{"id":850,"date":"2006-04-03T00:00:00","date_gmt":"2006-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/democratizzare-liraq-questi-gli-errori-dellamerica\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:07","slug":"democratizzare-liraq-questi-gli-errori-dellamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/democratizzare-liraq-questi-gli-errori-dellamerica\/","title":{"rendered":"Democratizzare l&#8217;Iraq? Questi gli errori dell&#8217;America"},"content":{"rendered":"<p>La politica dell\u2019Amministrazione Bush, intesa, eventualmente, a costruire  la democrazia in Iraq, si \u00e8 fondata su un insieme di premesse fragilissime e si \u00e8 inevitabilmente tradotta in una serie di comportamenti sostanzialmente sbagliati. Soprattutto sorprendente \u00e8 che i <i>policy makers<\/i> della Casa Bianca non abbiano fatto nessun affidamento su quanto la scienza politica statunitense aveva imparato, messo a disposizione e consentito di applicare in due importanti esperienze precedenti, vale a dire nel primo dopoguerra in Germania e in Giappone e sulla scia della decolonizzazione fra la fine degli anni Cinquanta e la met\u00e0 degli anni Sessanta. Questa preoccupante, anche perch\u00e9 continua ad avere effetti negativi, carenza di \u201capprendimento istituzionale\u201d (che \u00e8 il rimprovero, fortemente motivato, indirizzato da Francis Fukuyama a Bush e ai suoi collaboratori), segnala che, senza un cambiamento di rotta, sar\u00e0 difficilissimo costruire in Iraq, non soltanto la democrazia, ma persino un regime politico soddisfacentemente stabile.<\/p>\n<p>La prima lezione che gli americani avevano tempo fa appreso e adeguatamente tradotto in comportamenti politici \u00e8 che la premessa della democrazia consiste nella costruzione dell\u2019ordine politico. Nella Germania e in Giappone, definitivamente sconfitti, non esisteva resistenza interna all\u2019occupazione degli Alleati nel primo caso, dei soli Usa nel secondo. L\u2019ordine politico pot\u00e9 essere creato facilmente e in modo duraturo. La seconda lezione \u00e8 che l\u2019ordine politico pu\u00f2 anche basarsi sulla forza militare, e, infatti, in Germania il potere visibile delle Forze Armate alleate rimase in vigore per almeno cinque anni, e in Giappone per dieci, ma deve trovare rapidamente altri pilastri.<\/p>\n<p><b>Errori di impostazione<\/b><br \/>Il dibattito dentro e fuori l\u2019Ammministrazione Bush ruota intorno al quesito se gli Usa riusciranno a permettersi un\u2019occupazione militare di cos\u00ec lungo periodo con truppe numericamente inadeguate e a fronte di una opposizione e di una guerriglia che sanno di giocare una partita fondamentale. Dall\u2019altro, emergono le critiche alle scelte iniziali fatte dal Segretario della Difesa Rumsfeld a fronte di quello che, invece, suggeriva il Dipartimento di Stato. In sintesi, non bisognava smantellare l\u2019esercito iracheno che, una volta eliminati i vertici pi\u00f9 compromessi con il regime di Saddam, poteva dare il suo contributo all\u2019ordine politico, mentre oggi, privi di stipendio e di alternative molti di quei militari sono impegnati nella guerriglia.<\/p>\n<p>Non bisognava neppure disfarsi del partito Ba\u2019ath. Partito secolare, abbastanza organizzato e radicato. I quadri del Ba\u2019ath avrebbero potuto se non iniziare, almeno accompagnare la democratizzazione, una volta preso definitivamente atto che qualsiasi altra strada era preclusa. E, si sa, un partito \u201corganizza\u201d il consenso in maniera pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 trasversale di qualsiasi affiliazione religiosa. Infine, non esiste nessun ordine politico in assenza di una burocrazia nazionale e locale che funzioni in modo dignitoso. Nessuna potenza occupante pu\u00f2 supplire all\u2019assenza di questa burocrazia. Conoscendo la nota propensione dei burocrati a tutte le latitudini al conformismo nei confronti del potere politico sarebbe stato molto pi\u00f9 saggio \u201cpurgare\u201d i burocrati irakeni e riorientarne i comportamenti.