{"id":85211,"date":"2020-11-05T09:33:28","date_gmt":"2020-11-05T08:33:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85211"},"modified":"2020-11-08T12:35:10","modified_gmt":"2020-11-08T11:35:10","slug":"leuropa-dopo-il-voto-negli-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/leuropa-dopo-il-voto-negli-stati-uniti\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa dopo il voto negli Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<p>Ancora si deve trattenere il respiro. Forse per alcuni giorni. Fra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/trump-vs-biden-una-notte-non-basta-a-fare-il-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Donald Trump e Joe Biden<\/strong> <\/a>si prospetta una <strong>sfida all&#8217;ultimo voto<\/strong> e forse non baster\u00e0. Il respiro lo trattengono soprattutto gli <strong>europei<\/strong>. Sembra davvero che queste elezioni presidenziali creino grandi preoccupazioni pi\u00f9 a loro che agli americani.<\/p>\n<p>Che cosa potrebbero significare <strong>altri quattro anni con Donald Trump presidente<\/strong>? Mai come oggi i <strong>rapporti fra Stati Uniti e Unione europea<\/strong> sono stati di cos\u00ec basso livello. A mancare del tutto \u00e8 la fiducia che da oltre 70 anni, pur fra alti e bassi, ha tenuto in piedi un&#8217;alleanza che non era solo di interessi economici, ma di profondi valori di libert\u00e0 e democrazia.<\/p>\n<p>Una <a href=\"https:\/\/www.pewresearch.org\/global\/2020\/09\/15\/us-image-plummets-internationally-as-most-say-country-has-handled-coronavirus-badly\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ricerca dell&#8217;americano Pew Research Center<\/a> ha messo in luce che in 13 democrazie del mondo prese in esame la fiducia in Trump va dal misero 9% in Belgio al massimo del 25% in Giappone (in chiave anticinese).<\/p>\n<p><strong>Trump e il resto del mondo<br \/>\n<\/strong>Dal giorno della sua apparizione alla guida della pi\u00f9 grande potenza mondiale <strong>Trump ha in breve tempo cambiato tutto lo scenario globale<\/strong>. Con il suo slogan ipernazionalista &#8220;<em>America First<\/em>&#8221; ha cominciato a demolire i grandi accordi internazionali, da quello faticosamente raggiunto a Parigi sul clima a quello altrettanto cruciale con l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/gli-usa-chiedono-lo-snapback-contro-liran-ma-leuropa-resiste\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Iran<\/strong><\/a> sul controllo nucleare. Ultimamente, in piena pandemia, si \u00e8 ritirato dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/loms-al-tempo-del-coronavirus-tra-critiche-e-progetti-di-riforma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Organizzazione mondiale della Sanit\u00e0<\/strong><\/a>, il tutto senza mai consultare i suoi tradizionali alleati occidentali.<\/p>\n<p>Un vero e proprio <strong>assalto al multilateralismo<\/strong> e alle sue regole volte a risolvere i potenziali conflitti attraverso ripetuti negoziati e compromessi. Chiaramente un modo di procedere lento e prudente che all&#8217;impaziente e sprezzante presidente americano non \u00e8 mai andato a genio. N\u00e9 \u00e8 stato digerito dagli europei il suo corteggiamento a leader autoritari, dal dittatore del Nord Corea <strong>Kim Jong-un<\/strong> a <strong>Vladimir Putin<\/strong>, da <strong>Recep Tayyip Erdogan<\/strong> ad uno dei pochi ammiratori europei, <strong>Viktor Orb\u00e1n<\/strong>, accusato di violazione nel suo paese dei diritti democratici e di libert\u00e0. Per di pi\u00f9 un corteggiamento senza mai ottenere nulla in cambio, come \u00e8 stato ampiamente dimostrato dal fallimento delle trattative sul ritiro delle armi nucleari da parte di Kim Jong-un.