{"id":83777,"date":"2020-08-31T18:19:41","date_gmt":"2020-08-31T16:19:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83777"},"modified":"2020-09-07T02:16:48","modified_gmt":"2020-09-07T00:16:48","slug":"successo-filo-serbo-in-montenegro-cosa-cambia-per-lorientamento-euro-atlantico-di-podgorica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/successo-filo-serbo-in-montenegro-cosa-cambia-per-lorientamento-euro-atlantico-di-podgorica\/","title":{"rendered":"Successo filo-serbo in Montenegro: cosa cambia per l&#8217;orientamento euro-atlantico di Podgorica"},"content":{"rendered":"<p>In un momento in cui le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/proteste-da-record-in-bielorussia-ma-lukashenko-non-cede-e-schiera-lesercito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>proteste contro Aleksandr Lukashenko<\/strong><\/a> in <strong>Bielorussia<\/strong> fanno sperare nell&#8217;avvento della democrazia nella &#8220;ultima dittatura d&#8217;Europa&#8221;, la notizia della sconfitta elettorale del partito del presidente montenegrino <strong>Milo Djukanovic<\/strong>, che guida l&#8217;ex repubblica jugoslava alternativamente come capo di Stato e primo ministro dal 1991, dovrebbe animare di speranza tutti i liberali europei<em>. <\/em><\/p>\n<p>Se il risultato delle <a href=\"https:\/\/www.euronews.com\/2020\/08\/30\/montenegro-parliamentary-election-kicks-off-with-high-turnout\"><strong>elezioni parlamentari del 30 agosto scorso<\/strong><\/a>\u00a0nella piccola nazione adriatica scardina alcuni degli assiomi su cui hanno prosperato &#8211; e sono state fatte prosperare &#8211; le cosiddette <strong>stabilocrazie dei Balcani<\/strong>, dall&#8217;altro esso innesta presupposti che fanno temere per l&#8217;<strong>orientamento euro-atlantico di Podgorica<\/strong> e il suo posizionamento regionale.<\/p>\n<p><strong>I risultati delle urne<br \/>\n<\/strong>Con la quasi totalit\u00e0 dei voti scrutinati (i risultati ufficiali arriveranno tra qualche giorno), il <strong>Partito Democratico dei Socialisti<\/strong>\u00a0(Dps, erede montenegrino della Lega dei Comunisti jugoslava) ha ottenuto il <strong>35,12%<\/strong> dei voti e 30 degli 81 seggi del Parlamento, contro il<strong> 32,52%<\/strong> di <strong>Per il Futuro del Montenegro<\/strong> (<em>Za Budu\u0107nost Crne Gore<\/em>, Zbcg), coalizione populista e conservatrice trainata dal <strong>Fronte Democratico<\/strong>, gruppo di partiti fortemente filo-serbo e con stretti legami a Belgrado, che ottiene 27 seggi. A questi vanno aggiunti quelli totalizzati da altre due coalizioni di opposizione: la centrista-liberale <strong>La Pace \u00e8 la Nostra Nazione<\/strong> (<em>Mir Je Na\u0161a Nacija<\/em>, Mnn) con il <strong>12,55%<\/strong> e 10 seggi e la civica-ecologista <strong>Nero su Bianco<\/strong> (<em>Crno na Bjelo<\/em>) con il <strong>5,57%<\/strong> dei voti e 4 scranni.<\/p>\n<p>Le tre coalizioni, che insieme otterrebbero una maggioranza di 41 seggi, sono state veloci nel celebrare, nelle parole di un loro esponente, la &#8220;<strong>caduta del Muro di Berlino in Montenegro<\/strong>&#8221; e a corteggiare i vari piccoli aghi della bilancia, in particolare i partiti etnici albanesi e bosgnacchi che, dopo aver per decenni fornito il loro appoggio a Djukanovic, potrebbero ora voltargli le spalle offrendo i loro pochi seggi per puntellare un eventuale primo governo senza il Dps.<\/p>\n<p>Un governo che i leader di Zbcg e Ura (il principale partito di <em>Crno na Bjelo<\/em>) hanno prontamente immaginato come un <strong>esecutivo tecnico a tempo<\/strong>, composto da esperti non formalmente legati alla politica \u2013 in un probabile implicito riconoscimento della mancanza di qualsiasi fattore unificante tra le tre coalizioni, fatto salvo l\u2019astio nei confronti di Djukanovic. \u00c8 difficile infatti immaginare che l&#8217;agenda ecologista e il liberalismo di Ura e Mnn possano diluire la <strong>portata populista e fortemente filoserba <\/strong>di Zbcg e del Fronte Democratico.\u00a0Ed <strong>\u00e8 proprio sulla sfida della definizione dell&#8217;identit\u00e0 montenegrina che Djukanovic ha perso (al momento) la sua partita<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La storia e le proteste<br \/>\n<\/strong>Da sempre, il leader incontrastato del Montenegro ha costruito la sua agenda politica sull&#8217;<strong>allontanamento di Podgorica da Belgrado<\/strong> dopo le guerre degli anni &#8217;90, facendosi paladino per il <strong>referendum sulla separazione dalla Serbia nel 2006<\/strong>, riconoscendo l&#8217;<strong>indipendenza del Kosovo<\/strong> nel 2008 e portando il Paese ad aderire alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/nato-montenegro-segnale-positivo-balcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Nato<\/strong><\/a> nel 2017 &#8211; riuscendo allo stesso tempo a non rovinare le relazioni con l&#8217;uomo forte di Belgrado, <strong>Aleksandar Vu\u010di\u0107<\/strong>, nonostante il presunto fallito golpe di ispirazione serbo-russa dell&#8217;ottobre 2016 che avrebbe dovuto portare all\u2019eliminazione fisica di Djukanovic e all&#8217;arresto dell&#8217;integrazione montenegrina nell\u2019Alleanza Atlantica -.