{"id":86304,"date":"2021-01-03T12:32:05","date_gmt":"2021-01-03T11:32:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86304"},"modified":"2021-01-03T14:03:54","modified_gmt":"2021-01-03T13:03:54","slug":"verra-il-tempo-di-una-distensione-fra-iran-e-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/verra-il-tempo-di-una-distensione-fra-iran-e-israele\/","title":{"rendered":"Verr\u00e0 il tempo di una distensione fra Iran e Israele?"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 l\u2019inizio n\u00e9 l\u2019epilogo della travagliata vicenda mediorientale con epicentro l\u2019<strong>Iran<\/strong>. Una matassa dai mille fili, che coinvolge protagonisti regionali e internazionali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/iran-la-grande-incertezza-americana-e-il-ruolo-delleuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019uccisione dello <strong>scienziato nucleare Moshen Fakhrizadeh<\/strong><\/a> il 27 novembre scorso &#8211; forse frutto della concertazione tra il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il premier israeliano <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong> in un incontro con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman su cui nulla \u00e8 trapelato -, \u00e8 solo l\u2019ultimo vistoso episodio del conflitto in corso tra i grandi protagonisti nella regione, nell&#8217;anno apertosi, il 3 gennaio 2020, con <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-generale-soleimani-e-il-peso-della-storia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019<strong>uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Nella complessa contesa, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/israele-ancora-alle-urne-anticipate-sara-una-sfida-tutta-a-destra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Israele<\/a> ha un ruolo cruciale. <\/strong>Ci\u00f2 che la distingue dagli altri attori regionali \u00e8 l\u2019obiettivo perseguito, non l\u2019ambizione di rinverdire i fasti del passato o di preservare o acquisire una supremazia politico-confessionale nell\u2019area, ma la <strong>difesa della propria esistenza che Teheran si ostina a negare<\/strong>. Tel Aviv si \u00e8 riservata il compito, mai rivendicato n\u00e9 smentito, di abbatterne le potenzialit\u00e0 nucleari e contenerne l\u2019espansione di influenza in area mediante operazioni mirate. Che non sono giuridicamente ortodosse (<em>extra-judicial killings<\/em>), ma evitano il ricorso a scontri bellici frontali e minimizzano\/azzerano le perdite di civili.<\/p>\n<p>Da anni, Israele colpisce le postazioni iraniane in Siria e i convogli di armi che Hezbollah vi trasferisce. Era il 2010 quando il siluro informatico Sudnext puntato sulla centrale di Natanz paralizzava buona parte dell\u2019apparato nucleare iraniano.<\/p>\n<p><strong>I nodi per la Repubblica islamica<\/strong><br \/>\nIn Iran,<strong> l\u2019uscita di scena dell\u2019Ayatollah Khamenei per malattia, l\u2019approssimarsi delle elezioni presidenziali nel giugno 2021,<\/strong> l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/vi-racconto-teheran-e-il-coronavirus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">imperversare della pandemia<\/a>, la crisi economica, e non ultimo<strong> il calo dei prezzi petroliferi<\/strong> <strong>saranno il grande banco di prova della tenuta del Paese. <\/strong>Come si muove l\u2019Iran, che obiettivi persegue? Che si tratti della \u2018solitudine strategica\u2019 percepita fin dal 1979, o della sopravvivenza stessa del regime oggi, Teheran pratica una \u2018strategia di difesa avanzata\u2019, poggiando sulle vulnerabilit\u00e0 del vicinato (prima ancora che sulle componenti sciite) e avvalendosi di un possente apparato missilistico, cibernetico, e nucleare. Di fatto, rivestendo<strong> il ruolo di <em>spoiler<\/em> degli equilibri storici organizzati dall\u2019Occidente<\/strong> <strong>in<\/strong> <strong>area.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019<strong>intesa sul nucleare<\/strong> del 2015 (Jcpoa) rinnegata tre anni dopo da Trump, con il corredo di massicce sanzioni, ha affrontato solo uno dei problemi. \u00a0La politica di \u2018massima pressione\u2019 non ha piegato il regime; anzi, ne ha rafforzato la componente oltranzista<strong>. <\/strong>N\u00e9 il recente avvicinamento ad Israele di taluni Paesi arabi (ed altri che seguiranno) promosso da Trump, e accolto da Teheran con il consueto sussiego, pu\u00f2 di per s\u00e9 incidere su una <strong>conflittualit\u00e0 sistemica che impatta sulla sicurezza del vicinato, ma anche americana ed europea<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/lagenda-dellamministrazione-biden\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il presidente-eletto <strong>Joe Biden<\/strong><\/a> eredita uno scenario scottante, che non potr\u00e0 non gestire. Si pensi alla navigazione negli Stretti di Hormuz, dove transita almeno il 30% dei traffici commerciali mondiali, ivi inclusi gli idrocarburi.