{"id":8390,"date":"2008-05-31T00:00:00","date_gmt":"2008-05-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/caveat-nazionali-e-regole-dingaggio\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:44","slug":"caveat-nazionali-e-regole-dingaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/caveat-nazionali-e-regole-dingaggio\/","title":{"rendered":"Caveat nazionali e regole d\u2019ingaggio"},"content":{"rendered":"<p>La decisione governativa di aderire a parte delle richieste della Nato per conferire maggiore flessibilit\u00e0 operativa alle nostre forze in Afghanistan porta a nuove riflessioni sul problema ricorrente delle cos\u00ec dette \u201cregole di ingaggio\u201d. E su quello dei discussi, quanto sconosciuti, \u201ccaveat nazionali\u201d, che sono cosa separata e diversa. Per chiarire le differenze ed evitare confusioni interpretative \u00e8 quindi utile ritornare \u201ca caldo\u201d su questo argomento, di cui <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=501\"><b><u>   Affarinternazionali <\/u><\/b><\/a>ha gi\u00e0 avuto modo di occuparsi.<\/p>\n<p><b>Regole e caveat<\/b><br \/>         Subito dopo l\u2019insediamento del nuovo governo, fonti governative avevano lasciato trasparire, sebbene con qualche imprecisione di linguaggio,  la volont\u00e0 di modificare le non meglio indicate \u201cregole di ingaggio\u201d (Roe, in inglese <i>rules of engagement<\/i>) dei nostri contingenti. Per adattarle, si \u00e8 detto, all\u2019evolversi della situazione politica e, conseguentemente di quella sul terreno. Con ogni evidenza, il riferimento erano i nostri due maggiori contingenti, dislocati rispettivamente in Libano e in Afghanistan. Per quanto riguarda quest\u2019ultimo,  in varie occasioni, tra le quali non solo colloqui informali, ma anche a livello di Summit della Nato, era stato auspicato un atteggiamento di maggiore flessibilit\u00e0 da parte del Governo italiano, come pure di quello francese, tedesco e spagnolo. Situazioni assai dissimili l\u2019una dall\u2019altra, ma utili in questo momento per esemplificare, consentendo cos\u00ec di evitare, per il futuro, distorsioni di interpretazione. <\/p>\n<p>Le Roe, lo ricordiamo, sono quelle regole comportamentali che vengono date ai contingenti, ai singoli comandi ed ai singoli soldati per rispondere al meglio ad azioni avversarie o, comunque, per svolgere il compito assegnato in modo sicuramente aderente allo spirito ed al dettato della missione. Diversa cosa sono i cos\u00ec detti caveat nazionali, che sono invece vere e proprie limitazioni di impiego, con le quali il governo che assegna il contingente ad un comando internazionale intende condizionarne in parte l\u2019utilizzabilit\u00e0. Ne deriva una prima considerazione: i caveat hanno sempre un\u2019origine interna, e quindi sono sempre \u201ccontrollabili\u201d dal governo che li emette, mentre sulle Roe, la cui matrice \u00e8 sempre di origine esterna, le possibilit\u00e0 di controllo nazionali, che comunque ci sono, nell\u2019immediato sono certamente meno percorribili, in quanto ciascuna modifica dovrebbe essere concordata a livello di coalizione, o di alleanza.<\/p>\n<p><b>Libano e Afghanistan <\/b><br \/>         Vale, a questo punto, l\u2019esempio di ci\u00f2 che avviene presso i nostri due principali contingenti, quello in Libano e quello in Afghanistan. La prima delle due missioni \u00e8 sotto diretto controllo dell\u2019Onu, per cui le forze di Unifil del generale Graziano operano secondo regole generali che non possono non derivare dal dettato della risoluzione del Consiglio di Sicurezza n\u00b0 1701. Quest\u2019ultima prevede in sintesi  cosa debba fare l\u2019esercito libanese e cosa debbano o possano invece fare i soldati con il casco blu, il cui compito, lo si pu\u00f2 vedere gi\u00e0 in una prima lettura del dispositivo, \u00e8 solo fornire vigilanza, interposizione, cornice di sicurezza e supporto. <\/p>\n<p>La parte attiva, o d\u2019iniziativa, compete ai libanesi e risale quindi alle responsabilit\u00e0 di quel governo. Non spetta