{"id":85456,"date":"2020-11-16T04:57:48","date_gmt":"2020-11-16T03:57:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85456"},"modified":"2020-11-19T19:35:15","modified_gmt":"2020-11-19T18:35:15","slug":"se-i-destini-del-caucaso-sono-un-affare-tra-russia-e-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/se-i-destini-del-caucaso-sono-un-affare-tra-russia-e-turchia\/","title":{"rendered":"Se i destini del Caucaso sono un affare tra Russia e Turchia"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/nagorno-karabakh-sipario-sulla-guerra-la-vittoria-e-di-mosca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>intesa promossa dalla Russia<\/strong><\/a>\u00a0fra <strong>Armenia\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Azerabigian\u00a0<\/strong>il 9 novembre <strong>non \u00e8 un &#8220;accordo di pace&#8221;<\/strong>, come spesso riportato. \u00c8 un accordo di <strong>cessate-il-fuoco<\/strong>, come del resto segnala la sua <strong>validit\u00e0 temporanea<\/strong>, prevista in cinque anni tacitamente rinnovabili. Una pace avrebbe presupposto che lo status conteso del <strong>Nagorno-Karabakh<\/strong> venisse definitivamente sancito e, soprattutto, che qualcosa fosse previsto sui diritti rivendicati dagli armeni che, al di l\u00e0 dell&#8217;improvvida istanza di indipendenza, sono all&#8217;origine del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/le-ragioni-del-conflitto-nel-nagorno-karabakh\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>conflitto<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Nulla viene detto al riguardo. Ed \u00e8 per questo che il premier ameno <strong>Nikol<\/strong>\u00a0<strong>Pashinyan<\/strong> viene contestato in patria come &#8220;traditore&#8221; per aver firmato la cessazione delle ostilit\u00e0 e il ritiro dai sette distretti azeri occupati nella guerra del 1991-94 (tre dei quali persi in battaglia), nel totale silenzio sui diritti.<\/p>\n<p>Il<strong> ritiro militar<\/strong>e annulla quella che gli armeni consideravano una garanzia dell&#8217;identit\u00e0 culturale del Nagorno-Karabakh. Chi contesta Pashinyan? Certamente la <strong>vecchia guardia politica<\/strong>, il cosiddetto &#8220;clan del Karabakh&#8221; che il suo predecessore Serzh Sargsyan ben interpretava, e tutti coloro che sono ostili alla societ\u00e0 civile pi\u00f9 avanzata (inclusa la marea di giovani) che lo ha eletto nel 2018.<\/p>\n<p><strong>Le mosse di Mosca<br \/>\n<\/strong>Questa \u00e8 stata l&#8217;abilit\u00e0 dei negoziatori russi: l&#8217;aver previsto che Mosca rimetta piede in area con <strong>duemila\u00a0<em>peacekeeper<\/em><\/strong>\u00a0senza trattare la sostanza del problema, limitandosi a sostituirsi come &#8220;garante&#8221; dei diritti armeni. In linea di continuit\u00e0, peraltro, con la <strong>politica dei tempi sovietici<\/strong>, che da Stalin a Gorbaciov si \u00e8 sempre ispirata a due principi: <strong>integrit\u00e0 territoriale dell&#8217;Azerbaigian<\/strong> e <strong>tutela della specificit\u00e0 culturale armena<\/strong>.<\/p>\n<p>Il secondo risultato della diplomazia russa \u00e8 l&#8217;aver sgomberato il campo dall&#8217;<strong>inconcludente triade del Gruppo di Minsk\u00a0<\/strong>(Francia, Stati Uniti e Russia), il formato dell&#8217;<strong>Osce<\/strong> dimostratosi peraltro intrinsecamente inadatto a risolvere il contenzioso.