{"id":85612,"date":"2020-11-23T00:15:13","date_gmt":"2020-11-22T23:15:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85612"},"modified":"2020-11-28T10:24:41","modified_gmt":"2020-11-28T09:24:41","slug":"litalia-supera-la-zee-fobia-una-novita-per-la-pesca-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/litalia-supera-la-zee-fobia-una-novita-per-la-pesca-nel-mediterraneo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia supera la &#8220;Zee-fobia&#8221;: una novit\u00e0 per la pesca nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019approvazione, all\u2019unanimit\u00e0 alla Camera, della <a href=\"https:\/\/www.camera.it\/leg18\/126?leg=18&amp;idDocumento=2313\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">proposta di legge<\/a> (prima firmataria Iolanda Di Stasio) sull\u2019<strong>istituzione di una Zona economica esclusiva (Zee) nei mari italiani<\/strong> rappresenta una dirompente novit\u00e0. In primo luogo perch\u00e9, quando sar\u00e0 istituita, <strong>nelle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/litalia-di-fronte-dinamiche-marittime-mediterraneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">acque del Mediterraneo<\/a> che ci circonda, non ci saranno quasi pi\u00f9 spazi di alto mare<\/strong>, avendo gli altri frontalieri gi\u00e0 esteso la propria sovranit\u00e0 in materia di pesca oltre i limiti del mare territoriale (ad eccezione di Montenegro, Albania e Grecia).<\/p>\n<p>Poi, perch\u00e9 tale decisione ribalta completamente la posizione italiana in materia, chiamando il nostro Paese ad assumersi nuove responsabilit\u00e0 e ad una maggiore attenzione riguardo i <strong>problemi della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/la-tormentata-vicenda-della-pesca-nelle-acque-libiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pesca<\/a> nel Mediterraneo<\/strong>. Ci vorr\u00e0 ancora del tempo, per\u00f2, perch\u00e9 la proposta di legge non istituisce direttamente una Zee ma ne &#8220;autorizza&#8221; l\u2019istituzione, su futura proposta del ministro degli Esteri.<\/p>\n<p><strong>Nascita di un compromesso<\/strong><br \/>\nA livello internazionale, la Zee ha rappresentato un rivoluzione nel diritto del mare, sia nei contenuti (abolizione del principio di libera pesca nell\u2019alto mare fino a 200 miglia dalla costa), che nella forma (non la codificazione di una norma consuetudinaria ma un istituto giuridico creato<em> ex novo<\/em> dalla Convenzione di Montego Bay del 1982): <strong>in meno di vent&#8217;anni, la Zee \u00e8 divenuta la nuova legge fondamentale del diritto del mare<\/strong>, riconosciuta universalmente e adottata dalla quasi totalit\u00e0 degli Stati.<\/p>\n<p>La Zee \u00e8 il frutto di un compromesso politico, maturato nel 1975 nei lavori della terza Conferenza Onu sul diritto del mare (durata dieci anni), tra le potenze pescherecce del nord (Usa, Urss, Giappone e Paesi dell&#8217;allora Comunit\u00e0 economica europea), le cui moderne flotte erano in grado di andare a pescare lontano e per lunghi periodi e gli allora cosiddetti Paesi in via di sviluppo del sud, che assistevano impotenti allo sfruttamento delle risorse ittiche di fronte alle loro coste.<\/p>\n<p>Ma dietro questo compromesso c\u2019era anche la crescente <strong>preoccupazione internazionale per la salvaguardia degli stock ittici dal pericolo di sovra-sfruttamento<\/strong>. Per questo, insieme ai diritti sovrani sulle risorse biologiche, nella Zee di 200 miglia allo Stato costiero veniva conferita anche la responsabilit\u00e0 di assicurarne la conservazione e la gestione ottimale, con il conseguente obbligo di permettere ai battelli di altri Paesi l\u2019accesso al surplus di risorse che lo stato costiero non fosse in grado di pescare.