quindi ai soldati dell\u2019Onu, e di riflesso a quelli che compongono il nostro contingente, n\u00e9 prendere l\u2019iniziativa per il disarmo di Hezbollah, n\u00e9 quella di rendere impermeabili le frontiere con la Siria. \u00c8 fuori luogo, quindi, dire, come \u00e8 stato detto, \u201ccambiremo le regole di ingaggio al contingente\u201d. Primo, perch\u00e9 non si pu\u00f2. Secondo, perch\u00e9 non serve. Terzo, perch\u00e9, semmai, lo dovrebbe fare il Consiglio di Sicurezza alla cui risoluzione le regole si ispirano. Diverso \u00e8 il caso dell\u2019Afghanistan, dove \u00e8 in atto una missione della Nato, l\u2019Isaf, voluta dall\u2019Onu, che sul tema \u00e8 stato assai prolifico, sufficientemente chiaro e insolitamente precettivo. Le regole di ingaggio sono quelle usuali della Nato, comuni a tutta la coalizione e ben note, da sempre, anche ai nostri soldati. Non sono infatti le regole a rendere di fatto \u201cdiversi\u201d alcuni contingenti, tra cui il nostro, ma i caveat nazionali. <\/p>\n<p>Sotto il profilo strettamente operativo, in una coalizione queste riserve non dovrebbero esistere. Come potrebbe il comandante di un teatro complesso e vasto come  quello afgano, che si trova ad impiegare contingenti di 35 nazioni, coordinarne le attivit\u00e0 e ricavarne delle sinergie se ciascuno opponesse un certo numero di caveat? Sarebbe certamente impossibile, ma per fortuna non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 la maggior parte dei partecipanti alla coalizione non sta ponendo problemi di impiego, ma solo di presenza numerica. In definitiva, le semplificazioni procedurali previste dal nuovo governo, perch\u00e9 solo di questo per ora si tratta, si limitano a prevedere un tempo di preavviso di 6 ore invece che di 72 per valutare un\u2019eventuale richiesta di impegno di nostre truppe fuori dall\u2019area assegnata. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 gi\u00e0 un primo passo di avvicinamento comportamentale che incrementa sensibilmente, con la maggiore flessibilit\u00e0 che ne consegue, la validit\u00e0 e l\u2019efficacia di un costoso contributo, che l\u2019Italia si \u00e8 comunque impegnata a fornire. Resta il fatto che, al momento, i nostri militari possono sparare solo per \u201cautodifesa\u201d, termine assai labile e soggetto a interpretazione anche personale, per cui la preclusione dell\u2019iniziativa in attivit\u00e0 \u201cpreventiva\u201d non migliora certo la loro condizione in termini di sicurezza. Efficacia e sicurezza verrebbero anche incrementate, diminuendone l\u2019impegno sul terreno, se fosse disponibile quel pur limitato supporto aereo dell\u2019Aeronautica, che lo Stato Maggiore della Difesa aveva a suo tempo reso disponibile.<\/p>\n<p><b>Altri ritocchi?<\/b><br \/>          Una lettura pi\u00f9 completa ed attenta dell\u2019articolo 11 della Costituzione e delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza non sarebbe certo di impedimento a qualche ulteriore ritocco, per aderire senza critiche e con maggiore sicurezza anche per noi, alle richieste dell\u2019Alleanza. Non c\u2019\u00e8 infatti risoluzione, dalla 1659 del febbraio 2006 alla 1707 del settembre dello stesso anno, fino alla recentissima 1806 del 23 marzo scorso, che non chieda alle nazioni che partecipano all\u2019Isaf o a Enduring Freedom di contrastare, ciascuno per le proprie possibilit\u00e0, alla minaccia posta contro il popolo afgano &#8220;\u2026dai Talebani, da Al-Qaeda, dai gruppi armati illegali, dalle bande criminali e da coloro che sono coinvolti nel narcotraffico&#8221;. Altri ritocchi? Con ogni probabilit\u00e0, nel corso dell\u2019imminente conferenza internazionale di Parigi ne sapremo di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione governativa di aderire a parte delle richieste della Nato per conferire maggiore flessibilit\u00e0 operativa alle nostre forze in Afghanistan porta a nuove riflessioni sul problema ricorrente delle cos\u00ec dette \u201cregole di ingaggio\u201d. 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