<\/p>\n<p>Tutto questo almeno fino all&#8217;anno scorso: la decisione del governo di adottare nel dicembre 2019 una legge che obbliga ogni istituzione religiosa del Paese a produrre i documenti attestanti la propriet\u00e0 sui propri beni immobili antecedenti al 1918, pena l&#8217;espropriazione da parte dello Stato, ha scatenato le ire della potente <strong>Chiesa ortodossa serba<\/strong>, confessione maggioritaria in Montenegro (seguita da circa il 74% della popolazione, ben oltre il 29% che si dichiara serbo), che nella legge ha &#8211; giustamente &#8211; visto un attacco soprattutto al suo ruolo politico e di collegamento diretto con Belgrado. Le imponenti <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-montenegro-protest-religion\/thousands-in-montenegro-march-against-religion-law-idUSKBN20N0LL\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>proteste<\/strong><\/a> che si sono susseguite nel Paese, cos\u00ec come in Serbia e in Bosnia-Erzegovina, hanno fortemente polarizzato l&#8217;elettorato montenegrino, probabilmente non pronto a una rottura cos\u00ec forte con uno dei propri <strong>simboli identitari di riferimento<\/strong> &#8211; e con buona pace del tentativo di Djukanovic di giustificare la legge come promozione della laicit\u00e0 dello Stato.<\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia del multipartitismo montenegrino, il metropolita <strong>Amfilohije<\/strong>, capo della Chiesa ortodossa serba nel Paese, ha apertamente sostenuto la campagna di Zbcg e del Fronte Democratico: fatto, questo, che contribuisce a spiegare la forte affluenza alle urne &#8211; circa il 75% degli aventi diritto.<\/p>\n<p><strong>La &#8220;resistenza&#8221; di\u00a0Djukanovic<br \/>\n<\/strong>Djukanovic, che ha ammesso la possibilit\u00e0 che il Dps riconosca risultati elettorali diversi da quelli attesi, <strong>non sembra comunque voler abbandonare la partita<\/strong>: il suo mandato presidenziale scade soltanto nel <strong>2023<\/strong>, fattore che gli permette di poter &#8220;resistere&#8221; a un eventuale governo delle opposizioni che, per variet\u00e0 di posizioni, appare comunque destinato ad una vita travagliata.<\/p>\n<p>Il <strong>paradosso<\/strong>, per\u00f2, rimane. Djukanovic, con tutti gli effetti distorsivi (<em>state capture<\/em>, scarsa libert\u00e0 di espressione) di quasi 30 anni di effettivo monopartitismo, che hanno spinto <a href=\"https:\/\/freedomhouse.org\/country\/montenegro\/freedom-world\/2020\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Freedom House<\/em><\/a> a retrocedere nel 2019 il Paese da &#8220;democrazia&#8221; a &#8220;regime ibrido&#8221;, pu\u00f2 oggi vantarsi di essere l&#8217;unico campione della scelta euro-atlantica montenegrina, baluardo contro i tentativi di Belgrado di ricreare un <em>near abroad<\/em> serbo con alle spalle la <strong>Russia<\/strong> &#8211; sui cui capitali leciti e illeciti, vale comunque la pena ricordarlo, il leader montenegrino ha costruito parte della ricchezza del piccolo Paese adriatico -.<\/p>\n<p>Mai come oggi in Montenegro la <strong>scelta tra stabilit\u00e0 e democrazia<\/strong> appare travagliata: anche se difficilmente il nuovo governo potr\u00e0 portare via Podgorica dal cammino verso l&#8217;Unione europea o causare la sua uscita dalla Nato, resta il fatto che il &#8220;Muro&#8221;, a Podgorica, si \u00e8 aperto verso est.<\/p>\n<p><small> Le opinioni espresse appartengono unicamente all\u2019autore e non riflettono necessariamente l\u2019opinione della Commissione europea o del Servizio europeo di azione esterna <\/small>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un momento in cui le proteste contro Aleksandr Lukashenko in Bielorussia fanno sperare nell&#8217;avvento della democrazia nella &#8220;ultima dittatura d&#8217;Europa&#8221;, la notizia della sconfitta elettorale del partito del presidente montenegrino Milo Djukanovic, che guida l&#8217;ex repubblica jugoslava alternativamente come capo di Stato e primo ministro dal 1991, dovrebbe animare di speranza tutti i liberali [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":83780,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[2468,953,100,1517,108,401,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83777"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83777"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83777\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83781,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83777\/revisions\/83781"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}