{"id":8440,"date":"2008-06-03T00:00:00","date_gmt":"2008-06-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londra-cambia-rotta-sullafghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:44","slug":"londra-cambia-rotta-sullafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/londra-cambia-rotta-sullafghanistan\/","title":{"rendered":"Londra cambia rotta sull&#8217;Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Il governo britannico accentua (prudentemente) le sue differenze con Washington, in Afghanistan e altrove. Queste posizioni potrebbero preludere ad un nuovo rapporto tra Europa e America, dopo le elezioni presidenziali di novembre. Ma andiamo per gradi.<\/p>\n<p><b>Le proposte di Miliband<\/b><br \/>\nIn un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=842\" target=\"blank\"><b><u> discorso<\/u><\/b><\/a> tenuto al Csis di Washington, il Ministro degli Esteri britannico David Miliband ha dichiarato che in Afghanistan l&#8217;azione militare non basta, servono nuove iniziative per la riconciliazione politica e la ricostruzione economica: solo cos\u00ec si potr\u00e0 sradicare la minaccia del terrorismo islamico. In particolare, Miliband prefigura l&#8217;appoggio di Londra ai tentativi del governo afgano e di quello pachistano di intavolare un negoziato con le trib\u00f9 legate ai talebani che operano al confine tra i due paesi.<\/p>\n<p>Secondo il ministro laburista la stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan \u00e8 una delle priorit\u00e0 della politica estera britannica per due motivi: l&#8217;entit\u00e0 della minaccia terroristica nei due paesi e i legami storici con Islamabad (800.000 britannici sono di origine pakistana, e 80.000 cittadini del Regno Unito vivono in Pakistan). Miliband si \u00e8 appellato agli Stati Uniti quale principale potenza nell\u2019area \u2013 gli Usa sono il primo partner commerciale del Pakistan e forniscono met\u00e0 delle forze militari impegnate in Afghanistan \u2013 alla Nato e all\u2019Unione Europea per un\u2019azione congiunta basata su quattro linee guida.<\/p>\n<p>In primo luogo, occorre, secondo Miliband, che azione militare e riconciliazione nazionale siano viste non come alternative, ma come complementari. Si tratta di coinvolgere pi\u00f9 gruppi possibili nel confronto politico, colpendo solo coloro che si oppongono in modo assoluto alla transizione democratica. Nel concreto, questo si traduce nell\u2019appoggio della Gran Bretagna ai tentativi del presidente afgano Hamid Karzai e del governo pachistano di negoziare con alcune delle trib\u00f9 legate ai talebani nella regione a cavallo dei due stati.<\/p>\n<p>In secondo luogo, \u00e8 essenziale, ha sostenuto Miliband, che la democrazia elettorale poggi su uno stato effettivamente capace di svolgere i suoi compiti essenziali verso i cittadini nel campo dell&#8217;amministrazione della giustizia, della fornitura dei servizi fondamentali e della sicurezza. Questo significa fra l&#8217;altro che in Afghanistan lo sforzo della comunit\u00e0 internazionale per lo sviluppo di una polizia e di un sistema giudiziario credibili non deve essere inferiore a quello per la costruzione di un esercito efficiente: altrimenti, ha sottolineato Miliband, non si potr\u00e0 mai ottenere un significativo sostegno da parte della popolazione. Per avere successo lo state-building deve inoltre soddisfare, secondo il ministro degli esteri britannico, altri due requisiti fondamentali: promuovere il processo di democratizzazione partendo prima dal livello locale per poi passare a quello centrale (approccio <i>bottom-up<\/i>), e assicurare l\u2019equilibrio di poteri tra l\u2019esercito, il governo civile e gli altri corpi dello stato.<\/p>\n<p>Dal discorso di Miliband emerge il tentativo di imprimere una svolta realista alla politica verso l&#8217;Afghanistan e il Pakistan, pur mantenendo fermo l&#8217;obiettivo della promozione della democrazia. Miliband ha confermato l\u2019impegno del suo governo per la stabilizzazione dei due paesi. Da questo punto di vista il suo discorso non pu\u00f2 che essere piaciuto agli americani. Ma il cambio di strategia auspicato dal ministro britannico \u00e8 anche, di fatto, una critica ad alcune delle scelte politiche e dei metodi adottati dall\u2019amministrazione Bush, in particolare sull\u2019uso della forza militare.