{"id":85295,"date":"2020-11-07T17:31:04","date_gmt":"2020-11-07T16:31:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85295"},"modified":"2020-11-11T15:09:34","modified_gmt":"2020-11-11T14:09:34","slug":"fine-di-un-brutto-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/fine-di-un-brutto-film\/","title":{"rendered":"Fine di un brutto film"},"content":{"rendered":"<p>Il film appena terminato era troppo lungo e inutilmente angoscioso. Ingoiamo l\u2019ultimo popcorn, ma non riusciamo a distogliere lo sguardo un po\u2019 allucinato dallo schermo su cui dopo l\u2019agognata dissolvenza sfilano i titoli di coda.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, il finale \u00e8 di quelli che ti lasciano con la convinzione che non tutto \u00e8 stato detto, che l\u2019eroe potrebbe non essere cos\u00ec felice come l\u2019inquadratura finale suggeriva e che i criminali non sono stati tutti eliminati.<\/p>\n<p>Sta andando in onda un sequel di un po\u2019 confuso fra cavilli giuridici e manifestazioni di piazza. Dunque, <strong>\u201cTrump 2, il ritorno\u201d?<\/strong> Dio ce ne scampi, non guardiamo il sequel; appassioner\u00e0 solo avvocati e giornalisti. Restiamo per\u00f2 con due interrogativi e una certezza. Quest\u2019ultima ci dice che <strong>quattro anni di trumpismo lasciano un Paese isolato sul piano internazionale e profondamente lacerato da fratture sociali, culturali, geografiche ed etniche<\/strong>; un groviglio difficile da districare, un paese incerto sul proprio avvenire e con una diffusa carica di odio che non si vedeva dai tempi della guerra civile.<\/p>\n<p><strong>La missione del presidente-eletto<\/strong><br \/>\nPorvi mano \u00e8 essenziale e non solo per il futuro dell\u2019America. Una delle spiegazioni del carattere sempre pi\u00f9 aggressivo del nazionalismo cinese, dell\u2019assertivit\u00e0 russa e delle intemperanze di altri autocrati come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, \u00e8 la convinzione dell\u2019inesorabile declino dell\u2019America e del disfacimento della sua democrazia; processi che Trump, lungi dall\u2019interrompere come pretende, ha invece accelerato. <strong>Gli autocrati sottovalutano sempre la forza delle democrazie<\/strong>, ma \u00e8 di fondamentale importanza che questa convinzione sia smentita.<\/p>\n<p>Il primo interrogativo \u00e8 su cosa far\u00e0 Biden per riparare tutto ci\u00f2. La risposta \u00e8 facile ma non conclusiva. L\u2019America non ha eletto un leader per condurla verso nuovi radiosi destini, ma un medico: un uomo il cui principale compito sar\u00e0 di curare le ferite e aiutarla a riconciliarsi con s\u00e9 stessa. Former\u00e0 presumibilmente un <strong>governo centrista con qualche concessione alla sinistra<\/strong> che, smentendo molti timori, lo ha sostenuto con lealt\u00e0. Molto dipender\u00e0 dalla composizione finale del <strong>Senato<\/strong>, ignota fino a gennaio, quando si terranno i ballottaggi per i due seggi della Georgia. Compito arduo sar\u00e0 ricomporre l\u2019unit\u00e0 del partito democratico anch\u2019esso lacerato da anni di polemiche e a cui le elezioni, indipendentemente dalla conquista del trofeo pi\u00f9 grande, sono andate piuttosto male sul piano sia federale sia locale. <strong>Gli americani hanno votato contro Trump, non necessariamente per i democratici<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il destino dei repubblicani<\/strong><br \/>\nIl secondo interrogativo \u00e8 speculare: <strong>cosa succeder\u00e0 al partito repubblicano?<\/strong> Forse ancora padrone del Senato, le elezioni gli sono andate tutto sommato bene. L\u2019establishment del partito non si pu\u00f2 nemmeno lamentare dei quattro anni di governo \u201cdell\u2019intruso\u201d: un&#8217;insperata riforma fiscale e un\u2019ondata senza precedenti di nomine di giudici conservatori, fino alla Corte Suprema. L\u2019intruso ha conservato finora una sostanziale lealt\u00e0 nel partito, riuscendo a tenere insieme l\u2019anima populista e quella conservatrice come garanzia di vittoria. Per mantenere questi vantaggi, l\u2019establishment ha fatto di tutto, compreso coprire molte nefandezze dell\u2019intruso e impedirne l\u2019impeachment. Ora vorr\u00e0 preservare questa coalizione, ma come fare senza Trump?