{"id":84911,"date":"2020-10-27T10:13:22","date_gmt":"2020-10-27T09:13:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=84911"},"modified":"2020-11-08T23:06:41","modified_gmt":"2020-11-08T22:06:41","slug":"il-webinar-di-iai-e-affarinternazionali-sulle-elezioni-americane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/il-webinar-di-iai-e-affarinternazionali-sulle-elezioni-americane\/","title":{"rendered":"Il webinar dello IAI e di AffarInternazionali sulle elezioni americane"},"content":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 26 ottobre si \u00e8 tenuto il webinar\u00a0dell&#8217;Istituto Affari Internazionali e della rivista Affarinternazionali sulle elezioni americane. Intitolato &#8220;<strong>Le ripercussioni internazionali delle elezioni americane<\/strong>&#8220;, a una settimana dal voto sono intervenuti sul tema: <strong>Riccardo Alcaro<\/strong> (<em>Coordinatore delle ricerche e responsabile del programma &#8220;Attori globali&#8221; dell\u2019Istituto Affari<\/em> Internazionali), <strong>Colleen Barry<\/strong>\u00a0(<i>Corrispondente dall&#8217;Italia per\u00a0l&#8217;Associate Press)<\/i>, <strong>Andrew Spannaus<\/strong>\u00a0<em>(Analista politico americano<\/em>), <strong>Lorenzo Pregliasco<\/strong>\u00a0(<em>Co-fondatore e partner dell&#8217;agenzia di ricerche sociali e comunicazione politica Quorum e Direttore del magazine YouTrend<\/em>).<\/p>\n<p>L&#8217;incontro \u00e8 stato moderato da <strong>Francesco De Leo<\/strong>\u00a0<em>(Responsabile della Comunicazione dello IAI e Direttore di Affarinternazionali<\/em>). Sono state poi poste domande e curiosit\u00e0 da parte delle redazioni de <strong>Lo Spiegone<\/strong>, <strong>Scomodo<\/strong> ed <strong>Elezioni USA2020<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=41661339&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;autoplay=false&amp;live-autoplay=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-logo=false&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GLI INTERVENTI DEI NOSTRI OSPITI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Riccardo Alcaro<\/strong>: &#8220;Illustrer\u00f2 una parte di una ricerca che \u00e8 apparsa in un <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/le-elezioni-negli-stati-uniti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>rapporto<\/strong><\/a> che lo IAI prepara su base trimestrale per le delegazioni parlamentari presso le organizzazioni internazionali, le commissioni estere di Camera e Senato, funzionari del ministero degli Affari esteri e Cooperazione internazionale e la rete diplomatico consolare. Mi concentro in particolar modo sugli <strong>aspetti pi\u00f9 procedurali<\/strong> dell&#8217;elezione del prossimo 3 novembre. Poi daremo anche uno sguardo allo stato della campagna elettorale, quindi allo stato dei sondaggi.<\/p>\n<p>Noi sappiamo che si vota per il <strong>Presidente<\/strong>, in realt\u00e0 si vota anche per il <strong>vicepresidente<\/strong>, perch\u00e9 i due si presentano insieme, in un unico ticket elettorale. Ma si vota anche per il massimo organo legislativo per gli Usa, il <strong>Congresso<\/strong>, cio\u00e8 il parlamento federale bicamerale, che \u00e8 composto da due camere: la Camera dei rappresentanti, ossia la camera bassa, quella che dovrebbe rappresentare la popolazione nel suo insieme, e nella quale tutti i suoi 435 membri verranno rinnovati; e il Senato, la camera alta, che rappresenta invece gli Stati. Questo organo si rinnova soltanto per 1\/3.