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il dibattito non soltanto accademico ha aperto l\u2019interrogativo se il paragone fra Germania e Giappone e Irak non sia fondamentalmente sbagliato. Nonostante la sua tragica fine, la Repubblica di Weimar fu una democrazia e in Germania esistevano tradizioni ed elites democratiche che in Iraq semplicemente non esistono. Erano assenti anche in Giappone dove, peraltro, rispetto all\u2019Iraq si presentavano due elementi positivi: la sostanziale omogeneit\u00e0 culturale e religiosa del paese in nessun modo disponibile ad avventure fondamentaliste e l\u2019esistenza di una figura come l\u2019Imperatore che rappresentava visibilmente la continuit\u00e0 della comunit\u00e0 politica. Fu saggio da parte degli Usa non eliminare l\u2019Imperatore e utilizzare la sua autorit\u00e0 per favorire la transizione alla democrazia.<\/p>\n<p><b>Le tappe della democratizzazione<\/b><br \/>L\u2019Amministrazione Bush sembra avere fretta nel democratizzare l\u2019Iraq, ma la democrazia non pu\u00f2 prescindere dall\u2019esistenza di uno Stato e delle sue strutture,  che mantengono l\u2019ordine e garantiscono il minimo di  servizi necessari a una popolazione. Poi, si crea un senso di appartenenza, in special modo, \u201csecolare\u201d alla nazione, quindi, in grado di limitare e riorientare le pulsioni fondamentaliste. Infine, attraverso le procedure elettorali e il buon funzionamento delle istituzioni politiche, Parlamento e Governo, si diffonde nella popolazione il credo democratico: meglio un sistema democratico che, magari, non soddisfa tutte le preferenze di qualsiasi alternativa basata sulla discrezionalit\u00e0, sulla arbitrariet\u00e0, sulla imposizione, politica e religiosa.<\/p>\n<p>Sono lezioni che avevamo gi\u00e0 imparato e, addirittura, abbiamo gi\u00e0 applicato con apprezzabile successo. Tuttavia, non va dimenticato che conta anche in quale contesto internazionale si produce la democratizzazione. La Germania post-1945 ebbe la fortuna di giovarsi della vicinanza di regimi politici democratici e, dopo pochi anni, della comparsa del processo di integrazione europea. Dal canto suo, dopo la conquista del potere politico ad opera del Partito comunista in Cina, il Giappone divenne un avamposto di democrazia, una specie di show case che rappresent\u00f2 un\u2019alternativa di successo da alimentare e esibire. Un\u2019altra lezione della storia \u00e8 che la democrazia pu\u00f2 essere sostenuta da un ambiente favorevole. Raramente ha da sola la forza di imporsi su vicini ostili. Anzi, nel caso dell\u2019Iraq \u00e8 evidente che tutti i vicini sono preoccupati dall\u2019eventuale successo della sua democrazia (forse, esagerando, come credono anche i neo-con di Bush, il pericolo\/la possibilit\u00e0 di \u201ccontagio\u201d).<\/p>\n<p>Dunque, l\u2019Iraq non beneficer\u00e0 di un ambiente favorevole poich\u00e9 l\u2019eventuale, ancorch\u00e9 difficoltoso, processo di democratizzazione trover\u00e0 nemici esterni di due tipi, come da un lato l\u2019Iran teocratico e, dall\u2019altro, i governi arabi cosiddetti \u201cmoderati\u201d. Entrambi, con le loro motivazioni egoistiche, poco interessati a vedere maturare un\u2019esperienza che potrebbe destabilizzare i rispettivi regimi.<\/p>\n<p>A maggior ragione, l\u2019Iraq avr\u00e0 bisogno di tempo e di pazienza per creare e mantenere le condizioni minime di ordine politico e di democrazia elettorale. Pertanto, prima verranno reintrodotte nella politica degli anglo-americani in Iraq tutte le lezioni che abbiamo imparato meglio sar\u00e0 per tutti. Con l\u2019eccezione,  forse, dei regimi arabi cosiddetti moderati che hanno da temere non la loro eventuale democratizzazione, alquanto improbabile e, allo stato attuale, sostanzialmente impraticabile; ma l\u2019insorgere di disordine politico e la comparsa, o il rafforzamento, di movimenti fondamentalisti islamici. Ma questa, che non \u00e8 per nulla un\u2019altra storia, merita altri approfondimenti.<\/p>\n<p> <i>Foto tratta dal sito <a href= \"http:\/\/www.rprojects.co.uk\" target= \"blank\"><b><u>RPROJECT<\/u><\/b><\/a><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La politica dell\u2019Amministrazione Bush, intesa, eventualmente, a costruire la democrazia in Iraq, si \u00e8 fondata su un insieme di premesse fragilissime e si \u00e8 inevitabilmente tradotta in una serie di comportamenti sostanzialmente sbagliati. 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