{"id":86473,"date":"2021-02-05T07:54:26","date_gmt":"2021-02-05T06:54:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86473"},"modified":"2021-02-05T07:54:26","modified_gmt":"2021-02-05T06:54:26","slug":"siria-il-disastro-economico-oltre-le-tensioni-geopolitiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/siria-il-disastro-economico-oltre-le-tensioni-geopolitiche\/","title":{"rendered":"Siria: il disastro economico oltre le tensioni geopolitiche"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-86822 size-medium\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-300x160.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-768x410.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-1024x546.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640-125x67.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dieci-anni-dalle-Primavere-arabe_1200x640.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Quasi dieci anni di conflitto<\/strong> \u2013 a partire da quel fatidico marzo 2011 in cui ebbe inizio la locale rivolta \u2013 hanno drammaticamente trasformato la <strong>Siria<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/data2.unhcr.org\/en\/situations\/syria\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Secondo l\u2019Unhcr<\/a>, circa 5,6 milioni di <strong>profughi<\/strong> hanno lasciato il Paese, mentre vi sono altri 6,7 milioni di <strong>sfollati<\/strong> sul suolo nazionale. Complessivamente, pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione ha dovuto abbandonare le proprie case a causa della guerra.<\/p>\n<p>Il Paese \u00e8 politicamente ed economicamente frammentato, sebbene il regime del presidente Bashar al-Assad abbia ripreso il controllo di circa due terzi del territorio. Un\u2019amministrazione autonoma a guida curda governa le aree del nordest, mentre il gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham ed altre fazioni affiliate alla Turchia controllano la propaggine nord-occidentale.<\/p>\n<p>Al momento, essendo la <strong>situazione bellica parzialmente cristallizzata<\/strong> (con l\u2019eccezione della provincia nordoccidentale di Idlib), <strong>l\u2019emergenza primaria in Siria \u00e8 di natura economica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il collasso dell\u2019economia<\/strong><br \/>\nIl collasso dell\u2019economia siriana \u00e8 stato aggravato dalle durissime <strong>sanzioni internazionali<\/strong> (in particolare da quelle statunitensi dovute al <em>Caesar Act<\/em> implementato nel giugno del 2020), dalla crisi del settore bancario libanese, che detiene ingenti depositi siriani, e dalla <strong>pandemia<\/strong> di Covid-19.<\/p>\n<p>Con un\u2019inflazione galoppante, il potere d\u2019acquisto delle famiglie siriane \u00e8 crollato, mentre mancano generi di prima necessit\u00e0 come pane e combustibile. Se l\u2019<strong>Iran<\/strong> \u00e8 rimasto l\u2019unico fornitore petrolifero del <strong>regime di Bashar al-Assad<\/strong> a causa delle sanzioni, la scarsit\u00e0 di grano \u00e8 dovuta a <a href=\"https:\/\/reliefweb.int\/disaster\/fr-2020-000208-syr\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019ondata di incendi<\/a> che ha colpito le aree governative e al calo delle esportazioni russe a seguito della crisi pandemica.<\/p>\n<p>Il conflitto e le sanzioni internazionali hanno ulteriormente radicato un\u2019economia fondata sulla corruzione e su dinamiche speculative. Damasco ha tentato in ogni modo di mantenere un legame fra lo Stato centrale e le aree al di fuori del suo controllo, al fine di conservare un certo livello di potere contrattuale sulle altre autorit\u00e0 di fatto presenti nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Reti clientelari e traffici illegali<\/strong> vengono utilizzati sia dal regime che dalle altre amministrazioni sul territorio per ottenere beni di prima necessit\u00e0 all\u2019interno della Siria e oltre-confine. Societ\u00e0 di comodo e reti illegali sono essenziali al governo di Assad per evadere le sanzioni.