\u00a0\u00c8 importante mettere in luce che <strong>non si vota solo per il Presidente<\/strong> perch\u00e9 l&#8217;elezione del Congresso negli Usa ha un enorme rilevanza per la capacit\u00e0 del Presidente in carica di far avanzare la sua agenda, in particolar modo, l&#8217;agenda di politica interna, quindi l&#8217;<strong>agenda legislativa<\/strong>.<\/p>\n<p>Come si vota? Negli Usa il sistema elettorale \u00e8 piuttosto semplice per quanto riguarda il <strong>Congresso<\/strong>. Sia alla Camera, sia al Senato, <strong>gli elettori votano direttamente il candidato in un sistema uninominale a turno unico<\/strong>, quindi il candidato che prende la maggioranza relativa dei voti, su base distrettuale se \u00e8 un rappresentante della Camera, su base statale se \u00e8 un candidato senatore, vince il seggio.\u00a0Il <strong>Presidente<\/strong> invece \u00e8 tutta un&#8217;altra storia. Questo infatti <strong>non viene eletto direttamente dai cittadini<\/strong>. I cittadini eleggono un&#8217;assemblea chiamata C<strong>ollegio elettorale<\/strong>, composta da 538 grandi elettori, distribuiti e assegnati Stato su Stato in base alla popolazione. Gli Stati pi\u00f9 popolosi hanno diritto a un maggior numero di <strong>grandi elettori<\/strong>. Oltre ai 50 Stati, anche il distretto di Columbia, l&#8217;unit\u00e0 amministrativa che include la citt\u00e0 di Washington, ha diritto a tre grandi elettori. Quindi l&#8217;elezione presidenziale negli Usa, in realt\u00e0, non \u00e8 un&#8217;unica elezione nazionale, ma la <strong>somma di 51 elezioni<\/strong>. Anche in questo caso si usa il <strong>sistema uninominale<\/strong>, perch\u00e9 il candidato che prevale in un dato Stato si prende tutti i grandi elettori assegnati a quello Stato. La conclusione \u00e8 che il <strong>voto popolare<\/strong>, la maggioranza o meno dei votanti <strong>\u00e8 del tutto ininfluente<\/strong> per determinare chi siede alla Casa Bianca, quello che conta invece \u00e8 la maggioranza assoluta del collegio elettorale, visto che i grandi elettori sono 538, la soglia magica \u00e8 <strong>270<\/strong>.\u00a0Quindi, quando marted\u00ec notte prossima guarderete i risultati delle elezioni concentratevi su\u00a0questo numero: il primo che arriva a 270 vince.<\/p>\n<p>La <strong>California<\/strong> \u00e8 lo Stato di gran lunga pi\u00f9 popoloso, a cui spettano quindi<strong>\u00a055 grandi elettori<\/strong>. Il <strong>Wyoming<\/strong>, che \u00e8 lo Stato meno popoloso,\u00a0addirittura\u00a0meno popoloso del distretto della Columbia, ha diritto a <strong>3 grandi elettori<\/strong>. Perch\u00e9\u00a0vi faccio vedere questo? Perch\u00e9 chiaramente c&#8217;\u00e8 una grande differenza tra California e Wyoming in termini di grandi elettori, eppure la differenza in termini di popolazione \u00e8 molto superiore. Il\u00a0Wyoming non ha nemmeno 600 mila abitanti, mentre\u00a0la California ne ha 40 milioni. Questo vuol dire che, nonostante questa proporzionalit\u00e0, il <strong>Collegio elettorale \u00e8\u00a0strutturalmente\u00a0sbilanciato a favore degli Stati demograficamente pi\u00f9 piccoli<\/strong>. Per questo motivo che nel corso della storia degli Usa si sono registrati dei casi (cinque fino ad oggi) in cui il candidato che ha preso meno voti (in termini di voto popolare) \u00e8 anche il candidato che ha vinto. Tre casi risalgono al 19\u00b0 secolo, poi dal 1888 al 2000 questo non \u00e8 pi\u00f9 avvenuto. Per oltre un secolo, l&#8217;intero 20\u00b0 secolo, non si \u00e8 mai registrato questo caso: il candidato che prendeva pi\u00f9 voti, vinceva le elezioni. Quindi, la stranezza del sistema elettorale presidenziale americano \u00e8 stata dormiente per oltre un secolo, ma <strong>si \u00e8 risvegliata prepotentemente nel 2000<\/strong>. Su cinque volte in 230 anni di storia americana circa, in cui un presidente \u00e8 stato eletto da una minoranza, ben due volte \u00e8 avvenuto in questo secolo: la prima nel 2000 con <strong>Bush<\/strong>, la seconda nel 2016 con <strong>Trump<\/strong>. Se Trump dovesse vincere la settimana prossima lo farebbe di nuovo, con ogni probabilit\u00e0 grazie a una minoranza dell&#8217;elettorato. Il candidato di minoranza, che poi \u00e8 diventato presidente, in questo secolo, \u00e8 sempre stato un <strong>repubblicano<\/strong>. Perch\u00e9 sottolineare che si tratta di repubblicani? Perch\u00e9, guardando al panorama politico di oggi, il Collegio elettorale offre ai repubblicani un vantaggio strutturale. Oggi un candidato del Partito democratico per essere sicuro di vincere il Collegio elettorale deve prevalere con un margine piuttosto significativo nel voto popolare, mentre per un repubblicano \u00e8 sufficiente una minoranza. <strong>Biden<\/strong> per essere sicuro di ottenere la maggioranza nel collegio elettorale, e quindi per ottenere la Casa Bianca, <strong>dovrebbe prevalere almeno di 4 punti percentuali nel voto popolare<\/strong> &#8211; gi\u00e0 se dovesse prevalere solo di 3 punti percentuali avrebbe solo una chance su due.<\/p>\n<p>Qual \u00e8\u00a0quindi la situazione in cui oggi i due candidati sono rispetto i sondaggi? <strong>Biden ha un vantaggio medio dell&#8217;8%<\/strong>:\u00a0\u00e8 un vantaggio molto significativo, in pi\u00f9 \u00e8 un vantaggio rimasto costante da aprile in poi. La differenza per\u00f2 si ha quando andiamo a vedere lo stato della competizione negli <strong>Stati pi\u00f9 rilevanti<\/strong> per l&#8217;elezione. Il Collegio elettorale trasforma la competizione elettorale presidenziale in 51 diverse campagne elettorali. Ora per Trump o Biden non ha alcun senso fare campagna elettorale in Stati che sono sicuri di vincere, o sicuri di perdere. Si concentrano quindi su quegli Stati in cui l&#8217;esito \u00e8 incerto. Con qualche eccezione, il vantaggio dell&#8217;uno o dell&#8217;altro candidato, in molti Stati \u00e8 assolutamente dentro il margine di errore strutturale. Quindi, nonostante questo stato dei sondaggi, il meccanismo del Collegio elettorale rende del tutto plausibile <strong>due scenari completamente opposti<\/strong>. Se Biden dovesse prevalere in tutti gli Stati <em>battleground<\/em>, cio\u00e8 campi di battaglia, otterrebbe una vittoria a valanga, ma altrettanto plausibile \u00e8 che Trump prevalga in alcuni Stati importanti per lui, per ottenere una vittoria di misura. Del resto, a questo punto della campagna elettorale quattro anni fa, Clinton veniva data in grande vantaggio ma sappiamo che poi il risultato \u00e8 stato diverso.<\/p>\n<p>Il <strong>Congresso<\/strong> \u00e8 molto importante. Alla Camera in questo momento i democratici hanno una solida maggioranza ottenuta nel 2018, ed \u00e8 molto probabile che la manterranno. I dubbi restano se il margine di vantaggio sui repubblicani sar\u00e0 superiore o inferiore a quello di oggi. In Senato la storia \u00e8 diversa. In questo momento sono i repubblicani ad avere una maggioranza di sei seggi rispetto ai democratici, e la corsa \u00e8 sul filo di lana. Quindi, si potrebbe verificare la situazione in cui il candidato vincitore alla presidenza trovasse <strong>una delle due camere di colore diverso<\/strong>. Prendiamo il caso che Biden vinca la presidenza ma il Senato resti nelle mani dei repubblicani: in quella situazione avrebbe serissimi problemi a far avanzare la sua agenda, perch\u00e9 