<\/p>\n<p><b>Brown e la strategia di sicurezza nazionale britannica<\/b><br \/>\nUn&#8217;impostazione analoga aveva d&#8217;altronde gi\u00e0 caratterizzato un importante <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=843\"><b><u> discorso<\/u><\/b><\/a> pronunciato dal premier britannico Gordon Brown in aprile durante una visita negli Stati Uniti. In quell\u2019occasione, Brown aveva affermato che \u201cla leadership americana \u00e8 e sar\u00e0 indispensabile\u201d, ma aveva auspicato al contempo \u201cun nuovo inizio nella collaborazione tra America e Europa\u201d, un maggiore impegno dell\u2019Onu nell\u2019aiutare gli stati falliti, e, in particolare, la creazione di una forza civile internazionale permanente in grado di assistere l\u2019opera di state-building dove necessario. Miliband e Brown non hanno insomma rimesso in discussione la \u201cspecial relationship\u201d che lega Usa e Regno Unito n\u00e9 il ruolo di Washington come potenza globale, ma hanno chiesto a chiare lettere una correzione della strategia seguita fin qui per affrontare la sfida del terrorismo e ricostruire gli stati falliti. Attiva cooperazione con gli alleati europei, impegno delle istituzioni internazionali e dispiegamento di capacit\u00e0 civili accanto a quelle militari: sembrano essere queste le carte su cui punta il governo di Londra.<\/p>\n<p>Non a caso nella <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=813\"><b><u>Strategia di sicurezza nazionale della Gran Bretagna<\/u><\/b><\/a>, pubblicata pochi mesi fa, ampio spazio \u00e8 dedicato all\u2019intervento negli stati \u201cdeboli o falliti\u201d che alimentano la minaccia terrorista. Il documento individua alcuni obiettivi prioritari: rafforzare la componente civile dispiegabile dalla Gran Bretagna e in genere la capacit\u00e0 internazionale di intervenire con missioni di peace-keeping; integrare azione civile e azione militare; mettere in grado gli stati deboli o le organizzazioni regionali di prevenire e risolvere i conflitti locali.<\/p>\n<p><b>Una nuova chance per Stati Uniti ed Europa<\/b><br \/>\nDai discorsi di Miliband e Brown, cos\u00ec come dalla Strategia di sicurezza nazionale britannica, emerge un\u2019impostazione parzialmente diversa da quella del governo Blair, che cerca di far tesoro dagli errori compiuti negli scorsi anni e gettarsi alle spalle la contrapposizione tra hard power e soft power e tra unilateralismo e multilateralismo che sono state all&#8217;origine di laceranti dispute transatlantiche. L&#8217;esito del tentativo britannico di modificare la strategia occidentale dipende in primo luogo da due elementi, uno relativo alla politica interna britannica, l&#8217;altro pi\u00f9 legato alle circostanze internazionali. Sul primo fronte, Brown deve affrontare i crescenti malumori del partito laburista per i disastrosi risultati delle ultime elezioni amministrative, che hanno fra l&#8217;altro permesso ai Tory di conquistare anche il comune di Londra. I consensi dei conservatori sono in netta crescita, e dopo oltre un decennio di governo laburista, le prossime elezioni parlamentari rischiano di trasformarsi in un incubo per Brown e il suo partito.<\/p>\n<p>Tali elementi di debolezza interna gettano un\u2019ombra sulla capacit\u00e0 del governo in carica di incidere sull\u2019agenda politica internazionale. Non devono tuttavia far sottovalutare l\u2019impatto che la posizione della Gran Bretagna pu\u00f2 avere sugli alleati atlantici. I candidati alla Casa Bianca sembrano infatti in sintonia con i punti chiave esposti da Brown e Miliband. Anche il candidato repubblicano John McCain ha preso le distanze dall&#8217;unilateralismo e dall&#8217;enfasi sullo hard power che avevano caratterizzato in particolare la prima presidenza Bush e si \u00e8 impegnato a ricercare una maggiore cooperazione con gli alleati europei e con le istituzioni internazionali.