{"id":86931,"date":"2021-02-15T00:35:06","date_gmt":"2021-02-14T23:35:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86931"},"modified":"2021-03-04T10:32:37","modified_gmt":"2021-03-04T09:32:37","slug":"i-30-anni-del-gruppo-di-visegrad-unalleanza-mutevole-nel-cuore-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/i-30-anni-del-gruppo-di-visegrad-unalleanza-mutevole-nel-cuore-deuropa\/","title":{"rendered":"I 30 anni del Gruppo di Visegr\u00e1d: un\u2019alleanza mutevole nel cuore d\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p><strong>Trent\u2019anni fa nasceva il Gruppo di Visegr\u00e1d <\/strong>(V4). Il 15 febbraio 1991 i Paesi firmatari erano tre: <strong>Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia<\/strong>, che avevano deciso di stabilire un <strong>rapporto di cooperazione<\/strong> nei campi economico, culturale, energetico e militare e promuovere la loro integrazione europea, a livello unitario, attraverso una <strong>formula di mutuo supporto<\/strong>.<\/p>\n<p>In seguito questo approccio che aveva caratterizzato un primo tratto di strada comune verso l\u2019adesione all\u2019Europa unita mostr\u00f2 di non funzionare in modo soddisfacente e i membri del Gruppo passarono ai rapporti diretti e individuali con i vertici di Bruxelles per gestire il loro percorso verso l\u2019ingresso nell&#8217;Unione europea. Nel frattempo, all\u2019inizio del 1993, i membri del Gruppo erano diventati quattro per la dissoluzione della Cecoslovacchia e la nascita di due entit\u00e0 statuali distinte e indipendenti: la <strong>Repubblica Ceca<\/strong> e la <strong>Slovacchia<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019adesione dei quattro all\u2019Ue \u00e8 poi avvenuta il 1\u00b0 maggio del 2004 intanto la cooperazione fra di essi era andata avanti soprattutto nei settori della cultura, dell\u2019istruzione, delle scienze e dell\u2019economia. A dire il vero, per\u00f2,\u00a0<strong>questa forma di collaborazione regionale \u00e8 rimasta a lungo\u00a0nell&#8217;ombra<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fronte comune&#8230;<\/strong><br \/>\nHa riacquistato un certo slancio nel 2015, all\u2019epoca in cui i flussi migratori dall&#8217;Asia e dall\u2019Africa verso i Paesi europei avevano assunto proporzioni considerevoli. In quella circostanza i Paesi del V4 si trovarono d\u2019accordo nel <strong>respingere in modo unanime la politica Ue in ambito immigrazione<\/strong> e la condizione di ospitare i migranti sul proprio territorio per ottenere i fondi europei.<\/p>\n<p>I V4 vi vedevano un meccanismo ricattatorio e un sopruso concepito per far pagare, soprattutto a loro, il prezzo di un fenomeno provocato dalle &#8220;politiche coloniali&#8221; di alcuni Stati membri di vecchia data. <strong>I Paesi del V4 avevano ritrovato una certa convergenza<\/strong> sul dossier migrazione e sui rapporti con le istituzioni Ue. Ne avevano fatto <strong>una questione di sovranit\u00e0 nazionale<\/strong>, in modo particolare l\u2019Ungheria di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/10\/dal-recovery-fund-perverso-alla-liberta-accademica-tutti-i-fronti-aperti-da-orban-in-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Viktor Orb\u00e1n<\/a> e la Polonia del PiS. In quel complesso di cose avevano riattivato un rapporto di sostegno reciproco per difendere i loro interessi e il diritto di fare scelte ritenute dai loro leader pi\u00f9 idonee alle popolazioni governate e alle specifiche esigenze dei relativi Paesi. Le forme di disobbedienza da essi adottate hanno avuto delle conseguenze anche se non \u201cletali\u201d, almeno per il momento, ai fini della loro presenza nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso, infatti, la <strong>Corte di Giustizia<\/strong> dell\u2019Ue ha condannato Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per essersi rifiutate di accettare il meccanismo temporaneo di ricollocazione dei richiedenti asilo creato nel 2015. Prima ancora, per\u00f2, erano stati messi in moto i meccanismi previsti per l\u2019applicazione dell\u2019articolo 7 nei confronti di Budapest e Varsavia, avendo i vertici Ue visto nelle politiche adottate e portate avanti dai governi ungherese e polacco aspetti gravemente lesivi dello stato di diritto. La strada verso un possibile sviluppo di questo iter \u00e8 ancora lunga e incerta, ma le autorit\u00e0 al potere nei due paesi si erano garantite, a suo tempo, supporto reciproco per sostenere la loro causa ed evitare sanzioni.