{"id":86471,"date":"2021-01-25T00:31:56","date_gmt":"2021-01-24T23:31:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86471"},"modified":"2021-02-05T07:55:50","modified_gmt":"2021-02-05T06:55:50","slug":"dopo-il-2011-leta-adulta-delle-monarchie-del-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/dopo-il-2011-leta-adulta-delle-monarchie-del-golfo\/","title":{"rendered":"Dopo il 2011: l\u2019et\u00e0 adulta delle monarchie del Golfo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/dieci-anni-dalle-primavere-arabe\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-86822 size-medium\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-300x160.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-768x410.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-1024x546.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-125x67.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In un decennio, il <strong>Golfo<\/strong> \u00e8 diventato il perno degli equilibri mediorientali. Non pi\u00f9 defilata oasi in un Medio Oriente tumultuoso, ma primo attore regionale: <a href=\"https:\/\/www.lse.ac.uk\/middle-east-centre\/events\/2018\/the-gulf-moment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00e8 il \u201c<strong><em>Gulf moment<\/em><\/strong><em>&#8220;<\/em><\/a>. Il <strong>ribaltamento dell\u2019ordine mediorientale<\/strong>, gi\u00e0 avviato con l\u2019Iraq nel 2003, lasciava poche alternative ad <strong>Arabia Saudita<\/strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong> (Eau), attoniti dinnanzi alla caduta &#8211; poi assecondata dagli Stati Uniti &#8211; dei regimi alleati di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/tunisia-la-transizione-tra-tante-luci-e-qualche-ombra-pesante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tunisia<\/a><\/strong> ed <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/egitto-la-restaurazione-compiuta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Egitto<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Per Riad e Abu Dhabi, reagire alla <strong>fine del vecchio mondo<\/strong> significava plasmarne uno nuovo, fra scelte di rottura e incognite.<\/p>\n<p><strong>Il tornante del 2011<\/strong><br \/>\nLe rivolte popolari del 2011 hanno ridefinito gli spazi politici nell\u2019area del <strong>Consiglio di cooperazione del Golfo<\/strong> (Gcc): non pi\u00f9 solo i tradizionali luoghi del confronto istituzionale o informale (come la <em>Shura<\/em> consultiva e le <em>diwaniyyat<\/em> kuwaitiane), ma anche le <strong>piazze fisiche e virtuali dei social media<\/strong>.<\/p>\n<p>I manifestanti hanno gridato\u00a0<em>karama<\/em> (dignit\u00e0), declinandola in richieste differenziate: riforma politica ed eguaglianza (<strong>sciiti del Bahrein e della regione orientale saudita<\/strong>), occupazione e inclusione sociale (<strong>Oman<\/strong>), lotta alla corruzione (<strong>Kuwait<\/strong>). In <strong>Yemen<\/strong>, la sollevazione si \u00e8 scagliata contro il progetto di \u201crepubblica ereditaria\u201d: il presidente Ali Abdullah Saleh organizzava la staffetta presidenziale con il figlio, in un sistema di potere ormai insostenibile.<\/p>\n<p>La strategia di contro-rivoluzione dell\u2019Arabia Saudita ha mescolato sussidi e redistribuzione della rendita, tecniche di <em>divide et impera<\/em>, controllo sociale rafforzato e, in alcuni casi, l\u2019inedito intervento militare diretto. Additando il <strong>complotto iraniano<\/strong>, i sauditi hanno prosciugato le contestazioni in Bahrein e nell\u2019est del regno. Il religioso sciita saudita Nimr al-Nimr \u00e8 stato giustiziato, la principale societ\u00e0 politica sciita bahreinita, al-Wefaq, messa fuorilegge (2016). L\u2019Oman ha sedato le proteste sociali nelle citt\u00e0 del nord (Sohar), in Kuwait riaffiorarono sporadici i sit-in anti-corruzione o quelli dei <em>bidun<\/em> (arabi apolidi), riammessi nell\u2019esercito solo dal 2018. Fuori dal Gcc, re Abdullah in <strong>Giordania<\/strong> ha coniugato repressione e cooptazione, drenando la contestazione nonostante gli scarsi aiuti finanziari dei vicini.<\/p>\n<p><strong>Lo Yemen \u00e8 il grande fallimento dei sauditi<\/strong>. L\u2019intervento di Riad ha regionalizzato un conflitto interno, figlio di una transizione politica deragliata. Oggi, i ribelli huthi sono dentro le istituzioni (seppur non riconosciute) e militarmente pi\u00f9 temibili.<\/p>\n<p><strong>Tre partite intrecciate<\/strong><br \/>\nLe rivolte hanno quindi costretto i governi del Gcc a misurarsi con un\u2019insidiosa onda d\u2019urto transnazionale. I monarchi del Golfo hanno risposto provando a territorializzare il potere, <strong>costruendo Stati-nazione con le tradizionali leve del Novecento<\/strong>: tasse (seppur indirette) e coscrizione militare. Un\u2019operazione da equilibristi. Il Golfo, infatti, non si misura solo con gli assetti regionali, ma anche con la trasformazione economico-sociale \u201coltre gli idrocarburi\u201d (le <em>Visions<\/em>) e le <strong>successioni al trono<\/strong>.