<\/p>\n<p>Il prossimo presidente americano potrebbe dunque indirizzare gli Stati Uniti sulla rotta indicata dalla Gran Bretagna per affrontare la minaccia terrorista e l\u2019instabilit\u00e0 regionale. Per i paesi europei sarebbe una grande opportunit\u00e0, ma anche una grande sfida. Infatti, una volta uscito di scena Bush, se Washington e Londra continuassero a chiedere agli alleati europei un maggior sforzo militare in Afghanistan, ma nel contesto di una credibile strategia di rilancio degli sforzi di ricomposizione politica e di sostegno civile ed economico, l\u2019Europa non potrebbe pi\u00f9 utilizzare l\u2019alibi degli errori dei neo-con. Se sprecasse questa nuova opportunit\u00e0, correrebbe il rischio di essere considerata, per citare una celebre battuta cinematografica, \u201csolo chiacchiere e distintivo\u201d.<\/p>\n<p><i>Alessandro Marrone \u00e8 assistente alla ricerca nell&#8217;Area Rapporti Transatlantici e nell&#8217;Area Sicurezza e Difesa dello Iai <\/i><\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=736\"><b><u>McCain: la politica estera di un falco pragmatico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=729\"><b><u>Philip Gordon, consigliere di Barack Obama: \u201cl\u2019America \u00e8 pronta a tornare al multilateralismo. Ma gli europei dovranno darci una mano<\/u><\/b><\/a>\u201dDefense Initiative, Sdi) gli Stati Uniti hanno speso centinaia di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di sistemi di difesa contro\u00a0le minacce missilistiche. L\u2019ex-presidente George W.Bush \u00e8 stato un fervente sostenitore della difesa antimissile, promovendone l\u2019installazione di alcuni componenti in Europa. Si tratta di un progetto che soprattutto i repubblicani hanno a cuore, ma che in realt\u00e0 raccoglie consensi, anche se pi\u00f9 tiepidi, anche fra una parte consistente dei democratici. L\u2019amministrazione Obama ha preso le distanze dall\u2019entusiasmo di Bush per l\u2019idea dello scudo antimissile, ma non l\u2019ha messa in un cassetto.In realt\u00e0 la sta portando avanti, seppur con pi\u00f9 cautela e con modalit\u00e0 differenti, il che crea tensioni con Mosca e rischia di ostacolare il raggiungimento del nuovo accordo tra americani e russi sulla riduzione degli arsenali nucleari strategici.<\/p>\n<p><b>Il pomo della discordia<\/b><br \/>\nIl trattato Abm (<i>Anti Ballistic Missile<\/i>), firmato da Usa e Urss nel 1972,impegnava le due superpotenze a non costruire sistemi di difesa antimissile, garantendo la reciproca vulnerabilit\u00e0 agli attacchi nucleari, su cui su basa la dissuasione reciproca. Nel 2002 tuttavia l\u2019amministrazione Bush si ritir\u00f2 dall\u2019accordo Abm,argomentando che, dopo la fine della Guerra Fredda, andava ripensato il principio della dissuasione perch\u00e9 erano venute alla ribalta altre minacce, pi\u00f9 sfumate e diffuse,contro cui era necessario disporre di strumenti di difesa.Fu cos\u00ec che a partire dal 2004 vennero costruite due installazioni, a Fort Greely in Alaska e a Vandenberg in California, dotate di missili intercontinentali a lungo raggio in grado, almeno sulla carta, di intercettare potenziali attacchi provenienti da paesi come la Corea del Nord e l\u2019Iran. Il complesso tuttavia non ha dimostrato una grande affidabilit\u00e0: i test fin qui effettuati hanno palesato l\u2019imprecisione del sistema di intercettazione,segnalandone la complessiva inefficienza.<\/p>\n<p>A scatenare la polemica tra Russia e Stati Uniti \u00e8 stato per\u00f2 soprattutto l\u2019annuncio di Bush nel 2007 di voler installare in Europa orientale un terzo sito missilistico, costituito da 10 missili intercettori in Polonia e da un sistema radar in Repubblica Ceca, anche se l\u2019intento dichiarato era di fronteggiare un\u2019eventuale minaccia iraniana. Il timore del Cremlino \u00e8 che un tale sistema possa essere progressivamente sviluppato fino a rendere obsoleto il deterrente nucleare russo. Mosca ha controproposto di utilizzare i propri radar presenti inAzerbaijan e ad Armavir nella Russia meridionale. La proposta prevede anche la creazione di un centro di monitoraggio congiunto a Bruxelles e a Mosca che fungerebbe da base di controllo e di rielaborazione delle informazioni ricevute dai radar. Cos\u00ec integrato, il sistema non costituirebbe pi\u00f9 una minaccia. Se davvero infatti il pericolo \u00e8 rappresentato da Teheran e non da Mosca,argomentano i russi, non vi dovrebbero essere remore alla finalizzazione del progetto in una formula allargata, che comprendendo la Russia e spostando la base destinata alle installazioni in territori molto pi\u00f9 a ridosso del confine iraniano, permetterebbe una risposta pi\u00f9 efficace alla minaccia.