{"id":85597,"date":"2020-11-24T05:30:58","date_gmt":"2020-11-24T04:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85597"},"modified":"2020-11-26T14:33:55","modified_gmt":"2020-11-26T13:33:55","slug":"la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-e-il-lavoro-che-ancora-resta-da-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-e-il-lavoro-che-ancora-resta-da-fare\/","title":{"rendered":"Giornata contro la violenza sulle donne: il lavoro che c&#8217;\u00e8 ancora da fare"},"content":{"rendered":"<p>Non solo in occasione del <strong>25 novembre<\/strong>, quando si celebra la\u00a0<strong>Giornata internazionale contro la violenza sulle donne<\/strong>, ma tutti i giorni \u00e8 doveroso ricordare come questo sia un fenomeno strutturale, diffuso e omogeneo, non solo in <strong>Italia<\/strong>, ma nel mondo intero. I <strong>numeri<\/strong> sono impressionanti e faticano ad essere arginati.<\/p>\n<p>Se analizziamo la mappa mondiale, vediamo una<strong> situazione pressoch\u00e9 omogenea<\/strong>, che coinvolge anche quelle nazioni che fanno della difesa dei diritti e quindi del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0 e dell&#8217;uguaglianza il loro fondamento.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della sanit\u00e0\u00a0<\/strong>(Oms) definisce la violenza contro le donne &#8220;un <strong>problema di salute di proporzioni globali<\/strong>&#8221; e dichiara che, nel mondo,<strong> una donna su tre<\/strong>, nel corso della propria vita, ha subito una qualche forma di violenza.<\/p>\n<p>Per questo motivo, la sottoscrizione, nel 2011, della <strong><a href=\"https:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/17\/DOSSIER\/0\/750635\/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Convenzione di Istanbul<\/a><\/strong>\u00a0del <strong>Consiglio d&#8217;Europa\u00a0<\/strong>\u00e8 stata una vera e propria &#8220;rivoluzione copernicana&#8221; perch\u00e9 ha posto le basi del <strong>primo strumento internazionale giuridicamente vincolante<\/strong>, in grado di creare un quadro di indirizzo completo e capace, se attuato, di proteggere le donne dalla violenza.<\/p>\n<p>La Convenzione \u00e8 incentrata su tre pilastri: l<strong>a prevenzione, la protezione e la punizione<\/strong>. Va aggiunta una quarta &#8220;P&#8221;, <strong>la politica<\/strong>, strumento con il quale si pu\u00f2 intervenire.<\/p>\n<p>La Convenzione costituisce un passaggio fondamentale perch\u00e9 riconosce la violenza sulle donne come <strong>una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione<\/strong>. Individuando strategie per il contrasto della violenza e definendo una serie di nuove tipologie di reato (le mutilazioni genitali femminili, il matrimonio forzato, lo stalking), crea i presupposti affinch\u00e9 gli Stati siano ritenuti responsabili se non attuano normative specifiche e non garantiscono risposte adeguate per prevenire tali violenze.<\/p>\n<p>Il titolo della Convenzione &#8220;sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la <strong>violenza domestica<\/strong>&#8221; svela inoltre un altro fatto: <strong>oltre l&#8217;80% dei casi di violenza avviene tra le mura domestiche e nell\u2019ambito delle relazioni affettive<\/strong>.<\/p>\n<p>Dei <strong>47 Paesi<\/strong> che compongono il Consiglio d&#8217;Europa, alcuni, nonostante il richiamo da parte del Parlamento europeo, non l\u2019hanno ancora ratificata. Tra questi figuravano la Bulgaria, la Croazia, la Grecia, l\u2019Irlanda, la Lettonia, la Lituania e il Regno Unito. Ma l&#8217;elemento pi\u00f9 allarmante \u00e8 che ci sono Paesi, come la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/la-convenzione-di-istanbul-ungheria-i-paesi-ex-socialisti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Polonia<\/strong><\/a>, che dalla Convenzione vogliono addirittura recedere.<\/p>\n<p>I dati Istat confermano che non solo in Europa, ma <strong>anche in Italia i numeri sono drammatici<\/strong>. Basti pensare che il <strong>31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subito una qualche forma di violenza<\/strong> e sempre nel nostro Paese <strong>una donna viene uccisa ogni due giorni e mezzo<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio per questo l&#8217;approccio integrato, previsto dalla Convenzione, rappresenta un&#8217;innovazione nei metodi di contrasto alla violenza.<\/p>\n<p>Certo, ci sono le <strong>luci<\/strong>, ovvero la presenza di un quadro strategico, e poi ci sono le <strong>ombre<\/strong> date dal livello differenziato di attuazione della Convenzione nei singoli Paesi che l\u2019hanno ratificata.<\/p>\n<p>Se i dati sono cos\u00ec allarmanti significa che, nonostante la Convenzione costituisca una indubbia pietra miliare, <strong>ancora non si \u00e8 fatto abbastanza per attuarla<\/strong> e realizzare tutti gli interventi previsti dalle tre linee strategiche: prevenzione, protezione e punizione.<\/p>\n<p>Dal punto di vista normativo, compreso il fronte della punizione, possiamo confermare che l&#8217;<strong>Italia \u00e8 all&#8217;avanguardia<\/strong>. Anche l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2019\/06\/07\/ecco-cosa-prevede-il-codice-rosso-approvato-dalla-camera_19b21b09-9fe7-4559-b908-dafed4513f7c.