negli Usa, a differenza che i sistemi parlamentari europei, il capo dell&#8217;esecutivo, il Presidente in questo caso, non ha il potere di iniziativa legislativa, ha solo un grande potere di indirizzo. Quindi, per far varare le leggi, deve mettersi d&#8217;accordo con entrambe le camere. In pi\u00f9, <strong>il Senato ha dei poteri speciali<\/strong>, non solo ratifica i trattati internazionali, ma approva le nomine presidenziali per i membri di gabinetto (cio\u00e8 gli stessi ministri del governo del Presidente), gli ambasciatori, e i giudici delle cortI federali, compresa la Corte Suprema&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Colleen Barry:<\/strong> &#8220;Lo Stato della <strong>Pennsylvania<\/strong> \u00e8 sempre stato molto interessante nelle elezioni per il presidente. \u00c8 uno Stato conservatore. James Carville, un politico che lavorava con Clinton, disse che la\u00a0Pennsylvania\u00a0\u00e8 &#8220;due citt\u00e0 con Alabama nel mezzo&#8221;. Le due citt\u00e0 sono <strong>Philadelphia<\/strong> e <strong>Pittsburgh<\/strong>, e in mezzo a loro vi sono <strong>vaste zone rurali<\/strong> dove per tanti anni l&#8217;unica attivit\u00e0 \u00e8 stata l&#8217;agricoltura. Infatti, l&#8217;Universit\u00e0 in cui ho studiato fu fondata da Abraham Lincoln come un&#8217;universit\u00e0 specializzata in agricoltura. In seguito, poi si aggiunse la manifattura.<strong> Barack Obama<\/strong>, durante la sua campagna elettorale nel 2008, ha detto che i piccoli paesi della\u00a0Pennsylvania sono molto <strong>simili al Mid-West<\/strong>. I lavoratori sono andati via 25 anni fa e non \u00e8 arrivato pi\u00f9 niente a sostituirli. Ho fatto la scuola superiore in un posto in cui vivono quasi 6 mila persone e oggi ne sono rimaste circa 5mila. Quando io sono andata a vivere l\u00ec, avevo 13 anni, tutti i padri lavoravano nelle acciaierie, e le madri nelle fabbriche tessili. Tutti questi lavori sono andati persi negli anni successivi. Questo \u00e8 un problema che resiste ancora oggi. Quando andavo alla scuola superiore ci si chiedeva se valesse la pena andare all&#8217;universit\u00e0. C&#8217;era questa mentalit\u00e0 che il lavoro era una cosa che si trovava in zona e potevi guadagnare anche abbastanza bene. Questo purtroppo non \u00e8 cambiato nelle zone rurali.<\/p>\n<p>Nelle citt\u00e0 invece il cambiamento c&#8217;\u00e8 stato.\u00a0Pittsburgh e Philadelphia hanno vissuto un <strong>rinascimento<\/strong>. Questa settimana ho chiesto ai miei amici della\u00a0Pennsylvania come si sta sviluppando la campagna elettorale. Tra loro ci sono tanti sostenitori di Trump e altrettanti sostenitori di Biden. Ci sono stati anche scontri abbastanza feroci su questo tema. Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 questo \u00e8 uno Stato dove non ci sono tante vie di mezzo. Questo poi \u00e8 un <strong>dibattito molto emotivo<\/strong>. Ho sentito degli amici che vivono vicino Philadelphia e mi hanno detto che c&#8217;\u00e8 un sentimento molto forte per Biden, che non hanno visto nel 2016 con Clinton. Con Clinton c&#8217;era pi\u00f9 ambivalenza, con Biden c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 determinazione. Questo \u00e8 vero per le citt\u00e0. Ho visto un sondaggio che da un margine superiore del 7% per Biden. Qual \u00e8\u00a0il problema allora? 