{"id":85687,"date":"2020-11-27T08:49:17","date_gmt":"2020-11-27T07:49:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85687"},"modified":"2020-12-06T12:37:54","modified_gmt":"2020-12-06T11:37:54","slug":"ue-modello-bancomat-i-numeri-dietro-il-veto-di-polonia-e-ungheria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/ue-modello-bancomat-i-numeri-dietro-il-veto-di-polonia-e-ungheria\/","title":{"rendered":"Ue modello Bancomat: i numeri dietro il veto di Polonia e Ungheria"},"content":{"rendered":"<p>Lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/veto-a-bilancio-e-recovery-fund-cosa-si-dice-in-polonia-e-ungheria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>scontro fra Polonia e Ungheria<\/strong><\/a>, ultimamente sostenute dalla <strong>Slovenia<\/strong>, <strong>e gli altri Stati dell&#8217;Unione europea<\/strong>\u00a0non c&#8217;entra direttamente con l&#8217;economia e chiama in causa, innanzitutto, le ragioni di fondo dello stare insieme nell&#8217;Unione. Quindi, la solidit\u00e0 di comuni prospettive politiche.<\/p>\n<p>Da diverse settimane Budapest e Varsavia tengono in ostaggio le decisioni ultime sul <strong>bilancio europeo 2021-2027<\/strong> e sul nuovo strumento fiscale anti-crisi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/il-ricatto-di-ungheria-e-polonia-sul-recovery-fund\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Next Generation EU<\/strong><\/a>, nel tentativo di sfuggire alla stretta sul <strong>rispetto delle regole dello Stato di diritto<\/strong> e di predeterminare i confini di una (stabile?) <strong>frontiera sovranista<\/strong> in un periodo in cui pandemia, crisi economica e sconfitta di Donald Trump negli Stati Uniti ne hanno indebolito argomenti e capacit\u00e0 di espansione.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni di Budapest e Varsavia<br \/>\n<\/strong>Per l&#8217;Ungheria di <strong>Fidesz<\/strong> e la Polonia guidata dal\u00a0<strong>PiS<\/strong>,\u00a0la <strong>gestione dei fondi europei<\/strong> \u00e8 diventata la cartina di tornasole delle relazioni continentali Est-Ovest, faglia profonda nell&#8217;Unione Europea.<\/p>\n<p>Sotto tiro da anni proprio per il mancato rispetto delle regole poste a tutela dello Stato di diritto, questi due Paesi cementano la loro santa alleanza contro quelle che ritengono <strong>indebite intrusioni negli affari interni<\/strong>. A essere prese di mira sono le condizioni di accesso e uso delle nuove risorse finanziarie con l&#8217;occhio \u00e8 rivolto sia all&#8217;interno (in Ungheria si voter\u00e0 nel 2022; in Polonia nel 2023) sia alle prossime scadenze politiche europee: prima o poi il tema dei <strong>migranti<\/strong> andr\u00e0 affrontato e non \u00e8 meno divisivo di quello su tavolo attualmente.<\/p>\n<p>Tuttavia, il premier ungherese <strong>Viktor Orb\u00e1n<\/strong> e il premier polacco <strong>Mateusz Morawiecki<\/strong> sanno bene di non potersi permettere di maturare una rottura fino alle estreme conseguenze &#8211; tipo <strong>Brexit<\/strong> per intendersi, non a caso ipotesi mai accarezzata dati gli <strong>enormi vantaggi che i due Paesi<\/strong>, come tutto l&#8217;Est europeo, hanno accumulato dal 2004, anno dell&#8217;ingresso nell&#8217;Ue.<\/p>\n<p><strong>Le cifre in chiaro<br \/>\n<\/strong>L&#8217;<strong>estrema dipendenza dai fondi europei<\/strong> d\u00e0 alla battaglia ingaggiata da Ungheria e Polonia il sapore di un <strong>mezzo bluff<\/strong>. Le cifre sono chiare. In termini assoluti, la Polonia \u00e8 il terzo Paese che beneficer\u00e0 di pi\u00f9 dell&#8217;operazione Next Generation EU dopo Italia e Spagna; l&#8217;Ungheria \u00e8 in decima posizione per i prestiti e in ottava per i sussidi. Anche da questa differenza si capisce perch\u00e9 la Polonia duetta con l&#8217;Ungheria usando toni meno roboanti.<\/p>\n<p>Il <strong>peso degli aiuti anticrisi in rapporto al Pil nazionale<\/strong> (prezzi 2018) \u00e8 considerevole: sovvenzioni e prestiti valgono<strong> circa il 14% per entrambi i Paesi<\/strong>. Pi\u00f9 della Spagna e ancora di pi\u00f9 dell&#8217;Italia. Se viene frenato l&#8217;avvio del bilancio 2021-2027 e di Next Generation EU, per Budapest e Varsavia sarebbe un <strong>autogol<\/strong>.