\u00a0 A peggiorare le cose \u00e8 poi intervenuta la sua decisione di riprendere la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/gli-usa-si-ritirano-dallennesimo-trattato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>corsa al riarmo nucleare<\/strong><\/a> e a denunciare di conseguenza i trattati sottoscritti in tempi passati, prima con l&#8217;Unione sovietica e poi con la Russia.<\/p>\n<p><strong>La reazione del Vecchio continente<br \/>\n<\/strong>E&#8217; abbastanza evidente, quindi, che di fronte a questi comportamenti caotici, privi di una vera e propria strategia comprensibile, al di l\u00e0 del nazionalismo americano, l&#8217;<strong>Ue si sia trovata completamente spiazzata<\/strong>. Non erano pi\u00f9 i valori e la fiducia reciproca, anche nel campo della sicurezza militare rappresentato dalla Nato, a contare. Erano invece i <strong>semplici interessi e convenienze commerciali<\/strong>\u00a0a sostanziare il rapporto transatlantico.<\/p>\n<p>La prima ad accorgersene \u00e8 stata la cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel<\/strong> che, dopo il fallimentare G7 di Taormina nel 2017, dichiar\u00f2 che l&#8217;Ue non poteva pi\u00f9 contare sul suo alleato americano e di conseguenza essa doveva &#8220;<strong>prendere il destino nelle proprie mani<\/strong>&#8220;. Cosa mai realmente avvenuta perch\u00e9, malgrado l&#8217;allontanamento dell&#8217;amministrazione di Washington, gli europei non hanno fino ad oggi avuto la forza e la capacit\u00e0 di delegare la politica estera e di sicurezza a Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>Un futuro incerto<br \/>\n<\/strong>Ulteriori 4 anni di Trump non farebbero quindi altro che portare a termine un disegno, pur senza strategia alternativa, di <strong>progressivo deterioramento <\/strong>della grande alleanza transatlantica del passato e ad un ulteriore indebolimento nella difesa dei valori democratici dell&#8217;Occidente. A cominciare dagli stessi Stati Uniti che, da riconosciuta ancora della democrazia, stanno manifestando gi\u00e0 oggi preoccupanti segnali di un&#8217;<strong>involuzione del loro sistema democratico interno<\/strong>. Un timore alimentato dallo stesso Trump, che in caso di sconfitta elettorale si dice pronto a non &#8220;concedere&#8221; la vittoria al suo sfidante, ma ad aprire una lunga contesa giudiziale e politica per non riconoscere l&#8217;eventuale risultato avverso. L&#8217;avere avanzato questa minaccia rappresenta essa stessa per il sistema americano un <em>vulnus<\/em> non secondario sulla solidit\u00e0 delle sue istituzioni e procedure democratiche.<\/p>\n<p>Quindi, la speranza che alla fine della lunga conta dei voti possa prevalere <strong>Biden rimane ancora un sogno europeo<\/strong>. Ma anche qui c&#8217;\u00e8 da chiedersi quali potrebbero essere le prospettive reali del rovesciamento del clima transatlantico di questi ultimi anni, se gran parte degli elettori americani hanno in ogni caso dimostrato un sostegno del tutto inaspettato per Trump.<\/p>\n<p>L&#8217;eventuale processo di riavvicinamento sarebbe perci\u00f2 estremamente graduale e dipenderebbe in gran parte dall&#8217;offerta politica dell&#8217;Ue per una rinnovata alleanza sui grandi temi globali. Ma c&#8217;\u00e8 davvero da dubitare che i governi dell&#8217;Unione abbiano questa capacit\u00e0 strategica unitaria. Sia con Trump che con Biden <strong>gran parte della responsabilit\u00e0 sta infatti nelle mani dell&#8217;Europa<\/strong> e nella sua volont\u00e0 di darsi un ruolo geopolitico autonomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora si deve trattenere il respiro. Forse per alcuni giorni. 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