{"id":840,"date":"2006-04-03T00:00:00","date_gmt":"2006-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/che-fare-con-hamas\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:07","slug":"che-fare-con-hamas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/che-fare-con-hamas\/","title":{"rendered":"Che fare con Hamas?"},"content":{"rendered":"<p>Gli eventi che negli ultimi due anni hanno riguardato Hamas fanno pensare che i colloqui diplomatici intrattenuti con questo partito \u2013 ufficialmente dal governo egiziano, un po\u2019 pi\u00f9 riservatamente da parte dell\u2019Unione Europea \u2013 abbiano portato a una modifica nella sua strategia. Hamas in effetti si \u00e8 spostato da una visione militare, attuata mediante il terrorismo, ad una visione pi\u00f9 politica. Ha stabilito con il Fatah un \u201callentamento delle tensioni\u201d (tahdi\u2019a) nel marzo 2005, cio\u00e8 un cessate il fuoco, ed \u00e8 arrivato alle elezioni del 25 gennaio 2006 con una piattaforma basata su tre punti: (a) il rifiuto di riconoscere Israele; (b) tuttavia, il mantenimento degli accordi gi\u00e0 contratti con Israele dall\u2019Autorit\u00e0 palestinese (AP) compatibilmente con gli interessi palestinesi; (c) e la disponibilit\u00e0 a mettere in pratica un sospensione delle ostilit\u00e0 di lungo periodo (hudna) a patto che Israele si ritiri entro le linee del 4 giugno 1967.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che Hamas ha adottato questa strategia apprestandosi ad agire per un periodo pi\u00f9 o meno prolungato di tempo come forza di opposizione, con lo scopo di rafforzarsi mediante una pi\u00f9 profonda islamizzazione della societ\u00e0 palestinese e aspettare il maturare di condizioni politiche interne e internazionali pi\u00f9 favorevoli piuttosto che condurre una campagna militare e terroristica apparentemente priva di sbocco.<\/p>\n<p><b>Un nuovo approccio pragmatico<\/b><br \/>Con l\u2019inattesa vittoria del 25 gennaio questa strategia, concepita essenzialmente per stare all\u2019opposizione, \u00e8 apparsa subito poco utilizzabile. Hamas l\u2019ha quindi prontamente modificata, mettendo in secondo piano gli orientamenti di fondo della sua piattaforma e offrendo, invece, un approccio pragmatico e un basso profilo. Le dichiarazioni dei dirigenti di Hamas subito dopo la vittoria \u2013 e la stessa scelta di una figura con reputazione di moderato, Ismail Haniye, come primo ministro \u2013 invece di ribadire le contrapposizioni di fondo della piattaforma, ne sottolineano l\u2019attitudine a consentire una separazione unilaterale di fatto fra le due parti, all\u2019ombra della quale potrebbe maturare nel tempo una qualche soluzione del conflitto.<\/p>\n<p>Va notato, per inciso, che questa posizione \u00e8 paradossalmente molto vicina a quella cui, a modo suo, ha lavorato Ariel Sharon. Anche Sharon ha puntato alla separazione unilaterale e \u2013 dubitando che mai possa emergere in Palestina un partner utile \u2013 ha teso a concordare un nuovo e lungo periodo interinale con l\u2019idea che se sono rose fioriranno. Per Hamas, tuttavia, in prima battuta questa stessa strategia non \u00e8 diretta verso Israele bens\u00ec alla legittimazione del partito e della sua posizione in un contesto che tende a rifiutargliela. Hamas difficilmente pu\u00f2 imporre le sue priorit\u00e0 nell\u2019immediato ma non intende neppure rinunciarvi. Perci\u00f2 assume un basso profilo e un atteggiamento cooperativo (un governo di unit\u00e0 nazionale, un governo di tecnici) in modo da sfuggire al dilemma e prendersi, oggi, la sua legittimazione senza dover mettere in questione le sue finalit\u00e0 domani.