7% \u00e8 molto, ma quando guardi bene c&#8217;\u00e8 scritto che quelli che sostengono Trump sono molto pi\u00f9 appassionati, ci credono veramente. Questo vuol dire che le cose potrebbero cambiare. In\u00a0Pennsylvania\u00a0il 47% degli elettori si identificano con il partito democratico, mentre il 40% dice di essere repubblicano, il 10% si definisce indipendente. Per\u00f2 poi quando si arriva al momento di votare, non sempre si vota per il partito di riferimento. Quindi, <strong>ad oggi non si pu\u00f2 dire come andr\u00e0 a finire nello Stato della\u00a0Pennsylvania<\/strong>. Biden inoltre \u00e8 della\u00a0Pennsylvania, ma gli abitanti lo vedono come uno che li ci \u00e8 solo nato, poi se ne \u00e8 andato e oggi torna solo per fare campagna elettorale. Il fatto che sia nato l\u00ec non gli d\u00e0 nessuna preferenza&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Lorenzo Pregliasco<\/strong>: &#8220;Quello che vado adesso a presentarvi \u00e8 un dato che integra l&#8217;ottima presentazione di Riccardo Alcaro, o meglio lo fa da un\u2019altra prospettiva. Se prima abbiamo visto i numeri americani, prover\u00f2 ora a darvi qualche prospettiva relativo alla <strong>percezione del voto americano in Italia e in Europa<\/strong>. Vedremo i dati di un sondaggio che abbiamo svolto nella scorsa settimana in Italia su un campione di circa 1000 intervistati, residenti in Italia, ponendo alcune domande sul contesto elettorale americano, per vedere come viene vissuto questo momento cos\u00ec cruciale a livello globale.<\/p>\n<p>Un dato interessane vede la <strong>centralit\u00e0 del dato americano e del\u00a0risultato\u00a0delle elezioni del 3 novembre per la politica italiana<\/strong>. \u00c8 una domanda che prova a capire quale sia la percezione che si ha in Italia di quanto possa impattare sul nostro scenario domestico l&#8217;elezione americana. Qui vediamo che <strong>poco pi\u00f9 del 50%<\/strong> degli intervistati \u00e8 convinto che <strong>ci sar\u00e0 un impatto importante<\/strong> del risultato americano sullo scacchiere italiano. Mentre il <strong>35% \u00e8 pi\u00f9 scettico<\/strong>, ritiene che l&#8217;impatto sar\u00e0 limitato. Questo primo dato ci fa capire che l&#8217;attenzione verso quello che accadr\u00e0 il 3 novembre \u00e8 alta. Abbiamo poi voluto testare un&#8217;<strong>ipotetica intenzione di voto<\/strong>, cio\u00e8, se si potesse votare da italiani uno tra Biden e Donald Trump, quali sarebbero le intenzioni di voto: <strong>Biden 47%<\/strong>, <strong>Trump circa il 17%<\/strong> e poi c&#8217;\u00e8 una quota molto rilevanti che voterebbe <strong>altri candidati<\/strong>, quasi l&#8217;<strong>8%<\/strong>, e di <strong>indecisi o astenuti<\/strong>, il <strong>30%<\/strong>.<\/p>\n<p>Biden ha circa il triplo del sostegno di Trump nell&#8217;opinione pubblica italiana. Questo non ci deve stupire perch\u00e9 nel 2016 il sostegno a favore di Hillary\u00a0Clinton, non solo in Italia ma in Europa, era amplissimo. Un aspetto interessante \u00e8 che la distribuzione della ipotetica distribuzione di voto americana, nell&#8217;elettorato italiano, conserva qualche sorpresa. Ovvero, tra gli <strong>elettori del<\/strong> <strong>Movimento cinque stelle <\/strong>c&#8217;\u00e8 un vantaggio molto alto di <strong>Biden<\/strong>, addirittura <strong>oltre il 50%<\/strong>, mentre per Trump voterebbe solo il 17%. Non ci stupisce che tra gli elettori del partito democratico ci sia un plebiscito per Biden, anche se c&#8217;\u00e8 <strong>un curioso 1% di trumpiani fra gli elettori del Pd<\/strong>. Per\u00f2 la cosa che reputo particolarmente rilevante \u00e8 quella che vediamo <strong>nell&#8217;elettorato di Lega e Fratelli d&#8217;Italia<\/strong>. In entrambi gli elettorati c&#8217;\u00e8 <strong>una quota non banale di persone<\/strong> che, messe di fronte all&#8217;ipotesi di scelta Biden o Trump, scelgono <strong>Biden<\/strong>. Ci\u00f2 avviene nonostante siano elettori di due partiti che\u00a0rappresentano\u00a0la destra sovranista e sono pi\u00f9 vicini, teoricamente, proprio a Trump.