<\/p>\n<p>La Polonia \u00e8 il Paese che beneficia di pi\u00f9 in valori assoluti dei <strong>fondi di coesione<\/strong>, pari al 2,7% del Pil all&#8217;anno nel periodo 2014-2020. Una leva formidabile per l&#8217;economia che nel tempo ha permesso di aumentare rapidamente il reddito pro capite: del 17% dal 2008 al 2019; del 9% in Ungheria.<\/p>\n<p>L&#8217;inserimento nel <strong>mercato unico<\/strong> \u00e8 stato il fattore chiave del successo economico e finanziario della Polonia, che ha continuato a guadagnare quote di mercato, \u00e8 ben integrata nella catena del valore europea e per questo \u00e8 premiata da massicci investimenti diretti esteri, \u00e8 strettamente interconnessa con l&#8217;economia tedesca. Come l&#8217;Ungheria, \u00e8 al centro dell\u2019<em>hub<\/em> manifatturiero della Repubblica federale: il solo Paese in Europa in cui sono presenti tutte e tre le <em>major <\/em>automobilistiche Volkswagen (Audi), Bmw e Mercedes-Benz.<\/p>\n<p>Il bilancio dell&#8217;Ue \u00e8 poca cosa, circa l&#8217;1% del Pil dei Ventisette, tuttavia averlo o non averlo fa la differenza: la Commissione calcola che al 2030 nell&#8217;Ue-13 l&#8217;impatto delle risorse europee del periodo 2014-2020 risulter\u00e0 <strong>moltiplicato per 2,7<\/strong> volte contro 2,4 volte nell&#8217;Ue-15.<\/p>\n<p>In molti Paesi dell&#8217;Est, <strong>i fondi di coesione superano gli investimenti pubblici nazionali<\/strong> (\u00e8 accaduto anche in Polonia e Ungheria). Il mercato interno \u00e8 una effettiva <strong>&#8220;comunit\u00e0 di destino economico&#8221;<\/strong>. Sulla base della prima proposta di bilancio 2021-2027 (non di molto superiore a quella poi concordata), la Commissione calcolava per la Polonia benefici annui in termini di reddito nazionale lordo del 7,10%, per l\u2019Ungheria del 10,79% a fronte di contributi inferiori all&#8217;1%.<\/p>\n<p><strong>Questione di maggioranze<br \/>\n<\/strong>Ne consegue che <strong>uno stretto legame tra l&#8217;accesso ai trasferimenti-prestiti dell&#8217;Ue e le regole dello Stato di diritto pu\u00f2 creare pi\u00f9 di un problema<\/strong> anche dal punto di vista economico. \u00c8 una prospettiva pi\u00f9 temuta della procedura nella quale sono entrati a grado diverso sia la Polonia sia l&#8217;Ungheria: la constatazione dell&#8217;esistenza di una &#8220;violazione grave e persistente&#8221; dei valori europei deve essere decisa all&#8217;<strong>unanimit\u00e0 dal Consiglio europeo\u00a0<\/strong>al netto dello Stato membro coinvolto; una soglia impossibile da raggiungere dato lo spalleggiarsi a vicenda di Budapest e Varsavia.<\/p>\n<p>Invece, il <strong>contestato accordo sui fondi Ue prevede una decisione a maggioranza qualificata<\/strong>: impossibile mettersi di traverso. Un sistema giudiziario non indipendente, deboli meccanismi a garanzia dell&#8217;equilibrio tra i vari poteri, insufficiente contrasto della corruzione, media sotto controllo, costituiscono un terreno ideale per l&#8217;uso non corretto di risorse finanziarie e per trovarsi sul banco dei sospettati se non degli accusati.<\/p>\n<p>Nel 2019 Bruxelles ha imposto un miliardo di correzioni finanziarie a causa delle falle nel sistema degli appalti pubblici e nei controlli, l&#8217;intervento pi\u00f9 duro nel periodo 2014-2020. In qualche modo <strong>si romperebbe il modello Bancomat<\/strong>: dall&#8217;Ue si prende ci\u00f2 che serve, eccetto gli oneri che ne derivano in termini di rispetto di valori, equilibri costituzionali interni, aspirazioni e pratiche istituzionali, tutela dei diritti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scontro fra Polonia e Ungheria, ultimamente sostenute dalla Slovenia, e gli altri Stati dell&#8217;Unione europea\u00a0non c&#8217;entra direttamente con l&#8217;economia e chiama in causa, innanzitutto, le ragioni di fondo dello stare insieme nell&#8217;Unione. Quindi, la solidit\u00e0 di comuni prospettive politiche. 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