{"id":83382,"date":"2020-08-09T10:34:20","date_gmt":"2020-08-09T08:34:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83382"},"modified":"2020-08-14T09:53:31","modified_gmt":"2020-08-14T07:53:31","slug":"crisi-tunisina-e-migrazioni-miti-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/crisi-tunisina-e-migrazioni-miti-e-realta\/","title":{"rendered":"Crisi tunisina e migrazioni: miti e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il ritorno delle <strong>partenze di migranti dalla Tunisia<\/strong> nell&#8217;ultimo periodo ha riacceso l&#8217;attenzione della politica e dell&#8217;opinione pubblica italiana su tale fenomeno, con punte di isteria ed eccesso, come mostrato dal paragone con l&#8217;Albania degli anni &#8217;90 o con l&#8217;idea di una presunta invasione di tunisini pronti a stabilirsi in Italia.<\/p>\n<p>Che la Tunisia stia affrontando un crinale complicato \u00e8 innegabile. E sottovalutarlo sarebbe altrettanto fuorviante. Vi \u00e8 una profonda<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-tunisia-economy-2020\/tunisia-seeks-late-debt-payments-as-crisis-hits-economy-state-budget-idUSKCN24E18V\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> crisi economica<\/strong><\/a>, e un&#8217;altrettanta difficile <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/si-dimette-il-premier-fakhfakh-tunisia-di-nuovo-senza-governo-e-in-piena-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>crisi politica<\/strong><\/a>. Sebbene la pandemia sia stata contenuta, gli effetti del confinamento e della crisi globale stanno avendo effetti devastanti. Per il Fondo Monetario Internazionale, la Tunisia avr\u00e0 una <strong>contrazione del Pil del 4.3%<\/strong>, mentre per altri il crollo sar\u00e0 intorno al<strong> 7%<\/strong>. In ogni caso, la peggior recessione nella storia della Tunisia indipendente. Ci\u00f2 arriva dopo anni di problemi economici dovuti all&#8217;onda lunga della stagione degli attentati del 2015, che ha messo in ginocchio paese.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi la crisi politica: un parlamento diviso e litigioso, con il suo Presidente, l&#8217;islamista e leader storico di EnNahda, <strong>Rached Ghannouchi<\/strong>, salvato dai voti di Qalb Tunis del suo ex nemico <strong>Nabil Karoui<\/strong>. I problemi tra EnNahda e Elyes Fakhfakh hanno portato alle dimissioni di quest&#8217;ultimo, e sullo sfondo vi \u00e8 lo scontro sistemico tra il presidente <strong>Kais Saied<\/strong> e Ghannouchi. La scelta del ministro degli interni uscenti, <strong>Hichem Mechichi,<\/strong> come nuovo primo ministro risponde alla logica di Saied di voler fare un &#8220;governo del Presidente&#8221;, limitando il ruolo delle forze parlamentari e puntando sul fatto di essere il politico pi\u00f9 popolare nel paese. Ma, senza uomini propri in Parlamento, Saied avr\u00e0 difficolt\u00e0 a portare avanti questa idea.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 lo sfondo politico ed economico in cui le partenze sono riprese. Certamente, una situazione difficile. Per\u00f2, da qui a dire che la Tunisia sia al collasso e che i migranti tunisini siano pronti a invadere l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, ce ne passa.<\/p>\n<p><strong>Numeri, fronti e logiche<br \/>\n<\/strong>Se guardati in prospettiva storica, i numeri non sono estremi &#8211; si pensi, ad esempio, alle partenze del periodo 2011 e 2012. Che nell&#8217;ultimo periodo vi sia stato un <strong>incremento sostanziale<\/strong> delle partenze &#8211; con un&#8217;evoluzione problematica nella logistica di tali partenze, visto che sono sempre di pi\u00f9 i casi di piccole imbarcazioni private &#8211; \u00e8 innegabile, ma va visto nella logica di riapertura post-confinamento.<\/p>\n<p>Inoltre, con l&#8217;aumento delle proteste e la crisi istituzionale, le forze di sicurezza si trovano a gestire <strong>fronti diversi<\/strong> con una catena di comando politico in transizione. Queste partenze interessano tante aree del Paese, rendendo ancora pi\u00f9 complesso il controllo costiero: Zarzis, Sfax, Sousse, Nabeul, isole Kerkenna, e in misura relativamente minore, Biserta.