<\/p>\n<p><b>La nuova enfasi sui missili mobili<\/b><br \/>\nSecondo un recente rapporto del Pentagono, nel 2010l\u2019agenzia deputata allo sviluppo di dispositivi missilistici difensivi (<i>Missile Defense Agency)<\/i>,riceverebbe per lo sviluppo del programma 1,2 miliardi di dollari in meno rispetto al 2009. E\u2019 per\u00f2 previsto che aumentino,rispetto agli anni precedenti, gli stanziamenti per le tecnologie missilistiche mobili in grado di contrastare attacchi dalla media e corta distanza. In particolare, nel 2010 si spender\u00e0 di pi\u00f9 per il miglioramento della tecnologia dei missili THAAD (<i>theatre high-altitude area defence<\/i>), e per la tecnologia missilistica SM-3 (<i>Standard Missile-3<\/i>), che, integrata nel sistema di navi Aegis, \u00e8 in grado di intercettare missili di corta e media gittata. Pare dunque che l\u2019amministrazione americana abbia per il momento \u201ccongelato\u201d i suoi programmi di difesa basati sui missili intercettori installati nei silos\u00a0 (che servono per la difesa contro i missili intercontinentali) ridirezionando i fondi verso sistemi di intercettazione mobili contro i missili a corto e medio raggio. Il vantaggio degli intercettori mobili \u00e8 che possono essere utilizzati in maniera flessibile a seconda delle minacce emergenti.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 dunque l\u2019amministrazione Obama stia spostando risorse verso programmi di difesa missilistica meno ambiziosi, con l\u2019intento anche di allentare la tensione con la Russia, il progetto nel lungo periodo rimane. Se non altro perch\u00e9 i test hanno dimostrato che i sistemi pi\u00f9 affidabili, THAAD, Aegis\/SM-3, se ulteriormente sviluppati,potrebbero servire anche per l\u2019intercettazione di missili a pi\u00f9 lungo raggio, colpendoli nella fase intermedia o finale della loro traiettoria. Va notato, a tal proposito,che nel 2010 la Missile Defense Agency ha in programma di migliorare i sistemi mobili di intercettazione di missili a gittata intermedia per renderli capaci di colpire vettori a pi\u00f9 lungo raggio. Per il potenziamento dei missili SM-3 \u00e8 prevista anche una collaborazione con il Giappone.<\/p>\n<p><b>Accordi di disarmo a rischio <\/b><br \/>\nUn attacco nucleare russo in Europa \u00e8 un\u2019eventualit\u00e0 estremamente remota. E, in ogni caso, nel futuro prossimo nessuno scudo sarebbe in grado di farvi fronte. Ma quel che preoccupa il Cremlino \u00e8 che nel pi\u00f9 lungo periodo progressi tecnologici potrebbero rendere il sistema antimissile pi\u00f9 efficiente, al punto da renderlo capace di ridurre in misura significativa la capacit\u00e0 offensiva della russia. Per dimostrare che la minaccia non \u00e8 rappresentata da Mosca, bens\u00ec da Teheran, l\u2019amministrazione Obama potrebbe accettare la proposta di usare i radar posizionati nel fianco sud del confine russo. Ma \u00e8 a dir poco dubbio che la cooperazione russo-americana in un\u2019area cos\u00ec sensibile sia davvero fattibile, tenendo conto anche che il sistema integrato implicherebbe una condivisione di dati riservati e di tecnologie che sono costate agli americani miliardi di dollari.<\/p>\n<p>\u00c9 probabile dunque che gli Stati Uniti terranno fede agli impegni presi con Polonia e Repubblica Ceca,installando i dispositivi di difesa missilistica mobile di cui si \u00e8 ventilato l\u2019incremento in attesa di integrarli in un sistema pi\u00f9 complesso. Nuove tensioni potrebbero scaturirne tra Russia e Stati Uniti, che di rimbalzo potrebbero mettere a repentaglio l\u2019accordo preliminare che a luglio Mosca e Washington hanno raggiunto per un nuovo trattato sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari.Ancora una volta, appare evidente che il nesso tra disarmo e difesa antimissile non potr\u00e0 essere ignorato, ma costituir\u00e0 al contrario uno dei temi centrali su cui raggiungere un compromesso accettabile per entrambe le parti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo britannico accentua (prudentemente) le sue differenze con Washington, in Afghanistan e altrove. Queste posizioni potrebbero preludere ad un nuovo rapporto tra Europa e America, dopo le elezioni presidenziali di novembre. Ma andiamo per gradi. 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