{"id":85260,"date":"2020-11-06T15:04:06","date_gmt":"2020-11-06T14:04:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85260"},"modified":"2020-11-11T00:14:33","modified_gmt":"2020-11-10T23:14:33","slug":"le-strade-di-italia-e-cina-tra-inizi-stop-e-prospettive-future","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/le-strade-di-italia-e-cina-tra-inizi-stop-e-prospettive-future\/","title":{"rendered":"Le strade di Italia e Cina tra inizi, stop e prospettive future"},"content":{"rendered":"<p>Ricorre oggi il <strong>cinquantesimo anniversario dell&#8217;instaurazione dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina<\/strong>, una commemorazione che a marzo dello scorso anno veniva indicata come un appuntamento fondamentale per la politica di avvicinamento politico a Pechino iniziata con la firma del memorandum d&#8217;intesa sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-nella-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Via della Seta<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Di quell&#8217;entusiasmo e delle grandi aspettative paventate dai promotori dell&#8217;iniziativa sembra oggi essere rimasto solo il ricordo. Il rimpasto di governo nell&#8217;agosto del 2019 e le forti critiche ricevute riguardo al <strong>MoU<\/strong> hanno portato il governo Conte II ad operare un <strong>brusco cambio di rotta<\/strong> nei confronti dell&#8217;iniziativa cinese gi\u00e0 nell&#8217;autunno dell\u2019anno scorso. La <strong>pandemia<\/strong> vi ha poi dato il colpo di grazia: cancellando quasi tutti gli eventi previsti per quest&#8217;anno e il rinvio delle celebrazioni dell&#8217;anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina al 2022.<\/p>\n<p>Nonostante le difficolt\u00e0, il cinquantennale offre un&#8217;opportunit\u00e0 per riesaminare l&#8217;<strong>evoluzione dei rapporti bilaterali<\/strong> e tentare di comprendere come mai &#8211; nonostante le molte iniziative da parte italiana &#8211; il nostro Paese non sia mai riuscito a trarre benefici dalla relazione con la Cina n\u00e9 a sviluppare una strategia organica nei confronti Pechino.<\/p>\n<p>Ripercorrendo la storia dei rapporti tra Roma e Pechino \u00e8 evidente come &#8211; seppur a singhiozzo &#8211; l&#8217;Italia si sia avventurata pi\u00f9 volte nel tentativo di intraprendere iniziative politiche azzardate per poter imprimere una <strong>svolta<\/strong> nei propri rapporti con la Cina.<\/p>\n<p><strong>Albori del rapporto<br \/>\n<\/strong>In questo senso &#8211; a prescindere dalle valutazioni politiche ed economiche &#8211; la scelta di esporsi politicamente con il Memorandum del 2019 non dovrebbe essere vista come un caso eccezionale, bens\u00ec il continuum di una <strong>tendenza di lunga data<\/strong>. La strategia di investire capitale politico nei confronti della Cina nel tentativo di fare da traino all&#8217;economia \u00e8 stato un espediente piuttosto ricorrente della nostra politica sin dagli anni &#8217;50.<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca di certo non congeniale all&#8217;apertura verso un Paese comunista, esponenti politici come <strong>Pietro Nenni <\/strong>e<strong> Amintore Fanfani<\/strong> tentarono di avviare un avvicinamento diplomatico con Pechino. L&#8217;iniziativa, osteggiata da Washington e rallentata anche da rapporti non ottimali tra il partito comunista cinese e quello italiano, aveva come obiettivo proprio quello di garantire al Paese il vantaggio della prima mossa nel momento in cui il mercato cinese si sarebbe aperto.<\/p>\n<p>Quando questo lungo progetto politico riusc\u00ec a concretizzarsi nel <strong>1970<\/strong>, Svizzera, Finlandia, Norvegia e Francia avevano gi\u00e0 strappato questo primato. L&#8217;anno successivo l&#8217;Italia sostenne l&#8217;<strong>ingresso della Repubblica Popolare Cinese nell&#8217;Onu<\/strong>. L&#8217;Italia poteva ancora vantare di aver investito un notevole capitale politico nei confronti di Pechino, ci\u00f2 nonostante l\u2019iniziativa non riusc\u00ec ad imprimere in una effettiva svolta nei rapporti commerciali.