{"id":84813,"date":"2020-10-15T12:16:58","date_gmt":"2020-10-15T10:16:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=84813"},"modified":"2020-10-19T01:33:58","modified_gmt":"2020-10-18T23:33:58","slug":"kirghizistan-cosa-resta-della-rivolta-di-ottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/kirghizistan-cosa-resta-della-rivolta-di-ottobre\/","title":{"rendered":"Kirghizistan: cosa resta della rivolta di ottobre"},"content":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di sei milioni di abitanti e il Paese pi\u00f9 poveri fra gli Stati post-sovietici dell\u2019Asia centrale, il <strong>Kirghizistan<\/strong> ha vissuto nelle prime settimane di ottobre una <strong>nuova rivoluzione<\/strong>, la terza dopo quella del 2005, la rivoluzione dei Tulipani, e quella del 2010, la &#8220;seconda rivoluzione kirghisa&#8221;.<\/p>\n<p>Per capire cosa sta accadendo e perch\u00e9 \u00e8 scoppiata una nuova rivolta nel Paese dopo <strong>i risultati delle controverse elezioni parlamentari del 4 ottobre scorso<\/strong> &#8211; ora che la situazione sembra essersi calmata con l&#8217;<strong>insediamento di un nuovo premier<\/strong> e le <strong>dimissioni del presidente<\/strong> &#8211; bisogna per\u00f2 guardare agli equilibri politici del Paese.<\/p>\n<p>I <strong>partiti politici tradizionali non esistono<\/strong>. Si chiamano partiti, ma lo sono solo formalmente; in realt\u00e0 si tratta di veri e propri clan, come pure altrove nella scena centro-asiatica. I principali sono due: il <strong>clan del sud<\/strong> e il <strong>clan del nord<\/strong>, e ogni scontro e rivoluzione avviene per modificare gli equilibrio fra questi due gruppi di potere. I clan sono a loro volta divisi, ma il gioco politico sta tutto nel bilanciamento del potere tra i due principali gruppi d\u2019interessi.<\/p>\n<p><strong>Elezioni contese<br \/>\n<\/strong>Alle elezioni di inizio mese hanno partecipato <strong>sedici formazioni politiche<\/strong>, ma <strong><a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2020\/10\/4\/pro-presidential-parties-win-kyrgyzstan-vote\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">hanno prevalso i quattro partiti filogovernativi<\/a><\/strong>, parte del clan del sud, gli unici a superare la soglia di sbarramento del 7% per entrare in Parlamento. Fra i quattro vincitori, vi \u00e8 il partito che appartiene al fratello dell&#8217;attuale <strong>presidente Sooronbay Jeenbekov<\/strong>, Asylbek.<\/p>\n<p>L&#8217;esito delle elezioni non ha solo sbilanciato il potere tra i due clan, ma ha anche conferito maggiori poteri al presidente.<br \/>\nGli esponenti del clan del nord si sono mobilitati: all&#8217;inizio\u00a0hanno accusato il governo di brogli, poi sono passati ai fatti, prendendo possesso dei palazzi del potere nella capitale, <strong>Bi\u0161kek<\/strong>, compresi il Parlamento e il palazzo presidenziale, e <strong>liberato<\/strong> <strong>l&#8217;ex presidente Almazbek Atambayev<\/strong> dal centro di detenzione in cui si trovava dall&#8217;inizio dell\u2019estate dopo una condanna a undici anni di carcere. Nei giorni scorsi \u00e8 stato nuovamente arrestato dalle forze di sicurezza.<\/p>\n<p>Proprio lo <strong>scontro tra il precedente e l&#8217;attuale leader del Paese \u00e8 una delle chiavi di lettura<\/strong> dell&#8217;escalation autunnale nello Stato centro-asiatico. Il presidente Jeenbekov aveva inizialmente fatto perdere le sue tracce, mentre <strong>la commissione elettorale annullava i risultati delle elezioni<\/strong>, riconoscendo i <strong>brogli<\/strong>. Jeenbekov \u00e8 riuscito in seguito a riprendere il controllo del Paese, a proclamare lo stato di emergenza, a schierare l&#8217;esercito nella capitale e a provare a fermare l&#8217;indicazione proveniente dal Parlamento di incaricare <strong>Sadyr Japarov come premier <em>ad interim<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Il leader dell&#8217;opposizione, che stava scontando una pena detentiva per rapimento e che \u00e8 stato liberato dagli insorti, <strong><a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2020\/10\/14\/kyrgyz-president-confirms-new-pms-appointment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00e8 stato confermato ieri dal Parlamento kirghiso\u00a0alla guida del governo<\/a><\/strong>. Jeenbekov aveva detto che, una volta garantita la transizione, sarebbe stato pronto a fare un passo indietro: una mossa accelerata gi\u00e0 nelle ore dopo il voto favorevole a Japarov, con le\u00a0<strong>dimissioni confermate oggi<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Disordini destinati a ripetersi<br \/>\n<\/strong>Questa situazione di lotta intestina, come in passato, continuer\u00e0 a ripetersi nel Kirghizistan, perch\u00e9 non vengono risolti i problemi che vi sono all&#8217;origine. Con la pandemia di Covid-19, poi, i problemi economici si sono aggravati. Il virus ha anche colpito la <strong>Russia<\/strong>, dove moltissimi cittadini del Kirghizistan lavorano, e oggi trovano difficolt\u00e0 a inviare le rimesse alle famiglie rimaste in patria. Sono aumentate cos\u00ec disoccupazione e povert\u00e0, e con esse cresceranno rabbia e i disordini politici.<\/p>\n<p>A consentire che il caos continui \u00e8 anche l&#8217;<strong>assenza di attori esterni<\/strong>. La Russia, nella cui orbita di potere nell&#8217;area post-sovietica gravita il Kirghizistan, non ha alcun interesse ad intervenire per risolvere i problemi interni al Paese. Al contrario di quanto \u00e8 in atto in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/stallo-in-bielorussia-lukashenko-proteste\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Bielorussia<\/strong><\/a>, infatti, dove un cambio di regime rischierebbe di allontanare il Paese dall&#8217;influenza di Mosca, in Kirghizistan questo pericolo non esiste. Chiunque dovesse arrivare al potere a Bi\u0161kek, l&#8217;<strong>alleanza con la Russia non \u00e8 in discussione<\/strong>.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 al posto di partiti tradizionali, per\u00f2, ci saranno clan e gruppi di interesse a contendersi il poter, <strong>non vi potr\u00e0 essere pace<\/strong> in Kirghizistan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di sei milioni di abitanti e il Paese pi\u00f9 poveri fra gli Stati post-sovietici dell\u2019Asia centrale, il Kirghizistan ha vissuto nelle prime settimane di ottobre una nuova rivoluzione, la terza dopo quella del 2005, la rivoluzione dei Tulipani, e quella del 2010, la &#8220;seconda rivoluzione kirghisa&#8221;. 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