{"id":84584,"date":"2020-10-06T05:30:24","date_gmt":"2020-10-06T03:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=84584"},"modified":"2020-10-13T08:27:51","modified_gmt":"2020-10-13T06:27:51","slug":"le-ragioni-del-conflitto-nel-nagorno-karabakh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/le-ragioni-del-conflitto-nel-nagorno-karabakh\/","title":{"rendered":"Le ragioni del conflitto nel Nagorno-Karabakh"},"content":{"rendered":"<p>Il nome <strong>Nagorno-Karabakh<\/strong>, letteralmente &#8220;giardino nero montuoso&#8221;, \u00e8 una commistione di parole turche e russe. La regione che risponde a tale nome \u00e8 un&#8217;area del Caucaso racchiusa tra i confini dell&#8217;<strong>Azerbaigian<\/strong>, occupata dall\u2019<strong>Armenia<\/strong> e circondata da una <strong>zona cuscinetto militarizzata<\/strong>. Ed \u00e8 anche il motivo di contesa tra Yerevan e Baku sfociato in una <strong>guerra<\/strong> durata circa cinque anni, tra la fine degli Ottanta e l&#8217;inizio dei Novanta, e <strong>mai realmente terminata<\/strong>.<\/p>\n<p>Una sorta di conflitto a bassa intensit\u00e0 che alterna fasi di quiete apparente, tensioni, schermaglie e combattimenti veri e propri come quelli iniziati il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/la-doppia-incognita-russia-turchia-nel-nuovo-scontro-fra-armenia-e-azerbaigian\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>27 settembre<\/strong><\/a>. Figli di sviluppi interni e influenze esterne che vedono protagonisti di riferimento, in quest&#8217;ultimo frangente, proprio <strong>Russia<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong>.<\/p>\n<p>La ripresa dei combattimenti, dicevamo, \u00e8 conseguenza di sviluppi interni ai due Paesi che rendono lo scontro assai pi\u00f9 complesso rispetto alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/nagorno-karabakh-la-guerra-dei-quattro-giorni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>guerra dell&#8217;aprile 2016<\/strong><\/a>, durata solo quattro giorni. Pi\u00f9 complesso e quindi intrecciato da dinamiche destinate a renderne difficile la cessazione.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni di Yerevan e quelle di Baku<\/strong><br \/>\nNel caso dell&#8217;Armenia, il premier <strong>Nikol Pashinyan<\/strong> \u00e8 stato protagonista nel 2019 di una <strong>virata di impronta populista<\/strong> che ha fatto del Nagorno-Karabakh una bandiera politica fomentando il sentimento popolare. Complice il fatto che lui stesso fatica a tenere a bada il clan del Karabakh, che ha un peso importante nelle vicende del Paese. C&#8217;\u00e8 stato quindi un&#8217;inasprimento progressivo da parte del governo sull&#8217;argomento cadenzato da quelle che, alcuni osservatori, hanno definito &#8220;provocazioni&#8221;.<\/p>\n<p>La cerimonia di insediamento del presidente dell&#8217;autoproclamata<strong>\u00a0repubblica dell&#8217;Artsakh<\/strong>, <strong>Arayik Harutyunyan<\/strong>, \u00e8 stata ad esempio celebrata a <strong>Shusha<\/strong>, capoluogo della minoranza azera del Karabakh. Ovviamente, dopo l&#8217;occupazione armena del 1992 non vi \u00e8 pi\u00f9 un cittadino azero, ma la citt\u00e0 \u00e8 considerata tradizionalmente azera. Un altro episodio visto come provocazione da Baku \u00e8 stata la<strong> costruzione di una grande arteria di collegamento tra Yerevan e Stepanakert<\/strong>, capitale del Nagorno-Karabakh, condannata anche dal Parlamento europeo. &#8220;La decisione di costruire questa autostrada \u00e8 stata presa senza il consenso delle autorit\u00e0 competenti dell&#8217;Azerbaigian e in violazione del diritto internazionale&#8221;, recita una dichiarazione congiunta del 15 giugno scorso di Marina Kaljurand, Traian B\u0103sescu e \u017deljana Zovko, membri del ramo legislativo dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Sul lato interno azero invece, due fenomeni hanno agevolato la <strong>deriva bellica<\/strong>. Il primo \u00e8 stato il <strong>Covid-19<\/strong>\u00a0e il <strong>crollo dei prezzi del petrolio<\/strong> (al netto della ripresa degli ultimi mesi), il secondo un <strong>discontento sociale<\/strong> crescente. Il quale ha trovato terreno fertile in questa ferita aperta del Karabakh che \u00e8 sempre stata usata dagli <strong>Aliyev<\/strong> &#8211; prima dal padre Heydar e ora dal figlio Ilham, presidente dell&#8217;Azerbaigian &#8211; per gestire il consenso interno. Uno strumento politico che per\u00f2 \u00e8 divenuto un&#8217;<strong>arma a doppio taglio<\/strong> perch\u00e9 la ferita non si \u00e8 ancora rimarginata con lo status quo totalmente schiacciato a favore degli armeni che non hanno interesse a cambiarlo, e gli azeri che non possono accettarne il mantenimento.