{"id":84801,"date":"2020-10-15T11:02:52","date_gmt":"2020-10-15T09:02:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=84801"},"modified":"2020-10-16T08:22:43","modified_gmt":"2020-10-16T06:22:43","slug":"accordo-brexit-ora-o-mai-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/accordo-brexit-ora-o-mai-piu\/","title":{"rendered":"Accordo Brexit: ora o mai pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ultimo round negoziale tra il capo negoziatore dell&#8217;Unione europea, <strong>Michel Barnier<\/strong>, e quello britannico, <strong>David Frost<\/strong>, si \u00e8 concluso con un <strong>nulla di fatto<\/strong>. Sulle trattative pesavano le tensioni delle scorse settimane dovute alla proposta del governo britannico di un nuovo <em>Internal Market Bill<\/em> che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/procedimento-formale-di-infrazione-contro-il-regno-unito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>violerebbe<\/strong> <strong>clamorosamente l&#8217;accordo di recesso con l&#8217;Ue<\/strong><\/a>. Secondo questo accordo, le merci in transito da Gran Bretagna a Irlanda del Nord dovranno essere sottoposte a controlli e adempimenti doganali necessari per <strong>verificare il<\/strong> <strong>rispetto della regolamentazione europea<\/strong>,\u00a0soprattutto nel caso in cui queste proseguissero la loro corsa attraversando il confine tra l&#8217;Irlanda del Nord e la Repubblica d&#8217;Irlanda (entrando quindi all&#8217;interno del mercato unico europeo).<\/p>\n<p>La proposta di legge del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/e-gia-cominciato-il-dopo-boris\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>premier Boris Johnson<\/strong><\/a> lascia aperta al governo britannico la <strong>possibilit\u00e0 di disattendere questi obblighi\u00a0<\/strong>in quanto ritenuti lesivi della sovranit\u00e0 del Regno Unito. E in effetti non a torto, in quanto ci\u00f2 si traduce nella creazione di una <strong>&#8220;dogana&#8221; nel mare d&#8217;Irlanda<\/strong>, ovvero all&#8217;interno del Regno Unito &#8211; \u00e8 come se in Italia si facessero controlli doganali tra Messina e Reggio Calabria. Quello che per\u00f2 Johnson sembra dimenticare \u00e8 che<strong> era stato lui stesso a volere un accordo di questo tipo<\/strong> e a firmare di suo pugno il relativo trattato solo pochi mesi fa. D&#8217;altra parte, questa era l&#8217;unica opzione possibile per rispettare gli Accordi del Venerd\u00ec Santo (che impediscono la creazione di una barriera fisica nell&#8217;isola irlandese) e per lasciare a Londra le mani libere nel firmare accordi commerciali con il resto del mondo.<\/p>\n<p>Insomma, un <strong>cambio di rotta da parte di Johnson<\/strong> \u2013 e una violazione di un trattato internazionale (qual \u00e8 l\u2019accordo di recesso) \u2013 cui la Commissione europea ha risposto lo scorso 1\u00b0 ottobre annunciando di procedere per vie legali. La questione potrebbe quindi arrivare alla <strong>Corte di Giustizia europea<\/strong> e concludersi con delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/cosa-aspettarsi-dalla-procedura-di-infrazione-contro-il-regno-unito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sanzioni<\/strong><\/a> in capo a Londra.<\/p>\n<p><b>Pesca e aiuti di Stato<br \/>\n<\/b>Tutto ci\u00f2 mentre i negoziati sul futuro dei rapporti tra Londra e Bruxelles continuano a essere bloccati su due dossier: l&#8217;<strong>accesso dei pescatori europei alle acque britanniche<\/strong> e il <strong><em>level playing field<\/em><\/strong>. Sul primo punto, Bruxelles vorrebbe mantenere lo <em>status quo<\/em>: accesso libero per i pescherecci europei. Da Londra replicano che dovrebbe essere introdotto un sistema di quote da rivedere ogni anno. Per il governo Johnson la pesca ha il valore simbolico &#8211; ampiamente giocato nelle ultime elezioni &#8211; di liberazione dai lacci e lacciuoli europei. Basterebbe ricordare che <strong>la pesca conta per lo 0,1% nel Pil britannico<\/strong> per rendersi conto del carattere simbolico, ma anche strumentale, della questione. Il governo delle Fiandre ha addirittura