{"id":86970,"date":"2021-02-18T09:56:38","date_gmt":"2021-02-18T08:56:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=86970"},"modified":"2021-03-04T10:29:03","modified_gmt":"2021-03-04T09:29:03","slug":"lanno-zero-delle-politiche-nato-di-controllo-e-riduzione-degli-armamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/lanno-zero-delle-politiche-nato-di-controllo-e-riduzione-degli-armamenti\/","title":{"rendered":"L&#8217;anno zero delle politiche Nato di controllo e riduzione degli armamenti"},"content":{"rendered":"<p>Dal punto di vista della <strong>Nato<\/strong>, il <strong>controllo e la riduzione degli armament<\/strong>i, nucleari o convenzionali, non \u00e8 un obiettivo a s\u00e9 stante, ma \u00e8 parte della strategia complessiva di mantenimento della sicurezza dell\u2019Alleanza. D\u2019altronde la Nato non \u00e8 un soggetto autonomo: non firma accordi di <em>arms control<\/em>, ma si limita a seguire, e a cercare di coordinare e indirizzare le politiche dei singoli Stati membri.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, la politica alleata rimane ancorata al doppio approccio definito sin dal 1967 dal cosiddetto <a href=\"https:\/\/www.nato.int\/cps\/en\/natohq\/topics_67927.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto Harmel<\/a>: assicurare da un lato la <strong>dissuasione<\/strong> e la difesa alleata e condurre dall\u2019altro lato un dialogo per il <strong>controllo<\/strong> e la riduzione dei rischi e degli armamenti. In questo spirito la Nato ha svolto un continuo processo di consultazione tra gli alleati ed ha contribuito alla conclusione positiva di numerosi importanti accordi, dal Tnp all\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/open-skies-trattato-estinzione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Open Skies Treaty<\/a>, all\u2019Inf (il Trattato sulle forze nucleari intermedie) e al Cfe (il Trattato sulle forze convenzionali in Europa).<\/p>\n<p><strong>Il &#8220;peccato originale&#8221;<\/strong><br \/>\nTra le molte sfaccettature della politica di controllo degli armamenti, quelle che pi\u00f9 attirano l\u2019attenzione riguardano gli armamenti nucleari e le altre armi di distruzione di massa. In realt\u00e0 per\u00f2 il maggiore coinvolgimento della Nato nei negoziati di a<em>rms control<\/em> ha riguardato le armi convenzionali, con il processo di\u00a0<em>Mutual and Balanced Force Reduction<\/em> (Mbfr, riduzione mutua e bilanciata delle forze convenzionali) che ha infine condotto, in <strong>ambito <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/dalla-csce-di-ieri-allosce-di-oggi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osce<\/a><\/strong> (l&#8217;Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa), all\u2019accordo Cfe. Il destino di questo trattato venne segnato da <strong>uno dei maggiori errori politici commessi dagli alleati atlantici dopo la fine della Guerra Fredda<\/strong>.<\/p>\n<p>La fine del Patto di Varsavia, la dissoluzione dell\u2019Unione sovietica e il rapido allargamento ad est della Nato (sino ad includere le tre repubbliche baltiche che erano state prima incorporate dall\u2019Urss) rendevano del tutto <strong>assurdi gli equilibri numerici e territoriali stabiliti da quel trattato<\/strong>. Sarebbe stato un dovere politico, e un chiaro interesse strategico della Nato, iniziare subito un negoziato di profonda revisione di quei parametri ormai obsoleti, riconoscendo cos\u00ec la nuova realt\u00e0 e le specifiche preoccupazioni della Russia.