<\/p>\n<p>Su logiche e le motivazioni di tali migrazioni, vanno fatti una serie di passaggi chiarificatori. La Tunisia non \u00e8 pi\u00f9 solo Paese di partenza, ma sempre di pi\u00f9 anche Paese di arrivo o <em>hub<\/em> per migranti proveniente dal resto dell&#8217;Africa. Partendo dall&#8217;ultimo punto, la struttura demografica tunisina sta diventando sempre di pi\u00f9 simile a quella europea. In particolar modo nei centri urbani vi \u00e8 un numero crescente di immigrati sub-sahariani che si fermano per lavorare, o arrivano temporaneamente per poi provare il viaggio verso l&#8217;Europa. Nel lungo periodo, questa probabilmente sar\u00e0 una sfida significativa, sia per la Tunisia che per l&#8217;Europa. Inoltre, dal 2011 in poi, si \u00e8 stato un <strong>afflusso notevole di libici<\/strong>, con alcune aree in cui questa presenza \u00e8 sempre pi\u00f9 visibile: basti pensare ai quartieri di el-Nasser e al-Aouina a Tunisi.<\/p>\n<p><strong>Diverse realt\u00e0 in viaggio<br \/>\n<\/strong>Vi \u00e8 poi la questione dei tunisini che lasciano il Paese. Ma, anche in questo caso, l&#8217;idea di orde di tunisini pronti a invadere l&#8217;Italia per stabilirsi, stimolati dalla regolarizzazione promossa durante la crisi, non ha molta attinenza con la realt\u00e0. La <strong>migrazione tunisina \u00e8 molto variegata<\/strong>. La crisi economica certamente spinge famiglie intere a provare il viaggio, ma sono ancora eccezioni pi\u00f9 che la regola.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 la realt\u00e0 dei <strong>cervelli in fuga<\/strong>, vera emergenza di lungo periodo, dei tunisini laureati, che per\u00f2 raramente approdano in Italia, ma emigrano con altri percorsi in Francia, Canada e Germania. Vi \u00e8 poi il cosiddetto <strong>popolo degli <em>haraga<\/em><\/strong>, i migranti che provano ad arrivare con imbarcazioni di fortuna. Anche qui, con profili diversi: vi sono i <strong>tunisini del sud e delle zone interne<\/strong>, che provano a fuggire data la situazione di crisi economica perenne di questi territori, storicamente svantaggiati, e la discriminazione socio-culturale che affrontano; vi sono poi i <strong>giovani poco istruiti<\/strong>\u00a0che campano alla giornata delle periferie urbane, la <strong>figura dell&#8217;<em>h<\/em><em>oumani<\/em> <\/strong>(ragazzo di quartiere) popolarizzata dal hip-hop tunisino post-rivoluzione, sorta di versione tunisina degli <em>hittisti<\/em> algerini degli anni &#8217;90; vi sono poi tunisini, spesso poco pi\u00f9 che ventenni, che vedono il viaggio in Italia come un&#8217;avventura e sorta di <strong>rito di passaggio<\/strong> all&#8217;et\u00e0 adulta, viaggio che parenti hanno fatto ci\u00f2 in passato quando era pi\u00f9 facile muoversi.<\/p>\n<p>Per i migranti economici tunisini, l&#8217;<strong>Italia non \u00e8 necessariamente approdo<\/strong>, ma spesso passaggio verso altri luoghi, e chiaramente il fenomeno deve essere visto in un un&#8217;ottica europea, non solo italiana. Ma creare allarmismi, alimentare paranoie o sostenere l&#8217;idea che vi sia un&#8217;invasione in atto, non solo \u00e8 sbagliato in s\u00e9, ma non aiuta neanche ad approntare risposte politiche serie ed efficaci a una questione che, in un modo o nell&#8217;altro, continuer\u00e0 a essere sul tavolo nei prossimi anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ritorno delle partenze di migranti dalla Tunisia nell&#8217;ultimo periodo ha riacceso l&#8217;attenzione della politica e dell&#8217;opinione pubblica italiana su tale fenomeno, con punte di isteria ed eccesso, come mostrato dal paragone con l&#8217;Albania degli anni &#8217;90 o con l&#8217;idea di una presunta invasione di tunisini pronti a stabilirsi in Italia. 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