<\/p>\n<p>Il terzo e decisamente pi\u00f9 importante risultato \u00e8 l<strong>&#8216;aver bloccato il contendente storico nella regione caucasica<\/strong>, la <strong>Turchia<\/strong>, impegnatasi a fondo al fianco dell&#8217;Azerbaigian, senza imbarcarsi in uno scontro militare diretto, pur possibile considerati gli arsenali custoditi nelle basi militari di Gyumri e Erebun in Armenia.<\/p>\n<p>Mosca non solo non li ha utilizzati, ma ha atteso per giorni che le forze armene venissero indebolite, limitandosi al gesto formale di un tentativo di tregua. Perch\u00e9? Al di l\u00e0 delle ragioni giuridiche sui termini dell&#8217;alleanza vigente con Yerevan (che non a caso non copre il Nagorno-Karabakh), o delle speculazioni sulle scarse simpatie di Mosca per Pashinyan e le sue finora presunte aperture all&#8217;Occidente, da sempre l&#8217;<strong>obiettivo strategico russo non si esaurisce con l&#8217;Armenia<\/strong> ma investe il <strong>recupero di influenza nell&#8217;intero spazio ex-sovietico<\/strong> regionale. Valgano le forniture di armamenti accordate all&#8217;Azerbaigian in questi anni, intese appunto a bilanciare la propria presenza e soprattutto sottrarre Baku all&#8217;influenza esclusiva di Ankara.<\/p>\n<p><strong>Gli accordi con la Turchia<\/strong><br \/>\nHa funzionato. \u00c8 questa <strong>la terza volta che Mosca si accorda con Ankara<\/strong>, dopo l&#8217;intesa di Sochi sulla\u00a0<strong>Siria<\/strong> e quella, di fatto, sulla\u00a0<strong>Libia<\/strong>. Ankara non compare tra i firmatari n\u00e9 \u00e8 menzionata nella tregua fra Armenia e Azerbaigian, ma \u00e8 ben presente.<\/p>\n<p>Con lo stesso metodo pragmatico, anche qui l&#8217;equilibrio delineato da Mosca \u00e8 assicurato quel tanto che basta: i <strong>termini dell&#8217;intesa<\/strong> prevedono per Yerevan la vigilanza russa nel Nagorno-Karabakh (parziale, rimangono nel vago le linee di demarcazione) e nel corridoio di Lachin che collega Stepanakert con l&#8217;Armenia; e per Baku lo scorrimento di rifugiati (e non) tra l&#8217;Azerbaigian e l&#8217;enclave azera di Nakhtchivan, a un passo dalla Turchia. Questo \u00e8 il <strong>tacito compromesso<\/strong> raggiunto con Ankara.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 accaduto nel silenzio degli altri attori internazionali, intervenuti marginalmente con appelli e raccomandazioni, ivi inclusa l&#8217;<strong>Europa<\/strong> che pure include il Caucaso nella sua politica di Vicinato: <strong>un silenzio che assomiglia a un sollievo<\/strong> e suona come <strong>riconoscimento che i destini della regione sono un affare tra Russia e Turchia<\/strong>.<\/p>\n<p>Per i due protagonisti, si tratta quantomeno di mettere a punto i dettagli, che dettagli non sono: la <strong>linea di demarcazione<\/strong> entro il\u00a0Nagorno-Karabakh, il rientro dei <strong>rifugiati<\/strong> nelle rispettive zone di provenienza (masse di persone si sono spostate negli anni e potrebbero voler rientrare), la <strong>sicurezza<\/strong> dei rifugiati che intendano rimanere nelle zone di nuovo insediamento, e soprattutto la ricostruzione e la creazione di <strong>condizioni di sviluppo<\/strong>. Diversamente, sacche di resistenza e ulteriori episodi di scontro non sono da escludere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intesa promossa dalla Russia\u00a0fra Armenia\u00a0e\u00a0Azerabigian\u00a0il 9 novembre non \u00e8 un &#8220;accordo di pace&#8221;, come spesso riportato. \u00c8 un accordo di cessate-il-fuoco, come del resto segnala la sua validit\u00e0 temporanea, prevista in cinque anni tacitamente rinnovabili. 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