<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 se possibile ancora pi\u00f9 difficile che per i democratici. Un Trump ferito ma non ucciso, deciso come una belva braccata a cercare a tutti i costi vendetta, porrebbe (porr\u00e0?) al partito un dilemma grave: voltare pagina e cercare il dialogo con Biden, o assecondare la ricerca di rivincita che sar\u00e0 il riflesso dei populisti? Le prime reazioni di molti esponenti di rilievo di fronte al tentativo di Trump di destabilizzare il processo elettorale mostrano un partito diviso. Dalla risposta a queste domande dipender\u00e0 in parte fino a che punto Biden riuscir\u00e0 a sanare le ferite degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Il futuro delle relazioni transatlantiche<\/strong><br \/>\n<strong>E noi europei?<\/strong> Non illudiamoci, non ridiventeremo una priorit\u00e0. Sorprende peraltro la continua lamentela di \u201cun\u2019America che volta le spalle all\u2019Europa per interessarsi all\u2019Asia\u201d. Cosa significa? La situazione non impone forse a tutti noi di interessarci all\u2019Asia in modo prioritario? Ci\u00f2 rende forse la solidariet\u00e0 atlantica meno importante?<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i nostri rapporti, circolano due versioni. La prima \u00e8 quella dei malmostosi: cambier\u00e0 lo stile, ma la svolta inaugurata da Trump esprime un cambiamento permanente e la divergenza con l\u2019Europa \u00e8 destinata a crescere. La seconda \u00e8 quella degli angelici: i nostri rapporti torneranno \u201ccome prima\u201d e il multilateralismo trionfer\u00e0 di nuovo.<\/p>\n<p>Sono entrambe fuorvianti perch\u00e9 \u201cprima\u201d \u00e8 un\u2019astrazione. <strong>Non c\u2019\u00e8 mai stata un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro dei rapporti transatlantici<\/strong>; basti ricordare Suez 1956, il ferragosto monetario del 1971, o la seconda guerra del golfo. Il rapporto \u00e8 sempre stato caratterizzato da un continuo aggiustamento degli interessi, accompagnato da una permanente condivisone di valori. \u00c8 per\u00f2 vero che i problemi di oggi sono pi\u00f9 difficili da affrontare e l\u2019arrivo di Biden in s\u00e9 non li semplifica. La tentazione di un certo disimpegno internazionale, un rinnovato interesse per la politica industriale, qualche tentazione protezionista, una crescente preoccupazione per la Cina, sono fenomeni che Trump ha esasperato senza peraltro ottenere grandi risultati ma che esistevano anche prima di lui. Quattro anni di Trump hanno inoltre lasciato in Europa uno strascico di antiamericanismo in crescita che sar\u00e0 forse complicato riassorbire.<\/p>\n<p>\u00c8 vero invece che con Biden avremo di nuovo un interlocutore che parla il nostro stesso linguaggio. Potremo almeno ricominciare a fare ci\u00f2 che fanno le persone serie: <strong>discutere e negoziare, a cominciare dal cambiamento climatico<\/strong>. Cosa che non ci esime dal definire con urgenza e realismo i nostri interessi e <strong>dotare l\u2019Unione europea di una capacit\u00e0 di azione che ora manca<\/strong>, compreso in campo militare. <strong>Trump non era il solo problema e Biden non sar\u00e0 da solo la soluzione<\/strong>. Tuttavia, in un mondo in cui non esistono il bene e il male, ma solo il meglio e il peggio, celebriamo: Biden \u00e8 decisamente meglio. Godiamoci il momento, abbandoniamo i pop corn e stappiamo lo champagne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film appena terminato era troppo lungo e inutilmente angoscioso. Ingoiamo l\u2019ultimo popcorn, ma non riusciamo a distogliere lo sguardo un po\u2019 allucinato dallo schermo su cui dopo l\u2019agognata dissolvenza sfilano i titoli di coda. 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