{"id":83954,"date":"2020-09-11T08:05:38","date_gmt":"2020-09-11T06:05:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=83954"},"modified":"2020-09-13T08:46:56","modified_gmt":"2020-09-13T06:46:56","slug":"la-tunisia-volta-pagina-il-governo-mechichi-tra-vecchie-e-nuove-incertezze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/la-tunisia-volta-pagina-il-governo-mechichi-tra-vecchie-e-nuove-incertezze\/","title":{"rendered":"La Tunisia volta pagina? Il governo Mechichi tra vecchie e nuove incertezze"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 2 settembre, il<strong> nuovo governo tunisino<\/strong> ha prestato giuramento presso il palazzo presidenziale di Cartagine. Dopo una seduta fiume di oltre 15 ore iniziata il giorno prima, la squadra di governo di <strong>Hichem Mechichi<\/strong> ha ottenuto la fiducia del parlamento, con 134 voti a favore e 67 contrari, superando abbondantemente la soglia minima richiesta dei 109 voti. Quello di Mechichi \u00e8 <strong>il terzo esecutivo a insediarsi dalle ultime elezioni legislative di ottobre 2019<\/strong>, dopo le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/si-dimette-il-premier-fakhfakh-tunisia-di-nuovo-senza-governo-e-in-piena-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>dimissioni di luglio di Elyes Fakhfakh<\/strong><\/a>, sotto accusa per un presunto conflitto di interessi.<\/p>\n<p>Hichem Mechichi, 46 anni, indipendente, laureato in legge e formatosi alla prestigiosa Scuola nazionale dell&#8217;amministrazione (Ena) francese, \u00e8 stato il primo consigliere agli affari legali del presidente <strong>Kais Saied<\/strong> e ministro dell&#8217;Interno nel governo uscente. Come Fakhfakh prima di lui, <strong>il suo nome \u00e8 stato imposto dalla presidenza tra il malcontento degli schieramenti partitici<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tecnocrati vs politici<\/strong><br \/>\nIn netta discontinuit\u00e0 con i governi precedenti, il nuovo esecutivo conta un minor numero di membri (25 ministri e 3 sottosegretari) e in prevalenza <strong>tecnocrati<\/strong>\u00a0(giudici, accademici, dipendenti pubblici e dirigenti privati). Tecnocrati che, <a href=\"https:\/\/www.medi1.com\/fr\/article\/180150\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come ha ricordato l&#8217;esperto di affari tunisini Vincent Geisser in una recente intervista<\/a>, sono del tutto &#8220;anonimi\u201d, poco conosciuti al pubblico, ma anche a molti tra i loro stessi colleghi.<\/p>\n<p>Si \u00e8 voluto, in questo modo, sottolineare la <strong>rottura con la classe dirigente degli ultimi anni<\/strong>, sempre pi\u00f9 invisa all&#8217;opinione pubblica, riprendendo, tuttavia, una &#8220;tradizione&#8221; di alti funzionari al governo tipica dell&#8217;epoca pre-rivoluzionaria. In questa circostanza, si ripropone pi\u00f9 che altro l&#8217;<strong>equazione &#8220;competenze tecniche e amministrative&#8221; con &#8220;efficienza e successo&#8221;<\/strong>, in contrapposizione a una natura squisitamente &#8220;politica&#8221; ritenuta intrinsecamente litigiosa, divisiva e irrisoluta. Non che la classe dirigente abbia finora dato prova contraria, ma l&#8217;associazione <em>tout-court<\/em> andrebbe quantomeno vagliata caso per caso.<\/p>\n<p>Nel suo discorso di insediamento, Mechichi ha sottolineato come il deteriorarsi della situazione economica nel Paese richieda la presenza di <strong>figure competenti<\/strong> capaci di intervenire rapidamente e fattivamente per trovare soluzioni alle sfide presenti, tanto pi\u00f9 che la pazienza dei tunisini &#8220;\u00e8 stata messa a dura prova&#8221; dalla perdurante instabilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p><strong>Disillusione popolare<\/strong><br \/>\nDel resto, in occasione delle <strong>elezioni amministrative del maggio 2018<\/strong>, la campagna elettorale delle liste indipendenti, incentrata su una presunta natura &#8220;non politica&#8221; ma semplicemente &#8220;amministrativa&#8221; dei candidati e dei rispettivi progetti &#8211; alquanto generici nei loro programmi non diversamente da quelli dei partiti &#8211; ne aveva decretato il successo cavalcando l&#8217;<strong>onda della disillusione popolare<\/strong>. Una dinamica simile si era riprodotta con le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/tunisia-elezioni-saied-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>presidenziali<\/strong><\/a> che, non a caso, avevano visto in testa due figure, Saied e il magnate dei media\u00a0<strong>Nabil Karoui<\/strong> che, pur estremamente diverse, erano entrambe <strong>estranee all\u2019establishment politico<\/strong>. E sempre pi\u00f9 si sta imponendo l&#8217;idea che questa caratteristica sia di per s\u00e9 foriera di miglioramento, non diversamente da tante altre realt\u00e0 e contesti.