{"id":85137,"date":"2020-11-02T00:39:38","date_gmt":"2020-11-01T23:39:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85137"},"modified":"2020-11-03T08:03:56","modified_gmt":"2020-11-03T07:03:56","slug":"i-bond-sure-fanno-impazzire-il-mercato-ma-la-posta-in-gioco-e-piu-alta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/i-bond-sure-fanno-impazzire-il-mercato-ma-la-posta-in-gioco-e-piu-alta\/","title":{"rendered":"I bond Sure fanno impazzire il mercato, ma la posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2020\/10\/21\/business\/europe-pandemic-bonds-treasury.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>There&#8217;s a new gorilla in the bond market<\/em><\/strong><\/a>&#8220;. C&#8217;\u00e8 un nuovo gorilla nel mercato obbligazionario: cos\u00ec commentava il <em>New York Times<\/em> il giorno dopo le prime <strong>due emissioni di titoli europei da 17 miliardi per finanziare Sure<\/strong>, il nuovo fondo Ue che attraverso prestiti agli Stati sosterr\u00e0 le &#8220;casse integrazioni&#8221; nazionali fino a 100 miliardi di euro.<\/p>\n<p>\u00c8 una osservazione che pu\u00f2 destare <strong>sorpresa<\/strong>: 100 miliardi di euro sono bruscolini a fronte del grande mercato dei <em>Treasury Bond<\/em>\u00a0americani, che costituiscono lo standard per il debito pubblico a basso rischio con un valore di mercato di 27 mila miliardi di dollari. In confronto l&#8217;<strong>Unione europea resta un &#8220;piccolo giocatore&#8221;<\/strong>. Il grosso della domanda di sottoscrizione dei nuovi titoli comunitari a 10 e 20 anni \u00e8 arrivata per oltre il 60% dall\u2019Europa, solo per il 5% dagli Usa.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico si \u00e8 ben compresa la <strong>portata della strategia europea<\/strong> per contrastare la crisi economica da pandemia, nelle sue implicazioni finanziarie come in quelle politiche. L&#8217;operazione ha avuto pieno successo: <strong>17 miliardi in palio, 233 miliardi puntati sul nuovo gioco<\/strong> con un eccesso di puntata di oltre 13 volte superiore alla posta.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;operazione della Commissione<br \/>\n<\/strong>Non stupisce data la fame di investimenti di massima qualit\u00e0 (i bond Ue hanno la tripla A di due agenzie di rating) in un contesto di rendimenti che possono essere anche negativi. Ma non stupisce anche per un altro motivo: i 100 miliardi di Sure sono solo un antipasto. Nei prossimi sei anni la <strong>Commissione emetter\u00e0 obbligazioni per 750 miliardi<\/strong> (800 miliardi a prezzi correnti) per finanziare con prestiti e sovvenzioni agli Stati la ripresa e la resilienza delle economie. \u00c8 il programma-faro di risposta alla crisi, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/recovery-fund-accordo-raggiunto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Next Generation EU<\/em><\/strong><\/a>, per interventi fiscali nei Paesi in un quadro di sorveglianza comune. Pietra miliare per la gestione delle crisi per la prima volta sorretta da uno sforzo collettivo condiviso tra gli Stati e anche per l&#8217;evoluzione dei mercati finanziari oltrech\u00e9 dello stesso ruolo dell&#8217;euro.<\/p>\n<p>La punta massima di emissioni di bond per conto degli Stati si verific\u00f2 nel <strong>2011<\/strong> per poco meno di 30 miliardi: era il periodo della grande crisi finanziaria. Nel <strong>2019<\/strong>, tra alti e bassi, si era scesi a 420 milioni. Nel <strong>2021<\/strong> la Commissione si porter\u00e0 alla pari degli altri emittenti sovrani europei, al livello della Spagna, superata solo da Germania, Francia e Italia (al primo posto dato l\u2019elevato debito pubblico). Sul piano globale, con i bond di Sure e <em>Next Generation EU<\/em> <strong>superer\u00e0 di quasi il doppio le emissioni della Bei, quelle del fondo salva-Stati, della Banca interamericana di sviluppo, dell&#8217;Ifc\/Banca Mondiale, della Bers<\/strong>. Il <em>Wall Street Journal<\/em> ha parlato di &#8220;<a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/why-common-bonds-signal-a-new-era-for-europe-11595410330\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una nuova era per l&#8217;Europa<\/a>&#8220;, di scelte che gli investitori considerano &#8220;un passo verso il tipo di integrazione economica necessaria per garantire la sopravvivenza a lungo termine della zona euro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Safe asset, AA+,\u00a0euro\u00a0e strategia<\/strong><br \/>\nIl primo fattore da rilevare \u00e8 l&#8217;apparizione sul mercato di una opportunit\u00e0 di investimento che, almeno all\u2019avvio, \u00e8 <strong>pi\u00f9 attraente di altri titoli sovrani a rendimenti negativi<\/strong> (come quelli tedeschi o francesi). Di fatto i bond Ue anti-crisi si configurano come un <strong><em>safe asset<\/em><\/strong>, un titolo di debito sicuro che permette di diversificare gli investimenti centrati sulle obbligazioni sovrane nazionali di cui i bilanci delle banche sono fin troppo pieni.<\/p>\n<p>Il secondo fattore \u00e8 che l&#8217;<strong>aumento delle emissioni di titoli pubblici nazionali o sovranazionali in euro valutati AA+ e oltre<\/strong> da almeno una delle tre grandi agenzie di rating, in un mercato globale dominato dalle emissioni in dollari (nel 2020 superiori al 60% del totale contro meno del 20% denominato in euro), render\u00e0 pi\u00f9 spesso e pi\u00f9 liquido, cio\u00e8 in grado di garantire la negoziabilit\u00e0 dei titoli, il mercato finanziario continentale aumentandone il grado di integrazione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, ecco il terzo fattore, comporter\u00e0 un <strong>rafforzamento del ruolo globale dell&#8217;euro<\/strong> se un titolo Ue diventasse un nuovo riferimento per i mercati finanziari.<\/p>\n<p>Quarto fattore, l&#8217;<strong>aspetto strategico<\/strong>: l&#8217;emissione di debito comune, seppure limitato nel tempo, serve a finanziarie prestiti e trasferimenti di bilancio per stabilizzare le economie, obiettivo fino a ieri negato. Di fatto pu\u00f2 essere l&#8217;embrione di una capacit\u00e0 di bilancio dell&#8217;Eurozona.<\/p>\n<p><strong>Prima i bond poi il resto?<br \/>\n<\/strong>Solo il primo fattore e parzialmente il secondo certamente si concretizzeranno. Perch\u00e9 si realizzi il resto occorrono decisioni politiche non scontate sulle quali non c&#8217;\u00e8 consenso. Far\u00e0 la differenza se la versione di coronabond sar\u00e0 solo uno strumento temporaneo, cosi come \u00e8 stato deciso, oppure una leva da replicare. Nel secondo caso, richiederebbe un <strong>coordinamento molto stretto delle politiche fiscali nazionali<\/strong> sottoposte cos\u00ec a maggiori vincoli. Di fatto, uno spostamento verso un&#8217;impronta istituzionale pi\u00f9 federale che confederale.<\/p>\n<p>Ipotesi che sembrano campate per aria, vista l&#8217;immensa difficolt\u00e0 a mettere in piedi l&#8217;intera operazione anti-crisi, tuttavia a crisi finita potremmo scoprire che aver sperimentato uno strumento finanziario del genere potrebbe aver reso <strong>non conveniente archiviarlo<\/strong> dati i vantaggi in termini di stabilit\u00e0 finanziaria generale e di credibilit\u00e0 politica dell&#8217;Eurozona. Difficile immaginare che politica monetaria e politica fiscale non restino allineate anche in futuro e che l&#8217;Eurozona non abbia uno strumento comune permanente per la stabilizzazione economica.<\/p>\n<p>Con <em>Next Generation EU<\/em> i governi hanno creato <strong>uno strumento che potrebbe costringerli in futuro ad assumere delle decisioni tuttora negate dai pi\u00f9<\/strong>. In fondo, uno scenario gi\u00e0 visto con la creazione dell&#8217;euro: prima la moneta, poi il resto. Per cui dovremmo chiederci non se si pu\u00f2 procedere nella direzione di una maggiore condivisione delle risorse (e quindi dei rischi relativi), ma fino a quando la Ue pu\u00f2 resistere senza farlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;There&#8217;s a new gorilla in the bond market&#8220;. 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