<\/p>\n<p>Invece, si \u00e8 cercato mantenere la pretesa di un formale rispetto del trattato, come se nulla fosse cambiato, ottenendo il <strong>brillante risultato di convincere Mosca della doppiezza occidentale<\/strong> e di mandare al macero sia il trattato, sia ogni speranza di regolare gli equilibri convenzionali. La Russia \u00e8 quindi intervenuta in Georgia e in Ucraina, si \u00e8 annessa la Crimea, ha accresciuto la pressione militare nei confronti dell\u2019Europa e ha rafforzato la sua presenza in Medio Oriente e nel Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>In campo nucleare<\/strong>, invece, la Nato ha dovuto fare i conti sia con la propensione russa a violare gli accordi, sia soprattutto con i mutamenti della politica americana. <strong>George W. Bush<\/strong> \u00e8 uscito dal trattato Abm (sulla difesa antimissile), mentre <strong>Donald Trump<\/strong> ha abbandonato l\u2019accordo con l\u2019Iran e ha denunciato i trattati Inf e <em>Open Skies<\/em>. Fortunatamente, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/biden-e-putin-invertono-la-rotta-sul-disarmo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca ha permesso di salvare l\u2019accordo New Start<\/a><\/strong> (negoziati sulla riduzione degli armamenti strategici), almeno per ora.<\/p>\n<p><strong>Fare i conti con Mosca<\/strong><br \/>\nTuttavia, la <strong>strategia americana della \u201cdissuasione allargata\u201d<\/strong>, che \u00e8 alla base della politica di difesa e dissuasione della Nato, dovrebbe a questo punto essere completamente riscritta, per tornare ad essere pienamente credibile. Anche perch\u00e9, a parte la Russia, gli alleati Nato dovrebbero preoccuparsi anche delle questioni legate alla non proliferazione nucleare, dopo l\u2019uscita americana dall\u2019accordo con l\u2019Iran e il fallimento della iniziativa americana di dialogo con la Corea del Nord.<\/p>\n<p>In altri termini, <strong>siamo tornati ad una sorta di anno zero delle politiche di controllo e riduzione degli armamenti<\/strong>. La presidenza Biden lascia qualche speranza di un possibile ritorno alla logica del doppio approccio definita dal rapporto Harmel, ma <strong>nel frattempo la Nato deve fare i conti con una Russia molto pi\u00f9 bellicosa<\/strong> e, almeno apparentemente, ben poco disposta a compromessi.<\/p>\n<p>Anche per quel che riguarda la non proliferazione, le prospettive non sembrano brillanti, anche se la fine dell\u2019era Trump potrebbe aver messo fine, almeno in via provvisoria, al rischio di scelte di riarmo nucleare da parte di alcuni alleati degli Usa.<\/p>\n<p><strong>La variabile Cina<\/strong><br \/>\nIn questa situazione, <strong>una ripresa delle politiche di <em>arms control<\/em>\u00a0in ambito Nato dovrebbe confrontarsi con i fattori di mutamento della situazione strategica<\/strong>. Non ha molto senso cercare di recuperare i vecchi trattati se nel frattempo gli equilibri geostrategici e gli sviluppi tecnologici hanno creato situazioni del tutto nuove. Ad esempio, pensando al vecchio trattato Inf, mentre rimarrebbe l\u2019interesse europeo ad una abolizione delle armi nucleari a gittata intermedia, gli alleati degli Usa nel Pacifico, che debbono confrontarsi con la crescente minaccia cinese (e nord-coreana), hanno una percezione opposta sulla potenziale utilit\u00e0 di questo sistemi.<\/p>\n<p><strong>Un rilancio della politica di controllo e riduzione degli armamenti richiede quindi alla Nato una profonda riflessione strategica sulla questione della Cina<\/strong>, sulle possibili evoluzioni in corso in Medio Oriente, sul crescente ruolo strategico dello spazio e del cyber nonch\u00e9 sulla importanza e l\u2019uso delle nuove capacit\u00e0 convenzionali in ambito strategico.<\/p>\n<p>\u00c8 un discorso di grande complessit\u00e0, che la Nato, ed in particolare gli <strong>alleati europei<\/strong>, dovrebbero affrontare sia chiarendo quali siano i loro interessi e i loro obiettivi, sia ricercando un nuovo consenso transatlantico che consenta di tracciare le linee di nuove iniziative negoziali.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina EPA\/John Thys \/ Pool il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg durante la ministeriale dell&#8217;Alleanza atlantica <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal punto di vista della Nato, il controllo e la riduzione degli armamenti, nucleari o convenzionali, non \u00e8 un obiettivo a s\u00e9 stante, ma \u00e8 parte della strategia complessiva di mantenimento della sicurezza dell\u2019Alleanza. 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