<\/p>\n<p>In un paese come l\u2019Italia, in cui durante tutto il periodo della guerra fredda la politica nazionale ha girato attorno al tentativo del Partito Comunista Italiano di entrare nel sistema lasciando planare ambiguit\u00e0 pi\u00f9 o meno ampie sulle proprie finalit\u00e0 \u201cantisistema\u201d, la piattaforma che Hamas sta elaborando per sopravvivere come forza di governo senza scatenare una guerra civile, ma anche senza rinunciare pregiudizialmente ai suoi principi fondamentali, appare particolarmente nitida e non pu\u00f2 che suscitare vecchie diffidenze ma anche un\u2019intima comprensione.<\/p>\n<p><b>Le posizioni divergenti di Europa e Usa<\/b><br \/>Hamas si confronta oggi non solo con un\u2019assai difficile situazione interna ma anche, come il Pci, con forze esterne aventi una posta elevata nella questione e decise, se necessario, a interferire pesantemente, forse ben pi\u00f9 di quelle con cui dovevano confrontarsi i comunisti italiani. Il dilemma di queste forze esterne \u00e8 se permettere ad Hamas di legittimarsi oppure no. Lasciarglielo fare significa credere che l\u2019integrazione di Hamas nel processo politico palestinese e nelle responsabilit\u00e0 di governo giocher\u00e0 a favore della sua normalizzazione nel pi\u00f9 lungo termine e che l\u2019evidente carattere strumentale della sua posizione di oggi sar\u00e0 superato domani. Se, invece, non si ha fiducia in questo tipo di evoluzione, non si permetter\u00e0 certo ad Hamas di legittimarsi oggi perch\u00e9 questo significa semplicemente dargli modo e tempo di rafforzarsi e di tirare fuori le unghie appena gli sar\u00e0 possibile e procurare, gi\u00e0 adesso, dei danni, se non in Palestina, nell\u2019insieme della regione mediorientale.<\/p>\n<p>Le due diverse risposte al dilemma cominciano gi\u00e0 a separare le due sponde dell\u2019Atlantico, l\u2019Unione Europea e gli Stati Uniti. Cosa far\u00e0 l\u2019Unione? Gli alleati mediorientali dell\u2019Occidente, in particolare l\u2019Egitto, gi\u00e0 propendono per una neutralit\u00e0 prolungata nei confronti di Hamas, rifiutano le categoriche sanzioni che gli Usa e Israele stanno preparando, e si apprestano, invece, a usare la diplomazia per cercare di plasmare la politica di Hamas, come gi\u00e0 \u00e8 stato fatto nei due anni passati. L\u2019Ue, come risulta evidente dalla politica di gestione della crisi che ha messo in opera subito dopo l\u2019inattesa vittoria di Hamas, in principio sarebbe chiaramente orientata nello stesso senso, ma nei prossimi giorni \u2013 quando il nuovo governo palestinese avr\u00e0 preso una forma definitiva \u2013 Washington e Gerusalemme pretenderanno risposte univoche alle condizioni che subito hanno posto: riconoscimento di Israele, accettazione dell\u2019acquis di Oslo e smantellamento dell\u2019organizzazione militare. Ogni risposta pi\u00f9 sfumata o possibilista apparir\u00e0 loro come menare il can per l\u2019aia. Gli europei dovranno prendere una posizione definitiva. Si vedr\u00e0 nelle prossime settimane se seguiranno le loro tendenze oppure si limiteranno a seguire acriticamente gli Stati Uniti oppure si spaccheranno, come sull\u2019Iraq, e resteranno paralizzati mentre, questa volta, \u00e8 il giardino di casa che brucia.<\/p>\n<p><i>Foto tratta dal sito <a href= \"http:\/\/www.rprojects.co.uk\" target= \"blank\"><b><u>RPROJECTS<\/u><\/b><\/a><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli eventi che negli ultimi due anni hanno riguardato Hamas fanno pensare che i colloqui diplomatici intrattenuti con questo partito \u2013 ufficialmente dal governo egiziano, un po\u2019 pi\u00f9 riservatamente da parte dell\u2019Unione Europea \u2013 abbiano portato a una modifica nella sua strategia. 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