{"id":86955,"date":"2021-02-16T00:33:45","date_gmt":"2021-02-15T23:33:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86955"},"modified":"2021-03-04T10:31:12","modified_gmt":"2021-03-04T09:31:12","slug":"a-barcellona-il-vero-vincitore-e-il-premier-spagnolo-pedro-sanchez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/a-barcellona-il-vero-vincitore-e-il-premier-spagnolo-pedro-sanchez\/","title":{"rendered":"A Barcellona il vero vincitore \u00e8 il premier spagnolo Pedro S\u00e1nchez"},"content":{"rendered":"<p>Le elezioni catalane di domenica 14 febbraio erano un test importante per diverse ragioni. Innanzitutto, perch\u00e9 organizzare una votazione in tempi di pandemia non \u00e8 facile. In secondo luogo, perch\u00e9 era la <strong>prima prova elettorale di un certo rilievo che affrontava il governo di coalizione di sinistra del Psoe e <em>Unidas Podemos<\/em><\/strong>. In terzo luogo, perch\u00e9 l\u2019indipendentismo tornava a rimettersi in gioco alla fine di un triennio in cui non \u00e8 riuscito a delineare una nuova strategia politica realista dopo la sconfitta dell\u2019autunno del 2017. In quarto luogo, perch\u00e9 bisognava capire l\u2019impatto dell\u2019Opa che l\u2019estrema destra di <strong><em>Vox<\/em><\/strong> ha lanciato al <strong><em>Partido Popular<\/em><\/strong> (Pp) e a <em>Ciudadanos<\/em>.<\/p>\n<p>Nonostante la giornata elettorale sia andata bene e non si siano verificati intoppi, <strong>l\u2019astensione \u00e8 stata molto alta<\/strong> (46%, <strong>+25% rispetto al 2017<\/strong>), il che ha pesato sicuramente sui risultati. Per la prima volta, il <strong><em>Partit dels Socialistes de Catalunya<\/em><\/strong> (Psc), la federazione catalana del Psoe, ha vinto sia in voti (23%) che in seggi (33), superando, per quanto di poco, le due principali formazioni indipendentiste: <strong><em>Esquerra Republicana de Catalunya<\/em><\/strong> (Erc, 21,3%, 33 deputati) e <strong><em>Junts per Catalunya<\/em><\/strong> (JxCat, 20%, 32 deputati). In un Parlamento quanto mai frammentato, <em>Vox<\/em> si \u00e8 convertita cos\u00ec nella quarta forza (7,7%, 11 seggi), sbaragliando sia il Pp (3,8%, 3 seggi) sia <em>Ciudadanos<\/em> (5,5%, 6 seggi), la cui d\u00e9b\u00e2cle \u00e8 impressionante tenendo conto che nel 2017 aveva vinto le elezioni con il 25% dei voti e 36 seggi. Completano il quadro gli indipendentisti di estrema sinistra della <em>Candidatura d\u2019Unitat Popular<\/em> (Cup, 6,7% e 9 seggi) e la marca catalana di Podemos, <strong><em>En Com\u00fa Podem<\/em><\/strong> (Ecp, 6,9% e 8 seggi).<\/p>\n<p><strong>A Madrid tiene il governo<\/strong><br \/>\nAnalizzando i risultati dall\u2019osservatorio di Madrid, il Psoe esce dunque rafforzato: il candidato alla presidenza catalana dei socialisti, <strong>Salvador Illa<\/strong>, ministro della Sanit\u00e0 fino a poche settimane fa, \u00e8 stata <strong>una scommessa personale di Pedro S\u00e1nchez<\/strong>. <em>Unidas Podemos<\/em> ha retto elettoralmente in Catalogna \u2013 confermando lo stesso risultato del 2017 \u2013 ed Erc, esponente di un indipendentismo pragmatico favorevole al dialogo con Madrid, ha vinto, seppur solo per 35mila voti, la battaglia con JxCat, il partito dell\u2019ex presidente <strong>Carles Puigdemont<\/strong>, che non ha abbandonato il sogno impossibile di una nuova dichiarazione unilaterale d\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo anno, Erc ha appoggiato alcune misure del governo S\u00e1nchez, inclusa la legge di bilancio: il suo sostegno, o almeno la sua astensione, \u00e8 indispensabile nelle Cortes di Madrid per la sopravvivenza di un esecutivo di minoranza come quello di Psoe e <em>Unidas Podemos<\/em>.<\/p>\n<p>I risultati catalani non dovrebbero dunque modificare la strategia di <em>Esquerra<\/em> e fanno svanire le <strong>mai sopite speranze di un governo alla Mario Draghi in salsa spagnola<\/strong>. Non sar\u00e0 tutto rose e fiori, logicamente, visto il difficile contesto sanitario e socio-economico, ma S\u00e1nchez pu\u00f2 tirare un sospiro di sollievo e il governo di coalizione pu\u00f2, almeno per ora, dormire sonni tranquilli. Se verranno, i problemi dipenderanno non tanto da Barcellona, ma dalle conseguenze della crisi sanitaria e socio-economica dovuta al Covid.