{"id":86031,"date":"2020-12-14T14:22:45","date_gmt":"2020-12-14T13:22:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86031"},"modified":"2020-12-15T01:51:14","modified_gmt":"2020-12-15T00:51:14","slug":"ripresa-post-covid-perche-lunione-bancaria-europea-e-una-sfida-centrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/ripresa-post-covid-perche-lunione-bancaria-europea-e-una-sfida-centrale\/","title":{"rendered":"Ripresa post-Covid: perch\u00e9 l\u2019Unione bancaria europea \u00e8 una sfida centrale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Vertice euro dell\u201911 dicembre ha invitato l\u2019Eurogruppo \u201ca elaborare un piano di lavoro con scadenze definite su tutti gli elementi in sospeso per completare l\u2019Unione bancaria\u201d<\/strong>. In novembre, \u00a0la Banca centrale europea (Bce) aveva sottolineato che <strong>il completamento dell\u2019\u201cassetto dell\u2019Unione bancaria\u201d \u00e8 necessario per garantire la stabilit\u00e0 finanziaria \u201canche a fronte delle conseguenze macro-finanziarie della crisi Covid-19\u201d<\/strong>. \u00a0L\u2019Unione bancaria europea (Ube) fu lanciata nel 2012 dopo la crisi dell\u2019eurozona che rischi\u00f2 di dissolvere la moneta comune. La crisi aveva <strong>segmentato l\u2019Eurozona lungo i confini nazionali<\/strong> perch\u00e9 il rischio specifico di ogni Paese influenzava la fiducia con cui la liquidit\u00e0 vi affluiva. Le banche dei Paesi percepiti come pi\u00f9 rischiosi avevano difficolt\u00e0 a raccogliere fondi all\u2019estero, gli stimoli della politica monetaria della Bce non si diffondevano in modo omogeneo, i tassi di interesse erano diversi nei diversi Paesi membri. L\u2019Italia era fra i Paesi pi\u00f9 penalizzati dalla segmentazione, con tassi pi\u00f9 alti e liquidit\u00e0 e credito pi\u00f9 scarsi.<\/p>\n<p>Le valutazioni del rischio-Paese dei mercati guardavano alle differenze fra le regole finanziarie, alla qualit\u00e0 della vigilanza sulle banche, alla loro capitalizzazione, redditivit\u00e0 e modelli di business, alle condizioni della finanza pubblica e al suo rapporto con il sistema bancario. Molta importanza aveva <strong>l\u2019incidenza dei titoli di Stato sull\u2019attivo delle banche <\/strong>perch\u00e9 da essa deriva un possibile circolo vizioso fra le difficolt\u00e0 della finanza pubblica e quelle del sistema bancario: quando questo \u00e8 in difficolt\u00e0 il debito pubblico cresce per gli aiuti salvabanche del governo mentre cadute nel valore dei titoli di Stato compromettono i bilanci bancari.<\/p>\n<p><strong>Superare la segmentazione<\/strong><br \/>\nSi decise di procedere in tre direzioni: intensificare l\u2019<strong>armonizzazione delle regole bancarie<\/strong>, <strong>centralizzare la vigilanza<\/strong>, uniformare e in parte <strong>centralizzare la gestione della crisi di una banca<\/strong> e l\u2019assicurazione dei depositi. Con normative e trattamenti uguali per le banche di ogni Paese, l\u2019eurozona avrebbe superato la segmentazione. <strong>L\u2019armonizzazione delle regole era in corso da tempo<\/strong> e venne accelerata. Conducendo rapidamente un\u2019operazione di grande complessit\u00e0, <strong>in due anni la vigilanza fu accentrata presso la Bce<\/strong> che raddoppi\u00f2 la dimensione e innov\u00f2 i criteri della supervisione.