<\/p>\n<p><strong>Nuovi tentativi e nuovi stop<br \/>\n<\/strong>L&#8217;Italia prov\u00f2 di nuovo a rilanciare politicamente i suoi interessi economici in Cina nel <strong>1991<\/strong> quando fu tra i primi Paesi a <strong>rompere l&#8217;isolamento internazionale<\/strong> a cui era stata sottoposta la Cina dopo i fatti di Tienanmen. La controversa decisione produsse qualche risultato, subito dopo vanificato dagli effetti dello scandalo Mani pulite, che fin\u00ec per affossare definitivamente commesse italiane di rilievo come quella per lo sviluppo del quartiere di Pudong a Shanghai.<\/p>\n<p>Nel 1998 fu il <strong>governo Prodi<\/strong> a riprovare la via diplomatica negoziando un <strong>nuovo accordo per la cooperazione scientifico-tecnologica<\/strong> nella speranza che potesse essere utilizzato come vettore per il rilancio delle aziende italiane in Cina. Anche questo tentativo ebbe <strong>vita breve<\/strong>. Con la caduta del governo venne meno anche l&#8217;appoggio all&#8217;iniziativa diplomatica verso Pechino. L&#8217;accordo si aren\u00f2 in Parlamento, finendo per essere ratificato solamente nel 2005.<\/p>\n<p>Negli anni successivi l&#8217;iniziativa politica si fece meno forte. Nel 2004 si firm\u00f2 un <strong>partenariato strategico<\/strong> che si tenter\u00e0 pi\u00f9 volte di ravvivare e rilanciare nel decennio che ne segu\u00ec, con risultati limitati. Tuttavia, l&#8217;appetito per le opportunit\u00e0 che la Cina poteva fornire non si spense e a met\u00e0 degli anni 2010 si intensificarono le relazioni tra Cina e Italia, soprattutto dal punto di vista commerciale e finanziario, un trend tutt&#8217;altro che singolare, in quanto condiviso dalla maggior parte dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Questo intensificarsi, tuttavia, port\u00f2 ad una <strong>serie di nuovi alt<\/strong>. E&#8217; in quegli anni che in Europa si dibatte se la Cina possa o meno ottenere lo status di economia di mercato. L&#8217;Italia si oppose fortemente poich\u00e9 da tempo il tessuto produttivo italiano, soprattutto la manodopera tessile, aveva assaggiato la difficile competizione cinese diventando meno accogliente. Qualche tempo dopo, nel 2017, proprio l&#8217;Italia, insieme a Francia e Germania, firm\u00f2 la <strong>lettera indirizzata alla Commissione Europea per proteggere le imprese europee<\/strong> da pratiche che avrebbero potuto impoverire il tessuto competitivo europeo, con chiaro rifermento alle acquisizioni e trasferimento di conoscenze soprattutto da parte di impresi cinesi.<\/p>\n<p><strong>I rapporti con l&#8217;Italia<br \/>\n<\/strong>In un Paese dove la politica ha da sempre giocato un ruolo predominante \u00e8 normale che fosse elemento chiave anche del modellarsi delle relazioni con la Cina. Tuttavia, immancabilmente l&#8217;Italia dopo aver fatto impressionanti balzi in avanti si \u00e8 arenata nella loro messa in atto.<\/p>\n<p>Dinamiche interne spesso erano, e sono tuttora, accompagnate da forti pressioni esterne. Nel caso della firma del MoU del marzo del 2019 siamo testimoni di un gesto politico che ambiva a vedere l&#8217;Italia in una posizione preferenziale nei confronti delle relazioni con la Cina. Tuttavia, la goffaggine, e sotto alcuni aspetti la fretta, con cui \u00e8 stato realizzato e soprattutto comunicato il protocollo d&#8217;intesa hanno portato alla sua immancabile d\u00e9b\u00e2cle.<\/p>\n<p>Sono passati 50 anni e molto \u00e8 cambiato, soprattutto in Cina, ma l&#8217;Italia sembra rimanere vittima di vecchie dinamiche che le impediscono di capitalizzare sugli sforzi fatti. Inoltre, come altri Stati europei, anche l&#8217;Italia si trova incastrata in una posizione che la vede desiderosa di accedere alle opportunit\u00e0 che la Cina offre, ma allo stesso tempo la trova scoperta di fronte a una competizione che potrebbe indebolire la propria competitivit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario dell&#8217;instaurazione dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina, una commemorazione che a marzo dello scorso anno veniva indicata come un appuntamento fondamentale per la politica di avvicinamento politico a Pechino iniziata con la firma del memorandum d&#8217;intesa sulla Via della Seta. 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