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ultimo Codice Rosso<\/strong><\/a> ha aggiunto dei tasselli importanti (alcuni dei quali modificabili), introducendo anche nuove fattispecie di reato, come il <em>revenge porn<\/em>. Sappiamo, tuttavia, che solo il 10% delle donne denuncia il proprio maltrattante e solo una parte dei maltrattanti denunciati vengono giudicati colpevoli e scontano una pena.<\/p>\n<p>La restante parte dei casi di violenza va quindi gestito con altri strumenti: quelli della prevenzione e della protezione. Le reti di protezione sono notoriamente costituite <strong>dai<\/strong> <strong>Centri antiviolenza<\/strong>,<strong> dalle Case rifugio<\/strong>,<strong> dai Centri per il reinserimento lavorativo delle donne vittime<\/strong>. Meno noti \u00e8 il fatto che nella rete di protezione nazionale ci sono anche i <strong>Centri per la rieducazione degli uomini autori di violenza<\/strong>, i cosiddetti &#8220;maltrattanti&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2013\/07\/01\/13G00122\/sg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>art. 16 della Legge 77 del 2013<\/strong><\/a>, con la quale l&#8217;Italia ha ratificato la Convenzione, stabilisce infatti come uno dei pilastri fondamentali nella strategia di contrasto alla violenza di genere, sia proprio l&#8217;attuazione di percorsi di rieducazione dei maltrattanti.<\/p>\n<p>\u00c8 di tutta evidenza, infatti, che <strong>se non cambia il comportamento maschile, non si riuscir\u00e0 a debellare la violenza contro le donne<\/strong>. Per attuare questo cambiamento, i Centri operano con gruppi di uomini, per far comprendere cosa sia violenza, il dolore indelebile provocato, la gestione della propria rabbia.<\/p>\n<p>Non tutti gli uomini cambiano e non tutti i rapporti possono trovare una ricomposizione. Spesso le ferite psicologiche e fisiche ed il dolore sono troppo profondi cos\u00ec come i reati commessi. <strong>Ogni volta che un uomo cambia \u00e8 per\u00f2 e comunque un passo avanti<\/strong> nel contrasto alla violenza sulle donne. Il cambiamento di ogni singolo soggetto \u00e8 un nuovo tassello nel cambiamento culturale del Paese.<\/p>\n<p>Il Codice Rosso ha gi\u00e0 previsto che durante la detenzione, i condannati per atti di violenza, possano frequentare questi percorsi, cos\u00ec che la pena oltre che punitiva sia anche riabilitativa ed eviti pericolose (per le vittime) recidive all\u2019uscita dal carcere.<\/p>\n<p>\u00c8 un passo ma <strong>non \u00e8 sufficiente<\/strong>. Infatti, anche la maggioranza degli uomini che non vengono denunciati e condannati deve poter comunque frequentare percorsi di rieducazione e di consapevolezza. \u00c8 per tali ragioni che l\u2019attivit\u00e0 dei Centri per gli uomini maltrattanti \u00e8 importante anche come strumento di prevenzione e protezione. I percorsi devono essere garantiti a tutti coloro cui viene comminato l&#8217;ammonimento del questore ed anche a coloro che sono raggiunti da misure cautelari, cos\u00ec da proteggere le donne in ogni momento.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo principale del lavoro sugli uomini non \u00e8 distogliere attenzione dal lavori per le donne ed i figli, che assistono e che subiscono violenza, ma \u00e8 quello di <strong>interrompere i comportamenti violenti<\/strong>. I Centri per gli uomini maltrattanti non distolgono nemmeno risorse economiche dai centri antiviolenza.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che <strong>i Centri antiviolenza devono essere finanziati in misura pi\u00f9 consistente e con modalit\u00e0 pi\u00f9 tempestive<\/strong>. E nel contempo \u00e8 necessario destinare risorse aggiuntive, cos\u00ec come abbiamo fatto del Decreto Agosto con 1 milione di euro all\u2019anno a decorrere dal 2020, per i Centri per gli uomini maltrattanti, in modo tale che in tutta Italia ci sia anche questo servizio a disposizione dell\u2019approccio integrato alla violenza sulle donne.<\/p>\n<p>Il <strong>lavoro sugli uomini<\/strong> costituisce un cambio culturale tipico dell&#8217;approccio integrato della Convenzione, forse non ancora del tutto compreso. Ammettere la necessit\u00e0 del lavoro sul comportamento dei maltrattanti costituisce il presupposto per <strong>scalfire alla radice i pregiudizi<\/strong> su cui poggia la cultura paternalista.\u00a0Proprio quella cultura che, basandosi su una sperequazione di ruolo e potere tra uomini e donne, costituisce il contesto in cui si genera, si giustifica e si alimenta la violenza di genere.<\/p>\n<p>Il <strong>25 novembre<\/strong> \u00e8 una data importante che aiuta tutti a ricordare e induce a tener presente che molto \u00e8 stato fatto, e che <strong>tantissimo resta da fare<\/strong> sia a livello nazionale sia internazionale per permettere alle donne di liberarsi dalle discriminazioni e dalla violenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo in occasione del 25 novembre, quando si celebra la\u00a0Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma tutti i giorni \u00e8 doveroso ricordare come questo sia un fenomeno strutturale, diffuso e omogeneo, non solo in Italia, ma nel mondo intero. 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