<\/p>\n<p>Nelle odierne monarchie <em>post-oil<\/em>, i cittadini devono <strong>pagare l\u2019Iva<\/strong> (in Arabia, Eau, Bahrein; in Kuwait e Oman dal 2021) e fare il <strong>servizio militare obbligatorio<\/strong> (in Eau, Qatar e Kuwait), mentre il remunerativo e prestigioso <strong>impiego pubblico<\/strong> non \u00e8 pi\u00f9 garantito. Leader (pi\u00f9) giovani per anagrafe, visione e strategie di comunicazione guidano processi di modernizzazione ancora autoritari poich\u00e9 \u201cdall\u2019alto\u201d. L\u2019<strong>attivismo<\/strong>, o meglio il contributo dei cittadini al cambiamento, \u00e8 permesso solo sui temi, negli spazi e nei tempi autorizzati (vedi il saudita <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/arabia-saudita-bin-salman-hybris\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mohammed bin Salman, Mbs<\/a>).<\/p>\n<p>Il sovrano politicamente pi\u00f9 longevo \u00e8 ora il 70enne re del Bahrein, sul trono dal 1999: dal 2013, sono cambiati quattro sovrani su sei, tra un\u2019abdicazione e tre decessi (Qatar, Arabia Saudita, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/loman-dopo-qaboos-la-scommessa-della-continuita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Oman<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/il-kuwait-ha-un-nuovo-emiro-ma-gia-cerca-un-erede\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kuwait<\/a>). Insomma, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/pessime-novita-per-le-quasi-citta-stato-del-golfo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">al netto della pandemia da Covid-19<\/a>, <strong>per Riad e dintorni sono cambiati tre mondi<\/strong> &#8211; regionale, economico-sociale e di potere &#8211; in appena un decennio.<\/p>\n<p><strong>Oltre il <em>soft power<\/em>: assertivit\u00e0 militare e <em>nation-building<\/em><\/strong><br \/>\nPer le monarchie del Golfo, il risveglio post-2011 \u00e8 stato brusco. Abituate a una florida stabilit\u00e0 derivante da rendita energetica e protezione statunitense, il passaggio dalla prudenza conservatrice all\u2019intraprendenza multi-direzionale \u00e8 equivalso a un <strong>rapido ingresso nell\u2019et\u00e0 \u201cadulta\u201d della politica<\/strong>.<\/p>\n<p>Il tradizionale <em>soft power<\/em> dei monarchi del Golfo (finanziario, religioso-culturale), \u00e8 sempre necessario, ma non pi\u00f9 sufficiente. Per incidere nei teatri di crisi, rivaleggiando con Iran e Turchia, servono ora le armi, i <em>proxies<\/em> e, a volte, i propri soldati o piloti. Pi\u00f9 un forte senso di comunit\u00e0 e nazione, veicolato dall\u2019accento nazionalista e dalla nuova &#8220;ossessione&#8221; per cultura, tradizione e identit\u00e0: <strong>le radici di ieri come bussole per il domani<\/strong>.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 coesa facilita la politica estera, proiettando un\u2019immagine globalmente riconoscibile e attrattiva. Cos\u00ec si pu\u00f2 negoziare (quasi) alla pari con i partner del sistema multipolare e post-americano: Cina, India e Russia.<\/p>\n<p><strong>Soli al timone, verso nuove incognite<\/strong><br \/>\nLa \u201c<a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/j.ctvvnh8v\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gulfization<\/a>\u201d, ovvero la <strong>capacit\u00e0 del Golfo di influenzare l\u2019area Mena<\/strong> (incluso il Corno d\u2019Africa) pi\u00f9 di quanto quest\u2019ultima riesca a condizionarlo, \u00e8 fin qui riuscita: <strong>le monarchie sono oggi esportatrici di <em>soft<\/em> e <em>hard power<\/em><\/strong>. Ma sono anche politicamente pi\u00f9 esposte e vulnerabili. La presidenza Trump ha offerto l\u2019illusione della protezione esterna: tanti accordi militari, ma nessuna reazione quando Saudi Aramco \u00e8 stata pesantemente attaccata (2019). Poi, Stati Uniti e Israele hanno di fatto consegnato le chiavi della sicurezza mediorientale ad Arabia ed Emirati (vedi l\u2019annunciata vendita degli F-35 agli Eau).<\/p>\n<p>Abu Dhabi e soprattutto Riad hanno cos\u00ec rielaborato l\u2019approccio a religioni e identit\u00e0 confessionali: <strong>moderazione e tolleranza incentivano investimenti e turismo<\/strong>. L\u2019effetto indiretto di \u201cVision 2030\u201d potrebbe essere la <a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/eastern-saudi-arabia-de-sectarianization-byproduct-vision-2030-27324\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">de-settarizzazione<\/a>: in un\u2019epoca di mega-progetti e <em>nation-building<\/em>, non conviene inasprire i rapporti interni con gli sciiti. La richiesta implicita delle leadership potrebbe includere per\u00f2 la rinuncia alle \u201cidentit\u00e0 altre\u201d: quindi centralizzazione nazionale e un ulteriore colpo al pluralismo culturale.<\/p>\n<p>Due sono le dinamiche da osservare: il potenziale rigetto delle riforme da parte dei segmenti sociali pi\u00f9 conservatori (con il rischio di un rigurgito jihadista) e l\u2019evoluzione del rapporto con gli <em>expatriates<\/em> (i <strong>lavoratori immigrati<\/strong>), da ripensare nell\u2019era <em>post-oil<\/em>.<\/p>\n<p>Dieci anni dopo le rivolte che hanno cambiato il mondo arabo, l\u2019et\u00e0 \u201cadulta\u201d della politica nel Golfo \u00e8 ancora una storia dal finale aperto.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/Yahya Arhab <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un decennio, il Golfo \u00e8 diventato il perno degli equilibri mediorientali. 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