{"id":85910,"date":"2020-12-09T00:34:14","date_gmt":"2020-12-08T23:34:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=85910"},"modified":"2020-12-11T00:01:37","modified_gmt":"2020-12-10T23:01:37","slug":"al-consiglio-europeo-va-in-scena-una-battaglia-esistenziale-per-il-futuro-dellunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/al-consiglio-europeo-va-in-scena-una-battaglia-esistenziale-per-il-futuro-dellunione\/","title":{"rendered":"Al Consiglio europeo va in scena una battaglia esistenziale per il futuro dell\u2019Unione"},"content":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 davvero una passeggiata il <strong>Consiglio europeo del 10-11 dicembre<\/strong>. Ma non tanto per la riforma del <strong>Meccanismo europeo di stabilit\u00e0\u00a0<\/strong>(Mes), su cui si \u00e8 attorcigliata la politica italiana e solo essa, quanto sui temi ben pi\u00f9 rilevanti della <strong>Brexit<\/strong>, delle eventuali <strong>sanzioni contro la Turchia<\/strong> e, soprattutto, dell\u2019<strong>avvio del Recovery Fund\u00a0<\/strong>Next Generation EU. Com&#8217;\u00e8 noto, su quest\u2019ultima rilevante questione \u00e8 stato minacciato il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/il-ricatto-di-ungheria-e-polonia-sul-recovery-fund\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>veto di Ungheria e Polonia<\/strong><\/a>, che contestano il legame fra rispetto dello stato di diritto ed erogazione dei fondi Ue.<\/p>\n<p>Il ricatto \u00e8 andato avanti per settimane e fino al giorno del prossimo incontro &#8211; \u201cin presenza\u201d, dopo una serie di meeting virtuali &#8211; dei capi di Stato e di governo dei Ventisette esso rimarr\u00e0 appeso come <strong>una spada di Damocle sul futuro<\/strong> dell\u2019ambizioso piano che ricomprende Next Generation EU e il prossimo bilancio settennale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Se il ricatto dovesse essere mantenuto, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Dal 1\u00b0 gennaio 2021, il budget dell\u2019Unione sarebbe calcolato sulle vecchie quote annuali per <strong>dodicesimi<\/strong> e quindi addio a tutte le innovazioni previste dal nuovo bilancio, dai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/ue-modello-bancomat-i-numeri-dietro-il-veto-di-polonia-e-ungheria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fondi di coesione<\/a> e quelli sulla transizione ecologica, che del resto tanto dovrebbero interessare gli stati \u201ccarboniferi\u201d del gruppo di Visegr\u00e1d, a cominciare dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-cop24-regole-impegni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Polonia<\/a>. Inoltre, a peggiorare il tutto, si prolungherebbe di non si sa quanti mesi il varo del tanto atteso Recovery fund, su cui i Paesi pi\u00f9 colpiti dalla pandemia &#8211; fra cui l&#8217;<strong>Italia<\/strong> -, fanno grande affidamento.<\/p>\n<p><strong>I termini dello scontro\u00a0<\/strong><br \/>\nTorniamo allora alla vicenda del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/conciliare-i-valori-europei-con-le-scelte-politiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">meccanismo che lega assieme rispetto delle regole democratiche e fondi europei<\/a><\/strong>, su cui i due Paesi del blocco orientale in questione hanno aperto la battaglia. La premessa \u00e8 che entrambi sono sotto procedura per <strong>violazione dei valori democratici<\/strong> previsti in modo solenne dall\u2019art. 2 del Trattato sull\u2019Unione europea. Trattato, del resto, che tutti e due avevano ratificati nel 2009. Tuttavia, la procedura di condanna &#8211; con conseguente <strong>sospensione dalle istituzioni<\/strong> dell\u2019Ue -, \u00e8 estremamente complessa e difficilmente attuabile poich\u00e9 prevede un voto unanime in Consiglio, con esclusione ovviamente dello Stato sotto accusa. Ma \u00e8 evidente che essendo i reprobi in due, mentre le procedure sono singole, l\u2019uno e poi l\u2019altro porranno il veto. Fine della storia, quindi.