<\/p>\n<p><strong>&#8230; e diversit\u00e0 di vedute<\/strong><br \/>\nIl V4 non \u00e8 da intendersi, per\u00f2, come una struttura monolitica: vi sono, infatti, al suo interno non solo convergenze ma anche <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-futuro-visegrad\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">disparit\u00e0 di vedute<\/a>. Prendiamo ad esempio la questione dei <strong>rapporti con la Russia<\/strong> che vede la Polonia considerare Mosca come una minaccia per la sua sicurezza e gli altri Paesi membri mantenere posizioni diverse al riguardo, fino ad arrivare al caso ungherese, caratterizzato dalla presenza di un sistema di potere che si \u00e8 avvicinato molto a quello di Putin. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/clima-cop-25-ue-v4\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Divergenza anche sul <em><strong>Green Deal<\/strong><\/em><\/a>, con Varsavia, Praga e Budapest che avevano minacciato il veto sull\u2019obiettivo di raggiungere la neutralit\u00e0 climatica entro il 2050 mentre la Slovacchia aveva mantenuto un atteggiamento meno critico al riguardo.<\/p>\n<p>Se poi arriviamo a tempi pi\u00f9 recenti ci imbattiamo nelle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/veto-a-bilancio-e-recovery-fund-cosa-si-dice-in-polonia-e-ungheria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>dispute\u00a0sul\u00a0<em>Recovery Plan<\/em><\/strong> Next Generation EU<\/a> che aveva visto all\u2019inizio Budapest e Praga, in particolare, nell\u2019atto di esprimere la loro insoddisfazione per il trattamento economico ad esse riservato da Bruxelles. Meno critica Bratislava, trattata meglio la Polonia, tanto che si era parlato anche di malumori all\u2019interno del Gruppo per quella che veniva vista come disparit\u00e0 di trattamento. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/ue-modello-bancomat-i-numeri-dietro-il-veto-di-polonia-e-ungheria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alla fine il veto era stato posto dai governi ungherese e polacco<\/a>, concordi nel respingere il nesso tra l\u2019elargizione dei fondi e il rispetto dello stato di diritto. La situazione si \u00e8 poi sbloccata ma restano vive le preoccupazioni dell\u2019Ue sulla sorte dei diritti democratici nei due Paesi.<\/p>\n<p>Negli anni scorsi ci sono stati momenti in cui il V4 \u00e8 apparso particolarmente compatto. Il motivo era evidentemente da ricercarsi nella necessit\u00e0 di fare <strong>fronte comune per la difesa di determinati interessi<\/strong>. Ora, soprattutto, appaiono pi\u00f9 chiare le differenze di vedute esistenti fra di essi. Resta il fatto che lo strappo cui hanno dato luogo nel 2015 ha contribuito a mettere in luce disparit\u00e0 e problemi di coesione e di condivisione all\u2019interno dell\u2019Ue. Sar\u00e0 ora interessante cercare di capire se per i quattro il Gruppo continua ad essere una risorsa strategica \u2013 e se s\u00ec, come &#8211; per affrontare in modo congiunto, all\u2019occorrenza, i conflitti con Bruxelles.<\/p>\n<p><small>Nella foto di copertina EPA\/Radek Pietruszka un recente incontro dei premier del Gruppo di Visegr\u00e1d.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trent\u2019anni fa nasceva il Gruppo di Visegr\u00e1d (V4). 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