<\/p>\n<p><strong>Il difficile processo di riconciliazione<\/strong><br \/>\nNelle aree governative, il processo di riconciliazione rimane fragile, soprattutto nel sud. I lavori della <strong>Commissione costituzionale siriana<\/strong> \u2013 che riunisce esponenti governativi e dell\u2019opposizione, ed \u00e8 stata annunciata formalmente all\u2019Onu nel settembre 2019 \u2013 procedono con lentezza esasperante.<\/p>\n<p>Il processo negoziale rimane principalmente sotto l\u2019influenza di <strong>Russia<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong>. Mosca ha cambiato le sorti del conflitto intervenendo militarmente a sostegno di Assad alla fine del 2015. Ankara esercita la maggiore influenza sui gruppi di opposizione.<\/p>\n<p><strong>Arabia Saudita<\/strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong> mantengono contatti con le trib\u00f9 nella regione nordorientale del paese, attualmente in gran parte sotto il controllo curdo, dove risiede un residuo contingente americano di circa 900 soldati.<\/p>\n<p><strong>Un crocevia di tensioni internazionali<\/strong><br \/>\nLa Siria rimane un crocevia di tensioni internazionali, e un focolaio di <strong>instabilit\u00e0 regionale<\/strong>.<\/p>\n<p>Ribelli siriani assoldati da Ankara sono andati a combattere in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/libia-un-decennio-di-lenta-ma-inesorabile-disintegrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Libia<\/a><\/strong>, e pi\u00f9 recentemente nel conflitto del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/le-ragioni-del-conflitto-nel-nagorno-karabakh\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Nagorno-Karabakh<\/strong><\/a> tra Armenia e Azerbaigian. Idlib ospita numerosi gruppi di ispirazione jihadista, mentre l\u2019Isis continua a mantenere una presenza soprattutto nelle province orientali. Militari russi e americani compiono pattugliamenti nel nordest a poca distanza gli uni dagli altri, e incidenti (fortunatamente \u201c<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/national-security\/us-troops-injured-russia-syria\/2020\/08\/26\/f49c99e4-e7df-11ea-a414-8422fa3e4116_story.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stradali<\/a>\u201d pi\u00f9 che militari) si sono verificati nel recente passato.<\/p>\n<p>Dopo Mosca, \u00e8 l\u2019Iran che esercita la maggiore influenza economica e militare su Damasco. Milizie filo-iraniane sono presenti in varie zone del Paese, insieme a combattenti del partito sciita libanese Hezbollah, in particolare nel sud, in prossimit\u00e0 con il confine israeliano. Tel Aviv continua a bombardare a intervalli regolari le postazioni iraniane oltre-confine, e permangono i rischi di un\u2019escalation israelo-iraniana fra Siria e Libano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/lagenda-dellamministrazione-biden\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019amministrazione del nuovo presidente Usa <strong>Joe Biden<\/strong><\/a> probabilmente manterr\u00e0 il contingente statunitense in Siria, cos\u00ec come il regime di sanzioni volto a esercitare una pressione economica su Damasco. La presenza militare statunitense ufficialmente \u00e8 ritenuta necessaria per contrastare l\u2019Isis, ma pi\u00f9 in generale consente a Washington di conservare un certo grado di rilevanza in <strong>un\u2019area in cui convergono \u2013 e confliggono \u2013 interessi russi, turchi, arabi, iraniani e israeliani<\/strong>.<\/p>\n<p>Difficilmente la Siria figurer\u00e0 tra le priorit\u00e0 della nuova amministrazione, ma negli ultimi anni sono sempre stati gli sviluppi mediorientali a dettare l\u2019agenda regionale di Washington, piuttosto che il contrario.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina Louai Beshara \/ AFP <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi dieci anni di conflitto \u2013 a partire da quel fatidico marzo 2011 in cui ebbe inizio la locale rivolta \u2013 hanno drammaticamente trasformato la Siria. Secondo l\u2019Unhcr, circa 5,6 milioni di profughi hanno lasciato il Paese, mentre vi sono altri 6,7 milioni di sfollati sul suolo nazionale. 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