<\/p>\n<p><strong>La roadmap<br \/>\n<\/strong>Le risoluzioni delle Nazioni Unite numero <a href=\"http:\/\/unscr.com\/en\/resolutions\/doc\/822\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">822<\/a>, <a href=\"http:\/\/unscr.com\/en\/resolutions\/doc\/853\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">853<\/a>, <a href=\"http:\/\/unscr.com\/en\/resolutions\/doc\/874\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">874<\/a> e <a href=\"http:\/\/unscr.com\/en\/resolutions\/doc\/884\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">884<\/a>, tutte del 1993, hanno stabilito che il <strong>Nagorno-Karabakh \u00e8 una regione contesa a maggioranza etnica<\/strong>. Ma i sette distretti attorno a tale regione sono azeri e pertanto nel loro caso quella armena \u00e8 un&#8217;occupazione vera e propria.<\/p>\n<p>Le &#8220;<em>roadmap<\/em>&#8221; per la pace individuate a livello internazionale prevedono tutte la <strong>restituzione immediata di almeno cinque di questi distretti<\/strong>, ovvero tutti tranne quelli che assicurano i legami tra Karabakh e Armenia, ossia la continuit\u00e0 territoriale. I negoziati trilaterali portati avanti da Pashinyan non hanno dato risultati come del resto \u00e8 accaduto anche con i suoi predecessori e questo mette sotto pressione Aliyev dal momento che deve dimostrare ai suoi elettori di essere pronto a dare una svolta a un cammino che non porta da nessuna parte. Oltre al fatto che nel Paese si \u00e8 registrato un crescente<strong> malcontento economico<\/strong> e un <strong>risveglio nazionalistico <\/strong>pesante con manifestazioni di folle oceaniche. E cos\u00ec quando a luglio si sono verificate i primi incidenti, in quel caso non nella regione contesa ma al confine tra Armenia e Azerbaigian, nelle piazze si \u00e8 riversata una marea di manifestanti determinati a dar sfogo la propria rabbia.<\/p>\n<p>Ne deriva che questa escalation di inizio autunno fosse prevista o finanche pianificata, con il chiaro intento da parte della leadership azera di inviare un segnale. La conferma, dicono gli osservatori strategici, \u00e8 nel fatto che <strong>dopo lo scoppio delle ostilit\u00e0 il fronte di lotta si \u00e8 esteso velocemente all&#8217;intera linea di contatto<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 il primo di tre approfondimenti sul Nagorno-Karabakh di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/autori\/francesco-semprini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Francesco Semprini<\/a>\u00a0su AffarInternazionali.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/le-ragioni-del-conflitto-nel-nagorno-karabakh-parte-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Leggi qui la seconda parte<\/em><\/strong><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nome Nagorno-Karabakh, letteralmente &#8220;giardino nero montuoso&#8221;, \u00e8 una commistione di parole turche e russe. La regione che risponde a tale nome \u00e8 un&#8217;area del Caucaso racchiusa tra i confini dell&#8217;Azerbaigian, occupata dall\u2019Armenia e circondata da una zona cuscinetto militarizzata. Ed \u00e8 anche il motivo di contesa tra Yerevan e Baku sfociato in una guerra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":84644,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2027,9],"tags":[2533,415,2258,2259,513,2511,495,103,580,108,2534,130],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84584"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84584"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84584\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84744,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84584\/revisions\/84744"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/84644"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84584"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84584"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84584"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}