{"id":85249,"date":"2020-11-06T10:03:40","date_gmt":"2020-11-06T09:03:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85249"},"modified":"2020-11-09T01:18:56","modified_gmt":"2020-11-09T00:18:56","slug":"myanmar-in-bilico-tra-pandemia-conflitti-e-frammentazione-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/myanmar-in-bilico-tra-pandemia-conflitti-e-frammentazione-politica\/","title":{"rendered":"Myanmar in bilico tra pandemia, conflitti e frammentazione politica"},"content":{"rendered":"<p>Le <strong>elezioni generali di domenica 8 novembre<\/strong> saranno decisive per l\u2019assegnazione di <strong>1171 seggi<\/strong>, distribuiti tra gli organi legislativi regionali, statali e del Parlamento bicamerale della Repubblica dell\u2019Unione del <strong>Myanmar<\/strong>. Chiamato <strong><em>Pyidaungsu Hluttaw<\/em><\/strong>, questo \u00e8 formato dalla Camera dei Rappresentanti (<em>Pyuthu Hluttaw<\/em>) e dalla Camera delle Nazionalit\u00e0 (<em>Amyotha Hluttaw<\/em>). Il Paese si avvia cos\u00ec verso la <strong>terza elezione generale <\/strong>condotta seguendo la Costituzione del 2008.<\/p>\n<p>La <strong>Lega Nazionale per la Democrazia<\/strong> (<strong>Nld<\/strong>) \u00e8 il partito in carica dalle precedenti elezioni, tenutesi nel 2015. La Nld si scontrer\u00e0 con il <strong>Partito per l\u2019Unione, la Solidariet\u00e0 e lo Sviluppo<\/strong> (<strong>Usdp<\/strong>), con decine di partiti minori e diversi candidati indipendenti. In totale si contano 6969 candidati e 93 partiti, un riflesso dell\u2019<strong>estrema frammentazione politica del Paese<\/strong>.<\/p>\n<p>Le elezioni si svolgeranno nonostante i <strong>conflitti armati in corso<\/strong> e la crescente<strong> diffusione della pandemia di Covid-19<\/strong> all\u2019interno dei confini nazionali. La situazione ha portato diversi partiti di opposizione a richiedere che le consultazioni fossero posticipate, richiesta che ha incontrato una forte resistenza da parte della Nld. La Commissione per le Elezioni dell\u2019Unione, l\u2019organo in carica di supervisionare il processo elettorale \u2013 ma vicino all\u2019esercito e alla Nld \u2013 ha infine respinto questa istanza, giudicandola anticostituzionale. La Costituzione del 2008 prevede infatti elezioni generali ogni cinque anni: solo in caso di stato di emergenza \u2013 che pu\u00f2 essere dichiarato unicamente dal governo in carica, attualmente la Nld \u2013 il testo ammette il posticipo delle elezioni.<\/p>\n<p><strong>Nazione e societ\u00e0<\/strong><br \/>\nL\u2019organizzazione amministrativa, economica e politica del Myanmar riflette e rinforza la <strong>profonda frammentazione del Paese<\/strong>, basata su nette distinzioni etniche, religiose e linguistiche.<\/p>\n<p>Tra i <strong>135 gruppi etnici<\/strong> riconosciuti dal governo, la <strong>maggioranza etnica Bamar<\/strong>, che parla burmese ed \u00e8 di religione buddista, gode di maggiore possibilit\u00e0 d\u2019azione e rappresentanza politica ed economica. Per i cittadini non-Bamar e per coloro che non professano la religione buddista, discriminazione e violenza da parte del governo centrale e dell\u2019esercito tendono a essere la norma. Alcune <strong>minoranze<\/strong> \u2013 in particolare quella cinese, indiana e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/rohingya-racconto-croce-rossa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rohingya<\/a> \u2013 sono bollate come \u201cstraniere\u201d e sistematicamente private di diritti fondamentali, tra cui il diritto al voto e alla rappresentanza politica.<\/p>\n<p>La divisione amministrativa del Paese riflette questo etno-nazionalismo pro-Bamar. Il Myanmar \u00e8 infatti diviso in <strong>sette Stati e sette regioni<\/strong>, che si distinguono tra loro in quanto le \u201cregioni\u201d sono a maggioranza Bamar, mentre la popolazione degli \u201cStati\u201d \u00e8 composta principalmente da minoranze.<\/p>\n<p><strong>Una democrazia giovane, instabile e poco attrezzata<\/strong><br \/>\nSulla carta, la Costituzione del 2008 ha avviato il processo di democratizzazione del Paese, sancendo la fine del regime militare e l\u2019inizio del trasferimento del potere politico nelle mani di istituzioni elette dal popolo. Tuttavia, \u00e8 importante sottolineare che<strong> la Costituzione \u00e8 stata redatta dallo stesso esercito<\/strong> e approvata tramite un referendum popolare la cui attendibilit\u00e0 resta dubbia. Non stupisce dunque che, ad oggi, l\u2019esercito abbia mantenuto un forte potere politico: non \u00e8 infatti sottoposto al comando n\u00e9 del presidente n\u00e9 di alcun organo eletto democraticamente, e occupa il 25% dei seggi all\u2019interno del <em>Pyidaungsu Hluttaw<\/em>.