#8211; gi\u00e0 ministro dell&#8217;Economia francese ai tempi di Chirac &#8211; fa abbastanza rumore la mancanza di chiarezza sul futuro di quello che nel 1993 si propose come uno dei primi veri esperimenti transcontinentali nel settore: <strong>Euronews<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La storia del media<br \/>\n<\/strong>La <em>euro-media company<\/em> nacque con una missione ambiziosa: fornire al pubblico europeo un mass media che potesse superare la tradizionale distorsione in chiave nazionale delle notizie legate al contesto Ue e, pi\u00f9 in generale, rappresentare una<strong>\u00a0bandiera di rilevanza mediatica europea<\/strong> con prospettiva europea nel nuovo ordine mondiale che si stagliava dopo il crollo del blocco sovietico e la decisa accelerazione impressa al progetto europea tra la fine degli anni \u201880 e l\u2019inizio degli anni \u201890.<\/p>\n<p>Per questi motivi l&#8217;Unione europea di radiodiffusione (Ebu) cuc\u00ec insieme un <strong>consorzio di 10 media pubblici europei<\/strong>, con <strong>France Television<\/strong> e la <strong>Rai<\/strong> in testa; grande assente di allora fu la Germania, che poteva vantare dalla propria la storia e il peso della storica e influente emittente internazionale <strong>Deutsche Welle<\/strong>.<\/p>\n<p>A tali grandi ambizioni hanno sin da subito corrisposto ingenti <strong>finanziamenti<\/strong>\u00a0dalla Commissione europea, che nel 2010 aveva ufficialmente stabilito in una propria <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/transparency\/regdoc\/rep\/3\/2010\/EN\/C-2010-6827-F1-EN-MAIN-PART-1.PDF\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">decisione<\/a> come l&#8217;emittente fosse un ente che &#8220;contribuisce all\u2019interesse generale europeo nel mondo dell&#8217;informazione&#8221;. Sotto l&#8217;attuale accordo quadro 2017-2021, questo sostegno si \u00e8 spinto fino a <strong>24,5 milioni di euro l&#8217;anno<\/strong>, rappresentando anche il 38% dei ricavi totali di Euronews nel 2017.<\/p>\n<p><strong>Scalate, fallimenti e necessit\u00e0 future<br \/>\n<\/strong>Nonostante alcune fluttuazioni nelle quote di propriet\u00e0 e nuovi ingressi, fino al 2015 il controllo editoriale e finanziario di Euronews era rimasto saldamente in mano al consorzio di televisioni europee, nel frattempo allargatosi fino a includere <strong>oltre 20 membri<\/strong>.<\/p>\n<p>La svolta arriv\u00f2 nel 2015 con l&#8217;<strong>acquisto del 53% <\/strong>delle quote da parte di<strong> Naguib Sawiris<\/strong>, imprenditore egiziano attivo nel settore delle telecomunicazioni: da allora, il magnate ha gradualmente aumentato il suo interesse fino a portarlo all&#8217;<strong>attuale 88%<\/strong>, con il solo 12% residuo a rimanere nelle mani del consorzio europeo. Questo radicale ribaltamento delle dinamiche proprietarie ha fatto inarcare pi\u00f9 di un sopracciglio a Bruxelles, e il tema \u00e8 ritornato in voga nelle recenti settimane di grandi manovre per il rinnovo del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/recovery-fund-accordo-raggiunto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>bilancio europeo 2021-2027<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Infatti, nel\u00a0corso del dibattito presso la <strong>commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo<\/strong> del 6 luglio scorso sono emersi tutti gli scetticismi possibili sull&#8217;attuale situazione di Euronews:\u00a0se nell&#8217;area progressista (<strong>S&amp;D, Gue\/Ngl<\/strong>) l&#8217;accento \u00e8 stato posto sulla necessit\u00e0 di <strong>superare la condizione di monopolio <em>de facto<\/em><\/strong> di Euronews sui fondi europei dell&#8217;azione multimedia (una cifra oscillante tra il 70% e il 95%, con una media di oltre l&#8217;80%, tra il 2014 e il 2018), i liberali di\u00a0<strong>Renew Europe<\/strong> hanno marcato la necessit\u00e0 di ancorare l&#8217;erogazione del sostegno annuale al <strong>raggiungimento degli obiettivi<\/strong> indicati nel contratto quadro, senza schierarsi apertamente per una discontinuit\u00e0; piuttosto duri anche i popolari del <strong>Ppe<\/strong>, a favore di una <strong>revisione federalista e indipendente<\/strong> del progetto, e i conservatori di <strong>Ecr<\/strong>, che hanno sottolineato come nessuno Stato europeo abbia mai riconosciuto Euronews come mass media di servizio pubblico e che il sostegno alla prosecuzione del finanziamento europeo dovrebbe essere subordinato a un&#8217;attenta <strong>valutazione dei dati<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Aspettando l&#8217;autunno<br \/>\n<\/strong>Una recente risposta sibillina del commissario Breton ad una provocatoria domanda del gruppo di destra Identit\u00e0 e Democrazia (Id) ha riscaldato confermato indirettamente come <strong>non sia stata presa ancora alcuna decisione\u00a0sul futuro del media transalpino<\/strong>. Stando alle parole dell&#8217;ex ceo <strong>Michael Peters<\/strong>, la mancata erogazione di fondi europei porterebbe alla cancellazione delle attivit\u00e0 relative al contratto quadro europeo, senza minare l&#8217;autosufficienza finanziaria di Euronews che sarebbe dunque in grado di <strong>proseguire autonomamente la propria avventura<\/strong>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei tecnicismi, il vero interrogativo \u00e8 se esista o meno in Europa la volont\u00e0 politica di supportare un <strong>pilastro informativo indipendente, multilaterale ed europeo<\/strong>, che sia esso Euronews o un nuovo futuro progetto. Ad ora, le uniche conclusioni che si possono riassumere sono la diversit\u00e0 sostanziale di vedute sulla sua evoluzione futura e la diffusa &#8211; ma non unanime &#8211; <strong>insoddisfazione verso il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti<\/strong>. In questo contesto, lo stralcio del riferimento all&#8217;interesse generale europeo nel mondo dell&#8217;informazione dal nuovo Regolamento finanziario europeo del 2018 potrebbe costituire un ostacolo in pi\u00f9 al rinnovo del sostegno finanziario di marca Ue.<\/p>\n<p>Si dovr\u00e0 giocoforza attendere l&#8217;autunno &#8211; periodo in cui il Parlamento dovrebbe pronunciarsi sulla questione, ed in cui emerger\u00e0 anche il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/germania-presidenza-di-turno-del-consiglio-dellue-beda-romano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>peso della presidenza tedesca<\/strong><\/a> &#8211; prima che queste domande trovino risposta.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><small><strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/category\/news\/cara-ai-ti-scrivo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cCara AI Ti Scrivo\u201d<\/a><\/strong>\u00a0\u00e8 la rubrica che offre ai pi\u00f9 giovani (studenti, laureandi, neolaureati e stagisti) la possibilit\u00e0 di cimentarsi con analisi e commenti sulla politica internazionale. Mandateci le vostre proposte:\u00a0<a href=\"mailto:affarinternazionali@iai.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">affarinternazionali@iai.it<\/a>.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Thierry Breton, Commissario europeo per il Mercato interno e i servizi,\u00a0ha recentemente ricordato la necessit\u00e0 di aggiornare la legislazione europea sulla concorrenza per far s\u00ec che la creazione di nuovi &#8220;campioni industriali europei&#8221; non rimanga soltanto un desiderata di lungo corso. 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