<\/p>\n<p>Ultimissima cosa che vi mostro \u00e8 un dato di Ipsos che ha condotto uno studio globale su molti paesi. Volevo mostrarvi due dati: il primo mostra che <strong>in tutti i paesi, non solo in Italia, c&#8217;era una chiara intenzione di voto a favore di Hillary Clinton nel 2016, e lo stesso si ha per Biden<\/strong>. Questo dato \u00e8 pi\u00f9 forte in Europa che altrove. In Russia invece c&#8217;\u00e8 un vantaggio netto di opinioni a favore di Trump. Il secondo dato vede come il resto del mondo risponde alla domanda: &#8220;chi pensate verr\u00e0 eletto?&#8221;, e vediamo che se nel 2016 c&#8217;era una convinzione molto larga che avrebbe vinto Hillary Clinton, circa il 70% in media. Nel 2020 la situazione \u00e8 molto pi\u00f9 equilibrata. Oggi circa <strong>il 40% degli intervistati fuori dagli Usa pensano che vincer\u00e0 Biden<\/strong>, mentre il 27% pensa che vincer\u00e0 Trump. Quindi, nonostante si confermi, su scala italiana e internazionale, un favore nei confronti di Joe Biden, la previsione su chi vincer\u00e0 \u00e8 decisamente pi\u00f9 equilibrata&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Andrew Spannaus<\/strong>: &#8220;Chiaramente il primo tema dominante in questi mesi \u00e8 il <strong>Covid<\/strong>, e questo \u00e8 un tema che <strong>danneggia Donald Trump<\/strong> senz&#8217;altro. Trump, come sapete benissimo, ha preso per buona parte del tempo poco sul serio il virus, o almeno ha avuto un periodo in cui ha deciso di affrontarlo in modo pi\u00f9 diretto ponendosi al centro della scena, in conferenza stampa tutti i giorni; ma poi gli \u00e8 venuta la grande preoccupazione che l&#8217;<strong>economia americana non avrebbe retto<\/strong>, e quindi ha spinto tantissimo per riaprire velocemente. Questo ha coinciso poco dopo con un nuovo aumento dei casi &#8211; oggi siamo a livelli record. Va detto che l&#8217;Europa ha superato gli Usa, in quanto a numeri di casi, dieci giorni fa circa. Quindi, la\u00a0situazione\u00a0non \u00e8 molto diversa nelle due parti dell&#8217;Atlantico. Ma l&#8217;impressione della maggioranza degli americani \u00e8 che <strong>Donald Trump non ha gestito bene la pandemia<\/strong>, tant&#8217;\u00e8 che ha contratto lui stesso il virus, insieme a tante persone intorno a lui, e adesso ci sono tante persone intorno al vicepresidente <strong>Pence<\/strong> ad aver contratto il virus. Questo sottolinea ancora di pi\u00f9 la <strong>mancanza di attenzione<\/strong>.Pi\u00f9 si parla del virus e peggio \u00e8 per Trump: lui questo lo sa e cerca di cambiare argomento. Si lamenta che i media vogliono parlare solo di questo, e Biden evita di entrare troppo nei dettagli degli altri temi, perch\u00e9 vuole che sia una chiara scelta sul carattere e sulla competenza di Trump. Naturalmente, Trump ha un caratteraccio che a molti stanca. Ci sono molti studi che sostengono questo fatto: si sa per esempio che le donne nei sobborghi si sono stufate di come Trump reagisce di fronte ai problemi.