<\/p>\n<p>I passi furono invece pi\u00f9 lenti e controversi sul fronte della gestione delle crisi. <strong>Venne creato il Meccanismo di risoluzione unico<\/strong> (Mru) che, con criteri dettati da una direttiva comunitaria, deve prendere in carico le banche fallite o prossime al fallimento per \u201crisolverle\u201d, cio\u00e8 ristrutturarle, fonderle con altre banche sane o chiuderle. Per minimizzare le conseguenze negative della \u201crisoluzione\u201d sulla clientela attiva e passiva delle banche in crisi e scongiurare che questa contagi altre banche, il Mru deve disporre di fondi da iniettare temporaneamente nella crisi e recuperare quando essa \u00e8 risolta. \u00c8 stato perci\u00f2 istituito un <strong>Fondo di risoluzione comune<\/strong> (Frc) alimentato gradualmente dalle stesse banche in una logica assicurativa che lo confina per\u00f2 per diversi anni a una dimensione inadeguata. Inoltre, per mancanza di accordo politico, la costituzione del fondo europeo per l\u2019assicurazione dei depositi, in grado di supportare i corrispondenti fondi nazionali nel rimborsare i depositi inferiori ai 100 mila euro in caso di fallimento di una banca, non \u00e8 ancora iniziata.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019affidamento di banche in difficolt\u00e0 alla \u201crisoluzione\u201d del Mru incontra ostacoli da parte dei governi nazionali che cercano di gestire le crisi riflettendo interessi particolari. <strong>\u00c8 augurabile che il sopracitato invito del Vertice euro ad affrontare \u201ctutti gli elementi in sospeso\u201d dell\u2019Unione bancaria trovi rapido ascolto<\/strong> e gi\u00e0 nel giugno 2021 si veda qualche risultato concreto almeno sul fronte dell\u2019assicurazione dei depositi che per\u00f2 sembra richiedere un difficile accordo sul trattamento dei titoli di Stato nell\u2019attivo delle banche.<\/p>\n<p><strong>Il Meccanismo europeo di stabilit\u00e0<\/strong><br \/>\nPer rafforzare l\u2019Ube sul fronte della gestione delle crisi si \u00e8 pensato di <strong>usare il Meccanismo europeo di stabilit\u00e0<\/strong> (il Mes), il \u201cfondo salva-Stati\u201d col quale si sono superate le crisi di solvibilit\u00e0 di interi Paesi (come l\u2019Irlanda, il Portogallo, la Spagna, la Grecia e Cipro) e dei loro debiti sovrani. Si \u00e8 progettato che il Mes, grande e capace di finanziarsi sia presso i governi che sui mercati internazionali, <strong>garantisca gli impegni temporanei del Frc <\/strong>che interviene direttamente nelle crisi di singole banche ma che ha una dimensione molto inferiore. Inoltre, la dimensione e la missione del Mes, che prevede anche la ricapitalizzazione diretta delle banche, lo mettono in grado di assumere direttamente la gestione della crisi se si rivela comune ad altre banche, cio\u00e8 \u201csistemica\u201d o lo diventa per inadeguata prevenzione dei contagi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019utilizzo come <em>backstop <\/em>del Frc \u00e8 forse la principale innovazione della riforma del Mes<\/strong> che il veto dell\u2019Italia ha tenuto in sospeso dall\u2019anno scorso ma <strong>su cui l\u2019Eurogruppo del 30 novembre ha finalmente raggiunto l\u2019accordo<\/strong> che comprende \u201cla tempestiva introduzione del sostegno al Frc\u201d. La dichiarazione del Vertice euro osserva che \u201csi tratta di un importante passo avanti che getta le basi per un ulteriore rafforzamento dell\u2019Unione bancaria\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le fragilit\u00e0 dei sistemi bancari nazionali<\/strong><br \/>\nLa pandemia ha aumentato i rischi dei sistemi bancari nazionali e ne ha fatto riemergere differenze e fragilit\u00e0 specifiche che possono tornare a segmentare l\u2019Eurozona mettendo in difficolt\u00e0 la politica monetaria comune fino a risuscitare lo spettro della dissoluzione della moneta unica. Uno dei rischi