{"id":86044,"date":"2020-12-15T01:44:33","date_gmt":"2020-12-15T00:44:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86044"},"modified":"2020-12-18T07:39:44","modified_gmt":"2020-12-18T06:39:44","slug":"i-primi-25-anni-della-bosnia-erzegovina-nata-a-dayton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/i-primi-25-anni-della-bosnia-erzegovina-nata-a-dayton\/","title":{"rendered":"I primi 25 anni della Bosnia-Erzegovina nata a Dayton"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 passato <strong>un quarto di secolo<\/strong> dalla firma degli <strong>accordi di pace<\/strong> siglati nella base aerea statunitense <strong>di Dayton<\/strong>, Ohio, il 20 novembre 1995 e solennemente sottoscritti all\u2019Eliseo il 14 dicembre successivo. Unico caso di accordo di pace che contenesse tra i suoi allegati la Costituzione del Paese che intendeva riconciliare, Dayton \u00e8 entrata nell\u2019immaginario collettivo come <strong>lo strumento che ha consentito la fine della carneficina che ha insanguinato la Bosnia-Erzegovina dal 1992 al 1993<\/strong>, senza per\u00f2 riuscire a vincere la pace, non garantendo n\u00e9 funzionalit\u00e0 al Paese, n\u00e9 riconciliazione tra i tre gruppi etnici e i loro rappresentanti politici.<\/p>\n<p>Dayton, in un certo senso, \u00e8 da allora divenuta <strong>sinonimo di tutti i mali che, a 25 anni dalla fine della guerra, ancora affliggono la Bosnia-Erzegovina<\/strong>. Allo stesso modo, ogni sua possibile riforma o superamento vengono invocati come panacee.<\/p>\n<p>Sicuramente, il sistema istituzionale creato a Dayton (basato in parte sull\u2019accordo raggiunto nel 1994 a Washington tra bosgnacchi e croati) ha messo in piedi <strong>un apparato ultra-federale spropositato per un Paese di poco pi\u00f9 di tre milioni di abitanti<\/strong>, basato su un governo centrale dagli scarsi poteri, concentrati invece nelle mani delle due entit\u00e0 costitutive del Paese \u2013 la <strong>Federazione di Bosnia-Erzegovina<\/strong>, a maggioranza bosgnacca e croata, e a sua volta divisa in 10 cantoni in larga parte monoetnici, e la <strong>Republika Srpska<\/strong>, dalla struttura pi\u00f9 centralizzata e a stragrande maggioranza serba (a cui si aggiunge il Distretto di Brcko, sotto diretta autorit\u00e0 centrale).<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;intesa che sanc\u00ec i risultati della guerra<\/strong><br \/>\nDayton ha, nei fatti, sancito i risultati della guerra, <strong>cristallizzando la segregazione etnica<\/strong> provocata dalle stragi e dagli spostamenti di popolazione (<strong>sono ormai poche le aree del Paese realmente miste<\/strong>, nonostante il diritto al ritorno dei rifugiati e degli sfollati sancito nell\u2019allegato 7 degli accordi) e condannando la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/bosnia-voto-instabilita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">governance della Bosnia-Erzegovina<\/a> ad un costante consociativismo tra i principali partiti di ogni <em>constituency<\/em> etnica.<\/p>\n<p>E risiede forse in questo il suo peccato originale: aver di fatto consegnato la Bosnia-Erzegovina nelle stesse mani dei partiti etno-nazionalisti che avevano combattuto la guerra e che hanno poi continuato ad applicare logiche da economia di rapina e una visione patrimoniale della cosa pubblica aizzando il terrore dell\u2019altro nei propri elettorati di riferimento per mantenersi al potere. Cos\u00ec, pi\u00f9 che di uno Stato post-conflitto, sarebbe meglio parlare di Bosnia-Erzegovina come <strong>uno degli esempi pi\u00f9 lampanti di <em>State capture<\/em> nei Balcani<\/strong>.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che ogni sforzo di riforma, specie in chiave di avanzamento dello stato di diritto, appaia destinato ad una difficilissima attuazione, dato che ognuna di esse costituirebbe un attacco al potere e al controllo esercitato dal bosgnacco Sda, dal serbo Snsd (sostituitosi all\u2019Sds come partito di riferimento) e dal croato Hdz BiH su vari pezzi delle istituzioni, delle aziende statali e della magistratura bosniaca.