{"id":86945,"date":"2021-02-16T00:11:53","date_gmt":"2021-02-15T23:11:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86945"},"modified":"2021-03-04T10:31:58","modified_gmt":"2021-03-04T09:31:58","slug":"governo-indipendentista-o-socialista-il-dilemma-di-esquerra-republicana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/governo-indipendentista-o-socialista-il-dilemma-di-esquerra-republicana\/","title":{"rendered":"Governo indipendentista o socialista? Il dilemma di Erc"},"content":{"rendered":"<p>I risultati delle consultazioni anticipate del 14 febbraio in <strong>Catalogna<\/strong>, segnate dalla scarsa affluenza &#8211; poco pi\u00f9 del 50% &#8211; e dalla paura della pandemia, erano per gran parte prevedibili. I <strong>socialisti<\/strong> (Psc) hanno ottenuto un successo notevole, primo partito in percentuale di voti e alla pari per seggi con <em><strong>Esquerra Republicana<\/strong>\u00a0<\/em>(Erc), 33, grazie alla candidatura di <strong>Salvador Illa<\/strong>, ex ministro della Salute del governo di Pedro S\u00e1nchez, e figura di prestigio dell&#8217;esecutivo nazionale. I due grandi partiti indipendentisti, Erc e <strong><em>Junts<\/em><\/strong>, coalizione politica centrista guidata dall\u2019estero da Carles Puidgemont, hanno mantenuto i consensi dell\u2019ultimo decennio; <strong><em>Ciudadanos<\/em><\/strong> \u00e8 crollato, perdendo ben 30 seggi, cos\u00ec come il <strong><em>Partido Popular<\/em><\/strong> (Pp, che ne racimola solo 3) e <strong><em>En Com\u00fa Podem<\/em><\/strong>, federato alla formazione nazionale di Pablo Iglesias, che ha nella sindaca di Barcellona Ada Colau la leader riconosciuta, sono rimasti su valori contenuti, come \u00e8 stato negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Tuttavia ci sono state anche delle sorprese, pi\u00f9 o meno annunciate: quella del balzo dell\u2019estrema destra di <strong><em>Vox<\/em><\/strong><em>,<\/em> che conquista 11 seggi, e la quasi estinzione del <strong><em>Partit dem\u00f3crata europeo Catal\u00e1<\/em><\/strong>, la formazione di Artur Mas, che si ispira direttamente alla tradizione democristriana &#8211; da Jordi Pujol in poi &#8211; di <em>Convergencia i Uni\u00f3<\/em>, che non ottiene alcun seggio.<\/p>\n<p>Mentre la sorpresa pi\u00f9 rilevante, da molti punti di vista, \u00e8 la nuova avanzata della formazione della sinistra radicale, indipendentista, <strong><em>Candidatura d\u2019Unitat Popular <\/em><\/strong>(Cup)\u00a0che raggiungendo i 9 seggi (poco pi\u00f9 del 6% dei voti) pu\u00f2 permettere ai grandi partiti indipendentisti di formare una coalizione di governo solida in termini di seggi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;avanzata dell&#8217;indipendentismo<\/strong><br \/>\nNella redistribuzione geografica dei voti si nota che <strong>l\u2019avanzata dell\u2019indipendentismo<\/strong>, molto diffusa nel nord della Catalogna \u00e8 <strong>ancora prevalentemente fuori dalla citt\u00e0 pi\u00f9 importanti<\/strong>. In queste vi \u00e8 stata una contesa tra Erc e socialisti, tornati ad essere competitivi a Barcellona, Tarragona e Lleida, recuperando in gran parte anche il consenso attribuito nelle precedenti consultazioni a <em>Ciudadanos<\/em>, mentre Girona e anche Figueres, seppure in forma minore, sono ancora saldamente roccaforti di <em>Junts<\/em> e le pi\u00f9 grandi sostenitrici di Puidgemont. Questa condizione costituisce un ulteriore elemento di interesse, che potrebbe anche prefigurare un cambiamento nelle intenzioni di voto nella societ\u00e0 catalana.