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo processo diplomatico<\/strong><br \/>\n<strong>Occorre un cambio di paradigma, prima che lo scenario diventi ingestibile<\/strong>. Se si vuole evitare la perpetuazione di conflitti che rischiano un effetto-domino e magari di sfociare in una corsa al nucleare nella regione, meglio immaginare, come fu per l\u2019Europa della Guerra Fredda negli anni Settanta, un meccanismo di sicurezza che impegni i protagonisti regionali e internazionali. In altri termini, <strong>un nuovo processo diplomatico<\/strong>. Che come primo passo preveda il rientro iraniano negli adempimenti sanciti nel Jcpoa, e il (graduale) smantellamento delle sanzioni unilaterali americane, ma contestualmente estenda lo sguardo ai settori rimasti al di fuori dell\u2019intesa. Il <strong>Jcpoa rappresenterebbe in tal modo non un risultato in s\u00e9 ma un passaggio necessario<\/strong>, una misura fiduciaria per creare condizioni di progressivo miglioramento nelle relazioni di \u00a0Teheran con gli Stati Uniti e con il vicinato.<\/p>\n<p>Un tale scenario non \u00e8 impossibile. L\u2019idea non \u00e8 nuova. La stessa <strong>Russia<\/strong>, che da anni pratica acrobazie diplomatiche intrattenendo con l\u2019Iran una non facile interlocuzione entro il Processo di Astana, e al contempo soprassedendo ai bombardamenti di Israele in territorio siriano, nel luglio 2019 ha proposto alle Nazioni Unite di lavorare \u201c\u2026 a partire da consultazioni bilaterali e multilaterali con tutti i protagonisti regionali e non, per una Conferenza Internazionale che approdi a un\u2019Organizzazione di sicurezza nell&#8217;area\u201d.<\/p>\n<p>Mosca ha evidentemente interesse a condividere l\u2019onere della gestione dell\u2019Iran, ma sono in molti anche in Europa ad immaginare uno scenario simile. Del resto, quando Trump tent\u00f2 di riattivare all\u2019Onu le sanzioni multilaterali contro l\u2019Iran, trov\u00f2 unanime opposizione in tutti gli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo di Europa e Italia<\/strong><br \/>\nDurante tutti questi anni, l\u2019Europa ha difeso fermamente la validit\u00e0 del Jcpoa, pur non applicando appieno lo strumento Instex ideato per circuire <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/dai-metalli-al-manifatturiero-le-nuove-sanzioni-usa-alliran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le sanzioni secondarie americane<\/a>. Ora, che le condizioni a Washington parrebbero pi\u00f9 favorevoli, potrebbe dare un contributo cruciale, attivandosi per uno scenario negoziale allargato e contribuendo ad individuarne formule ed articolazioni. Magari<strong> traendo spunto da quanto fatto assieme agli Stati Uniti per le crisi balcaniche degli anni Novanta, <\/strong>allorch\u00e9 l\u2019intera strumentazione multilaterale fu messa all\u2019opera e differenti circuiti di consultazione furono organizzati.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Italia<\/strong> in particolare &#8211; che ha mantenuto aperti i canali diplomatici bilaterali con Teheran &#8211; potrebbe sensibilizzare i partner pi\u00f9 coinvolti del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/la-presidenza-italiana-del-g20\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>G20<\/strong> di cui ha appena assunto la presidenza<\/a>. Si tratterebbe di un esercizio lungo e certamente faticoso, ma che varrebbe a valorizzare le componenti moderate a Teheran. Anche Israele ne trarrebbe vantaggio. Perch\u00e9 <strong>l\u2019ultimo passo di questo percorso dovrebbe essere proprio il riconoscimento della presenza e legittimit\u00e0 di Israele da parte di Teheran<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 ancora venuto il tempo\u201d mi disse un autorevole interlocutore iraniano in un colloquio privato nei mesi scorsi, con ci\u00f2 non escludendo che il tempo potrebbe venire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 l\u2019inizio n\u00e9 l\u2019epilogo della travagliata vicenda mediorientale con epicentro l\u2019Iran. Una matassa dai mille fili, che coinvolge protagonisti regionali e internazionali. 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