<\/p>\n<p><strong>Storia di un tab\u00f9<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 rimasta del tutto estranea a questo processo, pur avendo ratificato la Convenzione nel 1994, un mese dopo la sua entrata in vigore. Il temine stesso di Zee, ancora oggi, \u00e8 noto solo a pochi addetti ai lavori, la maggior parte dei quali, peraltro, hanno sempre considerato l\u2019argomento come un tab\u00f9, a tal punto che Tullio Scovazzi, docente di diritto internazionale con una grande esperienza in materia di pesca, nel 2005 coni\u00f2 l\u2019espressione \u201c<strong>Zee-fobia<\/strong>\u201d, per descrivere l\u2019atteggiamento di alcuni Paesi mediterranei in materia.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, tale atteggiamento non pu\u00f2 spiegarsi con il problema della delimitazione, in quanto, prima ancora che si affermasse il principio della Zee ed entrasse in vigore la Convenzione di Montego Bay, il nostro Paese aveva gi\u00e0 definito, in via bilaterale, la maggior parte dei confini della sua piattaforma continentale con Jugoslavia (1968), Tunisia (1971), Spagna (1974), Grecia (1977) e Albania (1992). Confini che, a rigor di logica e in sintonia con la prassi internazionale, risultano validi anche per le Zee (come conferma il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/06\/lintesa-italo-greca-roma-entra-nella-partita-delle-zee\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">recente accordo con la Grecia<\/a> del giugno scorso).<\/p>\n<p><strong>Il vero oggetto della Zee \u00e8 la pesca<\/strong>, tema rispetto al quale l\u2019Italia ha sempre avuto seri problemi con i paesi limitrofi, a partire dalla storica questione del <strong>\u201cMammellone\u201d tunisino<\/strong> &#8211; l&#8217;area di mare fra le coste della Tunisia e Lampedusa,\u00a0<em>ndr<\/em> &#8211; che, seppur chiara nei suoi termini giuridici, nessuno ha mai spiegato agli italiani nella sua realt\u00e0. Senza entrare nel merito, basti dire che Roma, sin dal 1951 quando venne avanzata, non ha mai contestato la rivendicazione tunisina di sovranit\u00e0 sul \u201cmammellone\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come il nostro Paese non ha mai richiesto il riconoscimento ufficiale di \u201cdiritti storici\u201d di pesca (peraltro non previsti dalla Convenzione di Montego Bay) nelle acque territoriali di altri Paesi comunitari, come quelli elencati nell\u2019allegato 1 del Regolamento Ue 1380\/2013 sulla Politica comune della pesca. La prima e unica protesta ufficiale italiana, fatta in sede Onu in materia di spazi marini nel Mediterraneo, \u00e8 avvenuta nel novembre 2018 nei confronti della Zee dichiarata dall\u2019Algeria nel marzo dello stesso anno.<\/p>\n<p>In sostanza, quindi, in materia di diritti di pesca, l\u2019Italia non aveva mai sin ora, n\u00e9 avanzato rivendicazioni n\u00e9 protestato contro quelle altrui, quasi a voler difendere, in questo modo, uno <em>status quo<\/em> (che per\u00f2 non esiste pi\u00f9) in un <em>mare nostrum<\/em> che non \u00e8 pi\u00f9 solo nostro.<\/p>\n<p><strong>Nodi da sciogliere<\/strong><br \/>\nTornando alla proposta di legge, per essere efficace, essa dovr\u00e0 affrontare i temi della pesca, che costituiscono il cuore del principio della Zee. Tuttavia, <strong>nel testo approvato non compaiono mai i termini \u201cpesca\u201d e \u201crisorse\u201d\u00a0<\/strong>n\u00e9 al Senato, dove la proposta di legge \u00e8 approdata lo scorso 10 novembre, sembra esser stato ad oggi richiesto il parere della commissione Agricoltura (che ha competenza in materia di pesca).<\/p>\n<p>In vista della futura istituzione della Zee italiana e, soprattutto, della definizione degli accordi ancora necessari per la sua delimitazione, \u00e8 indispensabile la collaborazione interistituzionale tra chi si occupa di pesca nel Mediterraneo nei vari dicasteri coinvolti, da quello degli Esteri a quello per le Politiche agricole e, eventualmente, anche in altri ministeri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019approvazione, all\u2019unanimit\u00e0 alla Camera, della proposta di legge (prima firmataria Iolanda Di Stasio) sull\u2019istituzione di una Zona economica esclusiva (Zee) nei mari italiani rappresenta una dirompente novit\u00e0. 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