{"id":85860,"date":"2020-12-07T00:02:31","date_gmt":"2020-12-06T23:02:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85860"},"modified":"2020-12-09T00:35:19","modified_gmt":"2020-12-08T23:35:19","slug":"dalla-csce-di-ieri-allosce-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/dalla-csce-di-ieri-allosce-di-oggi\/","title":{"rendered":"Dalla Csce di ieri all&#8217;Osce di oggi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Trent&#8217;anni fa<\/strong>, il 21 novembre 1990, il <strong>grande vertice Csce di Parigi<\/strong>, a quindici anni da quello di Helsinki e meno di due mesi dopo la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/il-negoziato-di-kohl-e-bush-e-la-resa-di-gorbaciov\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riunificazione della Germania<\/a>, suggellava solennemente la <strong>fine della divisione dell&#8217;Europa in due blocchi contrapposti<\/strong>. Fra i protagonisti: Mikhail Gorbaciov, Helmut Kohl, George W. H. Bush, Fran\u00e7ois Mitterrand, Giulio Andreotti, e una Margaret Thatcher letteralmente alla vigilia della sua caduta.<\/p>\n<p>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/memorie-dagosto-helsinki-crocevia-di-pace\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Atto finale di Helsinki<\/strong><\/a> aveva consacrato il principio del rispetto dei diritti umani (punto VII del decalogo) e l&#8217;impegno a facilitare i contatti fra le persone, i viaggi e gli scambi culturali, e a garantire una maggiore libert\u00e0 di informazione e di circolazione dei libri. Semi gettati nelle crepe dei muri fra Est e Ovest, destinati a germogliare lentamente e allargare quelle crepe.<\/p>\n<p>Dopo il 1975, il processo Csce era continuato con una serie di &#8220;<strong>conferenze sui seguiti<\/strong>&#8221; che si trascinavano per parecchi mesi (Belgrado 1977-78) o per anni (Madrid 1980-83, Vienna 1986-89) con risultati modesti, inframmezzate da una dozzina di riunioni tematiche in altre citt\u00e0. E non aveva impedito alla distensione di subire brusche battute di arresto, come nel 1980 e nel 1981.<\/p>\n<p><strong>La svolta della Csce<br \/>\n<\/strong>Ma senza la paziente attivit\u00e0 diplomatica dei &#8220;seguiti di Helsinki&#8221;, sempre alla ricerca di minimi comuni denominatori nei vari campi, forse non sarebbe maturata nella mente di Gorbaciov la convinzione che i valori democratici occidentali andavano riconosciuti come valori comuni all&#8217;insieme della &#8220;<strong>casa comune europea<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Il <strong>nuovo pensiero di Gorbaciov<\/strong> archiviava la dicotomia fra democrazia socialista e democrazia borghese e la teoria della lotta ideologica sino ad allora utilizzata da Mosca per giustificare le barriere al flusso di idee, opere letterarie e persone.<\/p>\n<p>Questa svolta imprimeva una forte accelerazione ai lavori della Csce. Fra il 1989 e il 1990 varie conferenze &#8211; a Londra, Parigi, Copenaghen &#8211; approfondirono i delicati temi della <strong>dimensione umana<\/strong> (o &#8220;terzo cesto&#8221;), mentre a Vienna si svolgevano i lunghi negoziati sulle<strong> <em>confidence-building measures<\/em><\/strong> (Cbm) e quelli sulla <strong>riduzione e il controllo delle armi convenzionali<\/strong> (Cfe).<\/p>\n<p><strong>La Carta di Parigi<br \/>\n<\/strong>Nella capitale francese, i capi di Stato e di governo dei 35 Paesi Csce\u00a0(l&#8217;Urss e la Jugoslavia non si erano ancora frammentate) adottarono la &#8220;<strong>Carta di Parigi per una Nuova Europa<\/strong>&#8220;, con cui veniva proclamata la riunificazione dell&#8217;Europa e la convergenza nell&#8217;interpretare i principi della democrazia.