<\/p>\n<p>Di fronte a questi ostacoli, ma soprattutto alla luce delle continue violazioni delle libert\u00e0 fondamentali a Varsavia e a Budapest, gli altri paesi dell\u2019Ue, la Commissione e il Parlamento europeo hanno cercato vie pi\u00f9 brevi per punire i Paesi antidemocratici. Non si \u00e8 trattato quindi di una discussione nuova, ma non vi \u00e8 dubbio che \u00e8 stata colta l\u2019occasione del lancio del Recovery Fund per allestire <strong>un meccanismo di sanzione pi\u00f9 rapido<\/strong> e, forse, efficace poich\u00e9 viene attivato <strong>a maggioranza qualificata<\/strong>. Di qui la reazione di Budapest e Varsavia che hanno posto la minaccia del veto sull\u2019intero <strong>prossimo bilancio<\/strong> dell\u2019Unione, entro cui \u00e8 inserito il Recovery Fund, per il quale vale ancora la regola dell\u2019<strong>approvazione all\u2019unanimit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Quale via d&#8217;uscita<\/strong><br \/>\nLe contro-minacce della Commissione europea di procedere a 25 sia attraverso il ricorso alla <strong>cooperazione rafforzata<\/strong> sia, addirittura, con un <strong>accordo internazionale al di fuori dell\u2019ambito del Trattato<\/strong> (come si fece con il <em>Fiscal Compact<\/em>) rischiano di lasciare un po\u2019 il tempo che trovano. Poich\u00e9 in ogni caso, i tempi per il Recovery Fund si allungherebbero a dismisura attraverso un nuovo negoziato fra i 25, con cifre diverse ma anche con l\u2019<strong>abbandono delle grandi innovazioni istituzionali dell\u2019attuale versione<\/strong>, dalle nuove risorse proprie all\u2019indebitamento comune sul mercato internazionale dei capitali. Con l\u2019ulteriore conseguenza di una perdita di immagine e di credibilit\u00e0 dell\u2019Ue nei confronti dei cittadini europei. Forse un compromesso alla fine si trover\u00e0, anche perch\u00e9 per Polonia e Ungheria, come sottolineato in precedenti articoli di questa rivista, l\u2019impatto dei fondi comunitari sul loro Pil \u00e8 estremamente importante, se non decisivo.<\/p>\n<p>Ma la verit\u00e0 \u00e8 che la battaglia scatenata soprattutto dal premier ungherese <strong>Viktor Orb\u00e1n<\/strong> non \u00e8 sui fondi ma sugli aspetti istituzionali. \u00c8 <strong>una lotta contro la Commissione<\/strong>, che da Next Generation EU guadagnerebbe nuovo e rilevante potere, <strong>e contro il Parlamento europeo<\/strong> che \u00e8 all\u2019origine dell\u2019avvio della procedura dell\u2019articolo 7 contro l\u2019Ungheria.<\/p>\n<p>\u00c8, in definitiva, una <strong>deriva nazionalista<\/strong> di Polonia e Ungheria contro il <em>decision-making<\/em> comunitario, una strada che assomiglia molto alla <strong>Brexit<\/strong> e che ci fa pensare che il tema delle \u201cexit\u201d non si concluda con il negoziato con Londra. Il che ci porta all\u2019amara conclusione che questa Unione europea non pu\u00f2 reggere a lungo all\u2019esistenza del diritto di veto per le proprie pi\u00f9 importanti decisione. <strong>Il veto non \u00e8 un diritto democratico<\/strong>. Lo \u00e8 la maggioranza qualificata o anche quella semplice, e fino a quando questo nodo non sar\u00e0 sciolto anche il futuro democratico dell\u2019Unione e dei suoi singoli Stati membri rimarr\u00e0 in pericolo. Altro che riforma del Mes. \u00c8 su questa ben pi\u00f9 ampia problematica che si gioca la credibilit\u00e0 interna ed esterna dell\u2019Unione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 davvero una passeggiata il Consiglio europeo del 10-11 dicembre. 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