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo della comunit\u00e0 internazionale<\/strong><br \/>\nNell\u2019arrivare a questo scenario, non \u00e8 stato del tutto estraneo <strong>il ruolo della comunit\u00e0 internazionale<\/strong>: pi\u00f9 che necessario dopo la firma di Dayton, e sancito dagli stessi accordi nella <strong>figura dell\u2019Alto Rappresentante<\/strong>, poi dotato dal 1997 di ampi poteri esecutivi diretti, esso si \u00e8 in qualche modo strutturato nel contesto bosniaco, alimentando logiche di <strong>de-responsabilizzazione di \u00e9lite politiche<\/strong> ben felici di non accollarsi il peso politico di scelte impopolari o pronte a scaricare sugli &#8220;stranieri&#8221; le responsabilit\u00e0 dei loro stessi fallimenti.<\/p>\n<p>Oggi, alcuni osservatori vedono nel rafforzamento dell\u2019Alto Rappresentante \u2013 che non usa i suoi poteri esecutivi, i cosiddetti <em>Bonn Powers<\/em>, dal 2011 \u2013 una via di uscita alle varie impasse in cui cade ripetutamente la Bosnia-Erzegovina e un modo per punire la <strong>retorica secessionista<\/strong> spesso ventilata dall\u2019<strong>uomo forte dei serbo-bosniaci<\/strong> (e attuale membro della presidenza tripartita) <strong>Milorad Dodik<\/strong>. In realt\u00e0, un nuovo interventismo internazionale (magari di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/riequilibrio-vicinanza-e-pragmatismo-biden-e-i-balcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">matrice statunitense<\/a>) non farebbe altro che alimentare, in un\u2019ottica di azione-reazione, la logica di facciata della perenne tensione interetnica, sempre ad un passo dallo sfociare in qualcosa di pi\u00f9 grave, facendo il gioco di quelle \u00e9lite etno-nazionaliste che possono cos\u00ec consolidare il loro sistema di <em>patronage<\/em>.<\/p>\n<p>Le critiche a Dayton, spesso, si fermano a questo: confondono il contenuto con il contenitore, dando la colpa a quest\u2019ultimo per lo stallo semi-perenne in cui versa la Bosnia-Erzegovina. \u00c8 abbastanza pacifico affermare che l\u2019assetto di Dayton, con la sua autorit\u00e0 diffusa su vari livelli istituzionali e scarse occasioni di reale coordinamento, non favorisca il <em>decision-making<\/em> o l\u2019emergere di un consenso tra le parti; ma \u00e8 altrettanto onesto dichiarare come esso non lo osti completamente, qualora vi sia la volont\u00e0 politica di arrivare ad un qualche tipo di accordo.<\/p>\n<p><strong>Smascherare il gioco delle parti<\/strong><br \/>\nPer far s\u00ec che i prossimi 25 anni della Bosnia-Erzegovina nata a Dayton siano diversi da quelli appena trascorsi, \u00e8 necessario un salto di qualit\u00e0 da parte di quei cittadini bosniaci che non hanno ancora scelto di emigrare e di una comunit\u00e0 internazionale spesso in cerca di protagonismo: <strong>smascherare il gioco delle parti imposto dagli attuali partiti di riferimento delle comunit\u00e0 bosgnacca, serba e croata<\/strong>, e con esso i decenni di <em>State capture<\/em> che esse hanno imposto sul Paese, lavorando, quindi, a favore di quelle opzioni politiche che, lentamente, iniziano a lanciare ponti tra le varie comunit\u00e0 concentrandosi sui danni causati alle vite dei cittadini dalla cattiva gestione della cosa pubblica e dall\u2019influenza politica sulla giustizia.<\/p>\n<p>Ad oggi, <strong>ogni desiderio di stravolgere l\u2019assetto imposto a Dayton nel 1995 resta velleitario<\/strong>, perch\u00e9 non esiste un consenso nell\u2019attuale classe politica volto al suo superamento; ogni richiamo della comunit\u00e0 internazionale al depotenziamento delle entit\u00e0 a favore dello Stato centrale rischia di avere l\u2019effetto contrario, ovvero un nuovo ciclo di tensioni e immobilismo. Ma se non si pu\u00f2 cambiare il contenitore, meglio, forse, iniziare col cambiare il contenuto.<\/p>\n<p><small>Le opinioni espresse appartengono unicamente all\u2019autore e non riflettono necessariamente l\u2019opinione della Commissione europea o del Servizio europeo di azione esterna.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 passato un quarto di secolo dalla firma degli accordi di pace siglati nella base aerea statunitense di Dayton, Ohio, il 20 novembre 1995 e solennemente sottoscritti all\u2019Eliseo il 14 dicembre successivo. 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