recuperato un documento del 1666 firmato dal re britannico Carlo II che garantisce accesso in eterno ai pescatori della zona alle acque della Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Ben pi\u00f9 complesso \u00e8 per\u00f2 il secondo dossier, ovvero <strong>la definizione delle regole<\/strong>, a partire da quelle sugli <strong>aiuti di Stato<\/strong>, che dovrebbero impedire a Londra di fare in futuro <strong>&#8220;<\/strong><strong>concorrenza sleale&#8221; all&#8217;Ue<\/strong>. Boris Johnson chiede che vengano introdotti meccanismi simili a quelli che la stessa Ue applica in recenti accordi commerciali, come quello con il Giappone e il Canada. L&#8217;Ue ribatte che la prossimit\u00e0 e il livello di integrazione tra l&#8217;economia Ue e quella britannica rende impossibile replicare accordi esistenti con Paesi lontani. In gioco ci sarebbe il funzionamento del mercato unico europeo. Si tratta quindi di una vera e propria <em>red line<\/em> europea.<\/p>\n<p><strong>Verso una nuova scadenza<br \/>\n<\/strong>Nonostante lo stallo nei negoziati, sia la presidente della Commissione von der Leyen che il premier Johnson hanno ribadito la volont\u00e0 di<strong> portare avanti il dialogo<\/strong>. Ma il tempo a disposizione \u00e8 agli sgoccioli. La <strong>scadenza del 15 ottobre<\/strong> &#8211; che era stata fissata per poter compiere i passi istituzionali necessari per la ratifica di un eventuale accordo entro la fine dell&#8217;anno &#8211; <strong>non \u00e8 stata rispettata<\/strong>. Cos\u00ec il Consiglio europeo di questa settimana, che avrebbe dovuto sancire la conclusione dei negoziati, non potr\u00e0 trarre alcuna conclusione definitiva su Brexit. Molto probabilmente, la scadenza verr\u00e0 posticipata con il consenso sia di Johnson che del <strong>Consiglio europeo<\/strong>.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo dovr\u00e0 quindi <strong>delineare una posizione comune europea <\/strong>che fornisca al capo negoziatore di Bruxelles le linee guida per le tappe negoziali delle prossime settimane. Barnier ha gi\u00e0 affermato che il<strong> 31 ottobre <\/strong>potrebbe essere una scadenza realistica per la conclusione dell\u2019accordo. Il governo francese, attraverso il ministro degli Affari Europei <strong>Cl\u00e9ment Beaune<\/strong>, ha confermato questa tempistica. Pi\u00f9 ambigua, ancora una volta, \u00e8 la posizione di Boris Johnson. Al telefono con la Cancelliera\u00a0<strong>Angela Merkel<\/strong> avrebbe affermato che c&#8217;\u00e8 lo spazio per raggiungere un compromesso. Al tempo stesso, tuttavia, non esita a dichiararsi pronto a un <strong><em>no-deal<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, diversi osservatori evidenziano che sul piano strettamente commerciale la differenza tra un poco ambizioso accordo di libero scambio e l&#8217;introduzione dei dazi fissati dal Wto in caso di <em>no-deal<\/em> non sarebbe abissale. Ma sta proprio qui l&#8217;errore di prospettiva. Non si pu\u00f2 pensare che<strong> i futuri rapporti tra Ue e Regno Unito si limitino al campo commerciale<\/strong>. In politica estera, sul piano della sicurezza, ma anche in quello della cooperazione scientifica e tecnologica, le due parti hanno <strong>enormi interessi strategici comuni<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 un vero peccato che <strong>questi temi siano stati quasi ignorati dai negoziati<\/strong>. L&#8217;auspicio \u00e8 che nelle prossime settimane queste considerazioni invece prevalgano. Se cos\u00ec fosse un accordo anche sui dettagli economico-commerciali, per quanto importanti, potrebbe essere trovato. Sarebbe davvero nell&#8217;interesse di tutti.<\/p>\n<p><i>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<\/i><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\"><i>Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/i><\/a><i>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultimo round negoziale tra il capo negoziatore dell&#8217;Unione europea, Michel Barnier, e quello britannico, David Frost, si \u00e8 concluso con un nulla di fatto. 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