<\/p>\n<p><strong>Il dilemma della destra<\/strong><br \/>\nNel campo della <strong>destra<\/strong>, invece, il voto catalano pu\u00f2 avere conseguenze di non poco conto. Da un lato, \u00e8 evidente lo sgonfiamento di <em>Ciudadanos<\/em> che, dopo il pessimo risultato nelle elezioni spagnole di fine 2019, non solo pu\u00f2 mettere in soffitta definitivamente i sogni di convertirsi nel partito egemonico della destra iberica, ma, vista la sua irrilevanza incluso nella regione in cui \u00e8 nato, potrebbe presto finire assorbito dal Pp. Dall\u2019altro lato, se \u00e8 pur vero che in Catalogna il partito presieduto da Pablo Casado era da tempo minoritario, il sorpasso di <em>Vox<\/em> fa molto male e mette i popolari alle corde.<\/p>\n<p><strong>Che fare per evitare di soffrire la stessa sorte anche nel resto della Spagna?<\/strong> Convertirsi al discorso di <em>Vox\u00a0<\/em>o fargli fronte? Essere, in sintesi, Boris Johnson o Angela Merkel? Questa \u00e8 la domanda a cui dovr\u00e0 dare una risposta il Pp. Non si escludono elezioni anticipate nelle regioni in cui i popolari governano con <em>Ciudadanos<\/em> e l\u2019appoggio esterno di Vox, come Madrid e l\u2019Andalusia. La destra spagnola, insomma, \u00e8 in una fase di transizione verso nuovi equilibri.<\/p>\n<p><strong>Rompere i blocchi identitari?<\/strong><br \/>\nGli elettori, sia in un campo sia nell\u2019altro, premiano i partiti che scommettono sul dialogo: i socialisti da una parte, Erc dall\u2019altra. <strong>I sogni di rottura del 2017 sono irrealizzabili<\/strong>. Al di l\u00e0 della retorica, tutti ne sono convinti, come hanno mostrato ripetutamente diversi sondaggi nell\u2019elettorato indipendentista.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 capire ora che tipo di governo si former\u00e0. Gli scenari possibili sono essenzialmente due: <strong>o un nuovo governo indipendentista<\/strong> con la presidenza espressa per la prima volta da Erc o <strong>un governo tripartito di sinistra<\/strong> \u2013 formato da Psc, Erc e Ecp \u2013 <strong>che romperebbe i blocchi identitari e aprirebbe una nuova fase dopo un decennio di processo indipendentista<\/strong>. I numeri in parlamento ci sarebbero, il problema \u00e8 la volont\u00e0 politica. <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/governo-indipendentista-o-socialista-il-dilemma-di-esquerra-republicana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tutto dipende da <em>Esquerra<\/em><\/a><\/strong>, in buona misura, essendo il pivot sul quale si possono reggere entrambi i futuri governi. L\u2019opzione pi\u00f9 probabile sembra la prima, ma anche l\u00ec le difficolt\u00e0 non sono poche: <strong>Erc e JxCat sono ai ferri corti da tempo<\/strong> e servirebbe almeno l\u2019astensione della Cup, poco disponibile ai giochi parlamentari. E poi con che programma si presenterebbe un governo di questo tipo? Difendendo, al di l\u00e0 delle dichiarazioni retoriche, il dialogo con Madrid, come vorrebbe Erc, o rivendicando una nuova rottura, come ripetono JxCat e la Cup?<\/p>\n<p>Basterebbe, in questo caso, un\u2019offerta del governo spagnolo basata sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/sanchez-gli-indipendentisti-e-la-certezza-del-diritto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ripresa del <strong>dialogo tra Madrid e Barcellona<\/strong><\/a> inaugurato da S\u00e1nchez lo scorso anno e una risoluzione della <em>vexata quaestio <\/em>dell\u2019<strong>indulto per i leader indipendentisti<\/strong> condannati per sedizione per i fatti del 2017? O, come sembrerebbe dalle dichiarazioni della notte elettorale, ritornerebbe con forza la rivendicazione di un referendum di autodeterminazione, un\u2019opzione non prevista dalla Costituzione spagnola e a cui il Psoe \u00e8 fermamente contrario?<\/p>\n<p>Il rischio dei veti incrociati e delle condizioni irrealizzabili poste come linee rosse \u00e8 reale. La conseguenza sarebbe la <strong>ripetizione delle consultazioni<\/strong>. Uno scenario improbabile, ma da non scartare. D\u2019altro canto, Salvador Dal\u00ec insegna che <strong>nella politica catalana il surrealismo \u00e8 di casa<\/strong>. Sicuramente lo \u00e8 stato nell\u2019ultimo decennio. Vedremo se lo sar\u00e0 anche nel futuro o se tutti gli attori politici in campo saranno capaci di fare <strong>un sano bagno di realismo<\/strong> per uscire da un impasse che dura da troppo tempo.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina EPA\/Toni Albir i festeggiamenti dei socialisti di Salvador Illa, primo partito in Catalogna <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni catalane di domenica 14 febbraio erano un test importante per diverse ragioni. Innanzitutto, perch\u00e9 organizzare una votazione in tempi di pandemia non \u00e8 facile. In secondo luogo, perch\u00e9 era la prima prova elettorale di un certo rilievo che affrontava il governo di coalizione di sinistra del Psoe e Unidas Podemos. 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