<strong>Unisce poco e divide molto<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>economia<\/strong> \u00e8 il grande tema di cui Trump vorrebbe parlare, perch\u00e9 i numeri dell&#8217;economia americana erano abbastanza buoni prima della pandemia. Tuttavia, penso che <strong>le politiche di Trump non abbiano avuto un effetto immediato sull&#8217;economia americana<\/strong>, nel senso che la manifattura era cresciuta, cos\u00ec come il Pil, la disoccupazione si era abbassata, ma ci\u00f2 era in linea con quello che succedeva gi\u00e0 prima di lui. Poi la situazione \u00e8 arretrata un po&#8217; nel 2018, la manifattura \u00e8 tornata indietro e la precariet\u00e0 \u00e8 rimasta molto alta negli Usa. Ma in ogni caso, <strong>Trump ha impresso un&#8217;enorme svolta nella politica economica<\/strong>. Negli Usa non so, ma Trump ha davvero cambiato il mondo in un certo senso, perch\u00e9 oggi la critica al libero scambio non viene messo in dubbio da nessuno, neanche a sinistra. Quindi, Trump<strong> ha cambiato il modo in cui si guarda agli accordi commerciali<\/strong>;\u00a0ha cambiato la percezione sul <strong>protezionismo<\/strong>, che prima era una parolaccia, ma i governi, compreso la Commissione europea, parlano di strumenti che sono sicuramente protezionistici, per rilanciare l&#8217;economia produttiva in occidente. Questo \u00e8 il tema su cui Trump ha\u00a0il sostegno di un&#8217;esile maggioranza di americani, che sull&#8217;economia si fidano un po&#8217; pi\u00f9 di Trump.<\/p>\n<p>Un tema su cui non si fidano \u00e8 quello delle <strong>ingiustizie <\/strong>e delle<strong> questioni razziali<\/strong>. Abbiamo visto le manifestazioni dopo l&#8217;<strong>uccisione di George Floyd<\/strong>. Queste sono\u00a0state\u00a0pi\u00f9 grandi di quelle che vi furono nel 1968. Si sono tenute manifestazioni non solo nelle grandi citt\u00e0, ma anche nei piccoli centri, dove la popolazione \u00e8 al 95% bianca. Quindi, non \u00e8 una questione di battaglia razziale ma contro l&#8217;ingiustizia, che comunque \u00e8 anche razziale ovviamente. Su questo Trump credeva di avere gioco facile a criticare i democratici, e soprattutto quelli pi\u00f9 a sinistra, che in effetti hanno esagerato, sono stati pi\u00f9 violenti. Altri hanno lanciato una guerra culturale, tirando gi\u00f9 le statue, e trasformando le proteste sulla polizia in qualcosa di molto diverso. Malgrado queste esagerazioni, <strong>la gente non si fida di Trump su questo<\/strong>, perch\u00e9 non \u00e8 uno che unisce.<\/p>\n<p>Ultimo tema \u00e8 la <strong>Cina<\/strong>. Sicuramente la\u00a0politica\u00a0americana verso la Cina oggi \u00e8 molto diversa da prima. Su questo Trump non \u00e8 diverso dalle altre istituzioni americane, anzi lui le ha trascinate su una nuova posizione: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la visione della Cina come un paese responsabile, che diventer\u00e0 democratico se si \u00a0aumentano i rapporti commerciali con Pechino. Invece, c&#8217;\u00e8 una <strong>posizione di contrapposizione<\/strong>. Ci sono diverse fazioni all&#8217;interno delle istituzioni americane: c&#8217;\u00e8 chi vuole una posizione pi\u00f9 rigida, chi un po&#8217; meno, ma sicuramente, a destra e a sinistra, nelle istituzioni e nei corridoi del potere c&#8217;\u00e8 una <strong>nuova visione di scetticismo verso la Cina<\/strong>, e ci si sta preparando a una contesa geopolitica nei prossimi anni e decenni&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-84914 size-large\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB-1024x538.jpg\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB-768x403.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB-125x66.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/US-election-Webinair_FB.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 26 ottobre si \u00e8 tenuto il webinar\u00a0dell&#8217;Istituto Affari Internazionali e della rivista Affarinternazionali sulle elezioni americane. 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