<\/p>\n<p>La trasparenza del processo elettorale \u00e8 un ulteriore punto saliente nel determinare se i risultati di questa tornata rispecchieranno effettivamente la volont\u00e0 popolare. Le elezioni generali del 2010 che portarono alla vittoria dell\u2019Usdp, il partito sostenuto dall\u2019esercito, furono giudicate irregolari dai diversi gruppi pro-democrazia del Paese, nonch\u00e9 dagli osservatori internazionali. Le prime elezioni generali considerate sufficientemente democratiche sono state quelle del 2015, grazie ai risultati ottenuti tramite una serie di riforme, avviate nel 2011, volte a garantire maggiore libert\u00e0 politica e trasparenza nel processo elettorale. Le consultazioni del 2015 hanno infatti portato alla sconfitta dell\u2019Usdp da parte dell\u2019allora partito di opposizione, la Nld. Per quanto riguarda le elezioni di questo novembre, la loro affidabilit\u00e0 \u00e8 particolarmente compromessa dalle limitazioni al libero movimento, necessarie data l\u2019attuale pandemia, che impediscono agli osservatori internazionali di recarsi nel Paese. Le elezioni saranno dunque supervisionate da osservatori locali, un fattore che potrebbe minare la credibilit\u00e0 dell\u2019intero processo &#8211; specialmente in una democrazia cos\u00ec giovane e instabile, prone al conflitto e alla repressione politica.<\/p>\n<p><strong>La Nld: da difensore a oppressore?<\/strong><br \/>\nNonostante le alte aspettative riposte dalla popolazione locale e dalla comunit\u00e0 internazionale nel governo in carica, la Nld non si \u00e8 rivelata all\u2019altezza di gestire le conflittualit\u00e0 interne al Paese. La sua figura di punta, la <strong>Premio Nobel per la pace <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/myanmar-bilancio-aung-san-suu-kyi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Aung San Suu Kyi<\/a><\/strong>, ha dovuto rispondere al Tribunale Internazionale dell\u2019Aia per sospetti crimini contro l\u2019umanit\u00e0 durante la repressione della minoranza Rohingya, condotta dall\u2019esercito e di fatto supportata dal partito.<\/p>\n<p>Alla vigilia delle nuove elezioni, dunque,<strong> la Nld ha perso credibilit\u00e0 come guida nella transizione verso un processo governativo inclusivo e democratico<\/strong>, in grado di dar voce e rappresentanza alle minoranze non-Bamar. Piuttosto, il partito ha calibrato la sua attuale campagna elettorale in modo da raccogliere i voti del gruppo etnico dominante, emarginando ulteriormente le minoranze dal processo politico. Contrariamente agli obiettivi posti quando era ancora partito di opposizione, la Nld non ha modificato la legge sulla cittadinanza del 1982, la quale continua a impedire ai Rohingya di presentarsi come candidati; inoltre, non ha portato a termine l\u2019aggiornamento delle liste dei votanti, che rimangono inaffidabili e incomplete. Di fatto, la compresenza di questi fattori continua a precludere a diverse minoranze la possibilit\u00e0 di partecipare alla vita politica del Paese e di essere adeguatamente rappresentate.<\/p>\n<p>Le elezioni generali di novembre si svolgeranno dunque tra un numero crescente di contagi da Covid-19 e il perdurare di conflitti in diversi Stati del Myanmar. Sebbene, inizialmente, queste elezioni siano state viste come un\u2019opportunit\u00e0 per continuare il processo di democratizzazione del Paese, si teme in realt\u00e0 che la Nld abbia spinto per andare al voto nonostante la situazione di crisi \u2013 in quanto questa le concede maggiori possibilit\u00e0 di riconfermarsi al potere. Vista in questi termini, <strong>la via verso una piena democrazia sembra dunque ancora lunga per il Myanmar<\/strong>.<\/p>\n<p><em>A cura di Sara Bertucci, autrice Asia de Lo Spiegone<\/em><\/p>\n<p><small>***<a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lo Spiegone<\/a>\u00a0\u00e8 un sito giornalistico fondato nel 2016 e formato da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l\u2019obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l\u2019informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate al mondo delle relazioni internazionali, della politica e dell\u2019economia.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni generali di domenica 8 novembre saranno decisive per l\u2019assegnazione di 1171 seggi, distribuiti tra gli organi legislativi regionali, statali e del Parlamento bicamerale della Repubblica dell\u2019Unione del Myanmar. 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