<\/p>\n<p>Comunque, se si volge l\u2019attenzione verso le percentuali dei voti, rispetto ad un sistema elettorale che attribuisce molta premialit\u00e0 in termini di seggi, si nota che la somma dei voti del blocco indipendentista nel Parlamento catalano non possiede la maggioranza, ma si attesta sul 48%, due punti in pi\u00f9 delle consultazioni precedenti &#8211; (74 seggi; la maggioranza \u00e8 68 -, ma se a questa percentuale si somma il 3% del <em>Partit dem\u00f3crata<\/em>, che pure non ha ottenuto seggi, possiamo dire che <strong>per la prima volta il blocco indipendentista va oltre la maggioranza dei voti<\/strong>. In realt\u00e0, pi\u00f9 o meno 4% in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tale situazione conferma un radicamento dell\u2019indipendentismo che ormai \u00e8 una realt\u00e0 e che determina una <strong>forte spaccatura della societ\u00e0 catalana in due parti<\/strong>, decennale, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/catalogna-indipendenza-assenza-diritto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">anche dopo l\u2019attivazione dell\u2019articolo 155<\/a> e le varie incarcerazioni dei leader. Se questa in qualche modo \u00e8 la radiografia delle consultazioni, bisogna anche aggiungere, su un altro piano, pi\u00f9 politico, che i rapporti tra Erc e Junts soprattutto, ma anche con Cup, non sono stati dei migliori negli anni pi\u00f9 recenti, seppure condividessero il <em>Govern<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Il bivio di Aragon\u00e9s<\/strong><br \/>\nPer due ragioni: una diversa idea di definizione del processo indipendentista, pi\u00f9 radicale in <em>Junts<\/em> e <em>pactado<\/em> in Erc, ma anche per il sostegno tattico al governo centrale di S\u00e1nchez, e di Podemos, da parte di <em>Esquerra<\/em>, che condivide anche un\u2019ideologia di ispirazione socialista. Tale tatticismo pu\u00f2 ora trasformarsi in dilemma per il leader della sinistra repubblicana <strong>Pere Aragon\u00e9s<\/strong> e anche del suo mentore, l\u2019ex vicepresidente <strong>Oriol Junqueras<\/strong>; ma pu\u00f2 anche mutare in opportunit\u00e0 di soluzioni nuove, attraverso un governo delle sinistre pi\u00f9 solido di quello, ormai storico, di Pasqual Maragall all\u2019inizio del secolo che aveva riformato lo statuto di Catalogna, che possa superare anche gli accordi tra formazioni indipendentiste contro il presidente S\u00e1nchez e il Psoe.<\/p>\n<p>Aragon\u00e9s ha quindi un ruolo decisivo per la formazione del futuro governo e per molti versi la Cup detiene ancora una volta la chiave dell\u2019alleanza, sebbene il suo indirizzo sia quello spesso radicale dell\u2019autodeterminazione e dell\u2019indipendenza immediati. Aragon\u00e9s dovr\u00e0 quindi sciogliere il dilemma: <strong>costruire nuovamente la coalizione indipendentista<\/strong> di governo con <em>Junts<\/em> e Cup e superare per\u00f2 le forti divisioni interne sul processo di autodeterminazione, oltre a cercare l\u2019accordo con <em>En Com\u00fa<\/em>, <strong>oppure formare una coalizione completamente di sinistra<\/strong>, ma mista se si pu\u00f2 dire, non esclusivamente indipendentista, con i socialisti di Illa e la formazione di Colau, ma che potrebbe portare ad un processo <em>pactado<\/em>, ad un nuovo accordo, su un piano pi\u00f9 elevato e condiviso, della questione catalana.<\/p>\n<p>Come ha detto Aragon\u00e8s a caldo dopo i risultati definitivi: \u201cEs la hora de resolver el conflicto\u201d. Vedremo quale strada verr\u00e0 perseguita, anche se l\u2019attrattiva verso il governo indipendentista al quale si possa aggregare <em>En Com\u00fa<\/em> rimane la strada spesso auspicata da Junqueras.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina EPA\/Alberto Est\u00e9vez il leader di <em>Esquerra Republicana\u00a0<\/em>Pere Aragon\u00e9s insieme al presidente del partito Oriol Junqueras\u00a0dopo l\u2019annuncio dei risultati che danno a Erc gli stessi seggi (33) dei socialisti.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I risultati delle consultazioni anticipate del 14 febbraio in Catalogna, segnate dalla scarsa affluenza &#8211; poco pi\u00f9 del 50% &#8211; e dalla paura della pandemia, erano per gran parte prevedibili. 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