<\/p>\n<p>L&#8217;apporto pi\u00f9 significativo della Carta di Parigi, accanto agli impegni riguardanti le libert\u00e0 fondamentali e le istituzioni democratiche, fu l&#8217;<strong>istituzionalizzazione della Csce<\/strong>, poi perfezionata dal Vertice di Helsinki nel 1992. Il funzionamento dei nuovi organi permanenti entr\u00f2 a pieno regime nel 1994, anno della prima presidenza italiana (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;<strong>Italia<\/strong> ha assunto la guida dell&#8217;organizzazione una seconda volta nel 2018<\/a>).<\/p>\n<p>La nuova <strong>Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa<\/strong>, l&#8217;Osce, era nata con il duplice compito di accompagnare la <strong>transizione democratica dei Paesi ex-comunisti<\/strong> e di risolvere, raffreddare o prevenire i <strong>conflitti locali<\/strong>, per lo pi\u00f9 di natura etnica.<\/p>\n<p>Nella visione dei russi, e non solo loro, doveva prefigurare la nuova architettura di sicurezza a seguito del prevedibile scioglimento delle due alleanze, protagoniste della guerra fredda. Caduta questa illusione, Mosca ha cominciato a osteggiare le attivit\u00e0 dell&#8217;Osce nei settori dei diritti umani, la democratizzazione, la libert\u00e0 di stampa, il rafforzamento delle ong, il monitoraggio elettorale, vedendovi strumenti di ingerenza negli affari interni degli Stati.<\/p>\n<p><b>Osce indebolito<br \/>\n<\/b>Quest&#8217;anno Mosca ha ingaggiato un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/osce-crisi-istituzionale-e-didentita-nellanno-delle-ricorrenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>braccio di ferro<\/strong><\/a> bloccando per diversi mesi il rinnovo di tutte le cariche apicali per mercanteggiare la nomina di\u00a0 personaggi innocui come <strong>rappresentante per la libert\u00e0 dei media<\/strong> e\u00a0<strong>direttore dell&#8217;Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani<\/strong>\u00a0(Odihr), che ha sede a Varsavia.<\/p>\n<p>Il 4 dicembre, a conclusione della riunione ministeriale annuale, il presidente di turno, l&#8217;albanese Edi Rama, ha finalmente annunciato il <strong>superamento dell&#8217;impasse<\/strong>, con le quattro nomine, fra cui quella dell&#8217;ex deputato italiano <strong>Matteo Mecacci<\/strong> a direttore dell&#8217;Odihr. Formalizzata anche l&#8217;indicazione del direttore generale uscente del Servizio di azione esterna dell&#8217;Unione europea, la tedesca, Helga Schmid, come nuovo segretario generale dell&#8217;Osce.<\/p>\n<p>Questa logorante guerra di trincea, e d&#8217;altro canto le <strong>aspre polemiche<\/strong> di molti membri occidentali &#8211; soprattutto anglosassoni e nordici &#8211; dapprima a causa del mantenimento di modesti contingenti militari russi in due province ribelli di Georgia e Moldova, e poi per la spedizione punitiva del 2008 contro la stessa Georgia e quella del 2014 contro l&#8217;Ucraina, hanno indebolito l&#8217;organizzazione e appannato la sua immagine.<\/p>\n<p>La <a href=\"https:\/\/www.osce.org\/special-monitoring-mission-to-ukraine\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Special<\/em><em> Monitorin<\/em><em>g<\/em><em> Mission<\/em><\/a> che opera dal 2014 in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-missione-ucraina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ucraina<\/a>, contribuendo a mantenere entro limiti contenuti le violazioni dell&#8217;armistizio, ha ridato una certa visibilit\u00e0 all&#8217;Osce. Cos\u00ec come alcune delle numerose missioni di osservazione elettorale (non solo in Paesi ex-comunisti), un campo in cui l&#8217;organizzazione ha un riconosciuto primato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trent&#8217;anni fa, il 21 novembre 1990, il grande vertice Csce di Parigi, a quindici anni da quello di Helsinki e meno di due mesi dopo la riunificazione della Germania, suggellava solennemente la fine della divisione dell&#8217;Europa in due blocchi contrapposti. Fra i protagonisti: Mikhail Gorbaciov, Helmut Kohl, George W. H. 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