che sta risalendo \u00e8 il <strong>circolo vizioso fra illiquidit\u00e0 o insolvenza delle banche e debito pubblico di un Paese<\/strong>. L\u2019enorme aumento dell\u2019indebitamento dovuto agli interventi anti-Covid ha accresciuto in tutti i Paesi dell\u2019Eurozona l\u2019<strong>ammontare di titoli di Stato posseduti dalle banche<\/strong>. L\u2019Italia \u00e8 il Paese dove il fenomeno \u00e8 pi\u00f9 accentuato: le banche detengono la quota maggiore (pi\u00f9 di un quarto) del debito pubblico e a fine settembre i titoli di Stato nazionali hanno raggiunto il 12% delle attivit\u00e0 delle banche mentre la Bce prevede che supereranno il 17% alla fine del 2022.<\/p>\n<p>Ma <strong>la pandemia ha alimentato anche altre fragilit\u00e0 delle banche<\/strong>: ha ridotto la loro redditivit\u00e0, peggiorato il rating dei loro debiti, compresso il grado di capitalizzazione, depresso i loro valori di borsa pi\u00f9 delle medie dei listini, aumentato l\u2019incertezza macroeconomica. Tutti <strong>rischi acuiti in modo particolare nel sistema bancario italiano<\/strong>, dove accanto a banche solide abbondano istituti fragili. Le simulazioni della Bce in uno scenario definito pessimista, ma che si limita a prevedere un tasso di crescita negativo dell\u2019Eurozona nel 2021 e appena positivo nel 2022, danno risultati preoccupanti per l\u2019Eurozona dove nuove difficolt\u00e0 di imprese e famiglie aggraverebbero l\u2019incaglio dei prestiti delle banche peggiorando la loro liquidit\u00e0 e solvibilit\u00e0. Potrebbe anche verificarsi una violenta carenza di credito.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 i rischi sono tutt\u2019altro che uniformi e decisamente pi\u00f9 gravi nei Paesi pi\u00f9 deboli, fra cui l\u2019<strong>Italia<\/strong>, la segmentazione del mercato finanziario europeo e della circolazione della liquidit\u00e0 potrebbe ripresentarsi con impeto. Oltre all\u2019Unione bancaria <strong>andrebbe accelerata la realizzazione dell\u2019Unione europea dei mercati dei capitali<\/strong>, dove si emettono e trattano titoli azionari e obbligazionari, favorendo l\u2019integrazione della finanza non bancaria, altro canale che pu\u00f2 evitare che un Paese, come successe all\u2019Italia nel 2011-12, rimanga escluso dai flussi di moneta e credito e dagli stimoli della politica monetaria comune<strong>. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Vertice dell\u201911 dicembre ha chiesto \u201crapidi progressi sul piano d\u2019azione della Commissione\u201d<\/strong> da tempo impegnata sul fronte dell\u2019Unione dei mercati dei capitali. Si tratta di un fronte complesso perch\u00e9 i connotati del mercato dei capitali, pi\u00f9 di quelli del sistema bancario, sono molto diversificati nei vari Paesi membri e legati a leggi e istituzioni, come alcuni aspetti del diritto societario, difficili da armonizzare. \u00c8 dunque \u201cessenziale portare avanti rapidamente i lavori sugli elementi a breve termine\u201d mentre si individuano \u201cgli ostacoli che impediscono di compiere progressi nei settori strutturali pi\u00f9 complessi proposti nel piano d\u2019azione\u201d.<\/p>\n<div class=\"news-main-text\">\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\"><em>Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/em><\/a><em>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vertice euro dell\u201911 dicembre ha invitato l\u2019Eurogruppo \u201ca elaborare un piano di lavoro con scadenze definite su tutti gli elementi in sospeso per completare l\u2019Unione bancaria\u201d. 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