<\/p>\n<p>E ancora una volta il &#8220;cittadino-presidente&#8221; Saied, ha imposto la sua leadership senza cedere alle richieste del Parlamento, che premeva per un governo meno radicale nella sua esclusione di figure partitiche, espressione degli equilibri di forza in campo dopo le elezioni. In primis <strong>Ennahda<\/strong>, il partito maggioritario che, nonostante le reticenze iniziali e secondo un copione gi\u00e0 visto, ha annunciato all&#8217;ultimo il supporto al nuovo esecutivo seppur con riserva. Stessa cosa per i suoi alleati in parlamento, soprattutto <strong>Qalb Tounes<\/strong> e la formazione islamista <strong>El Karama<\/strong>.<\/p>\n<p>Intanto, gi\u00e0 si vocifera di <strong>dissapori tra Saied e Mechichi<\/strong> per alcuni incarichi ministeriali invisi al presidente che avrebbe infine invitato a non votare la fiducia all\u2019esecutivo proposto dal suo stesso incaricato promettendo di non sciogliere le camere. E in un ormai consueto botta e risposta a distanza, Saied \u00e8 intervenuto per respingere le accuse al mittente, ribadendo la responsabilit\u00e0 del parlamento nella scelta del governo.<\/p>\n<p><strong>Le sfide erculee del nuovo esecutivo<\/strong><br \/>\nNel breve periodo, la priorit\u00e0 dichiarata dell&#8217;esecutivo sar\u00e0 frenare l&#8217;<strong>emorragia delle finanze pubbliche<\/strong>, riprendere la <strong>produzione di fosfati e di petrolio<\/strong> bloccata dalle recenti manifestazioni di protesta, <strong>riformare l\u2019amministrazione<\/strong> tunisina e la <strong>lotta alla povert\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00c7a va sans dire<\/em>, anche per questo governo, \u00e8 di primaria importanza far fronte alle urgenze economiche e sociali, esacerbate dagli effetti della prima ondata della <strong>crisi sanitaria globale<\/strong> e relative misure di contenimento, che hanno vanificato le speranze di ripresa del turismo, settore trainante del&#8217;\u2019economia tunisina, e visto aumentare il tasso di disoccupazione al 18 % in questo secondo trimestre.<\/p>\n<p>A complicare il tutto, la recente <strong>crescita esponenziale dei casi accertati di Covid-19<\/strong> e l&#8217;ennesimo<a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-africa-54041569\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> attacco terroristico contro la Guardia Nazionale<\/strong><\/a> a Sousse del 6 settembre scorso a ricordare un pericolo strisciante nel Paese. Infatti, seppur su scala molto minore rispetto agli attacchi contro i turisti stranieri nel 2015 e all&#8217;assedio di Ben Guerdane, citt\u00e0 di frontiera con la Libia, nel 2016, simili atti terroristici non hanno mai cessato di colpire le forze di sicurezza nel Paese.<\/p>\n<p>E mentre le sfide economiche che attendono la Tunisia sono degne di una delle dodici fatiche di Ercole &#8211; <a href=\"https:\/\/www.thenational.ae\/world\/africa\/tunisia-parliament-backs-technocratic-government-in-confidence-vote-1.1071651\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come sottolineava il ricercatore della Brookings Sharan Grewal<\/a> &#8211; non si arresta l&#8217;<strong>ascesa dei nostalgici e lealisti del vecchio regime<\/strong>. Dall\u2019ultimo sondaggio dell&#8217;agenzia demoscopica tunisina Emrhod, \u00e8 emersa infatti la costante ascesa del <strong><em>Parti Destourien Libre<\/em><\/strong> (Pdl), il partito di destra ultra-nazionalista e anti-islamista guidato da <strong>Abir Moussi<\/strong>. Il Pdl, guadagnando 8 punti percentuali rispetto allo scorso mese, si conferma al primo posto nelle intenzioni di voto degli elettori tunisini, incassando un 36 % di preferenze, con Ennahda che segue al 23 %. E proprio Moussi, <strong>&#8220;donna forte al potere&#8221;, segue nel gradimento il presidente Saied, aprendo a scenari tutt&#8217;altro che rosei per la democrazia tunisina<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 2 settembre, il nuovo governo tunisino ha prestato giuramento presso il palazzo presidenziale di Cartagine. 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